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Kipple presenta La legge della penombra, di Giovanna Repetto, racconto vincitore del Premio ShortKipple 2017 | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Kipple Officina Libraria presenta La legge della penombra, racconto di Giovanna Repetto vincitore del Premio Short Kipple 2017. Un sottile, vibrante brivido weird percorre le pagine del racconto: le parole usate sono calibrate per scatenare l’immedesimazione nella storia, ambientata in una riconoscibilissima provincia italiana e in un preciso momento storico, quello attuale.
La discesa verso l’abisso emozionale è terrificante, inaspettata e repentina: Giovanna Repetto conosce i sottili segreti della scrittura e vi attinge a piene mani per ammaliarci nella trama del suo vivere interiore.

Sinossi

Sibilla e Maria Pia si dirigono in auto verso la casa di proprietà di Sibilla. Il villino è arredato, ma non ci vive più nessuno. Custodisce segreti e ricordi disturbanti che rivivono anche nelle parole pronunciate dalla giovane donna, in un turbine sottile di piccoli eventi e percezioni, in bilico instabile tra il detto e non detto.
Come il pesce che s’infila nella nassa, le due si dimeneranno in un continuo scambio di ruoli che finirà per imprigionarle sempre di più nella casa.
Sapere cosa può nascondersi oltre il nostro sguardo non sempre rappresenta la salvezza, un punto di forza: le leggi che governano i punti oscuri della nostra esistenza potrebbero non essere quelle che ci aspettiamo, oppure possono costituirne l’intima, terrificante conferma.
Il capolavoro di Giovanna Repetto spalanca i cancelli alle angoscianti prospettive weird delle case abbandonate, immerse nell’infinita penombra in cui sopravvivono. In esse l’afflato della vita s’insinua come un soffio malato e perverso, a delineare giochi erotici appena accennati, pennellati di un nero insopportabile.

Estratto

– Ma ci vedi a guidare?
Il tergicristallo faticava a tener dietro all’irruenza dell’acqua. Sibilla non rallentava e non mostrava preoccupazione. Anzi, il sorriso delle sue labbra sottili e indelebilmente rosse si accentuava come per un divertimento segreto. Era una ragazza magra, con i capelli neri lunghi e lisci, occhi brillanti e sopracciglia arcuate. Emanava una sicurezza pericolosa.
– Ce l’hai davvero la patente? – domandava ancora Maria Pia, un po’ per provocarla e un po’ per rompere quel silenzio che la innervosiva.
– Le domande dovevi farle prima. Adesso non ti fidi? Hai paura? Vuoi che ti riporti indietro?
Così tutto il viaggio.
Sibilla, solo due anni più di lei, diciotto, ma tanto più avanti in tutto. Più bella, più scaltra. Più libera.
Viveva col padre, che però era continuamente in viaggio per lavoro. La madre era scappata con un brasiliano, e non si faceva viva da un pezzo.
Le auto erano poche, sempre meno. Gli alberi ai lati della strada sempre più fitti.
Ed ecco la casa, in una radura pietrosa in mezzo al bosco.
Maria Pia sapeva che lì l’aspettava una sorpresa architettata dalla sua amica.
Sibilla spense il motore.
– Ora devi ascoltarmi bene. Ci sono delle regole. Questo è un posto particolare.
La voce, in contrasto con il corpo slanciato, era di un velluto profondo e pieno, con sfumature aspre. Era una voce che accarezzava, avvolgeva e fustigava.
Maria Pia immaginò che le precauzioni consistessero nel tapparsi in casa, con porte e finestre sprangate.

L’autrice

Giovanna Repetto è nata a Genova nel 1945 e vive da molti anni a Roma. Laureata in Farmacia e in Psicologia, ha svolto prima la professione di farmacista e poi quella di psicologa. Dal 1992 è redattrice della rivista letteraria Il Paradiso degli Orchi e recentemente ha avviato una collaborazione con la rivista di fantascienza Andromeda.

