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Storielle zen dalla pianura orientale – Il nuovo libro di Marco Milani


È appena uscito il nuovo libro di Marco “pykmil” Milani, Storielle zen dalla pianura orientale, edito da Cavinato.

È una festa, perché era un po’ che Marco non ci donava qualcosa di nuovo, la sua vena zen non si è mai prosciugata e rasenta spesso il Fantastico, piacevolmente.

Qual è lo scopo del vivere? Ne ho sentite di campane, vive e morte, direttamente a voce o eredità postume in narrative e saggi, e alla fine propendo per quel che sembra il particolare comune a tutti, quindi per la risposta probabile, ovvero la più semplice. Lo scopo del vivere è… ‘vivere’. La criticità si afferma quando si comprende che il problema da affrontare è effettivamente sul ‘come’. Ho tralasciato coscientemente di aggiungere un ‘forse’ nel contesto della frase, in ogni caso quando avrò una risposta sarà quando saprò di averla. Due Becks possono di certo afflosciare e alleggerire una mente troppo angosciata da tale dilemma. Poi la stessa mente (l’effetto delle Becks non è eterno) decide che se per ‘102 racconti zen’ il buon Richard Brautigan ha coronato il suo personale viaggio terreno e se con 365 meditazioni Deng Ming-Dao ha trovato i suoi equilibri verso il ‘Tao per un anno’, una equa dose matematico-letteraria-zen a completare un testo, altro non sarebbe che un ulteriore modo consono per cercare di capire il ‘come’ in soggetto. È questo il mio obbiettivo. Sarà un tentativo da allestire sincero e coerente nel suo sviluppare ‘pensieri e poi parole’, ostentato il giusto per quanto una mente in cerca di risposte possa ritenersi giusta, atteggiandosi quel poco che serve per essere chiaro e per chiarezza s’intende capire cosa si è scritto dopo averlo pensato. Un in Sé e per Sé, con la mente livellata su frequenze simili a quando si gioca da un pezzo a Super Mario Bros, del ‘piccolo’ carico di buone intenzioni con la guida spirituale dei due ‘grandi’: confidenzialmente, Richard e Deng. Scrivere è ‘vivere’ o è ‘come’? Il primo passo è il piano attivo. Inizierò con un numero. Il divano su cui sono seduto e un sudoku parzialmente risolto mi danno l’input (grandi suggeritori gli oggetti), e tralasciando la prassi che mi ha portato alla definizione e anche sulla base di un ‘quoziente pigrizia’ di livello cosmico ma accettabile, ecco che arriva il numero: 121 saranno le scritture, di cui questa è la prima. Ne restano da fare 120.Entro quando? L’orologio in soggiorno mi fornisce la soluzione: il problema non è più un problema se si decide che problema non è. Il tempo non esiste. Quindi… si parte. Stai con me, compar-lettore, in compagnia si procede più volentieri. Si alleggeriscono momentaneamente i pesi della vita e si ottimizzano le percezioni di tempo-spazio, qualche volta si azzerano. Sarà una breve, spero interessante, esperienza di percorso con magari anche qualche tratto nondimeno in comune, perché il mondo, gira e rigira, alla fine è veramente piccolo. Namastè.

La copertina è un bellissimo programma, assolutamente coerente con tutto quello che Marco è. Namastè…

Hotel Eros | Daniele Cascone


Daniele Cascone parteciperà a una Mostra intitolata Hotel Eros, a Ragusa dal 30 giugno all’11 agosto. La notizia è qui, ed è molto conturbante l’idea alla base del lavoro; eccola qui sotto:

“Lontano dalla volgarità e dalla pornografia, l’eros – scrive la curatrice Alba Romano Pace – è eccitazione e desiderio e innanzitutto poesia. Soggetto prediletto dagli artisti di ogni epoca e stile, l’erotismo è un tema che da sempre interroga ed ispira la fantasia e la creatività. Motore di energia e sublimazione, l’eros è anche metafora della creazione artistica”.
“La mostra – continua la curatrice – vuole mettere in luce una produzione intima e provocatoria, che spesso rimane nell’oscurità quando non viene rifiutata per il suo lato scandaloso. L’esposizione è un invito ad entrare nel misterioso Hotel Eros e a sbirciare nelle camere di questo luogo di passaggio, una dimora dell’effimero dove gli artisti sono invitati a svelare e soprattutto affermare la libertà dell’arte e del pensiero artistico che, dall’antichità alla contemporaneità, si nutre ed alimenta un immaginario libero, gioioso, vivo e vero, che non deve e non può riconoscere limitazioni né tanto meno proibizioni”.
L’esposizione sarà strutturata in quattro sezioni strettamente collegate tra di loro: Eros Amore, Il Perturbante, Eros organico, Eros e Thanatos.

