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Pink Floyd – Set The Controls For The Heart Of The Sun Live in a Church 1971 |Full HD|


Catarsi oscura e psichedelica, in un abisso siderale vivo dentro una cavea temporale.

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Dead Can Dance – ACT II – The Mountain (Official Music Video)


Alle radici performanti dell’incarnazione, istinti e sciamani in umore sonoro. I DeadCanDance sono tornati.

Pink Floyd – Let There Be More Light Live 1968 |Full HD|


Com’era il ballo ai tempi della psichedelia più acida e oscura? Ecco, così…

Karma City Blues, un nuovo grande romanzo del Premio Urania Giovanni De Matteo | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione del nuovo romanzo di Giovanni De Matteo, Karma City Blues, che dopo una gestazione lunga perché Giovanni è certosino, un cesellatore delle parole e dei concetti, è arrivato sugli scaffali virtuali DelosDigital. Ed eccovi, qui sotto, le sontuose parole che descrivono l’opera; per mio conto, non vedo l’ora di leggerla.

Ambientato in una Napoli mezzo secolo nel futuro una vicenda che parte da uno spunto simile a quello di Altered Carbon, il romanzo di Richard Morgan dal quale è stata tratta l’omonima serie tv. Ma dentro c’è molto di più: ci sono le suggestioni indiane che ricordano Ian McDonald, ci sono le arroganti multinazionali che ricordano William Gibson. Tanta roba, per un romanzo da non prendere alla leggera.

Napoli, 2069. Il criminale informatico Rico viene risvegliato dal criosonno penitenziario per indebolire l’egemonia delle compagnie indiane. Ma Rico ha le sue ossessioni: indagare sul tradimento che lo ha condotto in prigione e ritrovare la sua amata Rulah. Su uno sfondo napoletano del terzo millennio, generato da commistioni etniche, contorsioni criminali e quotidianità tecnologiche, dove su tutto incombe la Barriera che tiene lontano il kipple e abitata dal Popolo alato dei nibbi, Rico dovrà venire a capo della sua ricerca, ma scoprirà l’esistenza di qualcosa molto più grande di lui. Un nuovo grande romanzo dal vincitore del Premio Urania Giovanni De Matteo, finalista al Premio Odissea 2018.

Il Romanticismo e la nascita del Fantasy | L’indiscreto


Su L’indiscreto una lunga digressione sul Romanticismo e sull’impatto che ha avuto anche in Italia nell’800 e la genesi che ha causato nel Fantasy.

La situazione italiana è particolare come lo è il suo rapporto in generale col Romanticismo. Le due grandi voci letterarie del nostro inizio ‘800, Manzoni e Leopardi, rispondono infatti in modi diversi e parimenti complessi agli stimoli della cultura loro contemporanea, apportandovi elementi che sono al tempo stesso eredità precedenti (settecentesche e classiciste) oppure complesse anticipazioni. Ciò si riflette anche nella loro valutazione e nel loro impiego del fantastico.

Intendendo la vocazione poetica come una chiamata sempre più esigente al servizio del  “Santo Ver”, Manzoni guarda con profondo interesse alla rinnovata attenzione romantica per la storia nazionale, ma non alla predilezione per il folklore e l’immaginario. In una celebre lettera al D’Azeglio (meritoriamente ripresa da Mazza Galanti in una sua importante riflessione sul “weird” italiano su “Not”) egli infatti riduceva il fantastico a un “non so qual guazzabuglio di streghe, di spettri, un disordine sistematico, una ricerca stravagante, un’abiura in termini del senso comune”. Tuttavia, la sua stessa penna pare ironicamente tradire e ribaltare tale condanna senza appello, dal momento che il lettore accorto avrà notato la presenza di quel “guazzabuglio”, termine che spiccherà poi in altra e ben più celebre pagina manzoniana:  il Capitolo X de I Promessi Sposi, dedicato alla Monaca di Monza e nel quale il cuore umano di ieri, oggi e sempre viene definito appunto un “guazzabuglio”. Quasi a suggerire inconsciamente che forse sono proprio quelle tumultuose immagini apparentemente incoerenti a riflettere davvero l’animo umano, ben oltre diverse e piú rigide e rassicuranti cornici concettuali e rappresentative.

