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Archivio per HP Lovecraft

Gli Antichi


L’aspetto è cadente, il suolo si apre alle percezioni e da lì sgorgano infiniti rivoli di male a contatto, arcaici esseri ineffabili e informi.

L’orrore sovrannaturale di Montague Rhodes James – A X I S m u n d i


Su AxisMundi un lungo trattato sull’opera letteraria di Montague Rhodes James, weird e orrore cosmico in nuce che poi fu ampliato anche da Lovecraft. Un brano:

Tra i più validi esponenti del filone horror sovrannaturale all’interno dell’ecumene britannico della sua epoca, Lovecraft riconobbe l’importanza sopra tutti di quattro autori; di due di questi abbiamo già parlato sulle nostre pagine, e questi sono Arthur Machen e Algernon Blackwood. Gli altri due grandi maestri contemporanei erano a suo parere da rintracciarsi nell’irlandese Lord Dunsany, particolarmente importante per il Nostro per quanto riguarda il suo ciclo di racconti più onirici, e in uno scrittore «diametralmente opposto al genio» del primo, e altresì «dotato di un potere quasi diabolico nell’evocare l’orrore con tocchi delicati partendo dalla più prosaica realtà quotidiana» [Teoria dell’Orrore, p. 421]: l’erudito Montague Rhodes James, nato nel Kent nel 1862 e destinato a passare a miglior vita nel 1936, pochi mesi prima di Lovecraft, di cui tratteremo in questa sede. Secondo Lovecraft [Teoria dell’Orrore, p. 427]:

«Il dottor James, nonostante il suo tocco lieve, evoca terrore e repulsione nelle forme più sconvolgenti; e rimarrà certamente come uno dei pochi, veri maestri e creatori di questo tenebroso genere letterario».

RILEGGENDO IL RICHIAMO DI CTHULHU (OVVERO LA PAURA) | GiornalePOP


Su GiornalePOP un bell’articolo che spiega esaurientemente, se mai ce ne fosse bisogno, il pensiero di HPLovecraft. Incollo qualche passo:

«Ritengo che la cosa più̀ misericordiosa al mondo sia l’incapacità̀ della mente umana a mettere in correlazione tutti i suoi contenuti. Viviamo su una placida isola di ignoranza nel mezzo del nero mare dell’infinito, e non era destino che navigassimo lontano. Le scienze, ciascuna tesa nella propria direzione, ci hanno finora nuociuto ben poco; ma, un giorno, la connessione di conoscenze disgiunte aprirà̀ visioni talmente terrificanti della realtà̀ e della nostra spaventosa posizione in essa che, o diventeremo pazzi per la rivelazione, o fuggiremo dalla luce mortale nella pace e nella sicurezza di un nuovo Medioevo».

In questa frase, con cui si apre Il Richiamo di Cthulhu (The Call of Cthulhu, 1928), è contenuta l’anima che ha caratterizzato tutta l’opera di Howard Phillips Lovecraft (20 agosto 1890 – 13 marzo 1937). La sua concezione pessimistica e la paura (terrore) dell’uomo verso l’ignoto sono racchiuse in queste parole.

In Il Richiamo di Cthulhu lo scrittore di Providence (città del Rhode Island, in Usa) inserisce i suoi temi preferiti. Ci sono un’indagine basata su presunti fatti reali e viaggi per mare, arcane profezie e la scoperta di macabri culti che fanno capo a orribili idoli dediti alla morte. Follia e morte si succedono una dopo l’altra tra le sue pagine.

Lovecraft ha una spiccata predilezione per quella paura “inenarrabile”, così grande da prevaricare e travolgere ogni cosa e persona. Per lui l’uomo è solo qualcosa di passeggero, destinato a svanire dall’universo senza che questi ne sia consapevole, come un errore di poca importanza che verrà automaticamente corretto. L’essere umano ha mentito a se stesso autoconvincendosi di essere il centro dell’universo. Ma esistono poteri assai più grandi, esseri così spaventosi che il solo descriverli è causa di indicibile terrore, e che sono in grado di distruggerci con la loro semplice visione: gli Antichi.

