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Come cambiamento climatico e malattie hanno favorito la caduta dell’Impero romano | L’INDISCRETO


Su L’indiscreto un saggio che indaga a fondo e in modo molto acuto le possibili cause della caduto dell’Impero Romano, individuandole nei cambiamenti climatici e nelle conseguenti evoluzioni delle malattie infettive. Al di là dell’interessante e dettagliata analisi, è sconvolgente la chiosa, che dovrebbe insegnarci molto:

Il nostro mondo è molto diverso da quello dell’antica Roma. Abbiamo la sanità pubblica, la teoria dei germi e gli antibiotici farmaceutici. Non saremo impotenti come i romani, se saremo abbastanza saggi da riconoscere le gravi minacce che incombono intorno a noi e utilizzare gli strumenti a nostra disposizione per mitigarle. Ma la centralità della natura nella caduta di Roma ci dà motivo di riconsiderare il potere dell’ambiente fisico e biologico sulle sorti delle società umane. Forse potremmo vedere i Romani non tanto come una civiltà antica, al di là della nostra epoca moderna, ma piuttosto come gli artefici del mondo contemporaneo. Hanno costruito una civiltà in cui le reti globali, le malattie infettive e l’instabilità ecologica erano forze decisive per il destino delle società. Anche i Romani pensavano di avere il sopravvento sul potere volubile e furioso dell’ambiente naturale. La storia ci avverte: si sbagliavano.

Ecco, in parte, un dettaglio dell’analisi storica. Che mi sento di condividere appieno:

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Catafratto


Mosse catafratte che respirano l’oblio del tempo. Lasciano andare i ricordi, alla fine della vertigine.

La Musica Popolare greca (Parte III) | ilcantooscuro


Sul blog di Alessio Brugnoli la terza puntata di una ricerca assai vasta, colta e intrigante sulla musica popolare greca, che ha influenze turche, bizantine e balcaniche e che, a sua volta, ha influenzato la musica popolare di molte zone italiche e non solo (qui e qui la prima e la seconda parte). Un estratto:

Il più famoso è l’hasàpiko, che in origine era la danza identificativa della corporazione dei macellai (kasaplar in turco, hasápides in greco) di Istanbul ai tempi del Sultano, i cui membri, tradizionalmente, erano di origine albanese e non greca.

L’hasàpiko è una danza in 2/4 ed è diviso in ottave: in questa danza si possono riconoscere dei passi principali, di base, e una serie di varianti, le cosiddette “figure” che vengono richiamate dal conduttore. I passi sono quattro al suolo e uno in aria. Di solito viene danzato da due–tre uomini di altezza simile che tendendo le braccia orizzontalmente e appoggiando la mano sulla spalla del proprio vicino, danzano in fila mantenendo un perfetto sincronismo.

Le figure principali prevedono il doppio passo e il raddoppio della velocità del ritmo, oppure il danzare sui tacchi delle scarpe. L’hasàpiko è una delle basi da cui nel 1964 è stata costruito a tavolino, in occasione del film Zorba il greco, il sirtaki dal coreografo Giorgos Provias; i sui passi lenti ,la parte “Argos” o “Varis”, cioe’ pesante, sono tratti da tale danza, mentre quelli veloci, la parte “Grigoros”, sono tratti dall’hassaposerviko (hasàpiko dei serbi) una danza in 4/4 che era invece ballata sia dagli aiduchi, i briganti serbi che infestavano la Tessaglia, sia dagli armatoli, le milizie rumene che il Sultano utilizzava per mantenere l’ordine pubblico nell’Ellade.

LA CUCINA BIZANTINA | La Infinita Storia


Per molti di noi, per il nostro immaginario storico, il mondo romano ha molteplici punti sconosciuti, consuetudini di un tempo che ci risultano spesso sconosciute; figurarsi se poi parliamo dell’universo bizantino, che della romanità ha solo una discendenza mista ad altre, come la cristianità e la grecità. Un interessante post – anche se datato – su LaInfinitaStoria racconta un po’ qualcosa d’intrigante: cosa e come mangiavano i bizantini; un estratto:

