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Archivio per HP Lovecraft

Nessun Dogma presenta “Contro la religione” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di Contro la religione, volume che raccoglie gli scritti atei di H.P. Lovecraft. Il libro è a cura di S.T. Joshi. Prefazione di Christopher Hitchens, postfazione di Carlo Pagetti.

La fama di H.P. Lovecraft cresce costantemente nel tempo, e allo stesso modo cresce l’apprezzamento dei suoi lettori. Tuttavia, non molti di loro sono a conoscenza del suo conclamato ateismo e della sua lontananza dalla religione, che il creatore di tanti mondi inesistenti ribadiva in numerose occasioni.

Contro la religione contiene dunque gli scritti – pubblici e privati – in cui Lovecraft si è interrogato sulla funzione della religione, sul suo rapporto con la scienza, la realtà e l’indifferenza del cosmo, sulle ragioni della sua scelta atea. Non senza avanzare tesi a volte estremiste, a volte superate, a volte incredibilmente attuali. E spesso controverse, in perfetta coerenza con la sua personalità.

Questa traduzione colma quindi un grande vuoto, e sarà senz’altro apprezzata da tutti coloro che hanno amato i romanzi e i racconti del grande scrittore. Forse li ameranno ancora di più, una volta conosciuto il suo universo filosofico.

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Civiltà “sotterranee” nel mito, nell’occultismo e nella “realtà alternativa” – A X I S m u n d i


Su AxisMundi un post lungo e dettagliato su cosa significa indagare La tematica delle Civiltà Sotterranee nell’ambito della Letteratura di Fantascienza. Lì dove la SF opera su un substrato fantastico s’insinuano le remotissime leggende di cui l’uomo ha sempre avuto memoria, esseri arcaici, divinità, entità disincarnate e oscure che si muovono all’interno di sacche quantiche del reale, lì dove è meglio non cacciare il naso, come diceva Lovecraft.

Si può dare credito a (o anche solo prendere in considerazione) tutte le credenze tradizionali che veicolano l’esistenza di un mondo al di sotto del nostro, all’interno del globo terrestre o piuttosto in una dimensione altra difficilmente definibile secondo i criteri della fisica sperimentale? Questa idea che all’uomo contemporaneo può apparire folle ha d’altro canto, fin dall’alba dei tempi, esercitato un fascino inconsueto e continuo sull’umanità tutta, attraverso le varie ère: e ancora oggi, sebbene recepita sotto forme diverse, continua ad esercitarlo.

Nell’arco dei millenni ci sono giunte, praticamente da ogni tradizione del globo, leggende su civiltà ormai scomparse — o quantomeno scomparse dalla superficie, ovvero con riguardo al nostro piano dimensionale di esistenza — che si sarebbero rifugiate, per evitare l’annientamento definitivo, sottoterra o in un altro piano dimensionale, sovrapposto al nostro sebbene raggiungibile unicamente in condizioni particolari e straordinarie, nonché spesso del tutto casuali e non prevedibili.

Lankenauta | Il Programma


Segnalazione interessante di Lankenauta: Il Programma, romanzo di Davide Staffiero. Vi lascio alle note dell’articolo:

Protagonista della vicenda è il Signor Bloch, il quale potrebbe essere preso come modello di riferimento per tutti gli abitudinari del mondo: contabile in pensione e ormai vedovo, ha passato tutta la vita nella stessa cittadina di provincia allontanandocisi solo per brevi periodi e sempre controvoglia. Dalla più tenera età ha cercato di limitare al minimo i cambiamenti e gli imprevisti e una volta raggiunta la pensione è riuscito in quello che era stato il sogno di tutta la sua vita:”trascorrere il tempo secondo i propri ritmi”. Ecco allora che ha cominciato a vivere seguendo per filo e per segno una rigorosa tabella di marcia, frutto di approfondite ricerche e aggiustamenti, che scandisce con precisione millimetrica tutte le ore di tutti i giorni della sua settimana. Si tratta appunto del Programma (scritto sempre con l’iniziale maiuscola).

