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Prossimo alla fine, consideri che un anno e mezzo di sviluppi è, di fatto, alle tue spalle.

la nuova carne edizioni – Casa editrice di cultura estrema


È online il sito della NuovaCarne, la casa editrice di TenebreFuture e di altri estremismi novocarnisti che sta facendo la storia fantastica in questo scorcio temporale; fateci un giro 😉

Astronavi nell’infinito, fra incubi e sogni – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un articolo di Paolo Lago che recensisce Astronavi. Le storie dei vascelli spaziali nella narrativa e nel cinema di fantascienza, di Michele Tetro e Roberto Azzara, saggio uscito per i tipi di Odoya. Un estratto:

In una scena del dramma Vita di Galileo (1938-39) di Bertolt Brecht, lo scienziato pisano, parlando con Andrea Sarti, figlio della sua governante, così afferma: “Io ho in mente che tutto sia incominciato dalle navi. Sempre, a memoria d’uomo, le navi avevano strisciato lungo le coste: a un tratto se ne allontanarono e si slanciarono fuori, attraverso il mare. Sul nostro vecchio continente allora si sparse una voce: esistono nuovi continenti. E da quando le nostre navi vi approdano, i continenti ridendo dicono: il grande e temuto mare non è che un po’ d’acqua”. Probabilmente, la letteratura e il cinema di fantascienza hanno dischiuso un immaginario simile: hanno permesso che gli aerei o qualsiasi tipo di ‘macchine volanti’ non ‘strisciassero’ più attaccati al pianeta, ma si slanciassero al di fuori della sua atmosfera, nello spazio più profondo. In definitiva, cos’altro sono le astronavi se non aerei che si innalzano nel cielo, oltre ogni confine o, per l’appunto, navi che si distaccano dal mare per dirigersi verso gli ‘astri’? Luciano di Samosata (II sec. d.C.), nella “Storia vera”, immagina infatti che sia proprio una nave, sollevata in aria da un tifone, a compiere un viaggio sulla Luna, dove l’equipaggio (di cui faceva parte lo stesso autore) avrebbe incontrato la stirpe dei Seleniti. D’altra parte, celebri astronavi come la corazzata Yamato, che incontriamo originariamente nella serie d’animazione giapponese “Star Blazers” (1974-1981), o l’Arcadia di Capitan Harlock, appartenente al manga “Capitan Harlock” (1977-1979) di Leiji Matsumoto, non sembrano vere e proprie navi che hanno preso il volo? La prima ha l’aspetto e il nome di una corazzata della Marina Militare giapponese della Seconda Guerra Mondiale, mentre la seconda, connotata come una nave pirata, ha il cassero di poppa di un vascello settecentesco.

Michele Tetro e Roberto Azzara, nel loro bel libro, ci offrono una convincente cronistoria illustrata “dei vascelli spaziali nella narrativa e nel cinema di fantascienza”, dalle prime testimonianze letterarie e cinematografiche fino ai giorni nostri. Le astronavi e le basi spaziali di alcuni fra i più noti film di fantascienza, alle quali è dedicata la seconda parte del saggio, sono descritte e raccontate come se fossero reali per cui, spesso, in modo straniante, ci troviamo di fronte a delle vere e proprie ‘schede tecniche’; leggendole, per qualche attimo, il nostro senso di realtà vacilla e si interseca con l’immaginario fino a chiederci: “ma allora sono esistite ed esistono davvero!”. La prima parte del libro è dedicata a un’altra cronistoria, stavolta su “una, cento, mille navi stellari”, fin da quando “le silenziose distese cosmiche si affollarono di mezzi artificiali di ogni sorta, riducendo alla portata umana gli abissi dell’Universo insondabile, là dove, invece, nella realtà, l’umanità stava ancora muovendo i primi, timidi passi al di fuori dell’atmosfera terrestre, a bordo di minuscole e claustrofobiche capsule Mercury o Vostock, unicamente abilitate al volo orbitale”. La terza parte prende curiosamente in esame “l’astronave che s’indossa”, cioè la tuta spaziale, elemento presente in pressoché tutti i film che narrano viaggi nel cosmo: l’immaginario cinematografico ha creato infatti tute spaziali di diverse forme e fogge, dalle più fantasiose alle più realistiche. Infine, a chiudere il libro, incontriamo un’intervista al grafico modenese Roberto Baldassarri, autore di straordinari disegni tecnici relativi ai mezzi spaziali e alla base “Alpha” della serie tv inglese Spazio 1999 (Space: 1999, 1974-1977).