La posizione dell’Impero Bizantino e della sua capitale, favorivano il consumo di pesce, tra cui molluschi e crostacei, mangiato fresco oppure in salamoia e pescato nei fiumi, nei laghi, nel mare ed anche nelle paludi mentre il pane era largamente mangiato, se ne assumeva una grande quantità circa mezzo chilo di pane al giorno a persona, a questo alimento si aggiungeva anche orzo e un tipo di polenta di nome Puls, cucinata usando il farro.
Il pesce veniva usato per la produzione di un prodotto famoso, di nome Garum.
Il pane veniva cucinato con il grano duro, più facile da conservare e da trebbiare invece che del grano tenero.
Il riso era coltivato in Asia Minore e i romani non fecero in tempo a mangiarlo perché lo conobbero tardi, i Bizantini riuscirono a mangiarlo e all’Imperatore Costantino VII piaceva molto il budino di riso.
Un episodio accaduto da ricordare, è il riuscito passaggio durante l’assedio ottomano del 1453 quando delle navi cariche di grano eludendo il controllo della flotta Ottomana, portarono della speranza nella capitale Bizantina, con il grano per gli assediati, facendo infuriare il Sultano Maometto II; purtroppo questo non bastò a salvare la città dall’assedio.
La verdura di cui si conosceva l’esistenza e di cui ci si nutriva, ricordando che i pomodori, le patate, il cacao ed altre tipi di alimenti, furono scoperti più tardi con la scoperta dell’America, erano i porri, la lattuga, i cavoli, le cipolle, le carote, l’aglio e le zucche.
A questi alimenti si aggiungevano i piselli, l’avena, i ceci, i legumi, le lenticchie e le fave mentre la frutta come la verdura, esistevano diversi tipi che venivano consumati come le ciliegie, i limoni, i meloni, le albicocche, le pesche, le pere, il melograno, il fico, il cedro, le more.
La frutta secca era utilizzata per i dolci e le noci, le mandorle, castagne, datteri e i pistacchi erano quelle conosciute ed usate, come il miele era molto impiegato per addolcire alcuni alimenti come la frutta cotta che veniva assunta insieme alla carne.
Il miele era utilizzato molto, perché nell’Impero Bizantino l’apicoltura, in tutto il suo territorio era impiegata e il suo livello di sviluppo era alto.

Guardia Variaga in Puglia | ilcantooscuro


Ancora una volta, Alessio Brugnoli ci regala una delle sue tante perle di cultura, parlando dei Variaghi nelle Puglie. Cosa sono i Variaghi? Era, da un certo momento storico in poi, la guardia pretoriana degli imperatori bizantini, uomini assai prestanti, Vichinghi all’inizio e poi Inglesi, fino ai Russi del periodo finale, che garantivano oltre ogni lecita misura l’incolumità dei basilischi. Un estratto del piccolo trattato storico di Alessio.

Questo corpo militare ha una storia affascinante: nel 988, l’imperatore bizantino Basilio II richiese un gran numero di soldati variaghi a Valdamarr Sveinaldsson, che i russi chiameranno Vladimir di Kiev, come aiuto per difendere il suo trono. Costretto dal trattato che il padre aveva stipulato dopo l’assedio di Dorostolon, il principe russo di origine vichinga inviò 6.000 uomini al basileus, che in cambio gli diede in sposa sua sorella Anna Porfirogenita. Vladimir I si convertì al cristianesimo ortodosso e obbligò il suo popolo a mazzate in capo a seguirlo in questa decisione. Nel 989, questi soldati, guidati dallo stesso Basilio, si recarono a Crisopoli per sconfiggere il generale ribelle Barda Foca, che morì in battaglia. Il suo esercito fu messo in fuga e inseguito con grande ferocia dai variaghi, che si distinsero poi anche nelle successive campagne in Georgia e in Armenia.

Basilio II ne fu talmente impressionato, da trasformare questi mercenari nella sua guardia pretoriana: fu un ottima scelta. I vichinghi, saputo che a Miklagard, nome norreno di Costantinopoli, vi fosse la possibilità di avere uno stipendio regolare e assai più consistente di quanto pagato dai loro jarl, sciamarono in massa verso sud; inoltre, pur essendo estremamente sindacalizzati, spesso entrarono in sciopero per sollecitare l’aumento del soldo, erano alieni dal farsi coinvolgere nello sport preferito della corte bizantina, intrigare e pugnalare alle spalle il basileus, il che li rendeva assai più affidabili rispetto alle altre truppe.

Gli storici bizantini parlano con un misto di sgomento e ammirazione di questi giganti capaci di bere incredibili quantità di vino, inarrestabili in battaglia, provenienti da “Thule”, una terra situata genericamente a Nord del mondo conosciuto. Anna Comnena, la grande storica e principessa, parla di “pelekyphoroi barbaroi”, Barbari portatori di ascia. Anna conosceva bene i Variaghi: per ben due volte, salvarono la vita del fratello Giovanni II Comneno dai sicari che lei aveva inviato ad assassinarlo. Alla morte dell’Imperatore che avevano servito, le sue Guardie avevano il privilegio di prelevare dal tesoro del sovrano tutti i beni che fossero riusciti a trasportare.

Uno dei variaghi più famosi fu Harald Hardrada, fratellastro del re di Norvegia Olaf il Santo; Harald, ancora molto giovane si ritrovò a combattere per l’indipendenza del proprio paese nella battaglia di Stiklestad 1030. Olaf morì e Hardrada fuggì a Kiev, dove combatte al servizio del principe Jaroslav I di Kiev contro i nomadi delle steppe, fino a ottenere il rango di capitano.

