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Intervista a Giuseppe Lippi | Mangialibri


Un’altra intervista per tenere vivo il ricordo di Giuseppe Lippi, morto due settimane fa, tra lo sconcerto e l’incredulità di tutto il mondo del Fantastico italiano (e non solo di quello nazionale). Da MangiaLibri.

A quali autori o anche opere sei particolarmente legato?
Gli autori della mia vita tornano costantemente nel lavoro che faccio. Negli Oscar ho tradotto o ripresentato scrittori come Fredric Brown, Fritz Leiber, Richard Matheson, Theodore Sturgeon, Robert Bloch, Isaac Asimov, H.P. Lovecraft e Robert E. Howard. Passando a Urania sono tornato su questi nomi, che a mio avviso meglio di altri mostrano il profondo legame che esiste tra sf e letteratura fantastica tout-court, e vi ho aggiunto Jack Finney, Shirley Jackson, Amanda Prantera, Valerio Evangelisti, John Crowley, Harlan Ellison, Greg Egan, Michael Swanwick, Bruce Sterling, Robert J. Sawyer… È stato come evolvermi insieme alla science fiction moderna.

Svelaci qualche curiosità: come è organizzata la tua giornata lavorativa?
Comincia con un’occhiata sospettosa alla scrivania di marmo su cui riposa, dopo una notte di aggiornamenti, il mio vecchio computer portatile. Guardo con affetto il bello studio al primo piano di casa, sfoglio qualcuno degli ultimi libri o fumetti e poi, con un sospiro, accendo il computer. Il sospetto, la reticenza e il pudore insiti nel dover intaccare una così bell’alba con mansioni lavorative è fugato; entro nel vivo della giornata, che però non esiste in quanto giornata-tipo, perché le esigenze del lavoro cambiano nell’arco del mese. Diciamo che entro la prima decade devo fornire quarte di copertina e indicazioni per l’illustratore, mentre entro il 15-20 le chiusure dei fascicoli e cioè biografie, bibliografie, interviste e rubriche d’appendice. Ogni giorno devo leggere il blog per dare eventuali risposte in tempo reale; sbrigata la corrispondenza, passo a vagliare nuovi racconti, romanzi e recensioni. Bisogna tenere aggiornati i contatti con gli agenti e gli autori, fare le mie schede di lettura, risolvere eventuali problemi della redazione, eccetera. Tra gli eccetera ci sono le traduzioni o revisioni dei testi di cui mi occupo personalmente. In determinati momenti vado in questo o quel posto d’Italia a tenere dibattiti, incontri o conferenze. Ultimamente l’università si è interessata molto del nostro lavoro e sono stato a tenere “lezioni” a Varese, a Roma e alla Cattolica di Milano. Come ho accennato, comincio a lavorare verso le otto o al massimo le nove del mattino, interrompo a mezzogiorno e riprendo per alcune ore nel pomeriggio. Se posso, evito di lavorare fino a sera tardi.

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Intervista a Giuseppe Lippi: «Il fantastico è l’eccezione, non la regola» – A X I S m u n d i


La notizia della morte di Giuseppe Lippi risuona ancora sorda nelle nostre coscienze, e già si cominciano a leggere in giro omaggi bellissimi, interviste a un personaggio dalla cultura sterminata e dalla sensibilità unica, un uomo di cui qui in Italia si sentirà a lungo la mancanza, per non parlare poi del vuoto umano che ha lasciato a tutti noi. Su AxisMundi, quindi, una intervista di qualche tempo fa sulla poetica e visione di Lovecraft, interpretata da Giuseppe, assume i connotati di un testamento cognitivo e culturale, quasi cultuale, qualcosa che il nostro Curatore conosceva assai bene e che dispensava con uno di quei suoi amabili sorrisi. Un estratto:

Come spiega il fervore e successo di Lovecraft, oggi in crescendo?