Nelle prime pagine veniamo introdotti alla filosofia di vita del signor Bloch, assistiamo alla sua giornata tipo, capiamo che non ama particolarmente le persone, con le quali detesta andare oltre le solite formule di cortesia e leggiamo un interessante excursus sulla sua giovinezza: uno stratagemma narrativo molto azzeccato ma anche necessario per dare credibilità ad un personaggio che altrimenti perderebbe un po’ del suo spessore.

Insieme al signor Bloch quasi ci sentiamo appagati e al sicuro seguendo le tappe del Programma, ovviamente però la situazione comincia presto a precipitare: un ragazzo per strada che per poco non lo investe con la bici, il troppo vento che lo costringe a cambiare l’abituale percorso verso il supermercato, un nuovo apprendista al bar di fiducia che gli porta il caffé in ritardo di qualche minuto, tutti eventi che lo lasciano turbato per intere giornate e che lo costringono ad apportare sofferti cambiamenti al suo amato Programma. Come se non bastasse poi il signor Bloch comincia anche a soffrire di allucinazioni, le persone si trasformano in mostri con fauci sbavanti e tentacoli striscianti, il mondo esterno diventa un ricettacolo di orrori, l’aria esterna un miasma velenoso.

Tutto questo lo porta verso una progressiva chiusura fisica e mentale e il lettore capisce rapidamente la direzione che ha preso la vicenda e che il resto del libro sarà un penoso naufragio verso la follia. Questa “prevedibilità” è tuttavia accompagnata da altrettanta curiosità su cosa s’inventerà il povero pensionato per sopravvivere dentro i limiti sempre più stretti che la sua follia gli impone. Magistrale è pure l’uso del linguaggio che diventa sempre più cupo e macabro con l’avanzare della malattia.

Nelle pagine finali la narrazione si allontana dal Signor Bloch e si focalizza invece su un sergente di polizia che con la sua squadra entra nell’appartamento del pensionato e si ritrova davanti una scena descritta con toni da orrore cosmico che lo lascia profondamente turbato. Questo turbamento lo seguirà anche a fine giornata, mentre torna a casa dalla sua famiglia, quando si accorge del vento troppo forte e di un passante che non gli piace.

Impossibile non vedere un po’ di Lovecraft in questo romanzo, il lessico con cui sono descritte le allucinazioni, le convulse scene di panico del signor Bloch, il finale aperto che quasi suggerisce l’esistenza di una follia contagiosa e subdola che come un parassita porta lentamente i suoi ospiti verso la pazzia.

Lovecraft e il Giappone | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di Lovecraft e il Giappone, raccolta di saggi sul tema a cura di Gianluca Di Fratta.

Il libro analizza le diverse declinazioni del rapporto dello scrittore statunitense Howard Phillips Lovecraft (1890-1937) con il Giappone attraverso una serie di interventi che spaziano dalla letteratura al cinema, dal fumetto al cinema di animazione, dal gioco al merchandising, offrendo una panoramica di tutta la produzione editoriale su Lovecraft e il suo ciclo mitologico: dalle edizioni giapponesi dei suoi racconti alle influenze letterarie su autori del fantastico e del soprannaturale classici e moderni, dagli adattamenti cinematografici delle sue opere alle influenze di stile e di contenuti negli horror giapponesi, dalle citazioni letterarie nei fumetti alla trasposizione di temi e figure lovecraftiane nel cinema di animazione, dagli studi accademici sul ciclo mitologico alla eredità letteraria nella cultura popolare. Passando in rassegna in maniera sistematica le varie categorie dell’immaginario lovecraftiano, il libro si attesta come il primo studio in Occidente sulle forme di compromissione tra Lovecraft e la cultura giapponese, allineandosi per approccio e contenuti a una produzione saggistica in Giappone dedita alla catalogazione delle forme dell’orrore lovecraftiano.

Con una prefazione di Gianfranco de Turris e i contributi critici di Giacomo Calorio, Riccardo Rosati, Gino Scatasta, Massimo Soumaré e Antonio Tentori.

H.P. Lovecraft, le “porte della percezione” e le “fenditure nella Grande Muraglia” – A X I S m u n d i


Su AxisMundi un contributo sulla letteratura di H.P. Lovecraft, in particolare si analizza il racconto From beyond sulla ghiandola pineale e sui portali psichici che essa svela.

