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Archivio per Creatività

Il cadavere del signor Tek e Il ragno Baba | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione dell’uscita per Edizioni Hypno di Il cadavere del signor Tek  e Il ragno Baba, due racconti di Emanuele Maggio. La quarta:

Cosa pensereste se un giorno vi venisse recapitato un voluminoso pacco che contiene una salma che vi somiglia in modo impressionante? E come vi sentireste se, dopo un’intera giornata passata a disinfestare casa dalle formiche, vi accorgereste che proprio da voi dimora un parassita ben più antico e pericoloso?

Due storie ai confini della follia che vanno a braccetto ora con il surreale, ora con l’orrore; ulteriormente arricchite da un umorismo stralunato.

Quando il signor Tek tornò nell’ingresso armato di coltello, era seguito dai passi svelti e ravvicinati dell’anziana signora Maz, sua moglie. La scatola nera era ancora sul pavimento, esattamente nel punto in cui era stata lasciata, inerte e silenziosa.

Weird Book presenta “The Horror Show” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di The Horror Show, antologia di racconti horror a cura di Luigi Boccia e Nicola Lombardi edito da WeirdBook. La quarta (mentre si ammira la cover di Giorgio Finamore, decisamente sontuosa e che rimanda a Society):

Quindici autori italiani e stranieri esplorano il lato oscuro della società moderna in una grande metafora dei “mostri” che stanno trasformando la nostra esistenza e la nostra umanità.
Racconti di: Lee Murray, Kevin J. Kennedy, Joe Weintraub, Nicola Lombardi, Danilo Arona, Giada Cecchinelli, Dario Tonani, Filippo Semplici, Marco Santeusanio, Simone Volponi, Miriam Palombi, Decimo Tagliapietra, Carmine Cantile e Cristian Borghetti.

Insula in Mari Nata | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di Insula in Mari Nata, racconto weird di Claudio Foti uscito per la collana InnsMouth, diretta da Luigi Pachì per DelosDigital. La quarta:

Le ultime volontà – scritte in puro stile Lovecraftiano – del protagonista la cui moglie, una pittrice ligure che ha recentemente raggiunto il successo, muore dipingendo un ultimo bizzarro quadro. Il protagonista vuole capire cosa ha provocato quella morte, registrata come suicidio. Il suo viaggio alla scoperta della verità è lungo e tortuoso e, dopo averlo portato in Cina, lo conduce in Sicilia alla ricerca di una sperduta isola fantasma: Ferdinandea. Isola leggendaria che riesce a raggiungere con qualche difficoltà, e dove scopre che i culti che si tengono su di essa hanno influenzato sua moglie e i suoi dipinti e l’hanno portata alla morte. Culti e immagini che il protagonista invita a distruggere ogni qualsivoglia appaiano.

Pink Floyd – the Amazing 10 Minute Technicolor Dream – John Latham remix by Jay Jeer


Cos’erano i Floyd agli inizi, con Syd Barrett alla guida? Un guazzabuglio jaz psichedelico, fantastico e surreale, siderale, inarrivabile dalle normali menti.

Ecco il CD di “Schegge di ossidiana – Fiabe dall’Impero Connettivo”


Novità per la pagina HyperHouse su BandCamp: è disponibile il CD della produzione musicale di Stefano Bertoli, Lukha B. Kremo (Krell) e Arnaldo Pontis (Magnetica Ars Lab), ispirati dalle dinamiche sfuggenti dell’Impero Connettivo.
Scaricare digitalmente l’intero album equivale a un’azione monetaria illusoria di 5€; un brano singolo digitale è quotato 0,99€ mentre l’ordine del CD equivale a 7€ (spese spedizione per l’Italia comprese), mentre per il resto del mondo si va dai 9 ai 10€, sempre spese spedizione comprese.

