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Esce la Gazzetta Ufficiale di Trantor n. 18 | NAZIONE OSCURA CAOTICA


[Letto su NazioneOscura‘s blog]

La Gazzetta di Trantor n° 18

Per il XVII anniversario dell’autonomia, 0 vendemmiaio 140, 22 settembre 2021, equinozio autunnale (da non confondere con l’Indipendenza, tre mesi più tardi, cioè lo 0 nevoso, 21 dicembre) esce la Gazzetta Ufficiale di Trantor n° 18, organo d’informazione ufficiale della Nazione Oscura Caotica-Neorepubblica di Torriglia/Livorno Città Aperta, in formato digitale PDF. La Gazzetta di Trantor è disponibile qui in formato PDF a colori al prezzo simbolico 0,10 avatär (10 centesimi di euro) a copia.
I ministri e chi occupa posizioni istituzionali hanno diritto a una copia gratuita, che hanno ricevuto via e-mail. Qui potete vedere (e acquistare) tutte le Gazzette uscite.

PS: Tutti i post che si riferiscono alle Gazzette più vecchie di qualche anno, hanno i link del vecchio sito e quindi non validi. Trovate tutto nel nuovo sito al link sopra indicato.

Pink Floyd – Signs of Life (Concert Screen Film 1987)


I Floyd rimasti, immersi nella loro amata Cambridge, a raccontare la magia paganeggiante e mistica già esplorata dall’amato/odiato Waters in Ummagumma più di quindici anni prima. Il ritorno al respiro, il personaggio del video che sembra proprio Waters, punto di riferimento nel bene e nel male per la band; le interconnessioni grafiche e sinestetiche di Hipgnosis, finalmente tornato a raccontare cose che gli competeva… Tutto ciò si respira in questo video di apertura dei concerti floydiani della fine ’80, che ho assorbito a occhi aperti quando andai a vederli; magia che è rimasta tutta lì, ora la potete vedere pure voi.

Red Hot Chili Peppers – Otherside


Sempre amato questo brano, e credo anche il video, così oscuri e diversi dalla loro produzione che no, in effetti, non è molto nelle mie corde.

Anthony Pateras – Pseudacusis | Neural


[Letto su Neural]

È un settetto elettroacustico quello messo in campo da Anthony Pateras per il progetto Musica Sanae, sviluppato con il Creative Victoria Creator’s Fund. L’opera che ne scaturisce, Pseudacusis, è stata eseguita nel 2019 a Napoli, Sokolowsko, Berlino e Cracovia, quest’ultima la location nella quale al Sacrum Profanum Festival – curato da Krzysztof Pietraszewski – è stata registrata per intero la performance che possiamo ascoltare adesso in questa uscita a marchio Bocian. A essere più precisi si tratta di un progetto di collaborazione artistica tra tre realtà europee: Phonurgia di Napoli, In Situ di Sokolowsko (Polonia) e NK di Berlino. L’idea alla base del progetto sonoro è quella di esplorare il legame tra musica e medicina, tema piuttosto inconsueto e che nel caso di Pateras rimanda in particolare alle sue ricerche sulla componente allucinatoria del suono. I musicisti scelti provengono dalle tre città succitate e sono Chiara Mallozzi, Riccardo La Foresta, Mike Majkowski, Lucio Capece, Gerard Lebik e Tiziana Bertoncini. Anche il titolo, rispettando il proposito del progetto, è una citazione che ha origine medico-scientifica. Pseudacusis è un termine specifico che significa allucinazione o illusione uditiva e Pateras suggerisce direttamente quali sono gli stati ai quali si è ispirato: la pareidolia uditiva, la sindrome della testa che esplode, le emissioni otoacustiche e più in generale la psicoacustica. Ancor più suggestivo è come Pateras sviluppa in maniera strettamente tecnica queste suggestioni, spazializzando il suono, modulando il pitch e i timbri delle sequenze, avvalendosi di effetti stocastici, dinamiche estreme o eterodinamiche, ripetizioni poliritmiche e ambienti di altoparlanti acusmatici. Non mancano le interferenze elettroacustiche, così come l’utilizzo di frequenze di battute e di toni differenti. L’ensemble è alquanto particolare e vede accanto al violoncello, il violino e il contrabbasso, ai quali sono affiancati due fiati e le percussioni. Non tutti i musicisti citati, che sono stati davvero essenziali nello sviluppo delle liriche nelle sue esecuzioni iniziali, hanno poi potuto essere presenti a Cracovia per la registrazione di questo album e sono stati sostituiti da Krzysztof Guńka al sassofono, da Deborah Walker al violoncello e Lizzy Welsh al violino. C’è da dire che anche la costruzione dell’opera è stata alquanto particolare, con un primo nastro realizzato in Australia, registrato con altri musicisti ancora, che suonano gli stessi strumenti del settetto. Pateras ha poi elaborato singolarmente i suoni, orchestrati successivamente con l’ensemble in Europa. Dal vivo, ogni membro dell’ensemble era in mezzo agli altoparlanti, con Pateras che mixava e innescava l’elettronica situandosi al centro dello spazio.

