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Ad Astra | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la recensione del film Ad Astra, pellicola da poco presente nelle sale mondiali che vuole dare una visione diversa della vertigine spaziale e forse, anche dell’orrore cosmico. Un estratto:

Nonostante non manchino alcune sequenze d’azione (quella iniziale – nella foto sopra – poi una corsa lunare per sfuggire a dei predoni fuorilegge e un’incursione a gravità zero dentro un centro dove si compiono esperimenti su animali) Ad Astra è un film che certamente non ha lo scopo di offrire agli spettatori dell’intrattenimento facile e spensierato, cosa del tutto buona e legittima ma che ultimamente sembra aver preso il sopravvento su tutto il resto. Siamo piuttosto quasi dalle parti di una versione futuristica del Cuore di tenebra di Conrad, con le vastità dello spazio al posto delle profondità della giungla. È un film su un’ossessione (quella del padre, che abbandona famiglia e affetti per cercare segni di altre civiltà nel cosmo) e su una ricerca (quella del figlio, in cerca anche di se stesso), il tutto in un gelo emotivo generalizzato che è intenzionale e voluto perché l’incapacità di provare emozioni è per l’appunto uno dei temi, se non IL tema, principali del film. Per questo motivo risultano abbastanza campate per aria le accuse di inespressività rivolte a Pitt, in quanto l’attore qui interpreta esattamente un personaggio emotivamente piatto.

Ad Astra è un film algido, girato in modo molto elegante, con una fotografia volutamente glaciale curata da Hoyte Van Hoytema (Interstellar) che privilegia atmosfere rarefatte e introspettive. Si tratta certamente un progetto interessante, anche se un finale non particolarmente memorabile e con qualche caduta di plausibilità di troppo inficia un po’ il risultato complessivo.  Rimane un buon film, coraggiosamente sganciato dalle dinamiche e dalle esigenze del mercato, focalizzato sui rapporti umani (disfunzionali) per ricordarci che “Noi siamo tutto ciò che abbiamo”.

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Su LA CITTA’ FUTURA Renato Caputo valuta l’opera di Valerio Evangelisti, a partire dal romanzo NOI SAREMO TUTTO – Eymerich.com


Splendida e dettagliata critica dell’opera sociale di Valerio Evangelisti, condensata mirabilmente nel ciclo Il sole dell’avvenire. Dal suo sito prendo questa segnalazione e la rilancio, incollando qui sotto alcuni passi presi da La città futura, a cura di Renato Caputo.

Il primo eccezionale merito di Evangelisti è che, con questi suoi più recenti romanzi, ha rilanciato alla grande – dopo decenni di costante demonizzazione da parte dell’ideologia dominante – il realismo socialista che rischiava altrimenti per finire definitivamente sepolto sotto le macerie del muro di Berlino. Le opere di Evangelisti, ricordate in questo articolo, sono tutte ottimi esempi di realismo socialista all’altezza delle sfide del ventunesimo secolo. Nel senso che Evangelisti è riuscito nella difficilissima impresa di superare dialetticamente il realismo socialista che si era venuto tortuosamente sviluppando nel corso del precedente secolo breve. In altri termini, questo eccezionale storico e romanziere è riuscito a recuperare quanto c’era di buono nel realismo socialista del ventesimo secolo, eliminando quanto c’era di caduco, di limitato e superato. In tal modo è riuscito a svilupparlo a un livello superiore, sintetizzando in queste sue opere la lezione del più grande critico letterario e studioso di estetica marxista, György Lukàcs, e del più grande scrittore marxista: Bertolt Brecht. Se dal primo Evangelisti ha ripreso e realizzato in diverse proprie opere la concezione più elaborata di realismo socialista, dal secondo ha ripreso due aspetti essenziali della poetica e dell’opera brechtiana: il dramma epico (didattico e dialettico) e l’effetto di straniamento.

