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Archivio per Accadimenti

Strani giorni: Mescolanze


Ecco la poesia con cui Ettore Fobo è giunto finalista al Concorso Internazionale “Città di San Giuliano Milanese” Il Picchio 2017, nella sezione “Giuseppe Ungaretti”, per poesie a tema libero. La riporto perché mi ha conquistato, e quindi qui faccio ancora i miei complimenti a Ettore.

Mescolanze

Qui si viene per adorare un segno
per ardere senza nome nelle variazioni cromatiche dell’erba.
Questo verde che albeggia sotto l’azzurro dissonante.
Questa quercia che possiede la mia infanzia resa musica
di foglie agitate dal vento.
Qui si viene per dimorare nell’incertezza
di una parola che esplora lo spazio
lasciato incautamente libero dal silenzio.
Questo verde è un segno di un pittore fiammingo
lasciato spegnersi nel gelo,
sotto un grigio che ha divorato l’azzurro,
dove si mischiano le bufere e inizia il canto.

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Kipple presenta il finalista Premio Kipple 2017: Numero Dieci, di Marco Milani | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Kipple Officina Libraria presenta Numero Dieci, romanzo di Marco Milani finalista al Premio Kipple 2017. La pubblicazione è edita sia in formato digitale che in cartaceo; la copertina è a cura di BestDesigns.

Tutta la poetica di Milani si dispiega alle porte del sogno, e ci porta lontano su ali leggere ma solide. Siamo ai primordi della razza umana, quando si misurava imberbe con le ineffabili potenze energetiche del cosmo, che ancora impregnano la nostra vita impegnata e materialista: riuscirà il protagonista dell’infinito sogno a tirare le fila della sua stessa coscienza e del suo futuro?
L’autore non ha bisogno di presentazioni: la vittoria del Premio Kipple 2014, la sua militanza e cofondazione del Connettivismo e della rivista NeXT fin dal 2004, parlano per lui.

Sinossi

Marco Milani ci porta nel suo universo zen con la magia del sogno, mostrandoci le sottili connessioni che sfuggono alla nostra vigile attenzione e che si rivelano per quel che sono soltanto quando la nostra essenza può vagare libera e incondizionata nel Pneuma disincarnato.
In questo romanzo finalista del Premio Kipple 2017, Milani disvela il suo piano energetico interiore e le sue alleanze psichiche, i suoi rapporti di forza con le energie che premono sulle nostre vite. Ci mostra che i ricordi ancestrali sono ancora vivi nella nostra immaginazione, e che le distanze che ci separano dal mondo fantastico sono nulle, immense, e ci ricordano che noi stessi siamo parte del mondo immaginifico e irreale.
Numero Dieci è da bere tutto d’un fiato, con un lieve rossore sulle guance, mentre gli eventi scorrono sotto la nostra attenzione e il sorriso ci introduce nelle alte sfere della conoscenza e dei ricordi.

Estratto

– È un panorama fantastico.
Il nero di fondo è la tonalità portante, elettrizzata in una scomposizione colorata che parte dal blu attraversandone tutte le gradazioni, prima di divenire verde scuro per poi susseguirsi a strati concentrici allo smeraldo, all’arancione, al rosso infuocato, concludendo in aloni gialli dal pallido al solare a circondare ed evidenziare i centri luminosi come soli di ogni grandezza.
I soggetti sono tanti, di per sé unici e curiosi. Nel poco tempo trascorso dall’essermi ritrovato su questa specie di lucida piattaforma, sono rimasto sconcertato nel veder scorrere astronavi, unicorni e bicorni volare, mongolfiere dai mille colori sgargianti rincorrersi verso l’alto, libellule marziane, serpenti piumati che arrancano nell’apparente nulla; certamente un demone, o un dio con la testa di bue su un corpo umano, mi è scorso davanti su un tappeto volante, seduto a gambe incrociate e, stranezza delle stranezze, leggendo un libro; c’era anche un mazzo di carte che procedeva a saltelli in una fila indiana guidata dall’asso di quadri, irradiando a faro nella notte una rossa mandata brillante dal suo seme centrale; e teste, tante teste: totemiche, dalle forme classiche alle più disparate, spaziali, razziali, gommose; Moai, in scala come uscite dalla stessa matrioska, perfino Darth Fener e Yoda, Chtulhu con qualche amico al seguito, Topolino, Willly il Coyote e Roadrunner; e maschere: maschere di ogni etnia conosciuta e sconosciuta.
– Sono d’accordo con te, gran. L’Interlibera è un luogo intradimensionale protetto ed eccezionale, e libero per tutti. Come demone ti assicuro che il bisogno di starsene in tranquillità con se stessi e fuori da pericoli o da qualsivoglia impegno, qui è assicurato. E sappi che non hai ancora visto niente. Questo luogo è simile a un grande magazzino che ha realizzato un compromesso tra i sogni e le esigenze coscienti, con l’inconscio di un intero universo di menti pensanti ma istintive. Il contenuto è latente e da decifrare, e con la pratica può diventare come un’esposizione per immagini, una storia organica di pensieri, una rivelazione di desideri singolari o plurimi. Un riempimento di avvenimenti generati da volontà, o nostalgia, o rimpianto… senza nessun filtro. Perché qui è tutto evidente e tangibile.
– Perché mi chiami Gran? Il mio nome è Jonas. Comunque questa volta è indubbiamente un gran bel sogno. Davvero, e non lo dico per placarti perché sei un demone e potresti trasformare tutto questo in un incubo.

