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La casa del sabba: terminate le riprese del primo horror italiano dell’era Covid-19 | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di La casa del sabba, horror italiano girato da… Marco Cerilli.
In questi anni mi sono chiesto che fine avesse fatto Marco di cui, dopo aver girato LaTrentunesimaOra, non avevo più avuto notizie. E quindi sono ben felice di segnalare questo suo primo lungometraggio; vi lascio alle info della notizia e al trailer:

Robert Santana, famoso scrittore italoamericano di romanzi dell’orrore, giunge in Puglia per trascorrere alcuni giorni in una vecchia casa abbandonata vicino al mare. Una fama sinistra aleggia su quei luoghi a causa dei fatti inquietanti accaduti anni prima e di uno strano video che circola in rete. L’agente immobiliare cerca di convincere Robert ad acquistarla, ma lo scrittore vuole trascorrerci dentro solo qualche giorno per trovare la giusta ispirazione. La memoria della casa inizia a manifestarsi con allucinazioni, che lo scrittore annota come spunti per il suo romanzo. Conosce poi alcuni abitanti della zona che gli raccontano la storia di una setta giunta sul posto negli anni Settanta per edificare un tempio dedicato al culto satanico. Lo scrittore, quindi, scoprirà presto che la setta continua a esistere.

Providence Press presenta “Il ragno del tempo” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione del nuovo romanzo di Maico Morellini, stavolta weird, intitolato Il ragno del tempo. Ecco la quarta:

C’è una villa sull’Appennino bolognese, dalle geometrie inconsuete e dall’aspetto minaccioso, come un ragno al centro della sua tela. C’è un notaio, diverso da ciò che sembra, in possesso di informazioni occulte e alla ricerca di qualcosa di perduto. C’è una investigatrice che preferirebbe occuparsi di ben altro, ma che non può resistere al richiamo del denaro e del dovere. C’è un vecchio professore che conosce troppo, ha visto troppo e soprattutto ha sentito troppo, e che non vuole sapere più nulla dei segreti che risalgono a un passato che sarebbe meglio dimenticare. E poi c’è qualcosa. Qualcosa che sta per travolgere tutti.

Anche Maico subisce la fascinazione dell’oscuro, e capisco bene questa sua insana passione per l’occulto; uno scrittore weird/SF spazia in ogni luogo dello spaziotempo, sapendo bene che è un mondo di illusioni. Prossimo libro da leggere, questo…

Hellraiser | MyMaDreams


Trovo in questa recensione a HellRaiser – che, lo ammetto, non ho mai visto – una valida sponda per quello che penso del BDSM: una disciplina dai fondamenti oscuri, lovecraftiani mi è sempre venuta in mente come definizione, in cui la trascendenza del piacere assume spesso una complessità oscura, occulta, dalla radici inarrivabili se non si considera un universo guidato da energie immensamente potenti. E poi leggo questo passo della recensione, in cui si nominano i Cenobiti, figure centrali della poetica di Clive Barker, l’autore degli scritti che lo hanno portato poi a dirigere il film:

…arriviamo a parlare dei Cenobiti (Supplizianti in questo capitolo), questi esseri sovrannaturali che cercano i piaceri più nascosti attraverso i mondi. Il loro design è molto particolare, riescono a essere inquietanti, a dare l’impressione di dolore visto alcune delle loro ferite e in certi casi di disgusto: la Donna Cenobita quasi completamente calva e con la gola aperta, il cenobita alto, Chatterer (chiamato così perché sbatte sempre i denti), con la faccia completamente distrutta e ustionata e con dei ferri all’altezza della mascella che gli scoprono i denti, il cenobita grasso, Butterball, con l’aspetto viscido, senza capelli e orecchie e con gli occhi cuciti che nasconde con degli occhiali. E infine Pinhead, il capo dei Cenobiti interpretato da Doug Bradley, ruolo che l’ha reso famoso al mondo intero. Il suo aspetto è diventato iconico, il viso completamente bianco, ricoperto di tagli precisi e con dei chiodi conficcati in profondità. Un personaggio che riesce ad affascinare solo con la sua presenza e le sue movenze. Apprezzo anche come i Cenobiti non sembrino in alcun modo i cattivi della storia:

Demoni per alcuni, angeli per altri

Questa è la frase con cui Pinhead si presenta a Kirsty la prima volta, come a sottolineare la loro neutralità. Il loro unico fine è quello di esplorare i confini del piacere e del dolore e chiunque apra la scatola verrò con loro. Mi è sempre piaciuta questa loro particolarità.

Ecco, è proprio ciò che mi affascina di più del BDSM, questa possibilità concreta di andare oltre i limiti dell’umano, in un amplesso di sensorialità che segna e fa trascendere, donando un rischio concreto di perdere il controllo della propria parte umana.

Il terrore cosmico da Poe a Lovecraft: disponibile l’ebook gratuito | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di Il terrore cosmico da Poe a Lovecraft , saggio di Sandro D. Fossemò scaricabile online. L’introduzione è di Cesare Buttaboni ed è possibile scaricarlo qui.

