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Archivio per Danilo Arona

L’ascella di Metatron – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un articolo di Danilo Arona che mette in relazione il concetto di Realtà con quello di Male; in un universo che sembra asservire le necessità dell’incarnato con quelle del profondo trascendente deviato, si fa presto a giungere a conclusioni che ho evidenziato in La speranza è una trappola inventata dai padroni.
Il cerchio sembra stringersi attorno al nostro collo fisico. Ed è ciò che ci costringe in questa dimensione a essere il Male stesso.

L’universo è Satana. Noi camminiamo sulla pelle di Satana, sulle sue ali di pipistrello. Satana è questo pavimento, questa tavola, questo pubblico che mi ascolta paziente. È l’unica realtà esistente perché l’altra è perduta, divenuta mitica. Noi dobbiamo servire questa realtà ed essere molto cauti nel parlare dell’altra.

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La notte del Weird | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine il resoconto della Notte del weird, svoltasi il 24 settembre presso la libreria Miskatonic University di Reggio Emilia, incentrata quest’anno sulla figura di HP Lovecraft. Sono intervenuti Nicola Lombardi, Maico Morellini, Danilo Arona e Massimo Tassi, ovvero grossi calibri del weird italiano. Dev’essere stata una serata fantastica!

Filmhorror.com – Segnalazioni: “Dark Italy”!


Su FilmHorror la segnalazione di un’antologia horror d’eccezione: Dark Italy.

Arona, Astori, Boselli, Cometto, Mana, Musolino, Marolla, Nerozzi, Vergnani. Nove fra le migliori penne della letteratura horror italiana per la prima volta riunite insieme in un’antologia di racconti del terrore ambientati nel nostro paese! Sì perché l’Italia, terra spesso associata all’arte, all’eleganza e a una certa spensieratezza, nasconde (ma non troppo) spaventosi squarci di tenebra, le cui radici sono antiche e profonde. Il gotico europeo, progenitore dell’horror moderno, deve infatti i suoi natali proprio all’immaginario italiano dell’epoca: foschi castelli popolati da sinistri assassini che complottano nell’ombra, avvelenatori e inquisitori, sabba di streghe, spettri e diavoli… Ecco quindi Dark Italy, una spaventosa cavalcata notturna in nove moderni e agghiaccianti racconti del terrore, che esplorano Il lato oscuro del Paese del sole.

Per la Acheron Books: imperdibile!

Il cielo si avventò sulla terra – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un articolo di Danilo Arona che indugia la sua indagine sul limite delle dimensioni e della consapevolezza. Qui, la commistione tra variazioni meteo e l’ancestrale ascendenza del cielo sulle questione degli uomini, tocca uno dei suoi culmini speculativi.

Di Sergio [Il Superstite 335] | | CorriereAl


Un ricordo intenso di Sergio Altieri, da parte di un altro grande del Fantastico italiano: Danilo Arona. Tutti, tutti quanti a ricordare Sergio nello stesso modo, tutti quanti abbiamo un ricordo netto e preciso della sua persona, del suo essere, della sua bellissima anima: ci sarà un motivo, no?

