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Eymerich si scrive da sinistra | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com il resoconto della presentazione del Fantasma di Eymerich, ultimo romanzo della saga ideata da Valerio Evangelisti, svoltasi il mese scorso a Bologna.

“Questo studio arriva in un momento particolare, in cui torna Eymerich. Ma il ciclo dell’inquisitore è l’ossatura di un progetto molto più ampio, uno One Big Novel: un unico, grandissimo discorso politico svolto attraverso la letteratura. Una narrazione distribuita tra i secoli, dal medioevo di Eymerich al far west dello stregone Pantera, dai pirati del ciclo di Tortuga fino alla trilogia socialista de Il sole dell’avvenire, che arriva infine al nostro presente del “realismo capitalista”, quello del motto there is no alternative. Non c’è però solo il discorso politico, ma anche il bello di scoprire perché il lettore si innamora di un personaggio negativo come Eymerich. Certo non si tratta di un mostro monolitico, è un individuo che cambia nel corso della sua vita letteraria. C’è un viaggio dell’eroe esterno ma ce n’è anche uno interno, psicanalitico”.

Vi ritroviamo, nel romanzo, un Eymerich più stanco.

“Perché io sono più stanco: ho un rapporto quasi autobiografico col mio personaggio, che è la parte peggiore di me. Un cattivo, come è stato detto, ma un cattivo affascinante. Anche nella serie televisiva The Man in the High Castle, tratta da La svastica sul sole di Philip Dick, il personaggio più interessante è un nazista. Chiaro che non per questo uno diventa nazista; anzi, da un certo punto di vista può riflettere sul nazismo. Anch’io fin dall’inizio ho voluto creare il male affascinante. Eymerich non è sadico: è duro, inflessibile (anche con se stesso), gioca con la crudeltà, rappresenta l’autoritarismo e la volontà di inquadrare il prossimo”.

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L’editoriale di Robot85 – In ricordo di Giuseppe Lippi


L’editoriale di Robot85, scritto dal curatore Silvio Sosio, è un colpo al cuore. Si ricorda Giuseppe Lippi, e già quei frammenti di memoria struggenti che ho vissuto valgono tutto il volumetto in cui sono contenuti. Tutto un fandom che si è stretto attorno al suo curatore.

Ciao Andrea Leonelli | Edizioni Esordienti Ebook


Andrea Leonelli non c’è più. Sono sconcertato dalla notizia, ho apprezzato la sua disponibilità, generosità, la sua squisita sensibilità. L’ho conosciuto poco, ma la sua presenza tra noi rimane insieme alle sue poesie, al suo impegno, alla sua consapevolezza di essere rinato già una volta, qualche anno fa, quando la poesia lo accolse tra le sue braccia per crescerlo in un mondo nuovo.

Mi dispiace infinitamente, Andrea

William Gibson nominato Grand Master della SFWA | Holonomikon


Il blog di Giovanni De Matteo è sempre una fucina di idee, info e speculazioni del e sul mondo della SF, e non solo. La notizia, quindi, di William Gibson nominato GrandMaster della SFWA, il massimo organismo mondiale per quanto riguarda la SF.

William Gibson ha coniato la parola cyberspazio nel suo racconto La notte che bruciammo Chrome, sviluppando quel concetto due anni dopo nel romanzo Neuromante. Ha forgiato un corpo di opere che hanno giocato un ruolo di spicco nella definizione del movimento cyberpunk, esercitando un’influenza su decine di autori di cinema, letteratura, giochi, e su creativi di ogni tipo. Non contento di essere uno degli scrittori più autorevoli in un solo sottogenere, ha poi aiutato a definire il genere steampunk con Bruce Sterling nel loro lavoro a quattro mani La macchina della realtà. Gibson continua a produrre opere tese ed evocative che riflettono l’angoscia e le speranze del XXI secolo. Essere un Grand Master della SFWA significa essere un autore di speculative fiction che ha plasmato il genere rendendolo ciò che è oggi. Gibson ricopre abbondantemente questo ruolo.

Non sono un fan strapreparato su Gibson, certo è che il suo contributo innovativo e visionario è innegabile, la sua produzione è sempre incentrata – anche dove non si nota molto – al futuro, alle pieghe di una società che fa continuamente i conti con la tecnologia e con i nuovi modi di vita derivanti. Questa notizia è una festa non solo per la SF mondiale, ma per tutta l’umanità e la cultura che ne deriva.

