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Possiamo invertire la freccia del tempo? La fisica di Tenet | Fantascienza.com


Su Delos 219 un bellissimo articolo di Roberto Paura che indaga le pieghe della fisica quantistica e della Relatività di Einstein per dare una spiegazione possibile al concept che Christopher Nolan ha sviluppato nel suo recente Tenet. Un estratto:

In Tenet viene citato Richard Feynman e la sua ipotesi della causalità inversa. Quando vennero scoperti i positroni, cioè le antiparticelle degli elettroni, l’ipotesi di Feynman, sulla base della simmetria CPT, fu di considerare i positroni come elettroni che si muovono indietro nel tempo. Quest’idea fu esplorata da Feynman insieme al suo mentore John Wheeler nel corso degli anni Cinquanta, con l’obiettivo di elaborare un’alternativa alla teoria quantistica dei campi che si stava sviluppando in quel periodo per coniugare meccanica quantistica a relatività speciale. Nella teoria quantistica dei campi, le particelle sono eccitazioni di un campo e le loro interazioni avvengono all’interno del campo di energia. La loro proposta era di eliminare i campi e interpretare la fisica fondamentale in termini di interazioni dirette tra particelle. Scoprirono però che l’unico modo perché la teoria funzionasse era di immaginare che le particelle possano scambiarsi segnali indietro nel tempo, così da spiegare i processi di interferenza simultanea che si osservano negli esperimenti. A un certo punto Wheeler saltò su con l’idea che la causa di tutto ciò fosse che tutti gli elettroni dell’universo non siano altro che un’unica particella che viaggia continuamente avanti e indietro nel tempo, dando l’impressione che esistano innumerevoli particelle gemelle. La cosa non tornava, osservò Feynman, perché bisognerebbe ipotizzare che esistano tanti positroni quanti sono gli elettroni, cosa smentita dall’osservazione. Oggi sappiamo che esiste un’asimmetria nell’inversione per parità che è responsabile della predominanza di materia sull’antimateria, per cui la teoria di Wheeler non poteva funzionare. Feynman divenne poi uno dei principali teorici dell’elettrodinamica quantistica – la formulazione più solida della teoria quantistica dei quanti – che gli valse il Nobel.

A ogni modo, la causalità inversa di Feynman agisce a livello quantistico, mentre l’entropia è un fenomeno della fisica classica, cioè di quella valida alla nostra scala. Quindi difficilmente questo meccanismo potrebbe essere chiamato in causa per l’inversione dell’entropia. Per comprendere quali altre opzioni abbiamo, dobbiamo comprendere l’origine della freccia del tempo. Il fatto che essa distingua tra passato e futuro impedendo la reversione dei fenomeni avvenuti nel passato si spiega, lo abbiamo detto, col fatto che ogni sistema isolato tende a raggiungere la configurazione più probabile dei suoi microstati. Ma affinché ciò possa avvenire in un sistema chiuso come l’universo, dobbiamo pretendere che l’universo stesso sia nato da uno stato di minima entropia, cosicché la freccia del tempo non si sia mai invertita per tutti i 14,8 miliardi di anni che ci separano dal Big Bang. L’entropia dipende quindi da ragioni cosmologiche e una sua inversione non può che verificarsi su scala cosmologica.

In realtà l’articolo dice molto altro, ve ne consiglio caldamente la lettura affinché possiate capire meglio lo scenario in cui si muove il film di Nolan. Buon divertimento 😉

10 buone ragioni più una per vedere TENET | Holonomikon


Cominciano a fioccare le opinioni su Tenet, il nuovo film di Christopher Nolan che spiazza sempre per le sue scelte stilistiche e per i contenuti che stravolgono continuamente il concetto di realtà. Giovanni De Matteo, sul suo blog, traccia dopo aver visionato entusiasticamente la pellicola dieci coordinate; eccone alcune, pescate a caso ma che comunque risultano già significative:

1. Perché, come ogni film di Christopher Nolan, dal più riuscito al più zoppicante, è garmonbozia per le vostre menti, in grado di tradurre le più macchinose e astruse contorsioni cerebrali in un senso di appagamento post-orgasmico. Alcune risposte ad alcune domande che vi sorgeranno durante la visione, potete trovarle qui (e in italiano qui). Ma cliccate su questi due link solo dopo aver visto il film, a meno che non siate già passati attraverso un tornello e passati attraverso un’inversione.

3. Perché pochi registi come Nolan riescono a essere così efficaci nel coniugare il citazionismo (molti i modelli qui omaggiati, dalla spy story alla James Bond al western di Sergio Leone, dal solito Philip K. Dick al solito Christopher Priest) e l’autocitazionismo (l’assalto al teatro dell’Opera di Kiev nella sequenza di apertura è un condensato di tutte le più spettacolari operazioni di Bane in The Dark Knight Rises); così credibili nel sintetizzare la fedeltà a un’idea di spettacolo e una visione del cinema pronta a sfidare ogni volta nuovi limiti.