Nell’estate del ’98 conobbi Sergio Altieri di persona. Come autore lo conoscevo sin dagli anni ’80 quando un libro dal titolo Città oscura mi conquistò, perfetto equivalente letterario del noir metropolitano, screziato di fantastico e horror, del miglior Carpenter, quello di 1997 Fuga da New York e Distretto 13 le brigate della morte. Da quel momento non mi feci mancare nulla di Sergio e i successivi Alla fine della notte, L’occhio sotterraneo, Corridore nella pioggia, Scarecrow mi confermarono che quello scrittore stava diventando un mito personale perché dava corpo con una prosa secca e paradossalmente musicale ad alcuni tormentoni del mio immaginario che con evidenza erano tali anche per lui.
Nel ’98 si era alla seconda edizione del festival letterario Chiaroscuro, ricca di ospiti internazionali che arrivavano ad Asti un po’ da tutto il mondo: personaggi come Jerome Charyn, Daniel Chavarria, Luis Sepulveda, Paco Ignacio Taibo II, Donald E. Westlake, e tra gli italiani, Bruno Arpaia, Marco Buticchi, Enrico Deaglio, Ivan Della Mea, Gianni Minà e Laura Grimaldi. E appunto Sergio, presentato nel cartellone con il suo nome “da scrittore”: Alan D.
Mi aggiravo appunto un pomeriggio in attesa di un evento nella via antistante la biblioteca consortile quando, accompagnato da Laura Grimaldi, mi si avvicinò un uomo alto e ben piantato, folti baffi, che con voce baritonale mi fece un affondo indimenticabile: Ciao, sono Sergio Altieri, vorrei conoscerti, ammiro molto il tuo lavoro.
Adesso una pausa e una precisazione: è impossibile per me raccontare di Sergio senza divenire autoreferenziale. Lo è per me come per molti altri che lo hanno conosciuto. Quindi corro il rischio e respingo al mittente le accuse – non dette, ma in silenzio formulate – di mettere il proprio io al centro di un “coccodrillo”. Non è proprio il mio caso perché l’improvvisa morte di Sergio, avvenuta nella notte tra il 15 e il 16 giugno scorso mi ha travolto come un TIR. Sono figlio unico e il pomeriggio del 16 ho capito che significa perdere un fratello.
E, tornando al ’98, dato che mi stava parlando uno dei miei “autori-mito”, non è che il mio lavoro in quel momento fosse chissà che cosa. Più che altro saggistica, per capirci, ma di romanzi cartacei solo uno, uscito in sordina. Anzi, proprio di nascosto. Per dire che come autore ero proprio di nicchia, se non di loculo – ed ero già piuttosto vecchio, vicino al mezzo secolo.
Insomma, non potevo che rispondergli così: Come sarebbe a dire che tu ammiri il mio lavoro? Tu sei l’uomo di Città oscura e ho detto tutto!
Ci stringemmo la mano (la mia scomparve quasi nella sua) e diventammo grandi amici, veri. Proprio per simpatia, per gusti personali molto affini (non tutti, su Tarantino e Lynch la pensavamo in modo diametralmente opposto) e per condivisa filosofia della vita. E so bene che questa storia la possono raccontare in tantissimi perché quello che vi ho descritto era il normale approccio di Sergio. Lui, importante per davvero, faceva sentire importante il prossimo.
Anche perché in lui viveva l’anima di un genuino talent scout, sempre alla ricerca di talenti “sodali” e a lui simili non tanto da poter lanciare nel mondo dell’editoria quanto per “fare delle cose assieme”.
Ma qui non voglio occuparmi della storia pubblica. I ricordi più belli appartengono al periodo “di Bassavilla”. Per colpa mia Alessandria la chiamava con il nome d’arte e io ero “il Palero di Bassavilla”. Veniva spesso a trovarmi – anzi a trovarci, con Marenzana, Bona, Claudia Salvatori, Edo Rosati, Fabiana e altri – e io qualche volta lo ricambiavo a Milano. Letteratura, libri, editoria occupavano una piccola percentuale dei discorsi intrattenuti a tavola. Si parlava – io tentavo di farlo sempre in modo scherzoso perché nulla era più appagante della sua risata – del mondo che deragliava sempre più, nutrendo così la sua straordinaria letteratura e le nostre più modeste, sempre comunque declinate all’ombra dell’Orologio dell’Apocalisse.
Ci sono cose che restano nella memoria a proposito di un amico che se ne va per sempre. Che se ne va, come lui, all’improvviso, quasi a tradimento (per capirci). La sua risata, come ho già accennato, e la sua voce. Sergio era dotato di una voce meravigliosa. Avrebbe potuto fare nella vita l’attore, il doppiatore, con quella voce che si ritrovava. E poi, scendendo nell’ovvio che sanno tutti quelli che l’hanno conosciuto: la bontà, l’altruismo, la sua concezione di “consorteria letteraria”, il metterci la faccia sempre.
Da quel giorno ad Asti ho di sicuro avuto un motivo in più per non perdermi un libro di Sergio. Quelli degli ultimi anni sono tutti autografati. L’ultimo, Magellan, mi è giunto una decina di giorni prima della sua morte con dedica e firma. E al momento mi fa molto male aprire quelle pagine.
L’ho sentito al telefono una settimana prima del 16 giugno. «Ehi, man, ci vediamo a Bassavilla!».