Ho sempre amato quella terribile paura proveniente da una natura avversa e ignota che proviene da un cosmo abissale, dove la razionalità non riesce a dare una vera interpretazione. Basta pensare alla fantascienza orrifica con il fascino di creature aliene e tentacolari che possono intrappolarci in qualsiasi momento per distruggerci. Quando nel caos universale non c’è alcuna difesa per la vita umana nasce il coinvolgente “terrore cosmico”. Poe e Lovecraft hanno saputo interpretare con diversi punti di vista e con capacità artistiche questo dramma esistenziale che nella loro immaginazione si manifesta in modo onirico e geniale.

Segnalazione: Pandemonium: Neo Decameron, AA.VV. (Lethal Books) – HORROR CULTURA


Su HorrorCultura la segnalazione di una interessante antologia, con dentro autori molto, molto bravi: Pandemonium. Vi incollo alcune note:

Corigliano, Mardegan, Ferrero, Mala Spina, Lanzetta, Battiago, Hoffmann, Mortellaro, Silvestri, Di Orazio. Dieci autori. Dieci giornate di boccaccesca memoria, come in quella Firenze del 1348 assediata dalla peste. Dieci comandamenti, che verranno infranti o rispettati. Dieci stili completamente diversi: l’ironia pungente e blasfema, il goffo erotismo, l’onirica bellezza della disperazione, il pulp-western friuliano, esorcismi danteschi e visioni infernali vi aspettano in questo libro immondo. Dieci racconti dall’anima corrotta e nera. Un’ode alle tenebre in tutta la loro bellezza dannata. Abbiamo detto addio a ogni retorica e happy ending perché volevamo colpire con colpi bassi e metriche alte, in pieno stile Ignoranza Eroica. I racconti di Pandemonium sono lo specchio di tutte le anime che pian piano si anneriscono, l’apocalisse dentro la carne, l’unione dei demoni nello spirito di coloro che sopravvivono. Il Matrimonio del Cielo e dell’Inferno, come direbbe William Blake, dove ognuno di noi è risucchiato dal caos dell’infinita dannazione e anche i bei Cherubini marciscono tra le fiamme. Ma ci saranno anche momenti per ridere. Del resto, l’Inferno ha i personaggi più divertenti. A cura di Saccoccia, dopiNg letterario e postfazione by MazzaSensolini.

Spaghetti western. Freak Show | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la recensione a Spaghetti western. Freak Show, nuovo romanzo di Paolo Di Orazio edito da Watson Edizioni. Concludo dicendo che non vedo l’ora di leggerlo…

Il protagonista della storia è il Dottor Emilio Carlomaria Martinetti Branzini. Un nome che è già tutto un programma. Il personaggio è complesso, un uomo dalle mille sfaccettature caratteriali che se da un lato vi farà venire i brividi, dall’altro riuscirà a commuovervi con la sua dolcezza. Il tutto senza contraddirsi mai, restando sé stesso. Una figura davvero inquietante che non mancherà di sorprendervi spesso.

La sua missione nella vita è assistere e prendersi cura di uomini sventurati, i suoi amati freak, con tutte le loro deformità e sfortune. Tra varie vicissitudini e peripezie, l’improbabile comitiva si sposterà dalle Marche agli Stati Uniti in cerca di fortuna, con uno spettacolo da baraccone itinerante.

Quello che ne consegue è genio e pura follia. Vi stupirà sotto ogni aspetto quest’opera di vero e raffinatissimo orrore. Siamo di fronte a pagine scritte da un talento assoluto, un libro di questo tipo è una rarità.

Il primo aspetto fondamentale da analizzare è lo stile. Di Orazio scrive bene, benissimo. La lettura scorre fluida, tra parole ricercate, mai banali e sempre precise che sono tanto evocative da trasportare in un mondo lontano, in un’avventura magica, irreale, ma al contempo spaventosamente concreta. Alta letteratura in un genere in cui troppo spesso capita di leggere prose ordinarie. Ogni elemento della vicenda viene descritto con vocaboli che attraversano tutti i sensi, dalla vista, al tatto e specialmente l’olfatto. Al lettore è garantita un’esperienza di terrore trasversale e totalizzante.

La seconda peculiarità riguarda la trama, sbalorditiva e originale. Un racconto così non era mai stato scritto. L’unicità di una lettura è molto importante, soprattutto in un tempo in cui le rivisitazioni e i remake la fanno da padroni. Una sottile paura vi riempirà a ogni pagina e nel mentre sentirete crescere una forte agitazione.

Atto dopo atto ci si affeziona ai vari personaggi narrati, da Serena la  donna Mantide, a Temistocle il ragno umano. Il loro disagio, le tristezze di queste vite accidentate riempiono l’animo. Cosa succederà a questi sventurati? Tuttavia immergendosi nella storia vedrete che il disgusto e la repulsione non mancano, grazie al modo sottilmente disturbante in cui l’autore ha sviluppato la vicenda.