Gli autori sottolineano come nel tempo sia cambiata l’estetica dell’astronave: dall’aspetto sigariforme del razzo (che incontriamo fin dal Voyage dans la lune, 1902, di Georges Méliès) a quello sferico del disco volante, per assumere le forme più svariate che rappresentano una specie di ibrido fra queste due originarie (come, per esempio, la Enterprise di Star Trek). Le rappresentazioni iconografiche delle astronavi sono poi il frutto dell’immaginario di autentici artisti: Chesley Bonestell, che inizia la sua carriera di pittore dello spazio nel 1944; Chris Foss, nato nel 1946, “che portò la space art a livelli di qualità assoluti” (peccato che le immagini del libro siano in bianco e nero: sarebbe stato bello vedere quei “cromatismi accesi” delle navi spaziali di Foss, come recita una didascalia); gli italiani Franco Storchi, Michelangelo Miani, Franco Brambilla e Luca Oleastri, autori di “grandiose” e “magnifiche” navi spaziali.

Pleiadees


Come ascoltare la produzione di un SydBarrett maturo e versatile al pari di un JazzClub etereo_prog: Pleiadees, ricordatevi di loro.

Raving and drooling /pink floyd. live at wembley 1974


Da SlowForward questa bellissima chicca floydiana, più tardi nota come Sheep ma, nel ’74, suonata live come Raving and drooling. Vi lascio alla meraviglia (ascoltate il basso all’inizio…).

Storie d’amore e di morte | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di Storie d’amore e di morte, raccolta di racconti di Robert Aickman, edita da Hypnos. La quarta:

I racconti di Storie d’amore e di morte rappresentano al meglio quegli strange tales, marchio di fabbrica dell’autore inglese, legati in questo caso, come suggerito dal titolo, dal tema del rapporto uomo-donna, terreno fertile per alcune delle sue storie più enigmatiche e inquietanti, come Matrimonio, con il protagonista coinvolto da una strana coppia di ragazze, Helen ed Ellen, o Legno,con i misteri della sua casa. Pubblicata per la prima volta nel 1977, la raccolta Storie d’amore e di morte è ora finalmente disponibile anche per il pubblico italiano.

Impero Connettivo: A sort of homecoming | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione dell’uscita di una mia nuova puntata per l’Impero Connettivo: A sort of homecoming, racconto edito nella collana L’orlo dell’Impero per i tipi di DelosDigital. La copertina, come sempre, è di Ksenja Laginja.

In un indeterminato momento dell’Impero Connettivo, in antitesi a qualsiasi incoerenza temporale, il plenipotenziario postumano Sillax si reca sul pianeta Turiya e atterra nello sconfinato deserto di Sommaria. Lo scopo del viaggio è medico, ma la successione degli eventi diviene caotica e il processo medico cui si sottoporrà il postumano sarà istoriato di volti e azioni propri del caos quantico; la lady che tempesta le sue visioni renderà migliore il suo ringiovanimento quantico?

L’ebook è acquistabile a 1,99€ sul DelosStore e sugli altri store online.

Esce nella collana “Versi Guasti” Incubi e passaggi onirici, di Christina Sng | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Esce oggi per la collana Versi Guasti, a cura di Alex Tonelli, il volume di poesie Incubi e passaggi onirici di Christina Sng, autrice vincitrice per tre volte del Premio Bram Stoker. L’ebook è disponibile su www.kipple.it, nei principali store online e nelle librerie. La copertina è di Ksenja Laginja e la traduzione è opera di Valerio Cianci.