Conosciuti anche come Elder Things o Elder Ones, nell’immaginario creato da Lovecraft, gli Antichi sono creature provenienti dallo spazio che dominarono sul nostro mondo, ancor prima che vi fosse traccia del genere umano.
Cthulhu è uno di questi esseri primordiali, il sacerdote dei Grandi Antichi che un marinaio, unico sopravvissuto dell’equipaggio di una nave che ha avuto la sfortuna di incontrarlo, così descrive: «la Cosa apparve con passo pesante e, a tentoni, infilò la sua immensità̀ verde e gelatinosa attraverso la buia soglia La Cosa è indescrivibile: non esiste una lingua per simili abissi di follia urlante e antichissima, per simili contraddizioni soprannaturali della materia, della forza e dell’ordine cosmico. Una montagna che camminava o barcollava. suoi flaccidi artigli la Cosa titanica e astrale sbavava e farfugliava L’orrenda testa di polipo, con i tentacoli che si contorcevano».
Il Grande Antico è una delle creature più famose, se non la più famosa, creata dalla mente di Lovecraft. Ha valicato i confini della propria opera letteraria di appartenenza, entrando in un immaginario collettivo consolidato nel tempo che lo ha portato a essere “protagonista” con i suoi miti sia in svariate opere apocrife che come “semplici” citazioni. 

Ne La città senza nome (The Nameless City, 1921), il poeta pazzo Abdul Alhazred, autore del Necronomicon, il libro maledetto, enunciò i suoi versi più famosi e inquietanti: «Non è morto ciò che può attendere in eterno, e col volgere di strani eoni anche la morte può morire».
Qualche anno dopo, ne Il richiamo di Cthulhu, gli adoratori del Grande Antico durante i loro rituali cantano «Ph’nglui mglw’nafh Cthulhu R’lyeh wgah’nagl fhtagn», che tradotto dalla lingua degli antichi significa (più o meno) «Nella sua dimora a R’lyeh il morto Cthulhu attende sognando», spesso abbreviato in Cthulhu fhtagn.
La morte stessa può avere un termine e morire, lasciando solo questi esseri provenienti dai meandri più oscuri e impossibili dello spazio e del tempo, morti eppure vivi, addormentati in attesa di essere richiamati, per tornare a dominare le creature dell’universo tra incubi indicibili e indescrivibili orrori. Questa idea è un paradosso inquietante che eleva l’orrore a un livello superiore e, contemporaneamente, annichilisce ogni speranza.

Il fascino degli scritti di Lovecraft si collega alle nostre paure più ancestrali. Dal nome della bestia che non può essere pronunciato da nessuno, al suo potere al di là di ogni nostra conoscenza, Lovecraft “affida” all’orrore cosmico gran parte del suo lavoro. Il terrore generato dall’autore va oltre la nostra mente e riguarda qualcosa di terribilmente enorme e smisurato, ma che possiamo appena intuire. A questo si aggiungono le congregazioni segrete e le sette, dedite a culti misteriosi e orribili rituali. Non ci si può fidare di nessuno, perché chiunque potrebbe esserne un membro o un seguace. La diffidenza, l’alienazione, l’ottenebramento che portano a una follia di cui Lovecraft è capace narratore, fa sì che questi culti possano perpetuarsi con la loro presenza soffusa ma costante, come la forza di un rituale nefasto, che accompagna la vittima al suo destino di orrore, follia e morte

Independent Legions presenta “Due tane di ratti” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di un’uscita particolare per Independent Legions, la casa editrice italiana specializzata per l’Horror, fondata e diretta da Alessandro Manzetti: sarà disponibile Due tane di ratti, volume che raccoglie due terrificanti racconti per la notte di Halloween: La casa del Giudice (The Judge House, 1891) di Bram Stoker e I sogni della casa stregata (The Dreams in the Witch House, 1933) di H.P. Lovecraft. I due racconti, affini nei temi e nei contenuti, parlano di ratti, case infestate e presenze soprannaturali.

Il volume sarà disponibile a partire dal 31 ottobre in Edizione Collection e in tiratura limitata a 199 copie numerate. La traduzione è del Premio Bram Stoker Award Alessandro Manzetti.

Il colore venuto dallo spazio: il film di Richard Stanley vince l’H. P. Lovecraft Film Festival | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione che Richard Stanley, indimenticato regista di Hardware e di Demoniaca – nonché autore dei primi clip per i FiedsNephilim – ha vinto l’H.P. Lovecraft Film Festival con l’opera Il colore venuto dallo spazio. Ecco i dettagli.

Il colore venuto dallo spazio, adattamento del racconto horror di H.P. Lovecraft, diretto da Richard Stanley si aggiudica il premio come miglior lungometraggio e il premio del pubblico.