In tutti i grandi romanzi sopra-citati è posta giustamente al centro degli eventi la lotta di classe, quale autentico motore del processo storico. Tanto la lotta di classe, quanto il processo storico sono sempre narrati nel modo più realistico e, quindi, dialettico, con personaggi tipici e storie particolari, che ci permettono però di rivivere dei momenti decisivi della nostra storia, ovvero la lotta del movimento dei lavoratori che, battendosi per la propria emancipazione, dà il contributo decisivo nella nostra epoca storica alla lotta per l’emancipazione dell’intero genere umano.

Perciò i citati romanzi di Evangelisti hanno un grande valore dal punto di vista didattico, in quanto da autentiche opere d’arte ci permettono, come metteva in evidenza già Aristotele, di comprendere meglio essenziali eventi storici, anche rispetto a molti libri di storia. Del resto la grandezza di Evangelisti è proprio questa di sviluppare delle autentiche opere d’arte sulla base di una profonda conoscenza storica. Infine, Evangelisti fa ampio uso dell’effetto di straniamento, i protagonisti dei suoi romanzi non consentono mai al lettore d’identificarsi acriticamente, ma lo lasciano sempre libero e lo spingono a riflettere criticamente sulla storia emblematica che gli viene narrata.

Per altro Evangelisti è un grande scrittore proprio perché è partigiano nel senso più alto e migliore del termine, nel senso gramsciano che porta a odiare gli indifferenti. Dunque, nella sua narrazione non vi è mai un distacco cinico (da cretino, direbbe Marx) dai grandi eventi narrati, né tantomeno si scade mai nel minimal-qualunquismo. Il narratore chiaramente non può essere indifferente a ciò che narra, anzi in questo caso è animato da una sana passione politica, ma al contempo estremamente razionale e critica. In tal modo il lettore non è mai ingannato, in quanto l’autore non nasconde la propria posizione etico-politica. Questo non significa, però, che ci dà una narrazione ideologica degli eventi, nel senso peggiore (marxiano) del termine. Per esempio anche in Noi saremo tutto Evangelisti prende parte decisamente per i comunisti e per chi porta avanti con spirito rivoluzionario la lotta di classe, senza però mai dare un’immagine edulcorata, apologetica e acritica di coloro per cui parteggia. Anzi è molto bravo a ricostruirne in modo realistico e dialettico la storia, mettendo in luce il contributo essenziale che hanno dato alla lotta per l’emancipazione del genere umano, senza nasconderne gli aspetti contraddittori e i limiti storici. Evidenziare questi ultimi è un aspetto essenziale per comprendere i motivi delle sconfitte storiche subite dalle forze che si battono in questa secolare lotta per l’emancipazione umana.

SHERLOCK HOLMES CONTRO CTHULHU: TUTTE LE STORIE


Su GiornalePop un articolo che indaga accuratamente le interazioni letterarie – in senso lato – esistenti tra due universi di respiro mondiale: Sherlock Holmes e quello arcaico, occulto e alieno creato da Lovecraft. Un estratto:

Alcuni racconti, fumetti e altre opere di intrattenimento uniscono le creazioni di Howard Phillips Lovecraft ai personaggi della serie di Sherlock Holmes, il celebre detective nato dalla penna di Arthur Conan Doyle.
L’ambientazione irrazionale dei Miti (nella quale ogni certezza umana sul mondo che ci circonda è annichilita non appena il velo che avvolge la realtà viene leggermente trapassato dalla conoscenza) e quella di Sherlock Holmes (le cui avventure sono fortemente improntate sulla certezza dei fatti che deriva dalle osservazioni e deduzioni inoppugnabili) solo apparentemente sono agli antipodi.

Sherlock Holmes, il detective creato da Arthur Conan Doyle, è l’emblema del raziocinio e del prevalere della logica oggettiva: anche se talvolta i suoi casi del canone sfiorano il paranormale si scopre sempre esserci motivazioni terrene attorno ai misfatti che vengono compiuti. Vedi i casi del mastino dei Baskerville e del vampiro del Sussex.