Lo spiego con un certo inaridimento della narrativa fantastica attuale e con il fatto che Lovecraft venga ormai letto non solo come autore del soprannaturale, ma come un classico “esistenziale” tout-court. Per quanto riguarda il primo punto, noi pensiamo di vivere in un’epoca in cui il fantastico riveste un ruolo centrale, tanto in letteratura quanto al cinema, nei fumetti o nelle nuove arti elettroniche: ma questo dato si riferisce alla quantità più che alla qualità. In effetti, la saturazione del mercato e delle stesse aree protette della letteratura con interminabili saghe fantasy, sequele di romanzi horror, fanta-scienze sempre meno attendibili e realismi magici, ha portato a un paradosso. Non possiamo prendere sul serio quasi nulla di tutto questo. Il fantastico è l’eccezione, non la regola, ma se respiriamo favole da quando apriamo il giornale la mattina a quando spegniamo il televisore la sera, è ovvio che avremo soltanto barattato l’alterità di un genere originale con una serie di surrogati avventurosi, o nel caso del cinema, tecnologici. Lovecraft ci ha preceduti su questo terreno, osservando come alle fantasie di qualità superiore, assediate dalla pletora dei derivati, sia rimasto ben poco ossigeno; ma, nello stesso tempo, ha creato l’antidoto nella sua opera spiazzante, forse l’ultima reinvenzione del mondo degna di questo nome. H.P. Lovecraft è l’istintivo maître à penser che ci ha mostrato come risvegliare l’immaginazione in un mondo senz’anima.

In che modo reagì la critica italiana all’orrore cosmico lovecraftiano? In che termini quest’ultimo rappresentò una novità rispetto agli horror classici?

Al principio l’orrore cosmico non fu capito granché, tranne nei circoli cui appartenevano lettori speciali, come Carlo Fruttero e Franco Lucentini, Mario Picchi o Sebastiano Fusco e Gianfranco de Turris. Del resto, anche in America c’è stata una notevole confusione, dissipata soltanto da pochi: primo fra tutti, Fritz Leiber, che ha definito Lovecraft un «Copernico letterario». Con questa calzante espressione Leiber sottolineava come il nostro autore avesse spostato l’interesse del racconto del terrore dalla Terra, con le sue mitologie provinciali (le religioni indigetes e la stessa psicanalisi), alle distese dello spazio remoto.

L’horror ottocentesco metteva già alla prova l’animo del lettore, ancora ignaro delle teorie freudiane: qual è infatti la sua essenza, se non il trauma? Una profonda disillusione che dai nervi passa all’animo, lo shock di un conflitto doloroso nel contatto con l’“altro mondo”. L’orrore cosmico amplifica questo sentimento, ne pervade l’universo intero: esso non riguarda più soltanto la personificazione della morte o figure tradizionali come révenant, vampiri e assassini fantasma, ma la natura stessa del reale. E implica la scoperta che al di là del mondo individuale ve n’è uno più vasto, un inconscio mitico in cui ribolle il caos. L’universo è indifferente, le religioni sono una scusa per risparmiarci paure più grandi. Insomma, «Non è ver che sia la morte / Il peggior di tutti i mali», fatto ben noto ai credenti del Medioevo, i quali, più che il trapassare in se stesso, temevano le pene dell’inferno. Ora che d’inferni non ne esistono più, o che si sono trasferiti sulla Terra, bisogna rivedere tutto. Ebbene, Lovecraft rivede, ma non si accontenta della Terra: allarga il campo alle galassie più evolute. E ne trae, in tempi di materialismo, certe importanti conseguenze.