Le scene descritte sono tutte memorabili, nella loro sanguinosa teatralità, sembra di assistere a uno spettacolo che non delude mai e in cui succedono tante cose diverse, tutte strane, tutte da non perdere.

The Lodge: il gelo in famiglia


La videorecensione di Mario Gazzola a The Lodge, film uscito nei mesi scorsi prelockdown e ora recuperato per un giudizio assai lusinghiero. Su PostHuman.

Gelato nella gamma dei blu di una baita isolata fra le nevi canadesi, The Lodge utilizza quegli spazi chiusi e soffocanti come metafora delle strettoie emotive che attanagliano i rapporti fra la giovane nuova compagna di uno psicanalista e dei due figli di lui. Due ragazzini caldi come la neve che imprigiona tutti, che non nascondono di incolpare la donna, già non molto salda psicologicamente, del suicidio della loro madre, crollata alla richiesta di divorzio del marito.

The Lodge è un horror intimista reso plumbeo dalle ossessioni religiose della protagonista, unica superstite del suicidio di massa della setta guidata da suo padre.

Watson edizioni presenta “Spaghetti Western Freak Show” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione della nuova produzione di Paolo Di Orazio: esce per Edizioni Watson Spaghetti Western Freak Show. Ma di cosa parliamo?

Nel cuore delle Marche di fine ’800, nasce casualmente il Medical Show del dottor Branzini, chirurgo pioniere dell’ortopedia. I suoi trabiccoli e proto-protesi di molle, stecche e tiranti fanno scalpore presso le famiglie di pazienti che pagano profumatamente gli aggeggi correttivi che Branzini progetta e costruisce come un Leonardo dell’ingegneria protesica. Tra le colline fermane, nella sua villa adibita a laboratorio e nella sua clinica, il geniale medico cura e protegge i deformi ripudiati dalla società o nati nei manicomi che diventano la sua famiglia di mostri. Odiato e cacciato in esilio, Branzini emigra con la sua carovana speciale con l’intento di farne un’accademia scientifica itinerante. Naufragando nel mare di una New Orleans che già odia gli immigrati italiani, il medico showman miete successi e provoca disastri con la sua compagnia mutante sfidando pistole, risse, odio razziale patiboli e caccia al mostro, incontrando un destino sfavorevole dal quale pensava di essere scappato.

Il diverso, il mostro, l’emarginato, nella nostra zozza società. Siamo tutti belli, siamo tutti orrendi nello Spaghetti Western Freak Show.

Le fauci


Rispetti i tuoi momenti mentre sei nella coda eventi, in attesa dell’avvenimento per antonomasia che possa cambiarti l’esistenza. E così, senza neanche rendertene davvero conto, una botola si apre accanto a te, verso le viscere degli abissi di una terra che tanto terra non è…

Intervista a Nicola Lombardi | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine è disponibile una bella intervista a Nicola Lombardi, uno dei veterani del panorama che sbrigativamente si può definire horror, ma che in realtà ha in sé significative sottotracce emotive. Un estratto:

I tuoi lavori sono contraddistinti da una particolare cura dello stile e delle atmosfere. Quanto c’è della provincia padana nella costruzione delle tue ambientazioni? Possiamo dire che la bassa è il tuo Maine?

Possiamo dirlo, sì. Gli ambienti naturali e rurali in cui sono cresciuto – la campagna ferrarese e dintorni – mi hanno offerto subito uno sfondo ideale per le mie fantasie macabre, anche perché è proprio su tali scenari che si consumavano le storie nere che ascoltavo narrare da bambino, e che poi immancabilmente si traducevano per me in incubi e in spunti troppo allettanti per non continuare a rimuginarci sopra. Ecco il motivo per cui tanta mia produzione può rientrare senz’altro nel filone conosciuto come ‘gotico rurale’, reso popolarissimo sul piano letterario da Eraldo Baldini e altri grandi autori.

E proprio insieme a nomi illustri come Eraldo Baldini, Danilo Arona e Pupi Avati, puoi essere considerato tra i precursori dell’horror rurale, genere che in questi ultimi anni sta riscuotendo sempre più successo. Quando hai iniziato la tua carriera di scrittore però la situazione era ben diversa. Perché hai scelto di intraprendere un percorso simile?

Veramente non si è trattata di una scelta, o almeno non di una scelta consapevole. L’horror come ‘forma mentis’ era, ed è, un presupposto della mia personalità, un aspetto che ho sempre vissuto come un dato di fatto. Per quanto riguarda invece le ambientazioni e lo spirito delle mie invenzioni narrative, come ho detto prima, derivano in maniera preponderante dalla cornice in cui ho vissuto infanzia e adolescenza. In pratica, non mi sono mai posto il problema di capire cosa il lettore volesse, o voglia, farsi raccontare, magari perché un certo tema va di moda, ma piuttosto di proporre sempre, in tutta onestà, ciò che mi passa per la testa. (Naturalmente, è bene specificare che posso permettermi di non seguire i gusti del mercato perché non sono uno scrittore professionista).

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