Nel 1034, al comando di 500 uomini, si trasferì a Costantinopoli, dove combatté contro gli arabi sulle rive dell’Eufrate, fece da guardia del corpo agli ambasciatori diretti al Cairo, svolse il ruolo di braccio destro del Maniace nel tentativo bizantino di riconquistare la Sicilia, occasione in cui conobbe il capostipite degli Altavilla.

Su Urania di agosto 2019, LA LUCE DI ORIONE – Eymerich.com


Sul sito di Valerio Evangelisti la segnalazione della riedizione, per Urania di questo mese, del romanzo di Valerio Evangelisti “La luce di Orione”, appartenente al ciclo dell’inquisitore Eymerich. Ecco le notizie aggiuntive rispetto alla segnalazione di qualche giorno fa presa da Fantascienza.com.

Il romanzo qui presentato, La luce di Orione, ebbe un’origine curiosa. La prima parte, fino all’imbarco di Eymerich da Venezia, verso una presunta crociata di dubbia eticità, mi fu commissionata dall’università di Padova. Ne fecero un libretto, diffuso in ben 250 mila copie, destinato a convincere gli studenti di tutt’Italia a iscriversi a quell’ateneo.

Mentre scrivevo quella storia, identica alla presente salvo le vicende intermedie di Marcus Frullifer e gli squarci sul futuro, avevo già in mente una bozza di trama per un romanzo a venire. Ciò che poi ne uscì non lo considero tra le cose migliori del ciclo di Eymerich (un paio di critici invece sì), ma c’è qualcosa di cui vado fiero. Già è complicato scrivere dell’impero detto impropriamente “bizantino” nei secoli della sua fioritura. Molto peggio trovare documentazione sulla sua decadenza.

Ebbi il torto di non accludere una bibliografia, come comunemente faccio. Sta di fatto che una ricerca faticosa mi permise di mettere assieme il quadro di un’antica potenza in pieno declino, impoverita e prossima a soccombere, dotata di una cultura che confinava con la bizzarria.

Nulla è inventato, i testi di magia che cito esistono per davvero, i rituali religiosi o di corte vengono dai pochi testimoni che ne hanno lasciato memoria scritta. Anche il tema di fondo, che non anticipo, deriva da leggende e credenze di origine mitica o mistica.

Per questo non amo che si parli, a mio riguardo, di fantasy. È un genere nobilissimo, ma non è il mio. La fantascienza ha rapporti tenui con la favola. È piuttosto la proiezione nel futuro, attraverso ipotesi tecnologiche, economiche, sociali, di eventi accertati o di credenze collettive. Anche se riferiti a un passato che pare remoto, come il medioevo che provo a tratteggiare.

Nell’Impero Connettivo con Punico, di Sandro Battisti – reminder


Su Fantascienza.com la segnalazione dell’uscita, per DelosDigital, del mio nuovo romanzo Punico, seguito del Premio Urania 2014 L’impero restaurato, storie tutte ambientate nell’oloverso dell’Impero Connettivo. Il libro esce in ebook per DelosDigital ed è acquistabile nel DelosStore e su Amazon a 3.99€. La splendida copertina è di Ksenja Laginja.

Dopo essersi separato dalla sua parte trascendentale, nel New Connective Empire guidato da Sillax la logica iperliberista regola le vite e i guadagni dei postumani che continuano a vivere su Nèfolm, la capitale che l’imperatore Totka_II aveva costruito poco prima di passare a un più alto livello di energia.
Qualcosa però va storto in questo disegno di perfezione: Sillax sente la pressione delle forze estremiste e la sua attitudine al comando si sfalda nel momento in cui non riesce più a interagire con l’imperatore. Contemporaneamente, emerge da un passato informe la figura di Annibale Barca, condottiero e Generale dell’esercito cartaginese che per lustri interi tenne in scacco Roma e la sua potenza militare, proprio sul suolo italico.
Anche Teodora, moglie dell’imperatore bizantino Giustiniano I e protagonista del precedente romanzo L’impero restaurato, è alla ricerca di una riscossa, dopo essere stata ripudiata da Totka_II e successivamente presa in sposa da Sillax, ma la sua ricerca di dignità e amore si scontra con i riverberi delle realtà e le interpretazioni che i due imperiali connettivi danno a esse.
Chi sarà in grado di dominare tra le aspre contrapposizioni di Annibale, che odia ogni forma d’impero, e l’Impero Connettivo guidato dai due condottieri? Quale risvolto energetico e strategico potrà avere una legione romana fantasma, persa nello spazio e nel tempo e in grado di orientare gli esiti dell’incipiente guerra psichica e quantica?
Cosa sarà degli abitanti di Nèfolm e di tutte le incarnazioni possibili, dell’Impero e di tutte le sue speranze di gloria e di espansione all’infinito nei continuum spaziotemporali? Totka_II saprà, con uno dei suoi abili colpi di coda, far tornare la situazione a suo vantaggio e a continuare la sua crescita indefinita?

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