La poetessa scrive così nella premessa: “Sono una figlia degli anni ’80, la meravigliosa era dell’orrore che ha plasmato e influenzato la Generazione X in quello che siamo oggi. Nella mia giovinezza, ho vagato per i cimiteri e visitato case infestate, sperando di trovare prove per dimostrare l’esistenza di fantasmi e mondi paralleli. Le ombre sussurravano di sogni e incubi, mentre canticchiavo canzoni dall’oscurità abissale di coloro che piangevano dal dolore e di coloro che non potevano piangere.
Ho trovato la mia voce nella poesia, la penna intrisa del mio sangue e delle mie lacrime mentre scrivo verità tranquille che nessuno osa dire. Qui, racconto storie di coloro che indugiano oltre l’ombra e storie di coloro che li uccidono: non temere, nelle mie invocazioni ti terrò al sicuro.”

DALL’INTRODUZIONE

Leggendo le sue poesie scivoliamo senza accorgercene, quasi fossimo stati inghiottiti con un unico e ingordo boccone, in un universo che non riconosciamo. Ci sentiamo persi in un caleidoscopio d’immagini che sembrano assomigliare a qualcosa che conosciamo, ma che non riusciamo (possiamo o vogliamo) ricordare.
Saltando da una poesia all’altra (invitiamo il lettore a non seguire necessariamente l’ordine di stampa) incrociamo personaggi impossibili, vendicatori crudeli e spietati, assurde creature alate che presidiano il cielo, tenebrosi draghi e palazzi di venti. Chi sono costoro? Perché ci sembrano così familiari e al tempo stesso così lontani.
Sembra quasi di essere precipitati dentro uno specchio che riflette e distorce, che confonde ma anche svela. A quel punto. non possiamo fare altro che continuare a cadere dentro la poesia di Sng: stiamo semplicemente affondando dentro una storia weird e in un magico paesaggio dell’orrore?
No, per nulla.
Il mondo poetico di Sng è ben altro. È il luogo dove giace nascosta un’etica segreta, o forse un’inespressa speranza.
Il viaggio che compiamo nell’orrore descritto da Sng è una lunga catarsi, un percorso di rigenerazione, di scalfittura, di abrasione. Ogni poesia è una cicatrice, un taglio sulla pelle, un graffio profondo. Ciò che viviamo leggendo le poesie di Sng è la messa in scena della vendetta contro il mondo della nostra quotidianità cui assistiamo ogni giorno, dell’orrore banale, insensato e doloroso.
Per Sng l’orrore della realtà non può restare impunito, non può essere lasciato semplicemente esistere nella banale noncuranza dell’abitudine.

Alex Tonelli

LA QUARTA

Christina Sng è stata vincitrice per ben tre volte del Bram Stoker Award. Il suo versificare, apparentemente semplice, accompagna il lettore con un incedere ritmico, cadenzato, a tratti mellifluo. Un sinuoso procedere dentro uno strano mondo. È il luogo dove giace nascosta un’etica segreta, o forse un’inespressa speranza, una lunga catarsi, un percorso di rigenerazione, di scalfittura, di abrasione. Ciò che viviamo leggendo le poesie di Sng è la messa in scena della vendetta contro il mondo della nostra quotidianità cui assistiamo ogni giorno, dell’orrore banale, insensato e doloroso.

L’AUTRICE

Christina Sng ha vinto per tre volte il Bram Stoker Award. La sua opera, che comprende poesie, racconti, saggi e lavori artistici, è apparsa in numerose pubblicazioni in tutto il mondo, tra cui Interstellar Flight Magazine, New Myths, Penumbric, Southwest Review e The Washington Post.

IL TRADUTTORE

Valerio Cianci è traduttore ed editor di La meraviglia del possibile. Ha tradotto gli scritti di Nick Land, usciti in italiano in due volumi (LUISS 2020 e 2022). Collabora, in veste di traduttore, con Luiss University Press, Nero, Timeo, e Kipple. Suoi articoli sono apparsi su diverse riviste culturali online.

LA COLLANA

VersiGuasti è la collana di Kipple Officina Libraria diretta da Alex Tonelli interamente dedicata alla poesia e alla letteratura lirica, in costante ricerca di connessioni e poetiche appartenenti al Connettivismo e non solo.

