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Archivio per Costantinopoli

La leggenda che sarai


Lasciati affondare in un gorgo di decadenza e disfacimento, quando le memorie di un tempo sono gli scenari della leggenda che sarai.

Recensione: “I Bizantini in Italia”, di Giorgio Ravegnani – TRIBUNUS


Su Tribunus la recensione a I Bizantini in Italia, saggio storico di Giorgio Ravegnani che indaga i secoli in cui i Bizantini – ma sarebbe più corretto dire i Romani d’Oriente, alla fine sempre i Romani – tentarono di riprendere e governare a lungo l’Italia, come parte integrante di un impero che si dichiarava ed era romano a tutti gli effetti. Un estratto:

Per quanto Ravegnani, da buon accademico, userà “Bizantini” per tutto il testo, ci tiene a sottolineare come questo sia un uso che non riflette la realtà delle cose. La sua premessa funge anche da utile introduzione e riassunto al tema. Vediamone uno stralcio.

“I Bizantini in realtà non sono mai esistiti: essi chiamavano se stessi ‘Romani’ e la definizione con cui li indichiamo è un portato della cultura moderna che così li indicò per distinguerli dai Romani dell’epoca classica. E lo facevano a ragion veduta dato che ciò che noi abitualmente definiamo bizantino altro non era che l’evoluzione dell’impero romano di Oriente. […] nel 330 […] iniziarono a differenziarsi due realtà statali, Occidente e Oriente romano […]. La divisione non significò la fine di ogni rapporto: dal punto di vista giuridico lo stato romano continuò a essere considerato unico e, nella pratica, Costantinopoli intervenne in più occasioni, direttamente o indirettamente, nelle fasi cruciali del dissolvimento dell’altra metà dell’impero. Nel secolo successivo poi i Bizantini arrivarono in armi per ricondurre sotto il loro dominio quanto dai barbari era stato sottratto, illegalmente secondo il loro punto di vista. Iniziava così la lunga storia dell’Italia bizantina che, sia pure con vistosi cambiamenti territoriali, si protrasse fino alla seconda metà dell’XI secolo.”

Il prof. Ravegnani, più avanti nel libro, riconosce anche un’accelerazione della trasformazione sotto Eraclio, ma con questa premessa siamo rassicurati sul fatto che i Bizantini di cui leggiamo altro non sono che, ovviamente, i Romani. Inizia così l’avventura nell’Italia bizantina. Come accennavo sopra, un’avventura lunga quasi settecento anni.

Infatti Ravegnani non si limita a partire da Giustiniano (imperatore al quale il professore ha dedicato numerose pubblicazioni, come L’età di Giustiniano, La corte di Giustiniano, Soldati e guerre a Bisanzio, Il secolo di Giustiniano) e dalla riconquista dell’Italia con la guerra gotica, ma parte da più lontano. Il primo capitolo, “Collaborazione e conquista” (il più lungo del libro) prima di lanciarsi nella lunga guerra tra Romani e Ostrogoti, dedica infatti diverse pagine agli interventi dei Romani d’Oriente in Occidente tra IV e V secolo, a partire dalle campagne di Teodosio contro Magno Massimo prima, contro Eugenio e Arbogaste poi.

Ascesa e caduta: le statue a Costantinopoli – prima parte – Piervittorio Formichetti – EreticaMente


Su Ereticamente un lungo articolo che indaga l’arredo imperiale di Costantinopoli, nell’arco della sua esistenza millenaria. Un estratto:

Le statue nelle città bizantine ebbero un ruolo non certo secondario. Uno dei più importanti edifici antichi era senza dubbio l’ippodromo o circo, adibito alle gare di corsa dei carri tirati da cavalli, che i Romani avevano assimilato durante le conquiste ellenistiche. La sua struttura e la sua forma divennero tipiche del mondo romano: una lunga area di terreno approssimativamente a forma di U, divisa longitudinalmente da un terrapieno o da un muro detto spina, su cui potevano essere poste statue e obelischi. In epoca tardoantica il circo divenne un luogo sempre meno rappresentativo di “pure” gare sportive, e sempre più un luogo di celebrazione dello «spettacolo imperiale»; per esempio, nell’ippodromo di Costantinopoli l’imperatore Teodosio I (379-395) fece collocare un obelisco egizio del 1500 a. C., e lungo la spina, tra le gradinate e sotto le arcate sovrastanti le stalle dei cavalli erano state collocate statue provenienti da diverse parti del mondo greco-romano, da quella dell’imperatore Diocleziano (inizio del IV secolo) fino ad alcune realizzate quasi mille anni prima dal celebre scultore greco Fidia. Gli aurighi erano veri e propri vip, come i calciatori dei nostri giorni; essi gareggiavano per una delle due squadre o fazioni maggiori, gli Azzurri (per i quali probabilmente parteggiava lo stesso imperatore Giustiniano I, regnante dal 527 al 565) e i Verdi, o a una delle due minori, i Bianchi (dalla parte degli Azzurri) e i Rossi (dalla parte dei Verdi). Potevano essere ingaggiati da una o dall’altra fazione per poi eventualmente ritornare alla prima, e in occasione delle loro vittorie più importanti, i demi – cioè i tifosi – facevano erigere statue dei propri campioni. Dunque nell’impero romano d’Oriente esisteva una statuaria privata e “amatoriale” dedicata alle celebrità dell’ippodromo, permessa dallo Stato e mal sopportata dalle autorità della Chiesa cristiana, ma indipendente da entrambi.

