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Archivio per Danilo Arona

Come una malattia – Blatty e il demone (1) [Il Superstite 404] | | CorriereAl


Articoli sempre interessanti quelli che propone Danilo Arona, questa volta si parla di Pazuzu, l’Esorcista e William Peter Blatty. Parte 1…

Ho lavorato molto su Blatty durante il 2016, avendo presentato il libro L’esorcista in due workshop a esternarne il valore in quanto testo esemplare da tener presente come (inarrivabile) modello per i neofiti scrittori di horror. Dovendo scegliere una “monografia” non ho avuto dubbi di sorta: L’esorcista è un esempio sublime di struttura (prologo in un Altrove – Iraq – e crescendo emozionale e cronologico in un contesto quotidiano, per metà una camera da letto…), corroborato da un tessuto “fantastico per esitazione” in cui viene inserito anche, quasi per rafforzare la connotazione realistica, il personaggio chiave della letteratura poliziesca, l’ispettore di polizia. Quel William Kinderman che tornerà in Gemini Killer, testo di derivazione per L’esorcista III, in un ruolo centrale per una nuova indagine ai confini del reale. Per evitare la trappola di quella che Laura Grimaldi definisce “romanzo a cinepresa fissa”, Blatty arricchisce, dinamizza la trama con sostanziosi flashback (il senso di colpa di padre Karras nei confronti della madre morta in casa di riposo), storie parallele (l’amicizia cinefiliaca tra padre Dyer e Kinderman), suggestivi esterni di Georgetown e sottotracce mitologiche (il demone Pazuzu, l’antico nemico che attende l’arrivo di Merrin accucciato dentro il corpo e la mente di Regan). Raramente l’effetto fantastico / horror è stato così efficace, così “invadente” da bucare il reale quotidiano, costringendoci a ricordare che il primo, basilare, principio di un horror riuscito – di quegli e di questi anni – è la verosimiglianza, la credibilità nei confronti di un evento per quanto sia quest’ultimo razionalmente non credibile. Plausibilità rafforzata dall’aver Blatty lavorato per tutti gli anni Sessanta nel campo della commedia brillante, soprattutto con Blake Edwards, affinando l’arte discorsiva soprattutto nel demandare ai dialoghi, fitti e serrati, quasi modellati “alla Hawks”, motivazioni e situazioni di solito “raccontate” dal regista. È anche grazie a questa tecnica di affabulazione “trasversale”, trasferita all’horror, che L’esorcista vanta una forza di penetrazione che un critico americano, Roger Elbert, così sintetizzò: «Questo film è un assalto frontale.»

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Sangue Selvaggio: Incubi Dal Profondo West | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di un’antologia particolare, e disturbante: Sangue Selvaggio: Incubi Dal Profondo West. Nicola Lombardi cura un’opera particolare, racconti che riguardano il selvaggio West scritti da autori eccelsi, come Danilo AronaLuigi BocciaStefano Di MarinoClaudio Foti, Maico MorelliniLuigi Musolino, Gianfranco Staltari e Claudio Vergnani.

Esistono territori, a Ovest, al di là dei sogni, in cui il mondo si sfalda in fantastici inferni popolati da demoni e spettri, pistoleri d’oltretomba e antiche divinità assetate di vendetta.
Un universo intriso di sangue e polvere da sparo, sospeso nel tempo e nello spazio, che otto grandi autori hanno esplorato per raccontarci incubi e visioni di un West selvaggio e allucinato, accompagnandoci in una cavalcata senza freni nelle più tenebrose terre dell’immaginazione. Là dove vita e morte si incontrano.
Oltre la Frontiera.

Recensione di Danilo Arona a Uironda, di Luigi Musolino | Pulp libri | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Danilo Arona recensisce superbamente su PulpLibri la raccolta di racconti di Luigi Musolino, Uironda, edita recentemente da Kipple. Vi lasciamo alle sue superbe parole, a un estratto che rende molto bene ciò che un maestro dell’oscurità italiana pensa di Musolino e dei suoi lavori.

Il fatto è che a Musolino non servono creature o dimensioni «altre». La realtà, per quel che lui che ne (dis)percepisce, è più che sufficiente. Una realtà hic et nunc senza andare lontano. Così, nella sua narrativa, i «mostri» diventano le anomalie, le distorsioni, fantasmi della mente che si materializzano per poi scomparire o riapparire sotto mutate vesti. E uscite autostradali inesistenti sulla carta geografica, un piano condominiale che appare e scompare, un paesaggio notturno che si modifica sotto i piedi di un improvvido runner o l’arcano incantesimo di un villaggio prigioniero di sé stesso, rilanciano ancora una volta l’antica tesi se la narrativa fantastica, soprattutto quella italiana, non sia in verità lo specchio di un altro Reame del Reale, contiguo e non impossibile.