I mostri che appaiono nei suoi racconti non sono soltanto entità demoniache, ma esistenziali: rappresentazioni tangibili (si fa per dire) di quella che Sartre chiama la nausea e Lovecraft fear, paura, l’oppressione di ciò che esiste e grava su di noi con regole implacabili, alle quali non possiamo sottrarci. È chiaro che molti cercheranno di sfuggire o mistificare una simile visione, ma è altrettanto evidente la sua originalità. Lovecraft ha capito che le arti e le filosofie dell’umanità cercano inutilmente di sgravarci dal peso dell’essere, fonte primaria e non mistificata della paura. Noi temiamo soprattutto “ciò che è”, la realtà assoluta che, per fortuna, ci si rivela soltanto in rari sprazzi; a volte non ne siamo nemmeno consapevoli, ma, qualora ci rendessimo conto di come stanno le cose e tentassimo di fuggire, finiremmo col ripiombare nell’assurdo o nell’orrore. In definitiva, Lovecraft non è interessato a cogliere l’assurdo della condizione umana quanto la sua pochezza, il suo ruolo trascurabile nella scala universale. È per questo che si concentra sull’orrore: all’assurdo penseranno Kafka, Pirandello o Jacques Spitz.

I suoi racconti, quindi, non si limitano all’horror puro e semplice. Quali altri significati hanno?

Come ho cercato di dire, i racconti migliori sono leggibili a vari livelli. L’orrore in quanto tale rischia di annichilirci: per permettergli di esistere artisticamente e nel pensiero, cioè in un tempo e uno spazio durevoli, bisogna contornarlo di altri sentimenti. In Lovecraft, quel che reagisce al terrore e allo sconcerto è un senso di meraviglia: bisogno di stupore, desiderio di ciò che è bello e misterioso nell’esperienza; nostalgia di ciò che l’anima ha perduto, se non addirittura di un’anima perduta. È questo a rendere affascinante il suo mondo onirico, che ci appare come un terreno vivo per esercitare le nostre facoltà immaginative: vale a dire, le facoltà di esseri umani che s’illudono di non essere schiavi del finito.

Progetto Jennifer – Parte Prima di Charles Stross | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com una bella recensione alla prima parte di Progetto Jennifer, romanzo Urania appartenente al Ciclo della Lavanderia di Charles Stross. Eccone un passo:

Tra le varie cose da molti anni mi occupo di un filone del fantastico che potremmo chiamare, a grandi linee, quello dei Detective dell’occulto. Non è questa la sede per approfondire un discorso vasto e complesso che potremmo sintetizzare così. A inizio Novecento l’argomento viene trattato da grandi scrittori del fantastico da Howard a Lovecraft, passando anche per nomi oggi meno conosciuti come Le Fanu, Blackwood, Machen ma che, persino nel nostro Paese, solitamente così restio al fantastico, sembrano attraversare una nuova piccola età dell’oro. A livello mondiale, purtroppo, questa corrente si arresta negli anni settanta. Da allora la letteratura sembra abdicare questo filone a favore di un realismo dominante. A prenderne l’eredità saranno il fumetto, che, proprio in questi anni, passa per una rivoluzione totale sia tematica che formale, e, in tempi più recenti, serie tv come Supernatural. Da quell’epoca mitica escono capolavori come Hellblazer, Hellboy, Preacher, solo per nominare i più conosciuti, e due fenomeni nostrani come Dylan Dog e Martin Mystere (recentemente Black Monday rinverdisce ancora il filone). A inaugurare il nuovo cambio di rotta, e a far tornare alla letteratura, contribuisce in maniera decisiva proprio il grande Charles Stross, col suo celeberrimo Ciclo della Lavanderia.

Conosciuto in Italia più come autore di fantascienza post cyberpunk, Stross da noi è stato, ovviamente direi, trascurato per la sua produzione più tipicamente Pop, tra cui questo ciclo. Grande errore della nostra critica, perché è proprio questo il prodotto che, nel mondo, ha dato fama e successo al suo creatore.

Holmes contro i diavoli marini del Sussex | SherlockMagazine


Su SherlockMagazine la segnalazione di una nuova puntata del divertissement letterario di James Lovegrove che coniuga Lovecraft con Sherlock Holmes. Eccone i dettagli:

Siamo nell’autunno del 1910 e per quindici lunghi anni Sherlock Holmes e il dottor John Watson hanno combattuto R’lluhloig, la Mente Nascosta che un tempo era stata il dottor James Moriarty. L’Europa sta cadendo inesorabilmente nella guerra, mentre un conflitto cosmico si avvicina all’apice, quando in una singola notte tutti gli eminenti membri del Diogenes Club muoiono orribilmente, all’apparenza per propria mano. Holmes sospetta sia il lavoro di una spia tedesca al servizio di R’lluhloig, ma la sua sete di vendetta gli costa l’amico di una vita.