Romanzi pubblicati:
La banda di Boscobruno, Mobydick, 1999, premio Selezione Bancarellino 2000
Palude, abbracciami, Mobydick, 2000, premio Navile-Città di Bologna 2000
La gente immobiliare, Mobydick, 2002
Cartoline da Marsiglia, Mobydick, 2004
L’alibi della vittima, Gargoyle, 2014
Il Nastro di Sanchez, Delos Digital 2017, finalista Premio Urania 2015

Ha scritto testi teatrali e racconti che figurano in riviste e antologie. Fra gli altri il racconto La via di mezzo pubblicato nel 2017 nell’antologia Materia oscura, curata da Emanuela Valentini per Delos Digital, che riunisce autrici di fantascienza italiane.

La collana Capsule

Capsule è la collana di Kipple Officina Libraria dedicata ai piccoli capolavori del Fantastico e della SF prettamente italiana, contraddistinti dalla rapidità di lettura e dalla qualità unita alla fruibilità, dove il basso costo di copertina rende le proposte editoriali imperdibili.

Giovanna Repetto | La legge della penombra – Racconto vincitore dello Short Kipple 2017
Copertina di Lario Tus

Kipple Officina Libraria
Collana Capsule — Formato ePub e Mobi — Pag. 26 – € 0.95 — ISBN 978-88-98953-90-5

Link

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Berlusconiverso – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine l’articolo del lunedì di Alessandra Daniele, che si getta a capofitto nella campagna elettorale ma lo faomaggiando ed evocando Philip Dick e il suo Palmer Eldritch. Non ci avete mai pensato? Io sì, e ho messo nel calderone anche Elon Musk.

Entanglement | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la recensione di Giovanni De Matteo a Entanglement, romanzo di Vandana Singh edito dalla Future Fiction di Francesco Verso. Eccone un estratto:

Entanglement come denuncia fin dal titolo, è un intreccio di voci che raccontano gli effetti delle nostre scelte sul mondo di domani: un domani non così lontano come molti di noi si ostinano a credere, ma che già avrà riversato il peso incalcolabile degli interessi dei nostri debiti sulle spalle dei nostri figli e nipoti. Il cambiamento climatico è uno dei due assi di questo scenario. L’altro è rappresentato dal progresso tecnologico, trasfigurato in un’invenzione – appena accennata nelle prime quattro storie, ma di cui apprendiamo tutti i retroscena nella quinta – che suggerisce una nuova idea di social network, consentendo alle persone di questo futuro di entrare in contatto tra di loro a prescindere dalla distanza, sulla base solo del loro stato emotivo del momento. È quanto accade ai protagonisti di ciascun racconto, che grazie alla scienza e alla tecnologia apprendono ciò che “le popolazioni indigene del mondo già sapevano bene: che ogni cosa è connessa”, come riscopre Irene dopo un incidente che fa risvegliare in lei una persona che credeva scomparsa, la giovane inuit che andava a caccia di foche con suo nonno e che da lui si faceva chiamare Enuusiq.

“Tutto è connesso” ribadisce Yuan all’ultimo monaco sopravvissuto tra le rovine del monastero. “Capire questa verità, però, vuol dire soffrire. Ogni volta che so della morte di un innocente, una parte di me muore”. Ma è un passaggio necessario, l’unico in grado di dischiudere l’accesso a un livello di consapevolezza superiore e innescare la catena di eventi necessaria per realizzare il cambiamento. L’alternativa è rimanere ad aspettare il compiersi dell’irreparabile:

Inondazioni da una parte, siccità dall’altra, il tessuto della biosfera si stava strappando. Pensò alla foresta pluviale amazzonica, così spesso chiamata il polmone verde della Terra. Perfino alcune guide turistiche della città, che portavano nella giungla gruppi perlopiù composti da nordamericani, usavano quell’espressione. C’era qualcuno che sapeva cosa volessero davvero dire quelle parole? Le vennero in mente le proiezioni di molti modelli predittivi, secondo cui la grande foresta, attualmente un enorme dissipatore di anidride carbonica, poteva diventare una sorgente di CO2 se fosse stata eccessivamente rovinata da siccità e disboscamenti. Che sarebbe accaduto in tal caso?