Andrea Manfredini è il nuovo Direttore Editoriale di Cagliostro E-Press


La Cagliostro E-Press cambia direttore editoriale: Andrea Manfredini succede a Filippo Burighel, e mi associo alla Cagliostro negli auguri e ringraziamenti, è sempre un piacere seguirvi. La notizia è qui.

Hey, man, ci si ritrova oltre l’Apocalisse | ThrillerMagazine


Continua il cordoglio suscitato dalla morte di Sergio Altieri. Dalle pagine di ThrillerMagazine un altro esempio di come quest’uomo fosse amato e rispettato da tutto il mondo dell’editoria di genere, ma credo da tutto l’universo letterario italiano: una volta conosciuto era impossibile non apprezzarlo per tutto quello che era. Vi lascio alla pagine di ThrillerMagazine, in questo giorno che segna il suo funerale, in cui tutti lo abbiamo idealmente – e qualcuno di noi è stato anche presente – abbracciato ancora una volta.

Caro Sergio,
cominciavamo sempre così quando gli inviamo una mail.
Chiudevamo con “YFGF Z&N”, Yours Faithfull Goodfellas Z&N .
ZEN, come il nome di questa nostra rubrica, come ci aveva chiamato lui un tempo, nel corso di una presentazione. Era bastata quella sola volta perché diventasse così familiare per noi da utilizzarlo a ogni scambio di mail. Uno dei suoi tanti efficaci neologismi.
Caro Sergio e YFGF Z&N.
Prima, tutto l’affetto, l’amicizia, la stima. Alla fine, il gioco, la parte, il divertimento.
Un minuscolo alfa e omega pazzo.
Lui invece iniziava con “Hey kids,”.
Era rassicurante aprire una sua mail. Sapevi quali erano le parole che l’avrebbero cominciata e questo rinfrancava, svoltava già magari una giornata storta o ti metteva energia quando si era giù di corda.
Una consuetudine bellissima.
Chiudeva con Serg, semplicemente. Ultimamente con Serg e nella riga sotto, The Bane.
L’amicizia, leale, profonda, era alla base di tutto.
Lo conoscemmo tanti anni fa a Courmayeur, durante uno dei Festival Noir. Era moderatore di un autore straniero. Lui, un colosso a un simposio. Alla fine, decidemmo di conoscerlo.
“Buongiorno Ingegner Altieri”
Ci guardò strano, ma l’approccio lo divertì.
Si dimostrò subito un Grande Uomo, non per la stazza, un grizzly che poteva anche incutere timore, ma nel cuore, negli occhi. La voce possente mascherava una sensibilità fortissima. Lo sguardo, severo al primo velo, celava in realtà una trasparenza rara, genuina, senza compromessi. Ci fu una stretta di mano, forte, vigorosa, di quelle da pard, pronta all’altruismo. Quei pochi minuti furono qualcosa che nemmeno oggi è possibile spiegare o descrivere. Ma una cosa la capimmo. Avevamo di fronte una persona speciale. Vera, fino al midollo. Da quella stretta di mano ebbe origine un’amicizia che si è consolidata negli anni.
Fino a quel momento, ci era noto soltanto il grandissimo autore, unico nella sua scrittura nichilista pregna di un’angoscia esistenziale e così futurustica da prevedere cose poi accadute anni dopo. Forse, Sergio assopiva i propri timori per un mondo che si stava sgretolando, in quelle sue battaglie campali, possenti, dove l’uomo è nemico di stesso prima del nemico da combattere, dove l’uomo è confuso, ferito, lacerato dentro dalle sue ombre.
Ma si divertiva anche un sacco a creare queste apocalissi spietate, a stretto confine con una realtà nemmeno troppo distante, in cui i dettagli, le elevate competenze, non erano mezzo, ma parte integrante della sua scrittura, se non scrittura stessa.

Addio, Lupaccio! – Carmilla on line | Sergio “Alan D.” Altieri, 1952-2017 – Holonomikon


Continua l’onda dei ricordi tristi per tutto il circolo della SF italica e della letteratura di genere in generale, ondata che si è scatenata umoralmente alla notizia della morte di Sergio Altieri. Ho la voce rotta assai spesso in queste ore quando ci penso, e non posso che segnalare due grandi interventi, ognuno a suo modo eccelso, uno di Valerio Evangelisti e l’altro di Giovanni De Matteo.