4. Perché Tenet è un gioco di prestigio e come ogni numero di magia è composto da tre parti o atti. La prima parte è chiamata la promessa. L’illusionista vi mostra qualcosa di ordinario: una sequenza d’azione, un’operazione dei servizi segreti che finisce male, o un pezzo di metallo dalla forma strana. Vi mostra questo oggetto. Magari vi chiede di ispezionarlo, di controllare che sia davvero reale… sì, inalterato, normale. Ma ovviamente… è probabile che non lo sia. Il secondo atto è chiamato la svolta. L’illusionista prende quel qualcosa di ordinario e lo trasforma in qualcosa di straordinario: il pezzo di metallo viaggia indietro nel tempo: vi salta in mano dal pavimento, si muove prima che lo tocchiate, rotola verso le vostre dita senza che nessuno lo abbia spinto. Ora voi state cercando il segreto… ma non lo troverete, perché in realtà non state davvero guardando. Voi non volete saperlo. Voi volete essere ingannati. Ma ancora non applaudite. Perché mostrare qualcosa che sfida il nostro senso comune non è sufficiente; bisogna anche farci credere che sia possibile. O, ancora meglio, che sia inevitabile. Ecco perché ogni numero di magia ha un terzo atto, la parte più ardua, la parte che chiamiamo il prestigio. E Tenet fa tutte e tre queste cose meglio di qualsiasi altra cosa si sia vista al cinema, per lo meno dai tempi di The Prestige.

6. Perché Tenet prosegue una riflessione sul tempo che accompagna Nolan fin dai suoi esordi, da Following e Memento fino a Interstellar e Dunkirk, passando per Insomnia e Inception, e mette insieme il gusto per i paradossi e la fascinazione della meccanica quantistica che già facevano capolino in The Prestige e Interstellar. E riesce a costruire due ore e mezza di spettacolo senza tregua a partire da uno schema di 5 parole:

S  A  T  O  R
A  R  E  P  O
T  E  N  E  T
O  P  E  R  A
R  O  T  A  S

Charlemagne Palestine, John Körmeling – Ffroggssichorddd | Neural


[Letto su Neural]

Charlemagne Palestine, un compositore che al primo impatto ci riporta alla tradizione più vibrante e sperimentale della musica moderna statunitense – quella, per intenderci, di autori come John Cage, Philip Glass, Terry Riley e La Monte Young – non ha mancato in anni più recenti di ampliare il proprio ventaglio d’esperienze, ad esempio nella storica collaborazione con i Pan Sonic, Mort aux vaches, o con il violinista Tony Conrad, oppure ancora con Michael Gira, polistrumentista e leader degli Swans. Adesso, per questo album edito da Staalplaat Holland, non si tratta propriamente di un’altra collaborazione fra musicisti, ma di una richiesta precisa che a Palestine è venuta dall’architetto ultra-radicale, artista visivo e inventore, John Körmeling, questa volta nei panni di progettista di nuovi strumenti e concettuale filosofo musicale attratto dall’idea di composizioni che letteralmente risuonino come rapporti matematici. Ffroggssichorddd che è il titolo dell’album e anche il nome dell’insolito e nuovo strumento, accordato in una maniera certo inusuale, risulta una combinazione perfetta per Palestine, che è un pioniere delle improvvisazioni di lunga durata su clavicembalo, armonium e altri strumenti a tastiera meno conosciuti. La musica attinge quindi al linguaggio universale della matematica e Körmeling ha ideato un sistema musicale che mette da parte l’accordatura occidentale a noi nota e si basa invece su radici quadrate, aree e volumi. Questo doppio LP documenta le esibizioni sul frogsichord, realizzate a Bruxelles, Rotterdam e in Cappadocia, Turchia, testimoniando di una musica ben articolata e altrettanto dettagliata, oltre che a suo modo esotica, per la quale non escludiamo nemmeno momenti improvvisativi dovuti all’estro di Palestine. Sono dodici le tracce nel complesso presentate, con le rispettive b-side dei due vinili che presentano tracce estese, “Vibratio For Pythagorean Frogsichord (Rotterdam)” e “Vibratio For Pythagorean Frogsichord (Turkey)” rispettivamente di più di 25 minuti la prima e di quasi 36 l’altra. Anche l’artwork, nella consueta accuratezza di casa Staalplaat, è da menzionare, con un’illustrazione di Jeroen Erosie e un’adorabile confezione verdina che rimanda anche al colore dello strumento costruito da Martin Bezemer, che ha quindi fedelmente assecondato anche la vena pop e anticonvenzionale del suo progettista.