L’autore

Marco Milani è nato a Como il 5 maggio 1964 e risiede a Stienta, in provincia di Rovigo. E-writer e scrittore principalmente di science-fiction, fantastic e horror. Tra i fondatori della rivista NeXT e del movimento Connettivista. Premio Kipple 2014. Fino al 2013 editore e curatore con EDS e webmaster di DOMIST – Letteratura e Pace, nel cui ambito ha collaborato con varie associazioni, editori, e-zines e siti.

La collana

Avatar è la collana di Kipple Officina Libraria dedicata ai romanzi e grandi capolavori prettamente italiani del Fantastico e della SF, opere contraddistinte dalla cura meticolosa dei testi e dalle ampie visioni autoriali. Il logo della collana sintetizza perfettamente il circolo del tempo, delle conoscenze, degli eventi nascosti; l’iperbole del Fantastico per spiccare il volo nella fantasia più sfrenata e meravigliosa.

Marco Milani | Numero Dieci
Copertina di BestDesigns

Kipple Officina Libraria
Collana Avatar — Formato ePub e Mobi — Pag. 180 – € 2.95 — ISBN 978-88-98953-86-8
Collana Avatar — Formato cartaceo — Pag. 184 – € 14.99 — ISBN 978-88-98953-87-5

Link

Intervista per LucaniArt Magazine | MicheleNigro


Un’altra intervista a Michele “DottoreInNiente” Nigro, segnalata sul suo blog. Un estratto:

Una seconda cosa che mi incuriosisce è la mutazione nello stile, nel modo di scrivere e nelle tematiche affrontate. Ossia il tuo linguaggio si è fatto più scarno, senza tanti orpelli. Si è affilato come una lancia pronta a colpire. Chi vorresti colpire e come mai?

Sì, hai ragione e ti assicuro che vorrei scarnificarlo ancora di più, ma per ora va bene così. Come accennavo nella precedente risposta, e come tu m’insegni, il poeta non è un essere fortunato raggiunto sulla terra da un raggio di luce miracolistico in conseguenza del quale comincia a verseggiare, ma è il protagonista (nella maggior parte dei casi inconsapevole) della propria evoluzione neurolinguistica, frutto del tempo, delle esperienze, delle continue sollecitazioni genetiche e fenomeniche, delle letture, dell’addensarsi della conoscenza o, meglio, della non conoscenza… Protagonista umano, biologico, mortale, anche se nel fare poesia rivela il suo lato laicamente “divino”. Non so se ho trovato uno stile mio, o se un domani sarà lo stile a trovare me: di sicuro so che non cerco nulla, non desidero niente, non aderisco a un manifesto, non costringo la materia a una scuola o a una forma, non c’è uno sforzo logico (almeno nella fase preliminare, “sporca”, del poetare) ma aspetto, ascolto, soprattutto mi ascolto, annoto nel silenzio tutto quello che l’anima mi suggerisce di conservare perché sa che ne vale la pena. Quando il verso funziona e soddisfa il tuo ritmo interiore, lo senti; anche se in seguito non piacerà al lettore. Sono contento che si noti questa “affilatura” ma ti assicuro che, volendo fare un paragone tra le poesie della raccolta e quelle pubblicate successivamente sul mio blog “Nigricante”, trovo queste ultime molto più scarne e affilate, più aderenti al mio status neurolinguistico attuale: segno che l’evoluzione, verso un’affilatura che si assesti intorno a uno stile tutto mio, è in atto. Ma la strada è lunga…

Le tematiche sono quelle tipiche dell’esistenza: l’amore, la morte, la solitudine, la condizione sociale, la sensualità, il passato che spinge per farsi ricordare, la spiritualità, la natura, la musica… Come dice Brunori Sas in un suo brano: “… Canzoni che parlano d’amore / perché alla fine, dai, di che altro vuoi parlare?…” E si parla d’amore anche quando non lo si nomina e sembra che il tema della poesia sia un altro. Amore in senso lato, sotto varie forme. Chi voglio colpire? Nessuno, te l’assicuro: spesso dietro un j’accuse o una sentenza disperata si nasconde l’esigenza di ricordare a se stessi le cose che contano e di confermare quella piccola sapienza privata creata da eventi non storici. Non pretendo di trascinare anime, di convincere, perché sono troppo occupato a salvare me stesso; però se un lettore si mette a riflettere dopo aver letto un mio verso, e me lo confessa, non posso non essere soddisfatto…”

Per leggere l’intera intervista: qui

Insanguinati e seminudi a Bologna #4: La sagra | VerdeRivista


Su VerdeRivista il reading di qualche settimana fa a Bologna, scritto e performato da Vinicio Motta. Lo trovate qui sotto.