Schegge di ossidiana – Fiabe dall’Impero Connettivo è un progetto di musicalizzazione dell’Impero Connettivo, uno Stato a metà strada tra il weird e la SF che, come l’Impero Romano, si espande sullo spazio, ma anche sul tempo. A capo dell’ecumene di postumani c’è un imperatore nephilim, la moneta corrente è l’informazione.
L’album trae ispirazione dalla saga imperiale che ho ideato, composta da decine di racconti e circa dieci romanzi; in particolare si fa riferimento al racconto “Tre colonne di ossidiana” reperibile sui numeri 2 e 3 di Molotov Magazine, edito da Independent Legions.
Parole e voci su “Flaminae suit” mie e di Ksenja Laginja. Cover di Ksenja Laginja.

Anushka Chkheidze, Eto Gelashvili, Hayk Karoyi, Lillevan, Robert Lippok – Glacier Music II | Neural


[Letto su Neural]

Un viaggio condiviso fra le gelide montagne del Grande Caucaso georgiano, compiuto da artisti provenienti da Armenia, Germania e dalla Georgia stessa. Questo il presupposto di Glacier Music II, uscita particolarmente accurata che si deve alla Establishment Records, grazie anche ad un interessante libro in allegato, in copertina morbida e di alta qualità, stampato in Lettonia con carta ed inchiostri ecosostenibili. Nel libro sono presentate alcune conversazioni con gli artisti, nonché altre testimonianze raccolte durante il tragitto, impressioni degli scenari esperiti e testi integrali e traduzioni delle parti cantate. Nei territori attraversati le tradizioni musicali non differiscono in maniera netta e – pur rappresentando in maniera specifica ognuno di quei luoghi – danno vita a una rete di connessioni alquanto delicata e complessa. L’ispirazione stilistica è dunque varia, oltre che supportata dai talenti decisamente multiformi degli artisti che hanno partecipato al progetto, un’iniziativa voluta dal locale Goethe-Institut. L’esorbitante bellezza di questa regione montagnosa è riflessa gentilmente negli incastri pianistici di Anushka Chkheidze, assai dettagliati e intimi, così come alquanto stilizzati sono anche gli interventi vocali di Eto Gelashvili e l’elettronica di Lippok. Glacier Music II, a cinque anni di distanza dalla precedente prova, è anche un’esplicita testimonianza sugli effetti del cambiamento climatico, con riflessioni molto dettagliate e puntuali che di conseguenza fanno capolino anche nel libro sopra citato. Sono le registrazioni sonore su un ghiacciaio del Kazakistan, già ridotto a solo un terzo delle sue dimensioni originarie, a porre però indirettamente questioni sulla crisi climatica in atto, ed il tutto è ulteriormente sottolineato dagli interventi audio-video di Lippok e Lillevan, così come in una delle tracce confluisce anche materiale sonoro del gruppo Sounds of Matterhorn, composto da Matthias Meyer, Samuel Weber e Jan Beutel. I brani sono realizzati in differenti combinazioni e questo, unito ad un generale rimescolamento fra pratiche sonore contemporanee e musica tradizionale, rende l’ascolto sempre mutevole, dalle coloriture folcloristiche ma anche sperimentale e melanconico. Se ancora gli artisti possono mettere in discussione la nostra percezione su questioni così importanti, questa è la maniera giusta per promuovere un dialogo e sensibilizzare anche il pubblico della sound art sul deterioramento del pianeta, sui cambiamenti climatici e sui problemi ambientali.

Il sigillo imperiale – di Sandro Battisti (reminder)


Vi ricordo un mio racconto uscito qualche mese fa per la collana weird InnsMouth, edita da DelosDigital e diretta da Luigi Pachì: Il sigillo imperiale, appartenente al ciclo dell’Impero Connettivo. La quarta:

Andronico e Xendra sono degli psiconauti postumani al servizio dell’Impero Connettivo. La loro missione è sul filo delle dimensioni e dei riti sciamanici che i popoli arcaici del Centro Italia officiavano, evocando energie dei luoghi, della natura e soprannaturali. Si troveranno a interagire con le entità dei boschi sacri, lì dove il senso di realtà è labile; ma cos’è, esattamente, la realtà?

