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Archivio per Costantinopoli

Trentemøller: No One Quite Like You (feat. Tricky)


Potresti mostrare ciò che sei dentro, fino alle raffinatezze cognitive raggiungibili dalla tua umanità più estrema.

Soppesando


Assaporando i filamenti di Storia minuta che non hai mai conosciuto prima, cercando le parole e poi le immagini di un periodo misconosciuto, soppesando le conseguenze fino a oggi…

Il banchetto dei corvi (554-567), ep. 86 – Storia d’Italia


Bellissimo podcast che narra dell’estrema decadenza, della desolazione estrema di una nazione uscita dalla Guerra Gotica del VI sec. d.C. e amministrata dal generale romano Narsete, inviato dall’imperatore di Costantinopoli Giustiniano I.
Lo scenario che ne esce fuori – popolazione italica dimezzata, da 11 milioni a 5 o 6 milioni – unita al disfacimento strutturale di ogni logistica imperiale eredita dai Goti, indica l’inizio vero del Medioevo, di quel periodo secolare in cui la memoria di ogni splendore passato svanì o assunse un’altra luce, profittatrice, cialtrona, violenta o bigotta.

I bizantinismi di Alberto Costantini | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di un – credo – bellissimo ebook di Alberto Costantini contenente due racconti collegati tra loro dal titolo La principessa bizantina. Il libro esce per la collana ucronica di DelosDigital; la quarta:

È passato da poco il 732 d.C. e gli Arabi sono dilagati nella Gallia dopo avere sconfitto i Franchi vicino Poitiers.  L’Impero Romano d’Oriente ha in mano una carta per stabilizzare il mondo cristiano: dare in sposa la giovane principessa Irene ad Alboino, erede del Regno Longobardo. A scortare l’imperiale rampolla viene chiamato Anfrido, uomo d’armi e di fiducia del duca Ariperto, ma il compito si rivelerà più arduo del previsto. A Pavia, intanto, sede della corte longobarda, una donna misteriosa sostiene di essere arrivata dal futuro…
La Principessa Bizantina è un racconto breve in cui Alberto Costantini ci presenta, con poche ed efficaci pennellate, l’affresco di un mondo medievale alternativo: i Franchi hanno perso la guerra con gli arabi e questi ultimi hanno messo piede stabile oltre i Pirenei. Una storia  d’amore e intrighi prende corpo in questa linea temporale, mentre a Pavia i Longobardi fronteggiano l’inverosimile.

Crollo sistemico


Posto tra le griglie di un raccordo inaspettato, i tuoi simboli si accalcano di decadenza e la fine di un’epoca è, in realtà, un drammatico crollo sistemico.

Roma & Costantinopoli


La porzione di città che vedi affacciarsi dietro l’angolo ha similitudini con i suoi epigoni, e non è un caso.

Gli ultimi difensori. La morte di Costantino XI e Giovanni Giustiniani Longo. – TRIBUNUS


Su Tribunus un lungo e dettagliato resoconto delle testimonianze storiche della caduta di Costantinopoli, avvenuta il 29 maggio 1453 e di cui in queste ore ricorre l’anniversario. Frangenti cruenti, tragici, la fine definitiva del mondo imperiale romano che ora sopravvive in altro modo. Un estratto:

La descrizione più bella ed eroica della morte di Costantino, anche se non sappiamo quanto totalmente veritiera, ce la fornisce la cronaca dell’assedio dello Pseudo-Sfranze (che, nel materiale spurio, contiene probabilmente anche parte del testo originale di Sfranze, il più fidato amico dell’imperatore). Vale la pena riportarla per intero.“