Lankenauta | Il libro delle cose


Su Lankenauta una recensione di Ettore Fobo a Il libro delle cose, silloge di Fabio Donalisio con nota critica di Andrea Cortellessa. Un estratto dalla recensione:

Fabio Donalisio continua nella sua operazione di scavo, di raschiatura di concetti, mirando a esprimere o, come voleva Roland Barthes, inesprimere, nei suoi versi secchi e taglienti “il minimo importante”, ciò che sfugge al nulla solo per l’illusione di senso che gli diamo. Assenza è la parola chiave per comprendere questa poetica scabra, in cui versi altrui vengono riutilizzati o modificati per generare una letteratura di richiami e di rimandi, che a dispetto del vuoto, che sembra essere la trama profonda   del nostro vivere e scrivere, si rivela densa. La rima è usata in maniera moderna, quasi sempre interna al verso, a inventare una partitura metrica del tutto originale.

Alcuni versi più discorsivi, riportati in corsivo, sembrano dare la dimensione filosofica di questa versificazione in cui il poeta stesso viene meno, l’io lirico scompare, e vengono fuori le cose da qui il titolo del libro Il libro delle cose, edito da Nino Aragno editore, nell’aprile del 2018. Nella bella nota critica in quarta di copertina Andrea Cortellessa parla di “dolce stil niente” e ha ragione.

Donalisio svuota di sé, del sé, la parola poetica ed emerge dolcemente il vuoto, vuoto l’io, minima e insignificante particella pronominale, vuoto il noi, per lo stesso identico motivo: “io è ognuno, è il pronome più generico e / impersonale, non serve a designare nessuno”.

Già dai primi versi Donalisio chiarisce a che gioco stiamo giocando “che fai? niente mi do/assente”. Altrove leggiamo “le parole implicano l’assenza di ciò che designano”. La sensazione, gorgiana, è che nulla possa essere detto, ma che il non detto sia il tutto, e che la lingua poetica sia un prolungato disdire la dicibilità del reale, spesso troppo facile, spesso ingannevole, “lingua ombra” alla maniera di Celan, in cui come dei novelli Jabès, qui di seguito citato, “abitiamo solo la nostra perdita”, la nostra scomparsa, in cui la stessa carne non è altro che la “base fisiologica del vano”.

Un mio racconto su Robot 85


Un mio racconto imperiale è sul numero 85 della mitica rivista Robot; il suo titolo è La legione liquida ed è uno spinoff del romanzo Punico, recentemente uscito per DelosDigital (The city’s return, uscito subito dopo per Kipple, era un improbabile prequel di tutto ciò). Buona lettura.

Mail art o francobolli di recupero? | NAZIONE OSCURA CAOTICA


[Letto su NazioneOscura‘s blog]

Ecco la due ultime mail (posta fisica) arrivate alla Nazione Oscura Caotica. Nella prima lettera, i francobolli (in lire e ancora validi) hanno riempito tutto lo spazio disponibile.

Terracqueo

multa paucis

Il maestro dei sogni

"Tutti siamo fatti della stessa sostanza dei sogni"

Il Bistrot dei Libri

"Un libro ben scelto ti salva da qualsiasi cosa, persino da te stesso" Daniel Pennac

Astro Orientamenti

Ri Orientarsi, alla ricerca del nostro baricentro interiore

Fantasy al Kilo

L'osteria del Fantasy e Sci-Fi

Medio Oriente e Dintorni

Storie, cultura e sport dal Medio Oriente e e Dintorni

Gli Archivi di Uruk

Database di genere in italiano

ˈGŌSTRAK

In Absentia Lucis Tenebrae Vincunt

PostScripts

Il Blog di Francesca Sabatini

Rosa Frullo

Rosa Frullo. Un poeta e un filosofo tra Spleen e Masochismo

BREAKFAST COMICS

Il fumetto quotidiano di Michele Nuzzi. Poche parole... solo per le opere per cui vale la pena spenderle... Sponsored by CSBNO

Il Caos dentro

...che genera una stella danzante

Aquilone di pensieri

And into the fields I go to lose my mind and find my soul

3... 2... 1... Clic!

E’ un’illusione che le foto si facciano con la macchina… si fanno con gli occhi, con il cuore, con la testa. (Henri Cartier-Bresson)

B-Movie Zone

recensioni di film horror, thriller, gialli, poliziotteschi, sci-fi, exploitation, erotika

I tesori di Amleta

il mio mondo diverso

VOCI DAI BORGHI

PERDERSI TRA LE EMOZIONI DEI BORGHI ITALIANI

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di Ruderi e di Scrittura

Il blog di Gaetano Barreca

ORME SVELATE

la condivisione del dolore è un dono di amore da parte di chi lo fa e di chi lo riceve

francesca del moro

La differenza tra prosa e poesia è che la prosa dice poco e ci mette molto tempo, la poesia dice molto in pochissimo tempo. C. Bukowski

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poesie seminate, di Martina Campi

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Cinema was made to reunite the Visible and the Invisible

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