Tutti gli universi di Stanislaw Lem | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di un’uscita editoriale di pregio, Universi, che comprende la produzione breve omnia di Stanislaw Lem; il volume è in uscita per Mondadori. La quarta:

Universi raccoglie infatti, per la prima volta, l’intero corpus della narrativa breve dell’autore di Solaris, una produzione multiforme ed estremamente originale, nella quale il lettore ritrova i temi presenti anche nei romanzi: l’interesse per la cibernetica, intesa come studio dei rapporti tra sistemi artificiali e biologici, e più in generale l’erudizione scientifica; l’approfondito scavo psicologico e introspettivo, di contro a dialoghi essenziali, secondo i modelli americani; la ricerca di una dimensione esistenziale che tende alla speculazione filosofica.
L’opera di Lem sfugge a qualsiasi categoria. Come definire l’autore? Un filosofo? Un narratore? Uno scienziato? Forse tutte e tre le cose nello stesso tempo. La straordinaria ricchezza inventiva del più celebre autore di fantascienza non angloamericano è ben rappresentata dai racconti presenti in questo volume: quarant’anni di vita intellettuale e creazione letteraria dal primo, Il ratto nel labirinto, del 1956, fino a Il materassino, del 1995. Universi raccoglie infatti, per la prima volta, l’intero corpus della narrativa breve dell’autore di Solaris, una produzione multiforme ed estremamente originale, nella quale il lettore ritrova i temi presenti anche nei romanzi: l’interesse per la cibernetica, intesa come studio dei rapporti tra sistemi artificiali e biologici, e più in generale l’erudizione scientifica; l’approfondito scavo psicologico e introspettivo, di contro a dialoghi essenziali, secondo i modelli americani; la ricerca di una dimensione esistenziale che tende alla speculazione filosofica. In ogni campo in cui si sia cimentato, lo scrittore polacco ha sempre cercato di superare i limiti del già noto, di sperimentare nuove forme e di non adagiarsi su schemi conosciuti. E, se il pensiero è il fondamento delle sue opere, il suo grande talento gli consente di trasformare le idee in personaggi e le trame in congegni perfetti.

Dune 2021: l’epica delle sabbie | PostHuman


Su PostHuman Mario Gazzola recensisce in anteprima Dune, il nuovo film di Denis Villeneuve. L’articolo è trascinante, la prosa di Mario è notevole e fa precipitare il lettore direttamente nelle viscere della pellicola, che forse vedrò ma che a priori non suscita automaticamente l’attesa che ho avuto, che so, per Blade Runner 2049, soltanto perché non amo particolarmente la saga di Frank Herbert (lo so, adesso mi bersaglierete con ingiurie ed epiteti di ogni foggia). Vi lascio alle parole di Gazzola:

La sua narrazione ha il passo ieratico e solenne della fantascienza mistica, ai confini col fantasy più maturo: quella che ci presenta il “viaggio dell’eroe” (saggio-bibbia degli sceneggiatori by Chris Vogler, basato sugli studi di mitologie e religioni comparate di Joseph Campbell nel pure monumentale saggio L’eroe dai mille volti), segue un andamento che nei suoi tratti essenziali si ritrova appunto nei cicli mitologici classici (tutti, dall’Iliade al ciclo bretone di Artù, dal Kalevala al Mahabarata, ma pensate solo a cos’è Virgilio per Dante nella Commedia).
Viaggio iniziatico che nei suoi punti salienti – un eroe, un antagonista, un mentore, un talismano, un conflitto per conquistare un premio, una vittoria, l’amore – riassume in sé praticamente l’essenza, il dna di ogni narrazione, dall’Ulisse di Omero a quello di Joyce. Ciò che rende appunto la sci-fi/fantasy matura la prosecuzione della mitologia in forme letterarie moderne.
Villeneuve, da indiscusso maestro della regia quale ormai è, impagina questo viaggio in sontuosi panorami di… dune (ovvio!) e rocce tendenti all’astratto, colori sabbiosi e interni tetri e incombenti, fastosi costumi neorinascimental-cosmici, attraverso quei silenzi e quelle attese di qualcosa d’inespresso che sono il suo marchio di fabbrica da Arrival, che bene servono l’atmosfera mistico filosofica dell’opera e che sono una continua festa per gli occhi, anche quando rischiate di perdervi fra le intricate cospirazioni di corti spaziali degne dei Borgia.