Mount Shrine & Alphaxone – Displacement


La stasi della tua psiche percorre le valli di Nulla senziente abissali, in ascesa esponenziale.

Le contaminazioni


Nei pressi dei tuoi stilemi crescono indisturbati quanti incolti, slegati da ogni logica apparente fioriscono e s’insinuano nei flussi più coerenti; li contaminano…

Max Cooper – Repetition (Official Video By Kevin McGloughlin)


Intrichi frattali in espansione e vertigine.

Variazioni di eventi


Una distanza variabile di quanti, percezioni illusorie perché non fisse si sommano alle variazioni interiori dettate da un abisso di eventi.

Tree fractal’s life


L’albero frattale della vita.

Dal 25 giugno arriva Stephen Hawking a fumetti | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di un fumetto su Stephen Hawking, biografia di uno scienziato che già da vivo era entrato nella Storia.

Questo libro, rigorosissimo e ricco di informazioni scientifiche, è uno spassionato atto d’amore nei confronti di una delle menti più interessanti e anticonvenzionali del Ventesimo secolo, ed è uno sguardo illuminante sul mondo della ricerca, tra l’immensamente piccolo e l’immensamente grande.

I due autori – Jim Ottaviani e Leland Myrick – ora si cimentano con la vita del celebre fisico, matematico e cosmologo britannico, che ha consacrato la vita allo studio dell’origine dell’universo e alla natura dei buchi neri, ed è mancato nel marzo del 2018.

Intervista su Matematica Nerd pubblicata su Letture.org – Emanuele Manco


Emanuele Manco segnala una sua intervista apparsa su Letture.org in cui discetta amabilmente – e da perfetto nerd qual è – sulla sua pubblicazione Matematica Nerd. Un estratto:

Di quale importanza è stato Alan Turing per la scienza moderna e come è stato celebrato il suo genio nella narrazione fantascientifica?

Alan Turing è stato tra coloro a cui si deve l’informatica. I nostri calcolatori sono basati in gran parte sul suo lavoro concettuale. È stato anche tra i primi a porsi domande su come potesse svilupparsi l’intelligenza artificiale. In tal senso molti suoi spunti concettuali sono entrati nella fantascienza, sia in modo cosciente, sia in modo molto spesso inconsapevole da parte degli scrittori. Il tema di come un calcolatore possa apprendere, diventando un’intelligenza artificiale, solo concettuale per Turing, è diventato quindi fonte d’ispirazione per tutti colori che hanno costruito narrazioni nelle quali le macchine sono senzienti e consapevoli di sé. Un’esplorazione del tema che non si è mai fermata, e che continua ancora oggi. Non sappiamo se alcune delle intuizioni di Turing, che era molto ottimista su sviluppi molto più rapidi della AI di quanto non siano stati, fossero solo convinzioni che si sarebbero infrante sulla realtà, o se veramente il suo contributo avrebbe fatto prendere altre entusiasmanti direzioni. La morte prematura di Turing ci ha privato di questa opportunità. Certo è che la fantascienza ha raccolto questi spunti, sia con ottimismo, sia con il pessimismo necessario a chi racconta delle storie basate su confitti. Le narrazioni quasi mai raccontano di eventi positivi, o se lo fanno cercano in questi delle ombre. Tutto il filone “uomini contro AI ribelli” è in un certo senso ispirato da questo principio.

In che modo la matematica è stata spesso fonte di ispirazione letteraria?

La fantascienza trae spesso spunto dagli sviluppi scientifici, quindi anche dalla matematica. Sia in racconti scritti da autentici matematici, come Lewis Carroll, sia da letterati come Borges, più interessati a porre l’uomo davanti a paradossi, compresi quelli della matematica. Anche in questo caso il percorso è pieno di esempi e di spunti, che ho cercato di raccogliere nel mio libro. Alcuni casi interessanti si verificano quando più che gli argomenti delle opere, sono le stesse strutture narrative, le trame in cui sono coinvolti i personaggi, a risultare ispirate a modelli e/o paradossi matematici, pur narrando delle storie realistiche. Alcuni autori sono stati capaci di dimostrare teoremi matematici in forma narrativa, con racconti e romanzi che riescono bene a mescolare le due cose. Spesso la matematica è un pretesto: uno scienziato scopre “la formula che cambia il mondo” e viene perseguitato. Non sono questi i casi interessanti, visto che non si entra veramente nel merito matematico. Più interessante il frangente in cui il paradosso si scatena in seguito a tali scoperte. Nel mio libro fornisco un percorso di letture e visioni per forza di cose parziale, per suscitare curiosità in merito e dare spunti per continuare a fruire storie ispirate dalla matematica.

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Qui all'ombra si sta bene (A. Camus, Opere, p. 1131)

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