Sinossi

Esplorazione. Cos’è la letteratura se non l’esplorazione, la ricerca e il superamento di nuovi confini? Uironda di Luigi Musolino è anche un luogo, ma in primis è un confine, un confine tra la luce e l’oscurità, tra il noto e l’ignoto. Uironda è la Paura, ma non quella dell’oscurità o dell’ignoto stessi, ma quella più grande, quella della scelta. Scegliere se compiere il salto, assumersi la responsabilità, o più semplicemente reificare le proprie paure e cedere all’orrore. Difficile trovare un nero più nero (come una “notte nella notte”, proprio per citare uno dei racconti della raccolta) di quello in cui ci troviamo “impeciati” in queste dieci storie, dai toni cupi e spesso disperati (spesso ma non sempre, a volte s’intravede un flebile spiraglio di speranza, magari proprio nell’accettazione di quel nero più nero). A rendere questo nero ancora più oscuro e affascinante è il linguaggio, lo stile di questi racconti, che pur partendo da un tessuto realistico nonché contemporaneo, si contorce, come una pianta rampicante, sino ad avvolgerci e catturarci per poi scaraventarci in una nuova dimensione, grazie anche all’uso di termini desueti, di onomatopee, con il loro richiamo a suoni ancestrali.

Luigi Musolino, Uironda
Copertina di Franco Brambilla
Introduzione di Andrea Vaccaro

Kipple Officina Libraria – Collana k_noir
Formato cartaceo – Pag. 248 – 15.00 € – ISBN 978-88-98953-93-6
Formato ePub e Mobi – Pag. 272 – 3.95 € – ISBN 978-88-98953-94-3

Link

Time Slip [Il Superstite 389] | | CorriereAl


Un articolo, che può benissimo essere un suo racconto weird, di Danilo Arona. Sul Corriere di Alessandria.

Uno dei più celebri acchiappafantasmi d’Inghilterra, Robin Furman vive a Grimsby, nel Lincolnshire, notoriamente la zona a più alta densità di eventi paranormali della nazione. Non si contano infatti le case infestate, le luci misteriose in interni ed esterni, gli strani suoni apocalittici (qui il famoso e tremendo “Hum” ha persino spinto un paio di persone al suicidio) e i grandi cani neri, i Barghest, che paiono rappresentare il top delle apparizioni spettrali all’aperto, tanto di giorno che di notte. A tanto già interessante elenco occorre aggiungere una particolare categoria di fantasmi che pare essere peculiarità della regione: the Ghostly Nun, ovvero spettri di suore. A quanto pare se ne incontrerebbero un po’ ovunque, tra gli alberi, mimetizzati nel verde di grandi arbusti, e ovviamente negli antichi monasteri. Lo stesso Furman sostiene di abitare in una casa che ospita la benigna presenza eterea di una suora. Un membro del suo team, gruppo al al quale si attribuisce l’invenzione del Roboghost – una macchina in grado di stanare i poltergeist – ha scattato diverse istantanee nella zona di Bradley Woods dove si vedrebbero, senza neppure troppo sforzo diverse monache tremolanti ed eteree.

Se si chiede a Furman quale sia il suo concetto di fantasma dopo tanti anni di ricerca e indagini, l’uomo non ha esitazioni: «Le immagini dei fantasmi per me altro non sono che registrazioni di persone o di eventi che in qualche modo restano impresse sulle superfici o negli ambienti, anche esterni, che le hanno ospitate. Anni fa, a York, un operaio, Henry Martindale, durante degli scavi vicini alle fondamenta di una casa, vide una legione di antichi romani che attraversava la cantina con le ginocchia a livello del pavimento, con mezza gamba quindi invisibile. Scavi successivi fecero scoprire una strada romana a qualche metro sotto il pavimento della cantina, orientata proprio nel senso di marcia della legione fantasma.»

Alan D. Altieri, in ricordo – di Alessandro Defilippi e Danilo Arona


Su Lindiceonline un bel ricordo di Sergio Altieri da parte di Alessandro Defilippi e Danilo Arona. Posso dire che mi riconosco in pieno nel loro remember, anche io ho perso un fratello, tutti noi lo abbiamo perduto, ed è fiorire spontaneo di impressioni tute uguali, Sergio ci ha lasciato davvero un abisso di dispiacere a farci compagnia, gli volevamo tutti bene.