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Roma e Bisanzio: un confronto | Impero Romano d’Oriente 330-1453 la sua storia


Su ImperoBizantino un’interessante comparazione tra Roma e Bisanzio, sulle affinità più che divergenze tra la prima parte storica e la successiva, che hanno donato allo Stato romano un arco di tempo dominante di più di duemila anni, finito da appena cinque secoli. Un corposo estratto:

Roma e Bisanzio: due città, due realtà, due mondi ritenuti per troppo tempo dissimili, inconciliabili, quasi fossero alieni e non già nati e animati da un unico spirito, un’unica matrice, in altre parole l’idea di Impero, entità capace di raccogliere e riunire miriadi di genti diversissime tra loro per razza, cultura e religione.
Per secoli l’Impero Orientale è stato considerato con sufficienza, tanto da meritarsi l’epiteto “bizantino”, quasi con intento denigratorio, rispetto alla denominazione effettiva, ossia quella di Romano d’Oriente. I suoi abitanti, infatti, si chiamavano Romei, o Rhomaioi, e questo sta a testimoniare la continuità della tradizione, rispetto agli indegni epigoni franco-germanici. Cos’ha infatti l’impero di Carlo o di Ottone per dirsi “Romano”? Poco, per non dire nulla. E quello “Bizantino”? Molto, per non dire tutto.
Certo, differenze ve ne furono, ed alcune sostanziali, ma esse non giustificano minimamente il ghetto in cui la realtà bizantina è stata relegata in passato. Definita come una sorta di Gezabele corrotta e sanguinaria, colpevole di aver tradito gli antichi ideali del mondo greco-romano, essa rappresenta invece la rivalsa e la sopravvivenza di Roma nel mondo medievale.
È curioso osservare le affinità di ambedue le città sin dalla loro genesi: entrambe hanno un fondatore eponimo (Romolo e Byzas) dai connotati mitico- leggendari, entrambe sorgono su sette colli ed entrambe occupano una locazione strategica assai notevole. Roma, infatti, è punto d’incontro tra il mondo Etrusco a nord e quello Greco a sud, e si giova di un clima favorevolissimo; Bisanzio è sul Bosforo, chiave per i traffici nel Mar Nero sino alle steppe ucraine, vero granaio europeo. Non a caso sarà lungamente contesa dalle potenze via via egemoni nel corso delle guerre fratricide greche: si può ben dire allora che chi tiene il Bosforo domina l’Egeo, e chi tiene Bisanzio domina il Bosforo. Tali caratteristiche non devono essere considerate oziose o frivole, se si pensa che furono i motivi che animarono Costantino I nella scelta della nuova capitale, giunta alla luce il fatidico giorno del 11 maggio dell’anno 330. Egli agì spinto da presagi e superstizioni (uno su tutti: la costa orientale del Bosforo rammentava troppo il fato funesto di Ilio) ma anche da uno spirito ben più pragmatico : dalla Tracia infatti l’Imperatore riusciva a raggiungere agevolmente le frontiere sarmatiche e persiane, da troppo tempo fonte di gravosi problemi per l’Impero. Da allora in poi la storia futura di Bisanzio si muoverà sui solchi già tracciati da Roma, cercando di emularne la grandezza e la fama. Se i confini geografici di Bisanzio muteranno di volta in volta, quelli ideali saranno sempre rivendicati
.

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L’impero Romano morì nel 1453


Gli avamposti imperiali segnavano la continuità con il precedente Stato. Ma poi, quello che successe dopo, ne è stata la naturale conseguenza.

Pantocrator


Nel cosmo pantocrator, a distillare le strategie psichiche di un mondo decadente.

