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Fantarock. Stranezze spaziali e suoni da mondi fantastici | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione dell’opera FantaRock, saggio a 360° sulle commistioni tra Rock e SF, a cura di Mario Gazzola ed Ernesto Assante. Un estratto:

Ci sono molti modi di fruire di storie fantastiche. Tra i tanti ha una rilevanza non trascurabile la musica che, sia mediante i testi delle canzoni che virtuosismi strumentali, racconta talvolta grandi epopee fantastiche, sia ispirate a libri o film, sia del tutto autonome. Se tanti sono i generi musicali ispirati dai mondi fantastici, Fantarock. Stranezze spaziali e suoni da mondi fantastici è un saggio edito da Arcana Edizioni si concentra sul Rock, proponendosi di esplorare a   360° le connessioni della musica pop rock con l’immaginario di fantascienza. Un percorso che, lo leggerete dalla sinossi, attraversa epoche diverse, e diverse accezioni mediatiche.

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L’anno del FantaRock | PostHuman


Su PostHuman la segnalazione di una prossima, monumentale uscita, un’opera che vede protagonisti Mario Gazzola ed Ernesto Assante che insieme – e in collaborazione con una manciata di altri redattori, tra cui io – definiscono le coordinate delle interazioni tra Rock e SF. Il volume, infatti, si chiama FantaRock, stranezze spaziali e suoni da mondi fantastici, e dal 6 dicembre sarà in libreria, edito da Arcana. Ne riparleremo, di quest’opera, man mano che la Rete si accorgerà di essa; nel frattempo, ecco alcuni tratti dal post di presentazione.

FantaRock esplora tutte le connessioni fra musica rock e immaginario di fantascienza, partendo dalle origini negli anni ’50 e risalendone il corso fino al 2018: un capitolo a decennio, tranne la fase del mitico ’68 che occupa un capitolo a sé, uno per questi primi 18 anni dal fatidico 2000, uno sulla multiforme carriera del sopra evocato David Bowie, il quale ha declinato le sue articolate passioni fanta in numerosi dischi e progetti cine-teatrali, fortunati e meno.

Ecumenicamente, il saggio affronta tutti gli stili musicali che si sono abbeverati alle sorgenti del fantastico avvicendandosi nel corso di questi 60 e rotti anni, senza snobismi critici: dal r’n’r primordiale al folk fino ai cantautori italiani, dal jazz alla psichedelia, dal prog alle avanguardie più esoteriche; e poi hard&heavy, punk e new wave, ma anche importanti colonne sonore orchestrali o elettroniche, disco music ed electro pop, hip e trip hop, jungle e techno, fino alle più recenti contaminazioni a 360 gradi delle Björk o dei Gorillaz, degli Unkle o dei Flying Lotus. E ancora, gli storici concept album degli anni ’70 con le loro fantastiche copertine apribili a libro, fino ai loro epigoni nel moderno progressive metal.
Sonda le ispirazioni letterarie e cinematografiche dei musicisti, le connessioni con il mondo del fumetto, oggi del videogioco e delle serie tv. Fino ai cantanti divenuti attori (Bowie, Jagger, Iggy Pop, Alice Cooper etc.) e – in qualche caso – anche registi (Rob Zombie) o autori letterari/fumettistici, o quantomeno ispiratori a loro volta di personaggi del fantastico come Sandman (Robert Smith), Constantine (Sting), il Corvo (Peter Murphy).

Analizzando in profondità, in effetti i percorsi che collegano la nostra musica alla narrativa dallo sguardo proteso verso gli spazi infiniti, o l’immaginazione di possibili futuri, sono pressoché infiniti: anche perché quella musica ha appunto sempre avuto nel proprio dna l’ambizione di essere in un certo senso la “colonna sonora del futuro”, ovvero l’astronave per conquistarli quegli spazi. A volte, anche (ri)scoprendone versanti inesplorati, come ha sottolineato Sandro Battisti (che ha curato le schede su Pink Floyd e Fields of the Nephilim): “descrivere minuziosamente l’universo dei Fields of the Nephilim e, soprattutto, dei Pink Floyd, relazionarli col fantastico e con la s/f in particolare, è stato come pitturare nuovamente una tela che conosci a menadito, ma mai così doviziosamente. Narrare di quei mondi ha il sapore sapido di un gusto mai troppo appagante, mai troppo esplorato, mai davvero stancante”.

FantaRock esce in libreria il 6 dicembre, occupa ben 460 pagine (con numerose illustrazioni in b/n) e costa 26,50€.

RIDE 18 #05 by Duplex Ride @ Casa Musica – 13.10.2018 | Duplex Ride


Un’altra serata evento per i DuplexRide di Genova, alla Casa della Musica di via Boccanegra, ore 21, il 13 ottobre. Chi è da quelle parti non si perda il gig del collettivo più innovativo e sperimentale dell’intero Stivale.

In volo.
Da una pista o una rampa di lancio,
in viaggio da una quota all’altra dell’elettronica.
Con Duplex Ride per un decollo notturno senza costo di biglietto,
da Casa della Musica verso insolite altezze.

Oltre le nuvole, superata la barriera del suono,
tra il blù e il nero dello spazio, un segnale.
Non guardare il panorama, ascoltalo.