Nel Ciclo di Cthulhu di Lovecraft, invece, le doti umane sono qualità inutili di fronte alla incommensurabile grandezza del cosmo, o peggio ancora la chiave per far entrare nel nostro universo indicibili orrori che ci circondano ma dei quali siamo all’oscuro.
Sembrerebbero quindi dei mondi narrativi del tutto opposti. Invece, diversi autori hanno realizzato racconti, romanzi, fumetti e videogiochi che costituiscono ottime opere di intrattenimento nonché un pastiche del mondo soprannaturale di Lovecraft e di quello ultrarazionale di Conan Doyle.

Parleremo soltanto dei prodotti che presentano espressamente le creazioni di Lovecraft e di Doyle allo stesso tempo, e non gli elementi sulla loro falsariga (come il film “Piramide di paura” o il videogioco “The Sinking City”, che non soddisfano appunto questo requisito).

Lankenauta | Mussolini ha fatto anche cose buone. Le idiozie che continuano a circolare sul fascismo


Su Lankenauta la recensione a Mussolini ha fatto anche cose buone. Le idiozie che continuano a circolare sul fascismo, di Francesco Filippi. Pesco a pienissime mani dall’articolo, e dico da subito che certe cose andrebbero studiate non solo a scuola, ma soprattutto diffuse in ogni modo; dubito però che sia interesse farlo…

Francesco Filippi parta proprio dal web, da quella mitologia tutta internettiana che, soprattutto negli ultimi anni, sfrutta le potenzialità della Rete per rafforzare leggende positive ma senza fondamento nate attorno alla figura di Mussolini e alle sue fantomatiche gesta. Il meccanismo, come spiega Filippi nella premessa, è sempre lo stesso: “Ripetere una bugia cento, mille, un milione di volte, e diventerà una verità“, parole di Joseph Goebbels, ministro della propaganda del Terzo Reich.

In effetti su Internet questa dinamica sembra replicarsi senza particolari limiti e con una rapidità che Goebbels non avrebbe mai nemmeno osato sognare. Le bufale corrono veloci, rimbalzano da un social all’altro, da una piattaforma all’altra e smontarle appare uno sforzo del tutto vano perché altre bufale sono pronte a sovrapporsi a quelle precedenti e si procede in un vortice in grado di inghiottire ogni possibile smentita. Tra le innumerevoli falsità divulgate in Rete, quelle più dannose e pericolose sono quelle legate alla storia: “se le fake news sul presente fanno presa sulle opinioni che giustamente cambiano a seconda degli stimoli, le fake news sui fatti storici avvelenano l’immenso campo di esperienze, valori ed emozioni su cui costruire l’immagine del passato“. Il problema reale della divulgazione online di falsità storiche è rappresentato dal fatto che chi legge viene rassicurato a livello profondo, il lettore, spesso ignaro di quale sia la verità storica, si lascia convincere e accetta fiduciosamente quanto legge.

Filippi non fa che raccogliere alcuni tra i più diffusi luoghi comuni sul fascismo, quelli che attraverso il web attecchiscono in maniera preoccupante soprattutto tra chi non ha una grande formazione scolastica o storica, e li smantella abilmente attraverso analisi e dati precisi. Tra le false notizie che tanto piacciono agli ammiratori del Duce c’è, ad esempio, la leggenda secondo cui avrebbe pensato lui per primo ad assegnare una pensione agli italiani. In realtà il primo sistema previdenziale e pensionistico italiano è stato adottato nel 1895 dal governo Crispi. La prima cosa che fece Mussolini una volta arrivato al potere fu di abolire il Ministero del Lavoro e della Previdenza per accentrare le sue funzioni in mano ai fedelissimi e controllare direttamente ogni forma di aiuto sociale: “… il fascismo non inventò la previdenza sociale in Italia: se ne impossessò, semplicemente“. Inoltre Mussolini non si è mai inventato la tredicesima né la cassa integrazione, giusto per smentire un altro paio di fake news tanto care ai nostalgici.