Come di ogni opera larger than life, vi capiterà – come dubitarne? – di leggere in giro su qualche pregiato quotidiano nazionale stupidaggini tipo che il film ha “una parte centrale troppo lenta”, che sono un po’ come dire che la Bibbia “ha anche delle buone idee ma niente ritmo”. Ma sono quei redazionali svelti scritti da “penne medie” per essere letti dallo “spettatore medio” in tempi medi e dargli l’illusione d’aver capito in fretta se il film è da vedere o no. Carta igienica per il giorno dopo.
Fate come diceva proprio Virgilio a Dante: “non ragioniam di lor, ma guarda e passa”. Voi che leggete qui invece andatelo a vedere, lasciatelo crescere nei suoi 155 minuti di epos, e progressivamente sentirete crescere in voi l’inesorabile empatia per l’ennesimo viaggio eroico, sempre attraverso le stesse tappe, sempre appassionante come la prima volta, quello del giovane Paul Atreides (il 26enne Timothée Hal Chalamet qui sopra a sinistra) e della sua affascinante e combattiva madre-Gesserit dai poteri telepatici Lady Jessica (suadente e magnetica Rebecca Ferguson sotto a sin., che non si è mai sazi di guardare), circondati dall’opulento cast con Oscar Isaac (duca Leto Atreides, padre di Paul, nella foto in alto con lui), Josh Brolin (il roccioso Gurney Halleck), Stellan Skarsgård (l’immenso barone Vladimir Harkonnen, sopra a destra), il sempre minaccioso Dave Bautista, la velata reverenda madre-Gesserit Charlotte Rampling (qui sotto a destra con Paul) e Javier Bardem (il Fremen Stilgar). La coprotagonista Zendaya appare ancora poco, perché il suo ruolo crescerà ora che Paul e madre trovano riparo fra i Fremen del deserto cui lei appartiene, ma proprio quando ahinoi termina bruscamente il film, lasciandoci assetati come nomadi nel deserto della seconda parte, sui cui tempi di gestazione purtroppo non si sa ufficialmente ancora nulla.

Loving the Alien: questo week-end a Torino la grande festa del fantastico | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione del Loving the Alien, manifestazione del Fantastico che si svolge a Torino in questo weekend, patrocinata dal MuFant. Molto nutrito il programma che parte da venerdì sera (vi invito a darci un’occhiata cliccando qui): chi può vada!

VENTITRÉ MODI PER SOPRAVVIVERE di Ksenja Laginja (poesia) | LetteratitudineNews


Su LetteratitudineNews una recensione a Ventitré modi di sopravvivere, silloge poetica di Ksenja Laginja uscita per i tipi KippleOfficinaLibraria nella collana VersiGuasti, curata da Alex Tonelli. Vi lascio alle parole del recensore Carlo Di Francescantonio:

Contiamo insieme tutte / le lettere, ventitré volte siamo / stati qui come il tuo amore /
in congedo dalla vita, / ci toccherà per ultimo / nominare i successori / al principio del cosmo
. Sono i versi della prima poesia – il ritorno alla meraviglia della poesia – che altro non sono che una nuova porta attraverso la quale Ksenja Laginja invita ancora una volta nella “stanza privata del poeta”. Anche in questo caso, in punta di piedi l’ingresso è consigliato, perché il simbolo fa da scudo al significato e la pazienza sarà aiuto prezioso alla comprensione. Sono passati già sei anni da quel così breve ma altrettanto profondo libro che è Praticare la notte, ultima dichiarazione nuda di un’esistenza destinata alla poesia e che, proprio attraverso la poesia, ha come destino l’incontro con la sublimazione. Ed è attraverso una voce gentile, che accade il gesto. Ksenja non ha mai avuto bisogno di alzare la voce, parafrasando una dedica che Stephen King scrisse per Shirley Jackson. Più di un lustro, dunque, dove Laginja ha continuato a coltivare in silenzio, affinando ulteriormente, la dote invisibile dell’ascolto e del riportare. E oggi il lettore si troverà di fronte a un testo misterioso, Ventitré modi per sopravvivere, il cui significato arriva da molto distante, prima ancora di quel territorio ancestrale dove è stato “composto” l’essere umano. Un antico significato fatto numero e declinato con rigore matematico ma che, attraverso una felice alchimia fatta di sentimento e vissuto, viene nuovamente declinato con la lingua della Letteratura. In ventitré “dichiarazioni” si snoda un atipico manuale di sopravvivenza, senza che sia chiaro a cosa e come sopravvivere, perché, nei versi, non si può parlare solo di vita e di morte e di sopravvivenza alla stessa morte.

Per sopravvivere, soprattutto a se stessi, un manuale potrebbe essere una piacevole o disperata soluzione. Non delle istruzioni dettagliate quindi, ma una voce, un ascolto, un qualcosa che ha il compito di far sentire meno soli e soprattutto compresi.