Sinossi: Un incubo cosmico si abbatte su Nathan Gardner e la sua famiglia, il cui idilliaco ritorno alla vita rurale viene sconvolto da un meteorite che si schianta nel loro cortile. La pacifica fuga dei Gardner si trasforma in un’angosciosa ossessione. L’organismo extraterrestre contamina la cascina e infetta tutto e tutti.

Delos Comics presenta “The Miskatonic Diaries 1” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di una graphic novel che ha come tema le fascinazioni che tuttora HP Lovecraft esercita sul mondo contemporaneo. Ecco il dettaglio:

Nelle Spire di Medusa e altre storie è il primo titolo della serie The Miskatonic Diaries, un’antologia a fumetti tratti dai racconti di H.P. Lovecraft, uno dei più grandi autori della narrativa fantastica, a cura di Luigi Boccia. I fumetti sono firmati da Nicola Lombardi, Marco Mastroianni, Stefano Scagni, Gino Carosini, Giorgia Matarese, Massimo Rosi, Tommaso Campanini, Roberto Donati, Gianluca Borgogni.

“La prima frontiera”, antologia a cura di Sandro Battisti – Intervista


Sul blog di Romina Braggion, in concomitanza con l’uscita odierna dell’antologia di strano weird La prima frontiera, è uscita un’intervista al sottoscritto che Romina ha magistralmente orchestrato, principalmente proprio sul tema antologico. Nel ringraziare la gentile ospite, vi invito a leggere integralmente la chiacchierata che fornisce ulteriori dettagli sul nuovo progetto editoriale che ho curato.

D. perché un lettore dovrebbe leggere “La prima frontiera”

R. Posso spiegare meglio incollando lo strillo che la casa editrice ha approntato in questi giorni per l’opera:

“Ventuno racconti del Fantastico esplorano, con forza e fascino, cosa può accadere nei mondi lontani dall’umano, dove regna l’inumano, lo strano, il diverso”.

In altre parole mi sono posto sul limite estremo dell’umano, sulla frontiera delle nostre stesse esistenze, e mi sono domandato cosa potrebbe inquietare ciò che inquieta noi: le energie inumane hanno anch’esse qualcosa di paragonabili ai nostri sentimenti? Ha senso per loro aver paura? Qual è il significato di trascendenza in quei territori psichici e dimensionali che per noi rappresentano il concetto stesso di trascendenza?
È un discorso antitetico all’antropocentrismo quello che ho improntato, gli umani sono così pieni di sé da ritenersi la razza superiore di tutto l’universo; probabilmente non è così, lo spazio siderale è lì a ricordarcelo, la Fisica è lì a segnalarcelo, le infinite rifrazioni quantiche dell’estremamente piccolo c’insegnano a dubitare di noi stessi, e Lovecraft ha minato la nostra superiorità positivista incastonandola in un contesto terrificante, dove energie talmente antiche da aver trasceso il concetto di tempo e di dimensione irrompono nel nostro piano reale e ne dispongono a piacimento, così come fanno con noi semplici esseri viventi tridimensionali, biologici, tutt’altro che provvisti di spiccati sensi psichici…
E allora, mi sono chiesto, questi esseri terribili, avranno mai paura? Si sorprenderanno? Nella loro vita a tredici dimensioni cosa penseranno, cosa faranno, sogneranno a loro volta di trascendere?

Questi temi sono personali, li sto sviluppando da anni, e a un certo punto mi sono chiesto se fossi soltanto io a setacciare questo particolare anti/antropocentrismo o se, magari, qualcun altro stava sperimentando qualcosa di simile; o se, magari, autori che normalmente non percorrono tali sentieri erano disposti a mettersi in gioco e a fare il passo verso l’abisso inesplorato.

Ecco, La prima frontiera ha questo senso, ed è un approccio liminare, è soltanto l’inizio…

Ovviamente, alcuni autori sono rimasti stupiti dal tema, hanno faticato un po’ a entrarci; altri invece hanno recepito subito il messaggio e altri ancora hanno deciso che per qualche motivo non potevano o volevano passeggiare su quel confine; tutti, però, sono rimasti affascinati da quel bagliore oscuro che da un altrove balugina verso il nostro mondo, e chissà se lo strano weird avrà ancora bisogno in futuro di ogni singolo artista qui coinvolto, e se questi saranno stati irrimediabilmente contaminati dal meme.

Alessandro Rolfini

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