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Gli Shoggoth secondo Elizabeth Bear | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di Shoggoth in fiore, racconto di Elizabeth Bear che ha vinto nel 2009 il Premio Hugo e che Delos Digital rende disponibile ai lettori. Indubbiamente, parliamo di qualcosa di magnifico…

Shoggoth in fiore è apparso originariamente nel numero di marzo 2008 della rivista americana Asimov’s Science Fiction, ed è stato successivamente ripubblicato nella collezione omonima della Bear e in varie raccolte dei migliori racconti dell’anno.

Ambientato sulle coste atlantiche di New Haven (Maine) e ispirato al celeberrimo ciclo lovecraftiano dei Grandi Antichi, il racconto narra la vicenda del professor Harding, uno studioso di colore che si occupa di flora preistorica,  e ribalta con estrema originalità le tematiche del maestro di Providence, inserendole, con grande umanità e visione storico-sociale, nel contesto degli anni successivi alla Grande Guerra e nel periodo dell’ascesa al potere di Hitler e delle problematiche razziali in America.

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Dante weird: il pioniere dello “strano” letterario | L’INDISCRETO


Su L’Indiscreto un articolo per definire atomicamente il weird, questa declinazione del Fantastico che affascina e sboccia continuamente in nuovi sottogeneri, in questo presente che sa di eterna fatiscenza tecnologica.

Secondo l’analisi di Mark Fisher in The Weird and the Eerie, uno degli elementi distintivi di ciò che definiamo e percepiamo come weird è la soglia; una barriera che separa due territori, provvista di una porta, che li mette in comunicazione. Talvolta permette agli abitanti di osservare ciò che accade dal lato opposto, come una parete di vetro, e talvolta apre addirittura un ingresso affinché i due mondi entrino fisicamente in contatto. L’essenza del weird, che autori come lo stesso Fisher o Thomas Ligotti recuperano da H. P. Lovecraft, sta in questo: lo scarto tra ciò che dovrebbe essere e ciò che invece è.

Un’immagine familiare – il nostro mondo ribaltato, o il nostro io messo a nudo – che si fa improvvisamente inquietante perché percorsa da interferenze: non sempre così eclatanti da scatenare il panico e l’orrore, ma sufficientemente perturbanti da indurci a credere che attraverso quella porta siano passati anche dei mostri. Mostri che ci spaventano non per il loro aspetto truce, ma perché li riconosciamo come affini a noi.

Le dinamiche tra questi due piani costituiscono un motore narrativo tra i più potenti nella storia della nostra civiltà, dalla letteratura alla psicanalisi fino alla neurologia. Il visibile e l’invisibile, il reale e l’immaginato, l’emerso e il sommerso, il vero e il falso, il concreto e il simbolico. La porta è l’agente che rende possibili tali sconfinamenti e sovrapposizioni, un elemento di tale peso specifico che le narrazioni spesso non si scomodano nemmeno a mascherarlo, e lo adoperano in maniera palese: l’armadio delle Cronache di Narnia, lo specchio di Alice, il portale di Stargate. Uno dei presupposti della letteratura fantastica, del resto, nel senso più lato e nobile del termine, è proprio quello di raccontare altri mondi che ci dicano qualcosa sul nostro.

Non è un caso che la Commedia di Dante risponda in pieno all’identikit di questa allegoria. Le grandi opere sono tali anche perché continuano, col tempo, a dire ciò che hanno da dire, e non solo; in epoche e temperie diverse, comunicano sempre cose nuove. In questo caso, la Commedia ci offre un solido appoggio mentre ci addentriamo nel reame del dubbio seguendo gli sviluppi più recenti della letteratura weird. Autori come Jeff VanderMeer e Antoine Volodine sembrano dare per scontate le premesse della fantascienza distopica (Volodine definisce i suoi libri già come un post-, nel suo caso post-esotismo) e mettono al centro delle vicende l’io disgregato della contemporaneità; una tendenza che si afferma anche nel nostro paese, con contributi corposi e originali, al punto di stimolare discussioni e definizioni. Quella porta che collegava i mondi, ci suggeriscono vecchi e nuovi autori weird, si è forse chiusa per sempre; o al contrario è la barriera a essere crollata. Il senso d’ordine della Commedia, invece, permane attraverso gli orrori dell’Inferno fino ai vertici del Paradiso, insieme a un’imprescindibile idea di finalità sia letteraria che filosofica. Appoggiarci al “Dante weird”, dunque, sarà un utile percorso d’analisi.

Weird Book presenta “Necronomicon – Mito e leggenda” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di una pubblicazione sul Necronomicon, il famosissimo libro fake di HPLovecraft sui GrandiAntichi, che però incuriosisce tanto e funziona sempre.

È uno dei libri maledetti più discussi  della storia, l’invenzione letteraria proibita del grande scrittore americano H.P. Lovecraft: un testo di magia nera redatto dall’arabo pazzo Abdul Alhazred in cui sono custoditi inimmaginabili segreti e formule sconosciute per invocare terribili creature che abitano dimensioni sconosciute…
In questo libro scritto da Claudio Foti si analizzano tutti gli aspetti legati al più grande enigma letterario dell’ultimo secolo, che ancora oggi continua ad essere al centro delle discussioni fra gli esperti del settore e oggetto di nuove teorie e interpretazioni. Un’indagine alla scoperta della storia, dei simbolismi, delle leggende, delle teorie degli studiosi e delle più recenti rivelazioni. Perché il Necronomicon è un’invenzione, ma i confini tra il mito e la realtà a volte sembrano confondersi.

