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Archivio per HP Lovecraft

Delos Digital presenta “Il bestiario di Lovecraft” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di Il bestiario di Lovecraft, una sorta di saggio che indaga il pantheon lovecraftiano per disegni a cura di Antonella Romaniello con le illustrazioni di Pietro Rotelli.

Questo Bestiario cerca di mettere ordine in una mitologia spesso caotica, raccontando solo le creature nate dall’immaginifica mente di Lovecraft o entrate a far parte del canone attraverso il lavoro del “circolo Lovecraft” formato da Robert Bloch, Clark Ashton Smith, Robert E. Howard, Frank Belknap Long e Derleth, con il quale intratteneva un fitto carteggio.

Un lavoro che si sforza quindi di dare una caratura scientifica al Mito, tra dei e creature che non hanno nessuna valenza simbolica ma che vengono descritte attraverso le parole di Lovecraft e, solo in rari casi, facendo ricorso alle descrizioni dei suoi contemporanei. Un Bestiario abitato da creature inconsuete e lontane dalle logiche degli uomini, ma che ci piace pensare siano reali.

Spettri di frontiera | ThrillerMagazine


Su ThrillerMagazine la segnalazione di Spettri di frontiera, raccolta di racconti di Ambrose Bierce, con testo originale a fronte.

Ambrose Bierce scrisse numerosi racconti dell’orrore e del soprannaturale, generi che riflettevano il suo profondo tormento interiore. Questa raccolta contiene molte tra le sue più suggestive storie di fantasmi e di case infestate: morbose, ciniche, inquietanti, capaci di trascinare il lettore nelle regioni crepuscolari dello spirito e nei più oscuri recessi della mente. Opere cariche di terrore ma, al contempo, pervase di tetra ironia, con echi di Poe, del romanzo gotico e dei racconti romantici, dotate dell’impronta inconfondibile di un autore che ha conosciuto di persona gli spettri che da sempre tormentano l’umanità. I personaggi di Bierce – poeti posseduti, vili aristocratici, professionisti abbietti, corpi rianimati, malfattori perseguitati – vivono in un mondo misero e perverso. Che si tratti di omicidi, vendette dall’oltretomba, sparizioni inspiegabili, dimore infestate o anime inquiete, le storie di Bierce rappresentano uno dei migliori esempi di narrativa soprannaturale di tutti i tempi e hanno ispirato autori come Robert W. Chambers e H.P. Lovecraft.

Sintomi folli


Resistono i residui della consapevolezza, sono presenti ovunque, sul selciato lasciano scie di orrende forme psichiche che spaventano per il solo motivo di esistere; non c’è altro da incastonare sui ricordi, nient’altro, perché significherebbe impazzire.

Filmhorror.com – “Culti Svedesi” di Anders Fager (recensione)!


Su FilmHorror la recensione a Culti Svedesi, raccolta di racconti di Anders Fager uscita per le Edizioni Hypnos. Uno stralcio della critica:

Fager non vuole un lettore passivo. Dobbiamo seguirlo riga dopo riga. Senza perderlo di vista mentre, per mezzo di frasi tozze e squadrate come mattoncini Lego, costruisce con estrema precisione lo scenario su cui si affacceranno gli Antichi. Come in un plastico, un diorama, o un presepe (se preferite) vediamo delle piccole riproduzioni di città svedesi (e non solo). Estremamente realistiche. L’arrivismo. La TV spazzatura. La piccola criminalità. Le droghe. Le comunità di immigrati che vengono messe ai margini. Artisti che guardano più ai follower su Instagram che al significato di quello che realizzano. L’egoismo. La competizione. La solitudine.

Non c’è bisogno di grandi sforzi per riconoscere la sua Svezia come un pezzetto del mondo in cui viviamo. Uno scenario perfetto per l’evocazione di mostri stellari. Che possono impunemente gettare la loro ombra malata sulle pareti dei palazzi, sulle strade, sui boschi e sul mare. Che si fanno sentire in modo sempre più deciso, finché si affacciano, come da dietro le quinte, da dietro l’apparenza “normale” dell’esistere. E incarnano un rimosso oscuro, eterno, che mette a dura prova la fragile ragione degli uomini.

Non amo particolarmente gli scrittori che usano un solo stile: penso che ogni storia dev’essere raccontata col mezzo più preciso e adatto. Fager però non cade nemmeno in questo difetto: ha l’abilità di declinare il suo “motore narrativo” ogni volta in diversi modi e gusti.

Cosa altro dire? Culti Svedesi, coi suoi alti e i suoi bassi, è nel complesso un ottimo libro horror e spero vivamente che l’editore Hypnos voglia tradurre gli altri libri del ciclo.