L’altra storica menzogna che sulle piattaforme online trova grande slancio è quella legata alle fantasmagoriche operazioni di bonifica. “Ancor oggi, mentre tutte le altre presunte conquiste sono messe in discussione, quello della bonifica delle paludi è un capitolo della narrativa della bontà ed efficienza del regime“. Un mito che Filippi, dati alla mano, smantella pezzo dopo pezzo. In realtà la favola della bonifica servì al Duce per mere questioni di propaganda. I progetti annunciati furono faraonici, i tempi di attuazione non furono affatto brevi e le opere richiesero investimenti massicci. Confrontando le promesse fatte dal Duce con i risultati realmente ottenuti ci si rende conto che le operazioni di bonifica furono un totale fallimento sia dal punto di vista economico che dal punto di vista fattuale. “La bonifica se non poteva essere fatta, andava ben raccontata” e infatti venne raccontata così bene che ancora adesso in tanti credono a questa fandonia.

Le balle che circolano sul Duce sono davvero tante. In questo libro ne vengono esaminate parecchie e tutte, indistintamente, vengono smembrate e ricondotte a ciò che spesso sono: strumento di propaganda o banalissime favolette messe in giro per rafforzare il patetico principio che “quando c’era lui tutto funzionava meglio”. Mussolini non ha dato una casa a tutti gli italiani, Mussolini non è mai stato un fautore della legalità, Mussolini non fu mai un femminista: durante il suo regime la donna era considerata importante solo perché “fattrice” ossia capace di mettere al mondo figli da donare alla Patria. Mussolini non capiva niente di economia e non è mai stato un soldato modello: a diciannove anni preferì fuggire in Svizzera piuttosto che adempiere agli obblighi di leva. Insomma, i luoghi comuni su cosa abbia fatto Mussolini durante la sua dittatura, perché non va mai dimenticato che il suo fu un regime totalitario, sono numerosi, spesso del tutto infondati e in certi casi inventati di sana pianta. Se tante e tali bugie riescono ancora a trovare terreno fertile nelle coscienze degli italiani si deve soprattutto al fatto che in Italia non c’è mai stata un’autentica e onesta opera di defascistizzazione per cui ci sono persone (anche politici, purtroppo) che, ancora oggi, accarezzano l’idea che si possa tornare indietro nel tempo.

“La casa sull’abisso” di William Hope Hodgson – A X I S m u n d i


Su AxisMundi un lungo articolo che analizza a fondo il capolavoro di William Hope Hodgson, ovvero La casa sull’abisso. Un estratto significativo:

Una discesa agli inferi si tramuta in un vagabondaggio spaziotemporale. Alle soglie del XX secolo la tradizionale catabasi si tinge ormai delle tinte fosche del cosmicismo già einsteiniano. In un universo che ha da secoli perso il proprio centro, W. H. Hodgson tenta per l’ultima volta di gettare uno sguardo d’insieme sul Tutto. La visione che ci restituisce è quella di un universo senza appigli, in perenne marcescenza, dominato da ignote forze che incarnano il caos e la morte, anticipando quelli che saranno gli incubi tipici del nichilismo sepolcrale di H. P. Lovecraft.

L’occasione della narrazione è il ben noto canovaccio del ritrovamento del manoscritto misterioso (altro topos lovecraftiano). Due amici, Berregnog e Tonnison, avventuratisi in campeggio in una zona remota dell’Irlanda occidentale, i cui abitanti, per la maggior parte, non parlano neanche inglese, ma solo un incomprensibile dialetto gaelico, scoprono un prodigioso sperone roccioso, dalla forma vagamente circolare, a picco su una profonda forra carsica, nella quale un torrente si getta con sonori scrosci. Sullo sperone incombente sull’abisso, i due rinvengono i resti di quello che probabilmente una volta era stato un edificio e, più interessante ancora, un manoscritto abbastanza male in arnese, ma in gran parte leggibile, la cui intestazione è, neanche a dirlo, La casa sull’abisso.