La donna romana in epoca bizantina (VII-XII sec.) – TRIBUNUS


Su Tribunus un post che indaga la condizione della donna nel mondo cosiddetto bizantino, ovvero dell’Impero Romano d’Oriente.

La donna occupava un gradino inferiore nella società rispetto all’uomo. Di conseguenza, poteva essere vittima di discriminazioni legali.
La legislazione tutelava la donna in alcuni casi specifici: per quanto concerne la successione o lasciti ereditari, figli maschi e figlie femmine avevano pari diritti. Inoltre, le fanciulle avevano il pieno possesso della dote offerta dalla propria famiglia allo sposo. La donna doveva inoltre subire una discriminazione a livello scolastico e di educazione. Infine, era estremamente limitata nei movimenti.
Il ruolo primario della donna, nella mentalità del periodo medievale dell’impero, era solo quello di madre. Come tale, è elogiata come educatrice affettuosa ed amorevole, che aveva a cuore non solo il bene fisico della prole, ma anche la loro crescita spirituale, attraverso l’insegnamento dei Salmi, delle Sacre Scritture, e dell’agiografia dei santi. Nei romanzi bizantini, invece, la bellezza femminile era apprezzata e valutata positivamente solo in relazioni amorose altrettanto positive. Altrimenti, la donna veniva vista con sospetto, come elemento di tentazione peccaminosa e sessuale.
Inoltre, durante il mestruo erano considerate impure, e durante i quaranta giorni successivi al parto come deboli ed inaffidabili.

Costantino, l’imperatore cristiano – HistoriaRegni


Su HistoriaRegni un articolo dedicato alla figura di Costantino, l’imperatore romano che diede l’ultima salutare scossa al vecchio impero e che predispose un lungo futuro, durato più di un millennio, abbracciando l’unica folata di rinnovamento – non necessariamente in senso positivo – che percorreva la società in quel momento storico: il cristianesimo.

Il suo regno durò dal 306 al 337, uno dei più lunghi della storia romana, innovativo, di rottura. In pochi anni una nuova religione superò la prova difficilissima delle persecuzioni e si affermò come fede privilegiata. Costantino fu l’artefice di uno dei più profondi cambiamenti dell’Impero Romano e ancora oggi per la Chiesa ortodossa l’imperatore è un santo oggetto di una venerazione calorosa. Ma questa propensione rivoluzionaria si manifestò anche in altre decisioni clamorose, prima fra tutte la fondazione di Costantinopoli che, di fatti, surclassò la vecchia capitale e pose le basi del futuro bizantino.

Eppure Costantino fu uno dei personaggi più discussi del suo tempo. Gli scrittori pagani lo accusarono di aver rovinato l’impero e ne denunciarono le colpe, l’aver vilipeso gli antichi dei, l’aver umiliato le tradizioni degli antenati, l’aver deturpato i templi dei padri e perseguitato i sacerdoti. L’opera dei barbari sarebbe stato il castigo divino per tanti misfatti. Ma i suoi detrattori evidenziarono anche il fatto che Costantino aveva sguarnito le frontiere e affamato i sudditi con una soffocante pressione fiscale. Visione opposta dell’imperatore la davano ovviamente i cristiani. Consacrando Roma a Cristo, Costantino aveva garantito una rinnovata vitalità all’impero, creato una insperata armonia tra gli uomini e Dio, procurato un lungo periodo di pace e, con la fondazione di Costantinopoli, aveva assicurato la salvezza della parte orientale dell’impero assaltato dai barbari.

L’atteggiamento dell’imperatore fu sempre cauto, governava del resto un impero ancora pagano e non poteva cambiare tutto da un giorno all’altro. Si mosse con prudenza, propiziando la lenta ma capillare penetrazione del cristianesimo nella società del suo tempo. Fu proprio l’imperatore a preoccuparsi anche dell’unità dei cristiani. A tal fine promosse il primo concilio universale della storia della Chiesa, il concilio di Nicea, del 325. Qui si condannò l’arianesimo e fu proclamato il credo, il cosiddetto “simbolo niceno”, ancora oggi conservato dalla Chiesa cattolica.

Bisanzio non esiste. Quattro motivi per smettere di chiamare “bizantini” i Romani durante il medioevo. – TRIBUNUS


Su Tribunus alcune considerazioni – inoppugnabili – su come i Bizantini fossero comunque cittadini dell’Impero Romano. Un estratto.

“Bisanzio, forse, non è mai esistita…”, recita una bellissima canzone di Francesco Guccini. E infatti, Bisanzio non esiste. Bisanzio, in quanto entità statale altra rispetto all’impero romano, è un’invenzione storiografica di epoca moderna, che sarebbe finalmente l’ora di buttare nel dimenticatoio.