Christina Sng, Incubi e passaggi onirici
Introduzione: Alex Tonelli
Copertina: Ksenja Laginja
Traduttore: Valerio Cianci

Kipple Officina Libraria – Collana Versi Guasti
Formato ePub e Mobi – Pag. 42 – 0.95€ – ISBN 978-88-32179-71-2

Link:

Storia della pasta in 10 piatti (Audible 2022) | nonquelmarlowe


Segnalazione singolare, questa, del buon LuciusEtruscus, ma ha il suo perché, è carina e attinente a certe forme di cultura, nonché distruttiva per chiunque consideri come intoccabili i concetti di “tradizione” (atteggiamenti che non portano mai lontano). Stavolta parliamo della pastasciutta, e che altro aggiungere?

Avendo trovato sorprendente e (è il caso di dirlo) gustosa la storia della pasta italiana, già affrontata qui, scoperto che nel dicembre 2022 Audible ha portato in audiolibro “Storia della pasta in dieci piatti. Dai tortellini alla carbonara” di Luca Cesari, presentato da Il Saggiatore in libreria nel 2021, non ho resistito a tuffarmici, armato di cucchiaio e forchetta.
A Gustavo La Volpe, con voce perfetta e intonazione guizzante, servono dieci ore per leggere questo delizioso viaggio alla scoperta di verità scomode e che, sono sicuro, avranno fatto infuriare tutti gli esperti di “cucina tradizionale”, cioè tutti gli italiani tranne me.

Tutti sanno quale sia l’amatriciana o la carbonara tradizionale, e difendono le ricette originali dagli attacchi dei barbari con i loro ingredienti alternativi. Il problema… è che è tutto falso! Tutto ciò che noi chiamiamo “pasta” e che crediamo esistere dalla notte dei tempi è tutta roba nata ieri, nel Novecento: tutte le ricette tradizionali che noi siamo convinti affondino nelle radici stesse della storia del nostro Paese in realtà non esistevano prima del 1950: la grande tradizione italiana non ha neanche cento anni, eppure si agita e fa rumore come fosse millenaria!
Con una perizia da storico consumato, usando un linguaggio che troppo spesso neanche gli storici usano, Luca Cesari si avventura nel più ingrato e infame dei campi di battaglia – la “tradizione” (detta con rumori enfatici in sottofondo) – e dimostra, documenti alla mano, che sono tutte chiacchiere senza alcun fondamento. Ogni tanto gli italiani si sono inventati tradizioni inesistenti e le hanno venerate come secolari.
Con una spietatezza che ho trovato squisitamente crudele Cesari distrugge ogni fondamento di “cucina tradizionale”, raccontando con dovizia di particolari e aneddoti quello che non racconta mai nessuno, cioè le prove documentali. Non sono molte, ma esistono anche per la cucina, e parlano chiaro senza alcun dubbio: non esiste la cucina tradizionale, perché ognuno se l’è inventata per conto suo gridando poi se gli cambiano gli ingredienti.
Volete mettere l’ananas nell’amatriciana? Volete mettere la Nutella nella carbonara? Mettetele, se vi piacciono, mangiate liberamente quello che vi pare perché non esiste alcuna tradizione: dati alla mano ci sono così tante “vere ricette originali” diverse fra di loro che parlare di “vera amatriciana” o “vera carbonara” è una barzelletta. L’unica cosa vera è la passione italiana per mentire a sé stessi e difendere quella bugia con la vita.
Se siete Alfieri della Tradizione, se pensate di sapere come si faccia quello o quell’altro piatto tradizionale, quello che “si fa così da sempre”, non è il libro che fa per voi, perché rischiate di scoprire che le vostre convinzioni sono aria fritta su un letto di niente. Documenti alla mano, riportando le parole dei grandi chef e studiosi culinari del passato, l’unica certezza è che non esiste alcuna certezza, né tradizione. Ognuno fa la pasta come cacchio gli pare e piace, com’è giusto che sia, quindi smettiamo di difendere tradizioni inventate ieri e mettiamoci a tavola in santa pace.

Strani giorni: Presentazione di “Canti d’Amnios”


Chi è in zona, stasera, non si tiri indietro e vada – parola di Ettore Fobo 😉

Sabato 21 gennaio dalle ore 16 alla Biblioteca di San Giuliano Milanese, in Piazza della Vittoria, Ettore Fobo e Matteo Gennari dialogheremo a proposito dei nostri rispettivi libri: “Canti d’Amnios” e il romanzo “Helena”. Veniteci a trovare, se potete.

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"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

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