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Rospi psichedelici e paté allucinogeno | L’INDISCRETO


Su L’Indiscreto un fluente articolo riguardo le proprietà psichedeliche delle secrezioni del rospo, che mettono in relazione l’anfibio con lo sciamanesimo e l’Ayahuasca dei popoli amazzonici, ormai allo stremo. DMT rulez….

Alcuni popoli indigeni dell’Amazzonia, come i Matses e gli Amahuaca, utilizzano il veleno di un particolare tipo di rana per ottenere, di fatto, dei superpoteri. I membri della piccola tribù Amahuaca, un gruppo etnico che abita le montagne coperte di foreste tra Perù e Brasile, e di cui si stimano non restare che 220 individui (erano più del doppio negli anni ’90), individuano il principale rito magico-animistico per propiziarsi fortuna nella caccia nell’utilizzo di un potente veleno ricavato da una particolare (e lì molto comune) specie di rana, la Phyllomedusa bicolor. Il siero viene raschiato dalla schiena dell’anfibio e quindi spalmato su delle abrasioni provocate appositamente sugli arti o sul petto di un aspirante cacciatore. Pochi istanti dopo l’assorbimento del veleno arrivano i sintomi: un violento attacco di vomito, diarrea e convulsioni che portano a perdita di coscienza, legata a una serie di visioni in cui il cacciatore incontra gli spiriti della foresta, che gli suggeriscono come e dove cacciare. Rospi psichedelici racconta di come, già a inizio anni ’90, Peter Gorman, al tempo giovane antropologo statunitense, ha avuto l’occasione (e, c’è da dire, il coraggio) di provare gli effetti del sapo (rospo, in spagnolo) – così i Matses chiamano la secrezione della pelle di una rana utilizzata nei loro riti per la caccia. (I resoconti di Gorman, ampliati ma sostanzialmente invariati, sono riportati anche in Sapo in my soul, pubblicato nel 2015). I Matses catturano la piccola rana, che chiamano davkiet, e la tengono in trappola per alcuni giorni, evitando di maltrattarla. Durante la prigionia, dalla schiena dell’anfibio viene più volte prelevato il veleno con un bastoncino di bambù. La secrezione successivamente viene essiccata e conservata, e prima di essere introdotta nelle piaghe procurate al cacciatore, viene allungata con della saliva. Peter Gorman descrive in questo modo la sua esperienza col sapo:

L’effetto è sbalorditivo: nel momento in cui la droga viene posta sopra la tua pelle il corpo comincia a scaldarsi. In pochi momenti ti senti come se bruciassi dall’interno; inizi a sudare. Il polso diventa più veloce: il cuore martella velocissimo! Diventi consapevole di ogni vena e arteria presente nel tuo corpo e le senti aprirsi per permettere la corsa precipitosa del sangue. Avverti crampi allo stomaco e vomiti violentemente. Perdi il controllo delle funzioni corporali: puoi urinare o defecare e sbavi incontrollatamente. Cadi al suolo e perdi conoscenza: poi all’improvviso ti senti spinto a fare cose che mai avresti sospettato di arrivare a fare: puoi ritrovarti a ringhiare o a latrare o a graffiare. Ti senti come se un animale stia passando attraverso il tuo corpo […] Per quindici minuti il ritmo diventa sempre più veloce: sei in agonia. Il dolore diventa così insopportabile che desideri di poter morire, purché cessi, ma non muori. […] Finalmente ti addormenti. Non ci sono sogni o visioni con il sapo; puoi anche meravigliarti di cosa vi sia dopo tutto in esso, fino a quando ti svegli; quando lo fai, sei diventato un dio! Ogni cosa attorno a te è più grande che nella vita normale: puoi vedere nel buio senza sforzo e la tua forza fisica è esplosiva. Puoi restare senza cibo per alcuni giorni e correre nella giungla per ore senza stancarti. Puoi vedere gli animali prima che essi vedano te, sentire quali piante sono benevole e quali no; ogni senso che possiedi viene accresciuto in sintonia con la foresta, come se il sapo avesse messo il ritmo della foresta stessa nel tuo sangue.

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Pink Floyd – Green Is The Colour (Official Music Video)


Lieve poesia di un suono sognante, lasciarsi andare fino alle derive psichedeliche incipienti…

NICK MASON’S SAUCERFUL OF SECRETS: UN OSPITE SPECIALE… | PINK FLOYD ITALIA


È successo. Roger Waters è salito sul palco come ospite della band di Nick Mason, i suoi Saucerful of Secrets che suonano in giro per il mondo i primi anni dei Floyd, prima che arrivasse il successo planetario di DarkSideMoon. Stanotte, a NewYork, Waters ha cantato e suonato il gong su Set the controls for the heart of the Sun – con simpatico siparietto in mezzo – e lo ha fatto con lo spirito dell’epoca, cosa che mi colpisce molto perché, proprio in questi giorni, sto evocando esattamente quel pezzo come ispirazione per un racconto, in cui entrano gli I Ching e la Sincronicità di Jung, fattori che portano invariabilmente alla performance floydiana in questione, riassunta dal video sottostante. Via PinkFloydItalia.

Pink Floyd Welcome to the machine Oakland 1977


Struggente e futuribile, come solo le visioni dell’acido distopico sanno donare…

Pink Floyd – Fingal Cave Take One


Non compreso nella colonna sonora di Zabriskie Point, di Michelangelo Antonioni, questo stupendo brano fu suonato alla fine del ’70 a Roma, nelle infinite session che il regista fece fare ai Floyd; il risultato fu modesto, furono soltanto tre o quattro le tracce che poi Antonioni scelse, e questa meraviglia_summa del delirio psichedelico dei Floyd si perse nei meandri di un abisso misconosciuto. Siamo ai livelli massimi dell’espressione musicale, no riff, no melodia, no blues…

Headshrinker


Sciamano con membra nemiche in trofeo.

Lili Refrain – Light Item Night


Semplici abissi di voce e suoni in oscurità complesse, a negarsi l’un l’altro, nello splendore sciamanico di ciò che risulta.

La Sindrome del Colibrì

The more you know, the less you fear (Chris Hadfield)

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