«Che cosa sappiamo del mondo e dell’universo che ci circonda? I nostri canali sensoriali sono pochissimi e degli oggetti che ci stanno intorno abbiamo una percezione quanto mai ristretta. Vediamo le cose come ci è permesso di vederle e non possiamo farci nessuna idea della loro realtà assoluta. Con cinque debolissimi sensi pretendiamo di capire un cosmo infinito ed estremamente complesso; eppure, esseri dotati di sensi più forti, più profondi o in grado di operare su un’altra banda non solo vedrebbero le cose in modo diverso da noi, ma sarebbero in grado di percepire e di studiare mondi di vita, di energia e materia che sono a portata di mano e che le nostre facoltà non ci permettono di scoprire.»

«Forme indescrivibili, vive o no, parevano mescolate in un disordine disgustoso e intorno agli oggetti familiari c’erano mondi interi di entità ignote sconosciute.»

Le considerazioni successive sono stupefacenti, lo sconcerto derivato dal disvelamento delle sacche quantiche di realtà frattalizzate che il Solitario vaticina sono capisaldi ancora attuali, anzi punti di partenza per l’infinito che cortocircuita passato, futuro e presente in una melma dimensionale asfissiante, nulla, che evidenzia lo stato energetico in cui siamo immersi e che gli sciamani indagavano già dalla Preistoria.

Come già abbiamo avuto modo di trattare in altra sede, su alcuni argomenti Lovecraft anticipava i tempi (come, per esempio, sull’uovo di dinosauro: l’idea di scrivere una storia su questo tema gli venne mentre era in corso la spedizione che avrebbe scoperto le prime uova fossili, fino a quel momento sconosciute). Lo stesso, a nostro avviso, possiamo dire in merito alla ghiandola pineale. Nel 1931 verrà sintetizzata per la prima volta una molecola nota come dimetiltriptamina (DMT), sostanza psicoattiva ad alto potere allucinogeno, che è ricavabile da erbe o piante e viene prodotta anche dall’organismo umano, nelle ore di sonno, proprio dalla ghiandola pineale. Ma definire questa sostanza semplicemente un allucinogeno potrebbe essere riduttivo, dato che venne utilizzata in contesti rituali, per i cosiddetti viaggi sciamanici, come chiave d’accesso ad altri mondi, uno strumento utile non per una fuga dalla realtà ma per una sua visione più completa, al di là dei limiti del comune sensorio umano.

Proprio come la macchina lovecraftiana, che ha come scopo – si noti – non l’azione sull’ambiente al fine di rendere percepibili ai sensi ordinari realtà invisibili, nella maniera più oggettiva, ma la mutazione dell’apparato percettivo per andare oltre i propri sensi e raggiungere una visione della realtà che sia il più “totale” possibile. Non ci troviamo più di fronte, quindi, a scienziati obiettivi che guardano al microscopio, ma a sperimentatori che mutano se stessi, aprendo le “porte della percezione” verso un ignoto che non è illusione ma disvelamento di realtà celate. È una concezione avanzata, che distacca Lovecraft dalla sua epoca, portandolo ancora una volta all’avanguardia, anticipatore di discorsi che troveranno la loro attualità solo molto tempo dopo. E questo non solo nel “bene”, ma anche nel “male”. Se è certo, infatti, che le manipolazioni del sensorio non producono semplici allucinazioni ma forniscono anche le chiavi d’accesso a dimensioni differenti, non riservate esclusivamente all’uomo, sarà ancor più vero – e qui il racconto lovecraftiano è molto chiaro – che questi nuovi mondi non sempre sono benefici, l’espansione della coscienza avvenendo anche verso regioni inadatte alla costituzione mentale umana (così come, del resto, il contatto con gli abitatori delle medesime). Le incognite sono notevoli e gli incontri favorevoli all’uomo per nulla scontati.