Anche in questo contesto Giacomo Leopardi risulta radicalmente “altro”. La sua riflessione e la sua scrittura comprende e assimila molti stimoli della cultura a cavallo tra i due secoli, e al tempo stesso la critica e supera. Ateo e materialista, attribuisce alla verità e alla ragione l’ingrata responsabilità di aver reso gli europei dei barbari privi di ogni entusiasmo. Cantore del “caro imaginar”, a differenza dei romantici egli non crede affatto che i nostri sogni e speranze contengano un’eco della nostra natura divina e immortale, ma siano solo illusioni necessarie al vivere. Un tempo l’universo ci parlava con ninfe e fauni, nella gloriosa adolescenza della nostra specie, ma ormai abbiamo addentato l’albero della conoscenza e abbiamo scoperto che il mitico dialogo era solo il monologo di un bambino con i suoi amici immaginari. Questa straziante e siderale lucidità, e la radicale differenza dall’orizzonte spirituale circostante, si riflette anche nella più importante scena “fantastica” della sua opera, il dialogo post-umano nelle Operette Morali tra un folletto e uno gnomo, dove i due spiritelli conversano amabilmente, come due gentiluomini al café, tra gelati e riviste, della scomparsa del genere umano. Anche Puck faceva nuovamente capolino in conclusione di Sogno d’una notte di mezza estate, solamente che stavolta palco e platea sono vuoti. Attori e spettatori sono tutti morti. Estinti i sognatori, restano i sogni con cui popolavamo un universo che credevamo fatto in nostro onore.

La didattica della fantascienza, il mio intervento a Stranimondi 2018 – Emanuele Manco


Sul sito di Emanuele Manco il suo intervento, in audio, al panel di StraniMondi sulla Didattica della fantascienza. Ascoltatelo, ne ha parecchie da dire sugli approcci che gli scrittori dovrebbero avere, anche e soprattutto con gli editor…

Yoshio Machida + Constantin Papageorgiadis – Music from the SYNTHI 100 | Neural


[Letto su Neural]

Utilizzando il SYNTHI 100 dell’Institute for Psychoacoustics and Electronic Music dell’Università di Ghent, Yoshio Machida, uno sperimentatore piuttosto prolifico e ben conosciuto anche nelle enclave free form, presenta un interessante progetto con il belga Constantin Papageorgiadis, musicista ed ingegnere del suono pure appassionato di strumentazioni analogiche vintage. Il sintetizzatore fa parte di una serie ideata e realizzata negli Electronic Music Studios Ltd. (EMS) a partire dal 1974, una produzione di sole 30 unità, preziose console che in passato sono state impiegate anche da assoluti mostri sacri della composizione contemporanea, quali per esempio Karlheinz Stockhausen (in Sirius), Eduard Artemyev (che ne ha utilizzato uno per la colonna sonora di Stalker, film distopico e visionario di Andrej Tarkovskij), o per la BBC in svariate serie sci-fi (Doctor Who, Blake’s 7 e Guida galattica per autostoppisti), oltre che da technoheads postmoderne quali Aphex Twin e Jack Dangers dei Meat Beat Manifesto. Alle gioie e dolori di una imponente apparecchiatura di tal fatta – è di oltre due metri la lunghezza complessiva dei suoi moduli – si piegano adesso i due specialisti, realizzando un album senza nessuna aggiunta ulteriore né effettuando editing alcuno. Un SYNTHI 100, tuttavia, è uno strumento che permette infinite modulazioni, grazie ai suoi molti parametri, comprensivi di 12 oscillatori e 8 filtri, che utilizzati nelle forme piuttosto stringate e concettuali del duo, liberano appieno le potenzialità di trame decisamente sintetiche, space e generative. È come un ipnotico testing alieno quello che arriva a noi, soprattutto denso del fascino di un’applicazione scrupolosa e di siderali iterazioni, una prova comunque imbevuta da un’anima anche fortemente musicale, ricca di un’obliqua narrazione poetica, che prescinde dall’estrema manipolazione e dalla smodata ripetizione di loop. Le sequenze espresse non sembrano infatti funzionare secondo le logiche d’un audioabuso astratto, né assecondando i trend d’un esotismo retro-future. Qui il focus sembra essere quello d’un utilizzo quanto più completo e a sé stante, nel quale ogni traccia brilla di singoli elementi ed intuizioni, trasalimenti ed analisi, una sorta di scrittura scenica elettronica, frammentaria ed elusiva ma ricca di una sostanza che deve avere in sé e non in qualcos’altro il principio della sua stessa intelligibilità.

Il maestro dei sogni

"Tutti siamo fatti della stessa sostanza dei sogni"

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"Un libro ben scelto ti salva da qualsiasi cosa, persino da te stesso" Daniel Pennac

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