Quando il mio sfortunato signore e imperatore vide cosa stava succedendo, implorò Dio con le lacrime agli occhi, e spronò i suoi soldati a essere coraggiosi. Non vi era speranza di aiuto o soccorso. Spronò il suo cavallo e raggiunse il punto dove i Turchi erano più numerosi. Combatté come Sansone contro i Filistei. Col suo primo assalto li respinse scagliandoli dalle mura, ed era uno strano e meraviglioso spettacolo per coloro che poterono assistere. Ruggendo come un leone e brandendo la spada nella mano destra, massacrò moltissimi nemici; il sangue scorreva a fiumi dalle sue mani e dai suoi piedi.”
Sfranze riporta anche le gesta di coloro che combatterono al fianco di Costantino: Don Francisco da Toledo (che proclamava di essere cugino di Costantino), Teofilo Paleologo (che era davvero cugino di Costantino), e Giovanni Dalmata.
“Due e tre volte furono attaccati e ci fu battaglia; mettevano gli infedeli in fuga, ne uccidevano una moltitudine, e ne scagliavano altri dalle mura. Fecero un gran massacro di nemici, prima di essere a loro volta uccisi. […]”

Solo due fonti turche, Tursun Beg e Ibn Kemal, riportano invece che Costantino sarebbe stato ucciso mentre tentava la fuga, seppur caricando i suoi nemici. Sempre dallo Pseudo-Sfranze, sappiamo che il Sultano avrebbe chiesto del corpo dell’imperatore, che venne riconosciuto tra i cumuli di morti solo per le aquile dorate presenti sugli schinieri e sulle scarpe dell’imperatore.
Come l’ultimo imperatore sia morto esattamente, tuttavia, non è chiaro. Moltissime delle fonti riportano che sicuramente la testa dell’imperatore fu spiccata dal corpo, ma queste sono discordanti tra loro nel riportare se ciò sia successo durante il combattimento, o quando l’imperatore era già morto.

Isidoro di Kiev riporta che la testa di Costantino, una volta trovato il corpo, fu consegnata a Maometto, che la riportò come trofeo ad Adrianopoli. Un simile resoconto è riportato da Benvenuto di Ancona, che sostiene che la testa di Costantino fu tagliata dal cadavere, infilzata su una lancia e portata al Sultano.
Secondo il diario del cosiddetto “giannizzero polacco” (in realtà un uomo del contingente serbo del Sultano), Costantino sarebbe stato decapitato in combattimento da un giannizzero, che avrebbe portato la testa a Maometto II, ricevendo per questo una ricompensa dal Sultano. Anche secondo Tursun Beg e Ibn Kemal, a Costantino sarebbe stata mozzata la testa durante il combattimento, ma senza che i Turchi si rendessero conto di chi fosse.

Dalla lettura delle fonti, è unanime che Costantino XI sia morto in combattimento, quasi sicuramente nei pressi di Porta San Romano, dopo che nessuno dei suoi se l’era sentito di ucciderlo, come aveva implorato. È inoltre molto probabile che sia riuscito effettivamente a organizzare intorno alla sua persona un’ultima, disperata resistenza, e che questa sia stata sopraffatta dopo due o tre assalti dei Turchi.
È anche quasi certo che il dettaglio della sua testa mozzata, presentata a Maometto II, sia veritiero. L’ipotesi più probabile è che il corpo sia stato decapitato dopo la morte.

La battaglia delle Echinadi (1427): l’ultima vittoria navale romana – TRIBUNUS


Su Tribunus un resoconto storico dell’ultimo sussulto vittorioso dell’Impero Romano, avvenuto nel 1427. Certo, parliamo di piccoli eventi, ma ormai quello era diventato lo Stato che ha dato l’ispirazione a tutti i modelli e ambizioni statali a partire dal Medioevo. Un estratto non della battaglia vera e propria ma di modi di pensare e agire dei Bizantini, assai indicativi delle loro peculiarità e altezzosità:

All’inizio del XV secolo, la gestione del potere imperiale e del dominio dei territori romani era radicalmente cambiata rispetto a quanto era di norma nei periodi precedenti. Era infatti entrata in uso la spartizione, tra i membri della famiglia imperiale, di città e territori dello Stato, nella convinzione che l’assegnazione dei domini romani tra i familiari dell’imperatore potesse essere la soluzione giusta per tenere assieme gli ormai sempre più sparsi territori dell’impero. Ciò naturalmente implicava che ogni membro della famiglia imperiale che governasse una città o un territorio, poteva di fatto regnare come un piccolo sovrano semi-indipendente, diventando potenziale fonte di instabilità e scissioni.