T H E : N e X T : S T A T I O N | Dove eravamo rimasti?


È online il numero 4 della webzine NeXT-Station.org, curato come sempre da Giovanni De Matteo e Salvatore Proietti. In effetti, come dice Giovanni stesso nell’editoriale, è passato un po’ di tempo dal numero precedente della zine, che non vuol dire che si è stati fermi, ma tutt’altro. Il risultato è in calce all’editoriale, con una serie di articoli e rubriche (qui e qui i miei contributi) che appianano un po’ l’abisso del tempo passato, e dopo che NeXT è in stasi forzata da un eone più o meno simile a quello di NeXT-Station, ritrovare la voglia di fare informazione organizzata sulle volumetrie di una rivista è qualcosa che ci mancava, che mancava pure a me. Datevi da fare, leggete le novità che abbiamo disseminato nel tempo e preparatevi al salto quantico connettivo, si prevedono emancipazioni cognitive notevoli.

Grand Guignol de Milan


Ieri sera ho visto al Teatro Petrolini in Roma lo spettacolo Grand Guignol de Milan, ne parlava a suo tempo anche FantasyMagazine.

Ebbene, trovo che la serata sia stata molto interessante, catartica a suo modo, col trattare con sapienza i temi cardine del Fantastico così da rielaborarli in una leggera chiave ironica, che spezza l’angoscia dell’oscuro e che poi, al contempo, ne esalta la caratteristica straniante rispetto alla stolida realtà che ci subissa. Brillanti e bravi gli esponenti dell’ensemble teatrale, con in testa il mefistofelico capobanda, capace di tenere garbatamente in pugno una platea che ha le derive nel becero sempre pronte a strabordare.

Pink Floyd – The Embryo (1970-09-16)


Una versione stellare, psichica e psichedelica, intima e siderale di uno dei migliori brani dei Floyd, in una registrazione live di settembre 1970. Quasi cinquant’anni e il fascino inumano e psichico, lirico dell’arte immaginifica floydiana che aumenta.

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Carmen e Amleto | ilcantooscuro


Sul blog di Alessio Brugnoli una riflessione postmoderna sulle rimappature cognitive proprie del Postmoderno. Tema dibattuto: Carmen e Amleto.

La mia piccola riflessione sulla Carmen, ha, in maniera inaspettata, scatenato un piccolo dibattito, con diversi interventi interessanti: il primo è di Lanfranco Fabriani, uno dei pezzi da novanta della fantascienza italiana. Tra l’altro, Lungo i vicoli del tempo è uno dei primi Urania che ho comprato..

Lanfranco affronta un tema molto importante, nel postmoderno, il rapporto tra originale e citazione.

Infatti, ci sono voluti quasi duecento anni per avere di nuovo uno Shakespeare fedele all’originale. Io vengo dall’epoca della filologia, in cui ci si danna per restituire l’esatto significato di ogni parola di un testo. Si può giocare con i testi, il postmoderno ce lo ha insegnato, lo faccio anche io, ma il gioco deve essere assolutamente riconoscibile e non coinvolgere l’originale.

Ragionando per assurdo, uno che non abbia mai visto la Carmen, e non ne conosca la storia (ed è possibilissimo che ciò accada, visto che si tratta di un’opera lirica) e l’avesse vista per la prima volta in quella circostanza, considererebbe ciò che ha visto come la vera vicenda illustrata dal testo di Meilhac e Halevy e musicata da Bizet?

E poi, proprio un appassionato di fantascienza che ha scoperto che per anni ha letto classici tagliati, parzialmente riscritti, a volte “migliorati” con traduzioni infiorettate e svolazzanti, tanto da non essere certo della paternità di quello che ha letto, dovrebbe condonare certe operazioni?

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Michele Valente |Blog

Blogger e studente di Comunicazione e ricerca sociale. Scrivo di geopolitica, diritto e tematiche ambientali, attraverso un'ottica globale sulla società europea ed internazionale.

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