Pornography: The Cure’s darkest hour


Un articolo focalizzato sull’album Pornography dei Cure, che l’anno prossimo festeggerà i 40 anni dall’uscita. Un estratto significativo (e tradotto):

Nel 1982, i Cure pubblicarono Pornography, il quarto album del gruppo e, per quanto riguarda Smith all’epoca, sarebbe stato il loro ultimo LP. Durante tutto il periodo di registrazione di Pornography, il gruppo era stato in subbuglio. Smith e Gallup avevano fatto scintille come fili incrociati in studio, dissentendo a ogni occasione sulla direzione artistica dell’album. Questa lotta per il potere mischiata alla depressione di Smith che peggiorava e all’indulgenza nell’abuso di droghe e alcol era radicata nel tono dell’album. L’effetto dell’LSD sulla musica degli anni ’60 è generalmente associato alle immagini degli hippy gioiosi e colorati dell’epoca della British invasion. La pornografia, se vista come un esperimento scientifico, è il risultato della somministrazione di droghe psichedeliche ai goths invece che agli hippies. Il risultato è ugualmente bello nel merito artistico, ma qualcosa di molto più scuro, più introspettivo e, beh, un po’ deprimente.
L’intento era quello di usare il primo album dei The Psychedelic Furs come punto focale per le strumentali dell’album con un tocco di art-of-darkness per rivaleggiare con artisti come Bauhaus e Siouxsie and the Banshees. Smith ricorda che, per entrare nello spazio mentale di depravazione e cupezza, il gruppo aveva persino preso a registrare alcune delle tracce nei bagni invece che in studio per un po’, un periodo che ha descritto come “tragico”.

L’album fu pubblicato nel maggio 1982 e fu accolto da critiche per le canzoni inesorabilmente autoironiche che coprivano temi di dipendenza e dolore. Nonostante questo, l’album rimase in classifica per nove settimane ed ebbe più successo commerciale del previsto, con l’unica canzone considerata passabile come singolo, “The Hanging Garden” con il suo ritmo veloce e orecchiabile. L’album è stato da allora etichettato come uno dei migliori della band ed è un perfetto esempio di un gruppo che spreme emozioni nude e fragili in un pezzo di plastica da 12 pollici – un’impresa coraggiosa ma artisticamente rispettabile.
Nonostante siano riusciti a finire l’album, i Cure erano sull’orlo del collasso. Il gruppo era in tour in Europa nel giugno 1982 quando la continua faida tra Smith e Gallup arrivò al culmine, con le parole che cedettero il passo ai pugni, con il risultato che entrambi lasciarono Strasburgo per tornare nel Regno Unito, interrompendo il tour. Gallup aveva lasciato la band e Smith era sul punto di farla finita, mentre si dirigeva verso la casa dei suoi genitori nel Sussex per districare la sua mente tormentata e depressa.
Al suo ritorno a casa, Smith fu affrontato da suo padre, che gli disse che era suo dovere intrattenere gli europei che avevano comprato i biglietti. Smith e Gallup tornarono con riluttanza al loro tour, ma non passò molto tempo prima che avessero ancora una volta uno scontro di opinioni che portò ad una performance scombussolata a Bruxelles con tutti e tre i membri che suonavano gli strumenti l’uno dell’altro; Smith alla batteria, Gallup alla chitarra e Tolhurst al basso. Durante il concerto, un amico di Gallup corse sul palco urlando insulti a Smith attraverso il microfono. Smith rispose lanciando le sue bacchette a Gallup, concludendo una brutta notte e un capitolo ancora più brutto nella storia della band.