Si trattava, comunque, di una pratica relativamente recente, adottata non prima del XIV secolo: prima di quel periodo, che il potere imperiale fosse unico, e il territorio dello Stato romano indivisibile, erano concetti ancora ben chiari e profondamente radicati. Basti pensare che, ancora alla fine del XIII secolo, alla proposta dell’imperatrice Iolanda di Monferrato di spartire il territorio imperiale tra i suoi figli e nipoti come prevedevano le usanze occidentali, l’imperatore Andronico II rimase scioccato, rigettando con sdegno una tale decisione: non avrebbe permesso che il singolo potere imperiale romano, disse, si trasformasse in una poliarchia.

L’Occidente abbandonato? Falsi miti sull’Impero Romano d’Oriente – TRIBUNUS


Su Tribunus la segnalazione di alcune considerazioni storiche del periodo terminale dell’Impero Romano d’Occidente e le interazioni che ebbe con la Pars Orientis. Un estratto:

Quando si parla del V secolo, uno dei momenti più tragici della Storia romana, visto che l’impero romano dai più considerato “vero” è solo in Occidente, ai Romani d’Oriente vengono imputate le peggiori nefandezze ai danni del gemello (“gemello” si fa per dire: naturalmente, l’impero era uno e unico).
Un discorso che fa molto comodo, nella volontà tutta moderna di “deromanizzare” l’Oriente e renderlo un’entità diversa e a parte. Si tratta, ovviamente, di falsità.
Esploriamo i discorsi che vanno per la maggiore su questo tema.

Qualcuno si potrebbe chiedere perché l’Oriente non fece apparentemente nulla negli anni successivi, quelli che portarono al “fatidico” 476. Ci piace pensare che in Oriente non esistessero problemi…ma è falso anche questo.
Non solo si doveva badare alla sempre più pressante minaccia ostrogota in Tracia e nei Balcani, ma proprio tra 474 e 476 scoppiò una guerra civile tra Zenone e l’usurpatore Basilisco.
Zenone non aveva fatto in tempo a riprendere il suo instabile trono, che ricevette gli emissari di Odoacre.

Il V secolo fu difficile e complesso per l’interezza dell’impero romano. E gli imperatori delle due partes, pur non andando sempre d’amore e d’accordo, cercarono di collaborare per mantenere e salvare l’ecumene.
Qui abbiamo tracciato solo gli aiuti militari dell’Oriente verso l’Occidente…ma non solo politicamente l’Oriente si intromise nelle faccende occidentali, ma che l’Occidente non fu certo dimenticato dopo il 476.

L’Occidente dimenticato

Dopo aver smontato i miti dell’Occidente lasciato in balia di sé stesso da un Oriente distante e distaccato, qualcuno potrebbe ancora contestare che, in realtà, da Costantinopoli dell’Occidente non importava nulla, e che i “bizantini” se ne siano sempre dimenticati. Tanto per cambiare, non è vero nemmeno questo.

Nel V secolo, gli imperatori dell’Oriente ripetutamente cercarono di mettere mano nelle faccende occidentali, particolarmente per quanto riguarda l’imperatore collega. Era perfettamente normale che gli imperatori di Costantinopoli cercassero di avere dei colleghi collaborativi nel sempre più turbolento e ingovernabile Occidente. Come mandare avanti l’impero, senza concordia?