Peter Murphy – Intervista col vampiro. Peter Murphy e la “Ruby Celebration” dei Bauhaus | Intervista | SENTIREASCOLTARE


Intervista folgorante a Peter Murphy, in vista dei concerti per il 40ennale dei Bauhaus, giro che toccherà l’Italia con un paio di date, Milano e Ciampino, vicino Roma. Eccone stralcio della chiacchierata:

Certi brividi non si dimenticano. La batteria bacchetta un ritmo strascicato stranissimo, sembra un crepitio di denti che battono per la paura… La chitarra produce cigolii e scricchiolii dissonanti, fischi di feedback e quegli arpeggini appuntiti: un carillon del dolore, per usare il nome di una delle tante band figlie del filone dark che è anche una bella immagine… Entra il basso con quelle tre-note-tre. E ti inchioda. Tre suoni, lenti e lunghi come i rintocchi di una campana a morto – pardon, a non-morto (ah ah ah). Le note le hanno probabilmente fregate a quel tamarro in tutina con il petto villoso esposto di Gary Glitter (avete presente rock and rooollll, rock and roll… pt. 2, sì, lui), ed è tutto dire. Spostate di strumento e suonate così cupe hanno la stessa perentorietà orrorifica che aveva già un altro ostinato esiziale di tre-note-tre-non-una-di-più. Gruppo: Black Sabbath. Canzone: Black Sabbath. Album: Black Sabbath. Anno: Black… ah no, 1970. E comunque quei chop quasi reggae girati al contrario e i nastri rallentati con effetto dubboso non c’entrano nulla con il glitter rock. E nemmeno con il metallo. Intanto è entrata la voce, i pipistrelli si sono librati in volo dalla torre del campanile, la bara è foderata di velluto rosso. Dentro c’è lui. Tachicardia. Un paio di misure con un ritmo puntato più ostinato e veloce, rintocchi di un metronomo uscito da chissà dove (è il pendolo d’ebano della Mascherata della morte rossa di Edgar Allan Poe che batte i secondi, ecco da dove è uscito). Il refrain, signori. «Bela Lugosi’s Dead». E poi «Undead. Undead. Undead.» Non morto, non morto, non morto. I film dell’orrore mi hanno sempre fatto impressione. Anche quelli senza immagini. Forse persino di più, quelli senza immagini. Sarà per questo che per togliermi quei paesaggi sonici dal cervello dovrebbero aprirlo con un trapano ed estrarli trovando esattamente in quale neurone si sono incastrati: be’, forse con i pochi che sono rimasti, ormai, basta fare testa o croce. Bela Lugosi’s Dead, il primo brano dei Bauhaus, quello che ha aperto i lucchetti delle catacombe e liberato migliaia di pipistrelli e creature goth-iche, compie quarant’anni. E quale modo migliore di festeggiarli che parlare con quella voce. Ciao, Peter, come stai? «Veeery weeell». Oddio, profonda è profonda, sepolcrale direi. E arriva con un’eco lontana. Dell’oltretomba? No, semplicemente della Turchia, che non è il regno dell’aldilà, ma è sempre più vicina di noi alla Transilvania. «Da dove mi chiami? Da Milano? Oh, beautiful!». Dal modo in cui trascina un po’ le parole, non capisco tanto se Peter stia facendo i conti con un risveglio difficile in quel di Istanbul o se davvero sto parlando con il vampiro. Come non gli vuoi chiedere della celebrazione dei quarant’anni dei Bauhaus che ha messo in piedi insieme a David J? «Ho chiesto a David di unirsi a me perché ci tenevo a festeggiare le nozze di rubino dei Bauhaus con un membro originale della band». Niente Kevin Haskins e niente Daniel Ash, con cui evidentemente c’è ancora qualche screzio: Peter Murphy parla di «problema storico», avrebbe anche cercato di coinvolgerli ma non se n’è fatto niente.

Con Jugband Blues la vita psichedelica di Syd Barrett diventa una graphic novel | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di una bella graphic novel dedicata al folle genio di Syd Barrett: Jugband blues, titolo anche dell’ultima song che il Nostro cantò con i Pink Floyd nel secondo disco della band, nel ’68. La graphic novel di Matteo Regattin e Simone Perazzone edita da NPE, attraverso una narrazione ordinata ma psichedelica, ripercorre la vita di Syd Barrett e il suo progressivo scivolare nelle droghe e nella pazzia. Regattin racconta la vita di Barrett, che non fu solo cantante ma anche un pittore, con un albo cartonato dal formato orizzontale e disegni in un bianco e nero molto suggestivo e ricco di sfumature.

A volte, mentre il resto della band suonava un pezzo, Syd si andava a sedere vicino a un amplificatore, scordava le corde della chitarra sino a quando era impossibile suonare e stava per tutta la durata del concerto fermo ad agitare il plettro su una nota…

Roger Keith “Syd” Barrett, giovane pittore in erba nell’Inghilterra del secondo dopoguerra, ha una visione rivelatoria in mezzo ai prati della campagna inglese. Alcuni anni dopo, la band che ha fondato e battezzato con il nome di Pink Floyd Sound si ritrova all’apice della scena underground nella Swingin’ London degli anni Sessanta.

Syd, da studente d’arte, diventa l’incarnazione dello spirito dell’epoca: una figura in grado d’incanalare il flusso degli eventi e dargli una forma, per quanto provvisoria ed effimera. C’è sempre qualcuno che lo cerca, c’è sempre qualcuno che lo aspetta, c’è sempre qualcuno al suo tavolo o nel suo letto. La sua mente, iperstimolata, brilla come una foresta in fiamme.

Their mortal remains: quando i resti mortali rinascono a nuova vita | PostHuman


Un mio articolo (corredato dalle foto di Ksenja Laginja) sulla conferenza stampa e Mostra dei Pink Floyd al MACRO di Roma, del 16 gennaio. Buona lettura su PostHuman (qui un altro resoconto su Fantascienza.com).

Their Mortal Remains, i Pink Floyd in mostra a Roma | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com un mio articolo, redatto assieme a Ksenja Laginja, relativo alla conferenza stampa del 16 gennaio per Their Mortal Remains, mostra memorabilia dei Pink Floyd al MACRO di Roma. Buona lettura!

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