 

Il signore del giardino | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di Il signore del giardino, racconto weird di Maurizio Cometto uscito per la collna InnsMouth di DelosDigital. La quarta:

Il parco della Tesoriera di Torino viene chiamato dai torinesi “el Giardin dël Diav”, il Giardino del Diavolo. Si racconta che nelle notti nebbiose si possano udire il galoppo sfrenato di un cavallo lungo i suoi vialetti, e le terribili urla di una ragazza provenire dai sotterranei della splendida villa settecentesca che sorge al suo interno, Villa Sartirana. Prospiciente all’entrata che dà su corso Francia, inoltre, esiste un platano che viene chiamato “il nonno”, in quanto si dice che abbia più di trecento anni e sia l’albero più vecchio di Torino. Cosa lega tutti questi misteri?
Torino, 1713: Aymo Ferrero di Cocconato, tesoriere di Sua Altezza Reale Vittorio Amedeo, appassionato in gran segreto di scienze occulte, è a una svolta della sua vita. Una sera, a un ricevimento di corte, incontra un misterioso maestro d’armi francese, Jean Luc Alfonsin, che si dice abbia il dono di rendersi invisibile. Il francese possiede un oggetto, una misteriosa reliquia dai poteri immensi, “proveniente dalla Terra Santa”…

Tomoko Mukaiyama & Yannis Kyriakides – La Mode | Neural


[Letto su Neural]

La prima rappresentazione dell’installazione-concerto, La Mode, con musiche di Tomoko Mukaiyama e Yannis Kyriakides, risale al 2016, in occasione dell’apertura del National Theatre di Taichung, a Taiwan. L’opera è stata pensata in quanto elemento auditivo a supporto dell’azione di dieci danzatori e in evidenza sono il pianoforte di Tomoko Mukaiyama, l’elettronica rarefatta e l’impianto scenico dell’evento, effetto di una feconda compresenza di design e architettura. Fondamentale nel definire il contesto dell’azione spettacolare è stata nello specifico la collaborazione con l’architetto giapponese Toyo Ito, al quale si deve il progetto della struttura, un edificio decisamente al di fuori dal comune e iper-contemporaneo, assai complesso, simbolico e immaginifico. Uno spazio nel quale è stato conseguente interrogarsi su quale sia l’essenza stessa dell’arte performativa oggi, un genere espressivo che considera gli ambienti alla stessa stregua dell’arte che si svolge in essi, elementi inscindibili di un mutuo confronto. Il concetto cardine che ha ispirato lo spazio teatrale è quello della “caverna del suono”, un luogo d’azione dove tutta una serie di energie entrano in collisione. Una nuova versione del progetto è stata implementata in versione live-stream per il Muziekgebouw di Amsterdam, frutto di una registrazione – ben quattro anni più tardi, nel giugno 2020 – nel bel mezzo del primo lockdown per il Covid-19. Nel progetto sembrano coesistere come due facce, una più intima, gentile e meditativa, ma che anche riflette l’insicurezza e l’alienazione sociale insite nel sistema della moda, un’altra più aggressiva – invece – carica dell’apparire e di un consumismo esibito. Non manca certo sostanza ritmica nelle composizioni presentate, che ritorna sotto svariate forme, sposandosi bene con sequenze più melodiche, tratteggiate in maniera assai sofisticata e puntinista, subito nella traccia introduttiva, “Catwalk”, più sospese e meditative in quella successiva, “Nocturnal”, composizione i cui modelli di riferimento sono sempre sfuggenti e proliferanti. “Early Memory” è pura musica cameristica contemporanea, dove il ruolo del piano è ben distinto rispetto alle altre emergenze sonore, similmente anche in “Dress Code”, composizione di oltre tredici minuti, è ancora il piano a tenere le fila con sparuti interventi vocali, molto sussurrati ed eterei. “Ito Rumba”, la traccia finale, è certo la più caotica fra quelle presentate, effettata e rumorosa, con una integrazione maggiormente insistita di pianoforte ed elettronica.

Mareducata

Chi volete che io sia?

The Nefilim

Fields Of The Nephilim

AppartenendoMI

Ero roba Tua

AERIA VIRTUS

"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

ONLINE GRAPHIC DESIGN MARKET

An Online Design Making Site

Sanguinarie Principesse

E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

Cavallette neanche tanto Criptiche

Tesla Afterburner and the Infinite Sadness

CARTESENSIBILI

Colui che non riesce a trovare spazio per gli altri manca di comprensione, e a chi manca di comprensione tutti risultano estranei.- Zhuāngzǐ

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