I compagni si ritirano nella fattoria di Holmes nel Sussex, e non passa molto tempo prima che arrivi la chiamata di un cliente. Tre giovani donne sono scomparse dalla vicina città di Newford, e i locali non hanno alcun dubbio su chi sia il responsabile. Vuole la leggenda che strane creature anfibie vivano in una città in fondo al mare, e che ogni certo numero di secoli tornino sulla terra per catturare prede di carne. Mentre Holmes e Watson cercano questi terrificanti intrusi, si prepara la battaglia finale che li porterà ad affrontare i diavoli marini del Sussex, e forse Cthulhu stesso…

I luoghi di Lovecraft | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione de I luoghi di Lovecraft, di Michele Mingrone, Sara Vettori e Caterina Scardillo, che propongono un percorso nel mondo secondario di H.P. Lovecraft, cercando di mettere sull’avviso i temerari viaggiatori che volessero visitare dei posti che tutto sono fuorché ospitali. Il volume, che sarà disponibile a fine gennaio 2019, è già in prevendita sul sito dell’editore Nicola Pesce Editore.

Volete mangiare del buon pesce a Innsmouth? Sognate di organizzare la vostra luna di miele sulle Montagne della Follia? Vi piacerebbe assaggiare una ricetta tipica delle Terre del Sogno? A queste e a molte altre domande cerca di dare una risposta la prima, autentica guida turistica illustrata dei luoghi lovecraftiani, realizzata pensando alle più elementari esigenze dell’incauto viaggiatore.

Da Arkham a Dunwich, da R’lyeh all’onirica Celephais, I luoghi di Lovecraft si rivela a ogni pagina come una semiseria Lonely Planet d’epoca, pronta ad accompagnarvi in un percorso negli abissi più innominabili inventati dal visionario di Providence. Realizzata con precisione filologica ispirandosi alle guide turistiche dei primi del ’900, riccamente illustrata, completa di mappe, ricette, consigli utili e un prezioso dizionarietto essenziale per comunicare con gli indigeni, sarà la compagna inseparabile del vostro prossimo viaggio. Probabilmente l’ultimo.

Nyarlathotep 1


Tedi da un universo nascosto in nicchie di olografia quantica.

Part 1 of 3
A 190 minute dark soundscape album recorded by 25 ambient artists to pay tribute to H.P. Lovecraft.
Field recordings from the deepest dark corners of 4 continents. Dusty tapes out of forgotten archives. Strings through crackling amplifiers and distorted drone combine into a sea of pitch black.
Nyarlathotep is a manipulative being in the Lovecraftian Mythos. Unlike Cthulhu, or Azathoth, he delights in cruelty and deception. Causing madness is more important than destruction to him. Smell the burning embers as you kneel outside the sunken temple before Nyarlathotep. Feel the raspy touch of the faceless pharaoh as he leads you to the ancient Pyramid. Hear his inhuman summoning call to gods beyond reality.
So is this a compilation? No, this is a collaboration and huge undertaking. 25 artists linked studios and sound for over a year so that they could work with each other. This led to deeper exploration of the Mythos and Nyarlathotep.

Artists: Kammarheit, God Body Disconnect, Dronny darko, Ugasanie, Kristoffer Oustad, Alphaxone, Svartsinn, SiJ, Gydja, Atrium Carceri, Darkrad, Flowers for Bodysnatchers, Aegri Somnia, Randal Collier-Ford, Neizvestija, Metatron Omega, Wordclock, ProtoU, Northumbria, Sjellos, Sabled Sun, Council of Nine, Cryobiosis, Apocryphos, Enmarta, Mystified

Assassin


Assassini dal pantheon dei Grandi Antichi.

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"Un libro ben scelto ti salva da qualsiasi cosa, persino da te stesso" Daniel Pennac

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