Il paesello è in festa.
Lo si capisce dalle finestre buie, dai saloon chiusi e dal suono dei violini che si irraggia dalla piazza principale.
Smonto da cavallo e mi incammino verso i festeggiamenti, ho sete di birra. Mentre la musica comincia a stizzirsi, inganno il tempo leggendo i nomi delle vie. Mi fermo di colpo e mi sparo una sigaretta: una strada anonima ha attratto la mia curiosità.
Ha un nome, quella strada? E se sì, qual è?

«Se ci tieni alla pelle, sta lontano da quella via» mi dice, indicando la strada innominata, un pistolero disarmato e con un frisbee di legno nella mano destra. Getto la sigaretta mezza fumata e riprendo il cammino.
«Mi sparano, mi sparano» urla una voce maschile alle mie spalle, «aiutatemi!»
Mi giro e vedo un uomo seminudo e insanguinato correre scomposto nella direzione opposta alla mia.
Il pistolero scuote la testa e borbotta: «Non imparerà mai».
Faccio spallucce e raggiungo la festa.

La scenografia della piazza principale sprizza allegria… i volti dei presenti, invece, no, come se il paesello stesse smaltendo una recentissima tragedia collettiva.
Metto a fuoco l’orchestrina.
I violinisti suonano con foga.
Il loro entusiasmo, però, non sembra influenzare la pista da ballo, che rimane triste.
Mi avvicino al buffet e mi servo una birra, che trangugio d’un fiato.
Mentre mi accingo a riempire il boccale per un secondo giro, si palesa il pistolero disarmato, questa volta senza nemmeno il frisbee.
«Ehi» gli dico, «come butta?»
Risponde che si sta facendo tardi.
Sulla pista da ballo irrompe l’uomo seminudo e insanguinato di prima.

Il pistolero lo afferra per il collo e lo scaraventa a terra, sebbene con affanno. L’uomo si rialza e riprende subito la sua corsa, che poi termina, bruscamente, con la sua testa che sbatte contro uno degli stipiti che delimitano l’ingresso di un saloon. Non so come, ma mi ritrovo sull’uscio della strada innominata.
Nella mia mano destra, un frisbee di plastica.
La strada senza nome, improvvisamente, assume un’identità: Via Nicola Laurantoni.

«Tocca a te… cowboy» mi dice il pistolero. «Tra non molto» aggiunge, «l’uomo seminudo e insanguinato completerà il suo nuovo ciclo di devastazione. Sei pronto?»
«A fare cosa?» gli dico.
«Lo capirai».

Scorgo qualcosa, ma è nella mia testa… lo distinguo dalla realtà dei sensi – ho ancora tutte le mie facoltà mentali: il frisbee annuncia un’apocalisse semantica.
«Perfetto» mi dice il pistolero, per poi incamminarsi verso il mio cavallo.

L’uomo seminudo e insanguinato precipita ai miei piedi e mi chiede dove sia l’appartamento.
Non conosco la risposta che cerca…
Non sono tenuto a dargliela, in ogni caso.
La mia missione è fermarlo e basta, a tutti i costi.
Mi divincolo e lo colpisco con un calcio in faccia, stordendolo.
Lui mi guarda stralunato e inizia a scappare.
Mi preparo a lanciare il frisbee.
Prendo la mira…
Solo un po’ più a sinistra… Ecco!
Bye-bye, pezzo di merda.

Disponibile per il download gratuito l’intervista ad Amedeo Balbi | KippleBlog


È disponibile gratuitamente su tutti i portali ebook e, naturalmente, sul sito Kipple, l’intervista con fumetto ad Amedeo Balbi, nata da un’idea di Roberto Bommarito e Alessandro Napolitano; l’incontro è stato organizzato in collaborazione con l’Associazione Culturale Electric Sheep Comics, mentre le tavole e i disegni interni sono di Marzio Mereggia. Il lettering è di Claudio Fallani e la copertina è di Ksenja Laginja.

Il tema dell’intervista verte sul ruolo dell’uomo nell’universo e vira su altre suggestioni aliene e astrofisiche tenute insieme dalla passione per la Fantascienza e la Scienza, passando per gli argomenti che interessano l’umanità sul procinto di una possibile Singolarità Tecnologica.