Sennonché, mentre gli sciamani sapevano bene come agire, gli uomini della modernità, ancora una volta, con il loro atteggiamento “sperimentale” e scientista, ieri come oggi, corrono rischi che difficilmente sono in grado di comprendere. L’universo, come ci fa giustamente notare Lovecraft, non è un habitat del tutto amichevole nel quale sia possibile compiere escursioni a proprio piacimento. La brutta fine fatta da alcuni “profeti” dell’esplorazione di questi nuovi mondi (tra cui proprio Terence McKenna, grande sostenitore del DMT) è solo un ulteriore riscontro di quanto detto finora. Tutto l’ottimismo della cosiddetta “cultura psichedelica” è già di fatto smontato in questo breve racconto del 1920, il quale, se opportunamente considerato, avrebbe sicuramente contribuito a evitare illusioni e confusioni del tutto deleterie.

Annientamento: è inutile scappare | Fantascienza.com


Sul 196 di Delos, un’approfondita analisi di Annientamento, il film new-weird_SF che sta dividendo gli appassionati. Un estratto:

Il film fa parte di quel filone della fantascienza che cerca di scavare nel profondo per farci confrontare con fantasmi e paure subconscie simili a quelle dei nostri incubi. VanderMeer, infatti, ha ammesso di essere uno scrittore “del post breakfast” quando ancora le suggestioni dei sogni sono ben vive e possono essere elaborate in parole e storie e, anche se ammette che “scrivere un sogno è quanto di meno appetibile per un lettore, scrivere seguendo la fascinazione di un sogno”, invece, “rende la storia più appassionante”.

Dal canto suo Garland, forte dei precedenti lavori come sceneggiatore (28 Giorni Dopo, Sunshine, Non Lasciarmi e Dredd, tutti tratti da romanzi o fumetti, ed Ex Machina lavoro originale che si è meritato la candidatura agli Oscar per la sceneggiatura originale) ha avuto il beneplacito di VanderMeer e della produzione per mettersi al lavoro sulla riduzione del romanzo.

Cosa che ha puntualmente fatto mutando la storia del romanzo per inserire nel film concetti e spiegazioni parziali derivate dall’intera trilogia, per poi cercare un disturbante equilibrio tra la sensazione di trovarsi in un incubo trasmessa dalla parola scritta e la sua estrinsecazione in immagini per lo schermo. Così sono nate mutazioni psichedeliche di flora e fauna, piante antropomorfe, corpi in decomposizione fusi con le piastrelle di una piscina o la parete di un faro solitario insieme a tante altre immagini ultramondane che s’ispirano agli incubi scritti di Lovecraft e disegnati da Giger.

Mondadori presenta “Obscura. Tutti i racconti” di Edgar Allan Poe | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di Obscura, raccolta dei racconti di E.A. Poe a cura di Giuseppe Lippi, con prefazione di H.P. Lovecraft. Capite bene che è un’opera imperdibile, no?

Segrete di castelli e case in rovina, cadaveri in putrefazione e persone sepolte vive…: utilizzando tutto l’armamentario gotico, Edgar Allan Poe scopre in realtà la disgregazione della psiche e rivela l’angoscia esistenziale. La paura si declina in vari gradi: da quello immediato, esteriore, all’ansia scaturita dall’incerto altalenare tra la vita e la morte al terrore del sepolto vivo. In questo volume parole cariche di tensione di Poe si affiancano altrettanto suggestive illustrazioni.

Nei suoi perfetti racconti Edgar Allan Poe ci ha rivelato il volto oscuro della modernità. Come scrisse di lui H.P. Lovecraft, altro grande maestro del terrore, Poe «ha visto con chiarezza che tutte le fasi della vita e del pensiero sono materia altrettanto fertile per l’artista, ma essendo un temperamento incline al macabro e al bizzarro, ha deciso di farsi interprete di quei formidabili sentimenti». Poe ha sentito che il motivo dominante del nostro tempo è l’angoscia, e di questa consapevolezza ha fatto il cuore dei suoi racconti del terrore: un dramma profondo che va oltre la pena della quotidianità, ma riguarda gli strati più antichi dell’anima. Le visioni più agghiaccianti, gli incubi più orrorifici si trasformano sotto la sua penna in un tripudio di immagini, in una febbre creativa, in un arabesco linguistico continuo. Un’opera, la sua, attraversata dal senso dello stupore e da un’intelligenza logica e glaciale, da una lucidità paradossale costantemente spinta all’estremo.

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