Ascent


L’ascensione lovecraftiana del continuum assegnatoci.

Edizioni NPE presenta “Incubi” di Michele Penco | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di Incubi, graphic novel di Michele Penco edita da Nicola Pesce Editore. La sinossi:

L’orrore ignoto e cosmico delle pagine di H.P. Lovecraft tradotto dallo stile meticoloso ed evocativo di Michele Penco.

Un artista vittima di un incubo senza fine, un villaggio che si popola di creature mostruose, una macabra verità che si cela dietro alla realizzazione di un dipinto, un uomo errante ossessionato da una figura che gli appare in sogno: quattro storie originali, ispirate ai racconti del solitario di Providence, accompagneranno il lettore in un viaggio ai confini del sogno: una dimensione oscura e indefinibile, entrata nelle mente e nelle mani dell’autore, quasi a guidarne la penna sul foglio.

I Miti di Cthulhu: in arrivo il volume sui precursori e continuatori dei miti


Su HorrorMagazine la segnalazione del prossimo arrivo in libreria di  I Miti di Cthulhu, tomo Mondadori dedicato al Solitario e ai suoi precursori ed eredi, visto che la caratteristica della pubblicazione è proprio l’indagine sul prima, durante e dopo Lovecraft.

Molti i nomi coinvolti nel volume, tra questi cito liberamente E.A. Poe, Ambrose Bierce, Algernon Blackwood, Arthur Machen, Lovecraft stesso, Clark Ashton Smith, Robert Bloch, Ramsey Campbell, Colin Wilson, Giulio Leoni, Errico Passaro e tanti altri; un libro imperdibile, da avere senza se e  senza ma.

ARTHUR MACHEN e il segreto delle Ninfe | Heroic Fantasy Italia


Su HeroicFantasy una bella biografia di Arthur Machen, ben dettagliata e innervata nei suoi gangli creativi e occulti. Un estratto:

L’opera di Machen può essere avvicinata a quella di Tolkien nel resuscitare gli antichi miti celtici. Ma mentre Tolkien, con gli occhi del letterato, dà valenza positiva ai “piccoli popoli”, Machen sa che questi erano visti con paura dagli antichi gallesi, così come gli Alvar nordici e gli Alp tedeschi e alpini erano ben più temibili degli Elfi di Tolkien. L’idea che il popolo di Faerie sia una maschera per un orrore arcaico indicibile è bene esposta nel racconto Il Sigillo nero.

Selvagge colline, arcaiche foreste, criptiche rovine romane fanno appunto da sfondo a The White People, secondo Lovecraft è l’opera in cui più ogni altra Machen ricrea la tradizione magica celtica. “In Machen, la storia più sottile—The White People— è indubbiamente la più grande, anche se non ha i terrori tangibili e visibili di The Great God Pan o The White Powder.” (lettera a Robert E. Howard, 4 Ottobre 1930). Il grande bibliografo e studioso dei letteratura fantastica E.F. Bleiler considerava questo racconto “probabilmente la migliore singola storia soprannaturale del secolo e forse della letteratura”, anche se l’elemento soprannaturale è fatto intuire, più che esplicitato e descritto.

«La stregoneria e la santità, ecco le sole realtà». È l’inizio del racconto, una lunga discussione tra un uomo pratico e razionalista (Cotgrave) e un mistico eccentrico (Ambrose), probabilmente portavoce di Machen. Questo prologo è stato bersaglio di critiche, sia di forma che di contenuto. Nella forma, si ritiene contrario a ogni buona regola di scrittura iniziare un racconto con un dialogo filosofico; nel contenuto, perché lo spiritualismo di Ambrose (nome non casuale: da Ambrosia, l’elisir dell’immortalità, come il Padre della Chiesa Ambrogio, ma anche come il mago Emrys Myrdinn, Merlino), e giudicato politicamente scorretto, irrazionale e misogino.

La tesi di Ambrose è che il vero peccato, come la vera santità, hanno poco a che fare con la nozione comune di bene e male, determinata dall’utile della società. La maggior parte degli uomini è debole, mossa dalle circostanze verso la criminalità o la rispettabilità. Il santo e il peccatore sono coloro che guardano oltre il velo dell’apparenza, l’uno per raggiungere sfere superiori con mezzi un tempo naturali, la contemplazione e l’estasi, l’altro con mezzi innaturali, la stregoneria. Il peccatore è non meno solitario del santo, e la sua via è ancora più ardua. Questo dialogo, da molti critici biasimato, è stato ammirato da Louis Pauwels e Jacques Bergier che vi hanno visto una spiegazione del male assoluto del nazismo. Perché l’adepto del male di Machen può non fare mai un atto violento (la strega bambina non fa nulla di più crudele di rompere dei piatti col pensiero, spaventando una cuoca), ma può anche compiere crudeltà mostruose come Gilles de Rais, che sacrificò, smembrò e violentò centinaia di bambini per trovare la pietra filosofale, o come, aggiunge Jacques Bergier, Hitler e Himmler che massacrarono milioni di persone per creare una razza di superuomini.

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