La prima frontiera – a cura di Sandro Battisti


Nell’autunno scorso è uscita per KippleOfficinaLibraria l’antologia di strano weird La prima frontiera, un lavoro che ho curato – è stata la mia seconda esperienza di curatore unico – chiamando a raccolta autori di SF e weird; perché il tema era molto particolare, e mi stava molto a cuore:

La prima frontiera. Ovvero, il primo limite che s’incontra trascendendo, disincarnandosi; la prima barriera con cui s’impatta accedendo a luoghi inumani. E allora, quando si è in quelle regioni indefinite, dove anche la coscienza diviene un concetto astratto e sfuggente, indefinita nel suo intuito senziente, come si svilupperà la percezione del weird? Come si modificherà il paradosso, il creeping, lo stacco del Fantastico nel momento in cui qualcosa ci farà sussultare nella settima dimensione, o quando un essere alieno proverà paura per qualcosa che nemmeno lui potrà esplicare? Allora, la prima frontiera sarà già lì, nel suo tentativo di raccontarci cosa contiene.
Il risultato è sotto i vostri occhi, e io sono lieto di esserne stato soltanto il tramite – un medium sarebbe il caso di dire, visto il tema trattato – arrivando infine alla vostra consapevolezza che qualcosa d’incombente, non scorto, è su di noi e precipita dallo strapiombo di innumerevoli e ignote dimensioni in cui l’umanità – per dirla alla Lovecraft – non è nemmeno contemplata.

Cosa contiene, quindi, questa atipica antologia?

Ventuno racconti del Fantastico esplorano con intense suggestioni cosa può accadere nei mondi lontani dall’umano, in tutti quei territori dove regnano l’inumano e lo strano. “La prima frontiera” è un viaggio attraverso il mutamento delle percezioni nel weird, dove il concetto di “diverso” si allontana da quello che abbiamo sempre immaginato.

Hanno partecipato all’antologia: Luigi Musolino, Alessandro Forlani, PeeGee Daniel, Mario Gazzola, Giovanna Repetto, Lukha B. Kremo, Uduvicio Atanagi, Domenico Mastrapasqua, Irene Drago, Roberto Furlani, Giovanni De Matteo, Matt Briar, Federica Leonardi, Alex Tonelli, Maico Morellini, Linda De Santi, Marco Milani, Marco Moretti, Ksenja Laginja. Accanto a questi grandi nomi della narrativa fantastica italiana, sono presenti due guest star d’eccezione: Danilo Arona e Bruce Sterling (nella traduzione di Salvatore Proietti); la copertina è a cura di Ksenja Laginja; mia, come dicevo, è la curatela.

Disponibile in cartaceo e digitale sullo store Kipple, al costo rispettivamente di 15.00 e 3.95€.

Sonno antico


Per l’isteria che dimostri, meriti di essere circondato dalle volute intense delle antiche entità oscure, quelle che ti sommergono col solo loro esistere sonnolento.

Il colore venuto dallo spazio | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la recensione a Il colore venuto dallo spazio, di Richard Stanley, film ispirato all’omonimo racconto di HP Lovecraft. Un estratto:

Richard Stanley riesce a evocare l’alieno con una semplicità disarmante. Attraverso una fotografia che tinge di porpora una natura maestosa, rievoca l’orrore cosmico in maniera decisamente più efficace della narrazione in sé. Tutto quello che non è immagine finisce infatti per diventare accessorio, riempitivo: dalle inutili sdolcinatezze che avrebbero fatto rabbrividire il solitario di Providence a Nicolas Cage. Già, Nicolas Cage. Quando è stata annunciata la collaborazione tra Stanley e Cage abbiamo creduto che quell’unione fosse la materia di cui sono fatti i sogni. Eppure ci sbagliavamo. Cage è eccessivo dal primo minuto in cui compare in scena, fino a trascendere nella seconda parte della pellicola. Non riesce a prendere le misure e va nella direzione opposta al film, tanto che in più di un’occasione sfiora il ridicolo. E purtroppo non è il solo. Stanley dipinge una “normalità” che è già abbastanza bizzarra ben prima della caduta del meteorite. Tra adolescenti che praticano wicca, sociopatici e mungitori di alpaca, la discesa verso la follia non può che perdere d’impatto. Più che subire l’influsso del colore, i personaggi sembrano essere assolti, finalmente liberi di diventare loro stessi.

Nel racconto di Lovecraft, la mutazione avviene per gradi: prima le piante, poi gli animali e infine gli uomini. Consumati e poi disfatti. Stanley è ovviamente costretto a restringere la linea temporale, ma fa l’errore di concentrarsi in maniera eccessiva sulla famiglia Gardner. Cage era già abbastanza inquietante come padre premuroso e le radiazioni cosmiche sembrano solo fargli bene, ma il resto della famiglia reagisce in maniera fin troppo approssimativa. Quando il colore inizia a esercitare la sua influenza i loro comportamenti si fanno confusi, esagerati, incoerenti. E la magia di Lavinia si rivela nella sua inutilità.

La trasposizione di Stanley perde gran parte della potenza evocativa di Lovecraft, ma pur se con qualche grossolano errore, la sua è una delle migliori letture non solo di Il Colore venuto dallo spazio ma dell’opera del solitario di Providence. E  poi ogni passo falso è perdonato quando in scena fanno la loro comparsa le ripugnanti creature che rendono omaggio al mostro di La cosa.

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