In alcuni casi, dall’Oriente fu direttamente inviato un imperatore in Occidente, nella speranza che potesse risollevarne le sorti. Questo è il caso dell’energico ma sfortunato Procopio Antemio, che cadde contro Ricimero. Qualcuno poi potrebbe obiettare che, però, fino a Giustiniano non si fece nulla.
Il fatto è che, fino a Giustiniano, vi era prima la complicata situazione di Giulio Nepote e Odoacre in ballo. Dopodiché, l’Italia fu presa e tenuta da Teoderico (che si era tra l’altro offerto di porsi al servizio di Giulio Nepote, prima che quest’ultimo rimanesse ucciso), inviato nella Penisola proprio dall’impero per eliminare Odoacre, ormai sempre più scomodo.

Una situazione ambigua, nella quale situazioni de jure e de facto erano molto mescolate e sovrapposte. Una situazione nella quale l’Occidente era in mani forti, per quanto nei fatti fuori dall’effettiva giurisdizione imperiale, e sotto il cui governo l’impero era ben visto.
Giustiniano finalmente si mosse quando si posero le condizioni per una “guerra giusta” – o per dirla in modo più pratico, quando finalmente vi fu un vero casus belli. Gli ultimi che ancora non sono convinti, si chiederanno: e dopo Giustiniano? Dopo Giustiniano, è sempre bene ricordare che era in progetto una nuova divisione dell’imperium proprio tra Oriente e Occidente. L’imperatore Maurizio, nel proprio testamento, avrebbe lasciato il controllo di Oriente e Occidente ai due figli maggiori, progetto che non si avverò mai, per l’assassinio dell’imperatore e di tutta la sua famiglia da parte di Foca.

Dopo gli scossoni del VII e VIII secolo, è un miracolo che l’impero sia sopravvissuto. Nell’assetto dei secoli dal VII al XII, l’Italia divenne un complesso territorio di frontiera, ai confini dell’impero. Eppure, nonostante la massima priorità fosse naturalmente altrove, le spedizioni per mantenere o riconquistare l’Occidente continuarono fino al XII secolo – anche in situazioni che sembravano al di là delle forze romane. L’Occidente non fu mai abbandonato, né dimenticato. L’Occidente, con nemici sempre più potenti, e con sempre meno risorse e uomini da destinarvi, fu semplicemente perduto.

La mezzaluna occidentale – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la recensione a un testo di saggistica che “è uno studio sul problema delle origini. Intendo le origini della civiltà “occidentale” sui cui il cristianesimo ha impresso un’orma profonda. L’Islam, benchè possa spiacere a molti, è parte integrante di questa civiltà. L’Islam è pienamente “occidentale”. Si parla di L’Islam, religione dell’Occidente, di Massimo Campanini.

La recensione tocca alcune verità storiche, misconosciute ma innegabili, ma la cosa che più mi ha colpito è il passo sottostante, che rende perfettamente l’idea della truffa cristiana per eccellenza, la Donazione di Costantino, che fa da base a un bluff smisurato in cui si provava a vendere qualcosa di cui non si aveva diritto in nome di una potestà terrena che il mistico e l’ascetismo non dovrebbe nemmeno concepire, in nome di una rivalità che alla fine ha visto vincitrice la Chiesa Cattolica di Roma e che, tronfiamente, festeggia sui cadaveri di altri cristiani; mi viene il vomito…

Ed è nota la lettera che papa Pio II scrisse nel 1460 – sicuramente mai spedita ma fatta circolare tra le corti europee a scopo polemico – nella quale il Pontefice invitava al battesimo Mehemet II, fresco conquistatore di Costantinopoli, condizione soddisfatta la quale il capo della Chiesa sarebbe stato disposto anche a conferire al Sultano il titolo di Imperatore Romano, in quanto legittimo padrone della “seconda Roma”. Un paradosso colossale, in cui il conquistatore ottomano avrebbe potuto acquisire il soglio più alto della regalità d’Occidente. Una idea di prossimità, oggi inconcepibile.

 

AERIA VIRTUS

"l'unico uccello che osa beccare un acquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'acquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

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