Adesso una pausa e una precisazione: è impossibile per me (Danilo Arona) raccontare di Sergio senza divenire autoreferenziale. Lo è per me come per molti altri che lo hanno conosciuto. Quindi corro il rischio e respingo al mittente le accuse – non dette, ma in silenzio formulate – di mettere il proprio io al centro di un “coccodrillo”. Non è proprio il mio caso perché l’improvvisa morte di Sergio, avvenuta nella notte tra il 15 e il 16 giugno 2017 mi ha travolto come un TIR. Sono figlio unico e il pomeriggio del 16 ho capito che significa perdere un fratello.

Danilo Arona ed Edoardo Rosati presentano “La maledizione della croce sulle labbra” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di un nuovo libro per Danilo Arona ed Edoardo Rosati, un medical horror dal titolo La maledizione della croce sulle labbra. Come sapete, qualsiasi cosa scritta da Danilo è per me un momento di pura estasi. Ecco la quarta del romanzo:

Un mistero antico pulsa nelle viscere di una lontana isola dei Caraibi. Un mistero che finisce per assumere le fattezze di una strana epidemia. Il dottor Alejandro Vegas, un infettivologo locale, cerca di lanciare l’allarme ma viene inspiegabilmente ostacolato. E la malattia, che non ha nulla di conosciuto e sembra infischiarsene delle leggi convenzionali della medicina, si diffonde. Dietro l’incedere del nuovo morbo sembra celarsi un manipolo di untori fondamentalisti, pronti a spargere nel mondo la feroce pestilenza a costo della vita. E lo scenario si complica ben presto, quando l’infezione-che-viene-da-lontano sbarca in Italia. A Milano. La metropoli è agitata da una raffica di omicidi e suicidi, i corpi delle vittime accomunati da un inquietante herpes che taglia le labbra come una croce blasfema. Due infettivologi ospedalieri, un lui e una lei, cominciano a indagare, ma ciò che sembra un bizzarro focolaio epidemico si trasformerà in un autentico incubo. Che ha il sapore di una piaga biblica. E che richiederà il pronto intervento del dottor Vegas.

Intervista a Danilo Arona – Dimensione Parallela


Una bella intervista – ed è l’ennesima – a Danilo Arona, su DimensioneParallela. Un estratto che mi dà i brividi.

  1. Ti hanno definito l’indagatore dell’incubo, a causa delle tue inchieste sul paranormale. Un episodio che ti ha particolarmente colpito?

Una lunga inchiesta su una catena di tragiche morti nella vicina (ad Alessandria) Valcerrina che purtroppo al momento  non posso pubblicare per ragioni sin troppo ovvie. Morti che riguardano persone molto giovani, tutte decedute per cause non naturali, quasi un’assurda maledizione. Ci ho lavorato a lungo con la collaborazione di una ragazza del luogo e, nonostante 400 cartelle, siamo a un punto morto e soprattutto con un prodotto difficilmente utilizzabile. La mia socia, che è nativa della zona, sostiene che la “Valle” – che, scritto così, pare una sorta entità, e temo che sia vero… – ci impedisce di rendere pubbliche le nostre interpretazioni. Posso combattere contro tutto, ma contro le valli, le montagne, le pianure che fanno paura e le colline che hanno gli occhi, purtroppo no. Ho conosciuto gente che ci ha provato e ci ha lasciato le piume. Se la risposta ti sembra troppo criptica, purtroppo non posso aggiungere altro.

  1. Domanda difficile da fare… Sembra che gli italiani leggono poco e sembra che coloro che lo fanno, sono attirati più da nomi stranieri piuttosto che dai nostri e la percentuale scende se ci inoltriamo in questo genere. Io stesso per decenni sono rimasto vittima di questa miopia. Secondo te, da cosa può essere causato questo fenomeno? Argomento ostico? Poca pubblicità? Poco interesse?

Nulla è così poco curabile come la miopia. Perché quella culturale è un pregiudizio. E nell’Italia del 2018 i pregiudizi sono difficili da sfatare. Comunque, per non farne un caso Italia contro il resto del mondo, tolto King anche tanti suoi illustri anglosassoni fanno una fatica assoluta a pareggiare i conti. Purtroppo, a certi piani alti, un italiano che scrive “gotico” fa ancora sorridere. E c’è malauguratamente da aggiungere che non sempre le vendite sono incoraggianti.

  1. Arona però non è solo scrittore, è anche un musicista. Saresti l’uno senza l’altro?

Assolutamente no. Ho molti lavori che incrociano musica e letteratura. Il punto in comune è certo la notte, dimensione spazio-temporale in cui si fa musica e accadono cose ai confini della realtà. Ho un lungo elenco di titoli che ci sguazzano, da Rock ad Ancora il vento piange Mary, da Palo Mayombe a Morgan e il Buio. I chitarristi sono una razza dannata che traffica con le tenebre, lo garantisce uno strimpellatore di Fender Stratocaster.

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