 

Remoria, la gemella mai nata di Roma – TRIBUNUS


Su Tribunus un post che indaga i riferimenti storici di Remoria, la città che Remo avrebbe fondato se gli auspici augurali fossero stati a suo favore e non, come invece è stato, a Romolo. Un estratto corposo:

“Agro Remurino: nome specifico dato a un certo terreno che era stato posseduto da Remo, e la dimora di Remo venne chiamata Remoria. Ma è anche chiamato Remoria una porzione sulla cima dell’Aventino, dove Remo aveva tratto gli auspici per la fondazione di Roma”.
[Festo, De verborum significatu, XVI]

Tutti conoscono la storia di Romolo e Remo, il disaccordo tra i due fratelli relativo a chi avrebbe fondato la nuova città, e dove, e il drammatico epilogo della vicenda. Romolo finirà con l’uccidere il fratello, fonderà Roma e ne diverrà il primo re, consacrandosi alla Storia, mentre per Remo vi saranno solo la morte e l’oblio.
Leggendo però diverse fonti storiche relative alla leggenda, si colgono alcuni accenni al fatto che Remo non si era limitato a entrare in disaccordo col fratello, ma aveva di fatto già identificato un punto dove edificare la “sua” città.

“Non concordarono sul medesimo luogo per la fondazione della città, poiché Romolo propose di insediarsi sul Colle Palatino, tra le tante ragioni per i buoni auspici legati al luogo, dove erano stati accolti e cresciuti, mentre Remo favoriva il luogo che prese da lui il suo nome, che oggi è chiamato Remoria.
E invero quel luogo è molto adatto per una città, trattandosi di una collina non lontana dal Tevere e a circa trenta stadi [5,55 km] da Roma”.
[Dionigi d’Alicarnasso, Antichità di Roma, I, 85, 6]

Il luogo scelto da Remo dunque non è affatto peregrino, anzi: Dionigi contrappone alla spinta emotiva e sacrale di Romolo una scelta pratica da parte del fratello, che avrebbe favorito un luogo “molto adatto per una città”.
Secondo Plutarco, i due fratelli si sarebbero operati per tracciare i confini ognuno della sua città prima di decidere di dirimere il loro disaccordo tramite gli auspici, e mentre Romolo tracciava il perimetro della Roma Quadrata sul Palatino:
“…Remo costruì un robusto recinto in un luogo del Colle Aventino, che da lui prese il nome di Remonium”.
[Plutarco, Vita di Romolo, 9, 4]

A chiusura del cerchio, Il sito di Remoria, o Remonia, la città mai nata di Remo, finisce per diventare necropoli, una città dei morti che fungerà da specchio tellurico e lunare della Roma celeste e solare dei vivi:
Romolo, che aveva ottenuto una vittoria assai triste attraverso la morte del fratello e per l’uccisione reciproca di cittadini, seppellì Remo a Remoria…”.
[Dionigi d’Alicarnasso, Antichità di Roma, I, 87, 3]

Guida non ufficiale a Sandman | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione dell’uscita del saggio Guida non ufficiale a Sandman, scritto da Simone Rastelli ed edito da NPE. Di cosa si parla? Ce lo spiega bene la sinossi:

«Il mondo è fuori sesto», dichiarava il fool di Re Lear. E fuori sesto è il mondo che affronta Morfeo, Sogno degli Eterni, protagonista del «Sandman» di Neil Gaiman, che alla fine degli anni ’80 del secolo scorso, mese dopo mese, episodio dopo episodio, costruì un universo dove quotidianità e fantastico, piccoli eventi e cosmogonie si fondevano in una costruzione immaginifica e ricca di sfumature, raccontando vite e passioni, offrendo a ciascun personaggio una sua voce, unica e particolare. Con Sandman, Neil Gaiman tentò di portare il fumetto (quello seriale, mainstream e di genere) fuori dai recinti del mondo degli appassionati, raccontando piccole e grandi storie in un modo affascinante e talvolta spiazzante. Il risultato fu qualcosa che si muoveva, per così dire, lungo i bordi del mondo conosciuto e confortante del mainstream di genere. Oggi “graphic novel” è un termine di uso corrente, che circola tranquillamente al fuori di quei recinti e che, al di là delle chiacchiere su che cosa indichi o dovrebbe indicare, con la sua diffusione, testimonia un lungo viaggio percorso dal fumetto. «Sandman» è una tappa importante di quel viaggio, che a oltre trenta anni di distanza non smette di ammaliare i lettori.

La prima guida all’universo di Sandman di Neil Gaiman, che ha ispirato su Netflix l’omonima serie tv.

 

AERIA VIRTUS

"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

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Sanguinarie Principesse

E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

CARTESENSIBILI

Colui che non riesce a trovare spazio per gli altri manca di comprensione, e a chi manca di comprensione tutti risultano estranei.- Zhuāngzǐ

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"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

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