Amedeo Balbi è nato a Roma nel 1971, è professore associato di astronomia e astrofisica al Dipartimento di Fisica dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”. È autore di oltre 90 pubblicazioni scientifiche, i suoi interessi di ricerca spaziano dall’origine dell’universo, al problema della materia e dell’energia oscura, alla ricerca di vita nel cosmo. È editorialista de Le Scienze, scrive tra gli altri per Repubblica, La Stampa, Wired, Il Post, collabora con programmi radio e tv, ed è autore di diversi libri. Con Cercatori di meraviglia (Rizzoli, 2014) ha vinto il Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica 2015. Il suo ultimo libro è Dove sono tutti quanti? (Rizzoli, 2016).

La collana fuori (collana)

Uno spazio per le opere di frontiera di Kipple Officina Libraria, intrise di sensibilità ineffabile da lasciare l’anima e il cuore aperti, istanti di essenza in crescita.

If, il secondo numero della nuova serie è dedicato al futurismo | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione del secondo numero della nuova serie per la rivista If; il tema è il Futurismo. Silvio Sosio ne parla così:

Quando si dice Futurismo si pensa al passato. A una stagione lontana e a un’immagine un po’ sfocata, popolata da signori in abito scuro, cappello duro e baffi a manubrio. Immobili nella posa davanti al fotografo, con la macchina a soffietto poggiata a terra. Così contraddittori: Marinetti che uccide il chiaro di luna e poi entra nell’Accademia d’Italia; così sprovveduti: fascisti della prima ora di cui Mussolini si sbarazza assieme ai suoi trascorsi avanguardisti nella ricerca dell’ordine; così sfortunati: Boccioni che muore a soli trentatré anni cadendo da cavallo, ma che da solo può rappresentare nel mondo la scultura moderna. Niente che faccia pensare al futuro. Nemmeno le loro poesie spezzate, sparse sul foglio bianco a ricercare un disordine grafico, né le loro pitture spaziali; il tutto ammantato di irrequietezza, ricerca impaziente di movimento, inni alla giovinezza. Ma non è più quello di una volta, così fissato per sempre in un dagherrotipo ingiallito che mostra tutta la sua età. Oltre un secolo. Eppure, nella sua confusa aspirazione all’azione, il Futurismo è stato il primo movimento che abbia guardato al futuro con determinazione, ricercando nuove forme espressive. Come tutti i movimenti d’avanguardia, ha prodotto una tale ricchezza d’informazione da ridurre il piacere della fruizione e rischiare di non essere compreso. La sua carica rivoluzionaria, irrazionalista e irriverente ha cambiato il modo di vedere il mondo. Dal positivismo ottocentesco ha tratto piena fiducia nella tecnica e l’ha usata per forgiare il domani all’insegna del progresso. Quell’idea di futuro così poco praticata dalla cultura, occupata a guardarsi indietro, al passato fatto di certezze, ricordi, valori. Il Futurismo ha avuto il coraggio di rompere con una tradizione che valutava il passato più del presente e si è spinto avanti, senza reti di protezione, improvvisando per svecchiare la società.

Noi connettivisti abbiamo sempre apprezzato quel Movimento, ne abbiamo tratto linfa così come abbiamo tratto ispirazione da altre esperienze avanguardistiche e artistiche, per cui è momento di particolare festa quello che ha fatto If, che ringrazio vivamente.

Ettore Fobo finalista al Premio Internazionale Città di San Giuliano Milanese il Picchio | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Ettore Fobo, ovvero Eugenio Cavacciuti, è fra i cinque finalisti del Premio Internazionale Città di San Giuliano Milanese il Picchio, nella sezione Poesia a tema libero. La cerimonia di premiazione, dove si conoscerà il vincitore e la composizione del Podio, si terrà sabato 2 dicembre dalle 14.45 nella sala Previato, in Piazza della Vittoria 2.

Desideriamo, noi di Kipple, complimentarci con il nostro autore per l’ennesimo risultato raggiunto e cogliamo l’occasione per complimentarci con Ettore e per ricordare le sue due pubblicazioni presenti nel catalogo della nostra casa editrice: Diario di Casoli e Sotto una luna in polvere.

 

francesca del moro

La differenza tra prosa e poesia è che la prosa dice poco e ci mette molto tempo, la poesia dice molto in pochissimo tempo. C. Bukowski

Istanze & Fantasmi

poesie seminate, di Martina Campi

Astro-Sirio

Astra inclinant non necessitant

The Twittering Machine

Racconti di fantascienza (e altro) di Piero Schiavo Campo

Quel cinema invisibile...

Cinema was made to reunite the Visible and the Invisible

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Versi di Mauro De Candia e influenze varie

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