Le radici del Necronomicon – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine il maestro Danilo Arona insiste sulla genesi dell’attuale senso del raccapriccio derivato dagli abissi di orrore siderale, di cui Lovecraft ne è ispiratore e vate. Lo spunto è la nuova pubblicazione di Angelo Cerchi, Le radici del Necronomicon; sentiamo cosa ha da dire a riguardo Danilo:

La discussione è annosa. Ed è ripartita implacabile all’uscita del primo libro di Angelo Cerchi (H.P. Lovecraft – Il culto segreto). In una potente quanto inadeguata sintesi, da un lato i difensori del dogma lovecraftiano che attestano l’estraneità del mondo dello scrittore di Providence allo sterminato magma esoterico/religioso nato a ridosso della sua opera, grazie soprattutto alla creazione letteraria del Necronomicon (nei cui meandri interpretativi non intendo perdermi), e dall’altro un movimento in espansione che reputa possibile la complicità, più o meno consapevole, di HPL ad alcuni temi vincolanti della sua opera, primo fra tutti l’occultismo praticato – tanto ai tempi dello scrittore quanto oggi – da quelli che Kenneth Grant ha felicemente battezzato i Culti dell’Ombra.
In questa seconda corrente, “eretica” per capirci, ha trovato spazio l’interessante e succitato saggio di Cerchi, contro il quale non pochi si sono scagliati, senza forse neppure averlo letto, magari accontentandosi di un mio divertito commento apparso su Carmilla On Line nell’aprile del 2015. Con buona probabilità succederà ancora con questo, nuovo Le radici del Necronomicon, nel quale Cerchi prosegue la sua indagine con inediti, niente affatto banali spunti che qui non voglio svelare, ma su cui mi preme richiamare l’attenzione attorno all’umile consapevolezza, esibita con prudenza a ogni passo dallo studioso, sulla “possibilità” di un’altra storia dietro alle mitologie del cosiddetto “solitario” di Providence.
Per rinfrescare le memorie, Cerchi nel suo primo libro s’interrogava sulla provenienza dei materiali magico-rituali che abbondano nella narrativa di Lovecraft, adombrando l’ipotesi che il medesimo, durante le sue tante peregrinazioni nel New England, entrasse in contatto con uno o più culti di quell’America rurale spesso immortalata nei racconti, in grado di trasmettergli occulte conoscenze a proposito degli Old Ones. Una condivisione di cui far buon uso in tante, immortali opere e, se Cerchi in questa nuova esplorazione sulle radici del sapere di HPL affonda ancor più il bisturi nel reame della Realtà Fantastica (ma pur sempre Realtà…), vorrei fiancheggiare il suo lavoro partendo da presupposti ancora differenti dai suoi. Al Cerchi saggista vorrei affiancare il tortuoso tragitto dello scrittore Arona.

Citazionismo – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la consacrazione del Citazionismo, una tecnica artistica, letteraria o cinematografica o altro, che pesca nell’immaginario per accrescerlo esponenzialmente, un po’ come nutrirsi di sé per diventare immensamente grandi, è il consolidarsi della fantasia che assurge a livelli di realtà.

Grazie a Danilo Arona per avermi fatto capire l’importanza di questo fenomeno interiore cui, ora me ne rendo conto, ho attinto io stesso per le mie nuove produzioni.

Come dire: il citazionismo, da ossessione patologica reale, diventa tema portante di un romanzo. Ma, come accennavo più sopra, il mio insignificante caso è tutt’altro che isolato. Al cinema, i più grandi maestri del thriller e del fantastico degli ultimi anni – da Carpenter a De Palma, da Craven e da Tarantino – hanno citato con consapevolezza e a piene mani da grandi autori e reciproci film del passato. La filmografia di John è esemplare al proposito: da un Distretto 13 che aggiorna e ingloba Un dollaro d’onore di Howard Hawks, transitando per Fog ossequiante La nave maledetta di Armando de Ossorio, per giungere a Il seme della follia dove lo stesso citazionismo è un lovecraftiano virus della mente, il percorso del nostro include pure preziose variazioni sul tema come Pericolo in agguato, La cosa, Fuga da Los Angeles che sono “doppi” di altri film, l’ultimo addirittura proprio, 1997 Fuga da New York.

francesca del moro

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