Chiariamo subito un punto fondamentale: nelle fonti antiche e medievali romane, “Bisanzio” e “Bizantini” sono certamente due termini ricorrenti, ma hanno un significato profondamente diverso da quello che noi attribuiamo loro. Sono due parole molto specifiche che indicano la città di Bisanzio (o Nea Rome, o Costantinopoli), e gli abitanti della città.

Capisco certamente che l’uso moderno di “bizantino” è del tutto convenzionale, un termine di comodo, ma non smettere di usarlo non fa che continuare a tramandare l’idea, fuorviante e sbagliata, che voglia indicare qualcosa che non è romano. E ciò vale anche per altri termini quali Romaici, Romei, Romiosi: tutte terminologie che traslitterano la traduzione in lingua greca di “Romani”. Questi termini, oltre a non avere alcun senso –se abbiamo già la parola corretta in italiano, perché mai utilizzare la traslitterazione della stessa parola da un’altra lingua?–, implicitamente vogliono significare che stiamo parlando di qualcosa che si vuole dire romano ma non lo è. Cosa che naturalmente è falsa, sbagliata, al limite della pseudostoria.

È ovvio che lo Stato romano cambi e si evolva nel tempo per diverse contingenze, e questo vale ancora per l’Evo antico. Ipotizziamo di poter portare un “vero” romano, Catone il Censore, al II o III secolo d.C.: visti i cambiamenti radicali che avrebbe subito il “suo” mondo, ne uscirebbe senz’altro di senno. Dobbiamo imparare a ragionare a mente fredda e cercare di razionalizzare il fatto che lo Stato romano ha un’estensione temporale talmente ampia, che è impossibile che resti sempre uguale a sé stesso. Riconosco che è difficile, in un mondo nel quale il tempo si conta come le noccioline, ma se si vuole comprendere la Storia bisogna almeno provarci.

Ci vorrebbe naturalmente una più lunga trattazione sull’argomento per spiegare adeguatamente quanto la nostra visione sia fallace, ma qui mi limiterò a portare quattro semplici motivi e controargomentazioni che spero aiutino a smontare del tutto l’esistenza di “Bisanzio”.

Lo Stato, la legge, la cittadinanza: un mondo romano.

Questo è forse il punto più importante di tutti, ed è talmente ovvio che spesso viene totalmente trascurato. Dal punto di vista politico e geografico, tra antichità e medioevo non vi è soluzione di continuità nello Stato romano, non si viene a creare una nuova entità politica. Naturalmente, questo è comprensibile solo se ci togliamo un ennesimo paraocchi storiografico che ci hanno lasciato in eredità gli studi scolastici: l’impero romano non venne mai diviso in due imperi.

La famosa divisione di Teodosio del 395 non fu che una delle tante divisioni amministrative del territorio imperiale (suddivisioni che hanno i loro inizi già da Augusto) che, pur governato da due imperatori colleghi, rimase sempre unito come un unico Stato romano. Se eliminiamo questo concetto fondamentale, per esempio non capiremo mai le continue aspirazioni dei Romani durante il medioevo, da Giustiniano in poi, di riportare sotto l’egida imperiale l’occidente.

In questo Stato romano che prosegue senza soluzione di continuità si vive, ovviamente, sotto la legge romana. Una legge che si evolve su e da modelli romani, continuamente in aggiornamento per mano di diversi imperatori (Teodosio II, Giustiniano, Leone III etc.), che si preoccupano di semplificare e ordinare, e quando serve archiviare, le vecchie leggi. In occidente, invece, il diritto si fondava principalmente sul Codex Theodosianus, mentre il Corpus Iuris Civilis di Giustiniano non è riscoperto fino all’XI secolo: nello stesso periodo, nell’impero romano, quest’ultima opera era obsoleta da quasi tre secoli.

Un altro concetto fondamentale è quello della cittadinanza. Per il periodo medievale dell’impero romano è un tema ancora poco studiato, ma ciò che sappiamo è che la Constitutio Antoniniana del 212 (meglio noto come Editto di Caracalla) stabiliva che tutti gli abitanti liberi dell’impero fossero cittadini romani. Considerando che tale provvedimento non è mai stato abrogato, la cittadinanza romana è passata di generazione in generazione, fino alla fine dell’epoca medievale.

Cittadini romani, che vivono sotto la legge romana, nello Stato romano. Cos’altro serve per ammettere che i “bizantini” sono un’invenzione?

boudoir77

"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

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