Siamo senza un padre spirituale, ora, e ce ne rendiamo dolorosamente conto, tutti.

Non dedicherò molto spazio al ricordo di un grande amico e di un grande scrittore. Ancora non riesco a rendermi pienamente conto che Sergio Altieri, meglio noto come Alan D. Altieri, da due giorni non c’è più. Mi vengono in mente frasi elogiative che rischiano di suonare vuote, di maniera. Potrei dire che era un uomo profondamente buono, generoso, onesto. Che la sua umiltà naturale quasi metteva in imbarazzo. Che mancava totalmente di saccenza, ambizione personale, vanagloria. L’esatto inverso dei modelli intellettuali prevalenti.
Lui, che chiamavo il Lupaccio, si sarebbe sottratto ad apologie del genere. E allora lo ricorderò per la sua forza, niente affatto incompatibile con le virtù che ho elencato. Forza nello scrivere pagine roventi, di potenza impressionante, con uno stile tutto e solo suo, fatto di immagini che sembrano scolpite. Forza nel commentare gli eventi del mondo con lucidissimo pessimismo, magari alleggerendolo con interiezioni americane che anche nel parlare gli uscivano spontanee (aveva vissuto a lungo negli Stati Uniti). Forza nel sottrarsi a fazioni, conventicole, “scuole” di qualsiasi tipo, davvero lontanissime dalla sua innata libertà di pensiero.

—–

Quello che trovo paradossale della sua scomparsa è che sia arrivata in maniera del tutto imprevista. Sergio continuava ad allenarsi come ormai d’abitudine da diversi anni, aveva intensificato il ritmo del suo lavoro di scrittore, e attendeva come tutti il prossimo capitolo della saga di George R. R. Martin che aveva contribuito a portare all’attenzione dei lettori italiani. In questi anni ha lavorato alla traduzione di giganti come lui: Howard Phillips Lovecraft, Dashiell Hammett, l’amatissimo Raymond Chandler. Era appena uscito Magellan, il seguito di Juggernaut, che nel 2013 aveva inaugurato la sua ultima impresa, un ritorno – per me così atteso – alla fantascienza. E aveva promesso ai lettori che poi sarebbe stato il tempo di un nuovo ritorno, nella spirale di violenza e caos che stritolava l’Europa del ‘600 in quello che per ambizione e profondità è forse stato il suo massimo capolavoro, in una carriera di capolavori di certo tutt’altro che avara: la Trilogia di Magdeburg.
Ecco spiegato perché mi costi tanta fatica trovare le parole per ricordarlo. La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile, una voragine in chi lo ha conosciuto anche brevemente e a maggior ragione nel panorama dell’editoria italiana, che di professionisti con la sua preparazione, attenzione e generosità non ne ha mai conosciuti molti. Sarà impossibile sostituire la sua assenza.

Ancora su Altieri


Si rimane qui, increduli, a raccontarsi di quello che è stato, a cercare di porre rimedio all’enorme perdita che si è infiltrata nei tuoi occhi, nella tua anima apocalittica in odor di caotico.

Sergio Altieri ci ha lasciato | NAZIONE OSCURA CAOTICA


È così che mi ritrovo a scrivere una cosa che non avrei mai pensato di fare e a pensarci ora, mi sembrava che una cosa così non sarebbe mai stata possibile; anzi, non ci pensavo proprio, il mio pensiero era a monte. Be’, non amo scrivere coccodrilli, piuttosto sto zitto o inveisco se la persona mi stava sulle scatole, e adesso ritrovarmi a scrivere di Sergio Altieri, che non c’è più, che l’ho saputo due ore fa, mi fa di uno strano che non riesco a esprimere.
Era un fratello maggiore per me: per me che non ne ho avuti ho sempre pensato questo di lui, perché era sempre disponibile, sempre un sorriso, sempre una parola per aiutarti e considerarti. Era bravo, bravo davvero, uno di quelli cui non hai mai rimproverato nulla, nemmeno dentro te stesso. Ecco, lo ricordo così, mentre mi rendo conto di quanto mi abbia aperto gli occhi sull’economia attuale e sulla necessità di essere bravo a scrivere, mentre mi sovviene su come si sia gettato nei progetti che mi giravano in mente senza colpo ferire, senza conoscermi, senza esitazioni e con un entusiasmo superiore che non so dire.
Concordo con la NazioneOscura: oggi è giorno di lutto nazionale, a imperitura memoria per quando gli anni passeranno. Penso che per ora sia tutto, volevo soltanto ricordarlo ed essergli vicino perché sono ancora sotto shock, quasi quanto lui.

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