E così, esortato da Tonnison, Berregnog dà inizio alla lettura di quello che si scopre essere un diario di strani accadimenti verificatisi in un ignoto passato.

Le vicende sono ovviamente narrate in prima persona dal protagonista, un vecchio sulla cinquantina, ma ancora vigoroso (forse un rimando allo stesso Hodgson), di cui non viene mai rivelato il nome. Questi vive da tempo nella “casa sull’abisso”, con l’unica compagnia della sorella Mary e del cane Pepper. La presenza assidua del cane, in tutti gli episodi in cui si snoda la narrazione, non è casuale, in quanto, come noto, il cane è, in quasi tutte le culture del mondo, l’essere psicopompo per antonomasia. L’abisso che si apre al di sotto della casa non può che rimandare all’accesso del mondo dell’oltretomba. La catabasi, in tal caso, non conduce, tuttavia, nelle viscere della terra, ma, sorprendentemente, negli incommensurabili spazi interstellari.

Le stranezze prendono avvio d’emblée, senza un apparente motivo, in una sera tranquilla. Il vecchio, postosi come di consueto a leggere nel proprio studio, viene sollevato da una forza misteriosa e condotto sempre più in alto e lontano, oltre il pianeta Terra, addirittura oltre il sistema solare conosciuto, finendo per approdare, non si sa bene se con il proprio corpo o con il proprio spirito, in un luogo inimmaginabile: un’ampia pianura chiusa da un anfiteatro di monti nel mezzo della quale spicca, solitaria e silenziosa, una replica esatta della propria casa. Già da questo nel lettore si fa strada l’ipotesi che, più che trovarsi in una diversa parte dell’universo, il protagonista si trovi in un’altra dimensione, collegata alla nostra in modo misterioso, e la cui porta di accesso pare essere proprio la casa (in effetti, il titolo corrente, La casa sull’abisso è improprio: il titolo originale è The house on the borderland: lett. La casa sulla terra di confine).

Ma è ciò che incombe sull’anfiteatro di monti (o l’arena, come ribattezzata dal pensiero del vecchio) a destare, sulle prime, il maggior sconcerto: due giganti terrificanti, che si rivelano essere due antiche, quanto famose, divinità pagane, Set e Kali: il Caos e la Morte, verrebbe da pensare. Sono dunque questi i principi che governano l’universo? Un pessimista come Albert Caraco non esiterebbe a rispondere di sì. Oltre a queste divinità supreme, tuttavia, ve ne sono altre, più piccole, tutte disseminate lungo gli anfratti dei monti. Alcune di esse sembrano familiari, altre del tutto ignote e repellenti:

“Mi girai e guardai rapidamente in alto, tra i foschi dirupi alla mia sinistra. Sotto un alto picco appariva, indistinta, una forma grigia. Mi stupii di non averla già vista: poi ricordai che non avevo ancora guardato da quella parte. In breve, la vidi più distintamente. Era, come ho detto, grigia. Aveva una testa enorme, ma era priva di occhi. Quella parte del viso era informe. Vidi allora che vi erano altri esseri, lassù tra i picchi. Più lontano, semisdraiata su un alto crinale, distinsi una massa livida, macabra e informe a parte la faccia immonda, semianimalesca, che orrendamente occhieggiava a metà del corpo. Poi ne vidi altri, a centinaia. Parevano affiorare dall’ombra. In molti, riconobbi quasi subito divinità mitologiche; altri mi erano ignoti, totalmente ignoti, al di là delle umane possibilità di immaginazione. Guardai da ogni parte e ne vidi altri, e altri ancora. Le montagne pullulavano di esseri fantastici: divinità animali e mostri così orrendi che, se anche avessi la capacità di descriverli, la stessa decenza me lo vieterebbe”.

Mario Gazzola collaboratore di Wonderland, RAI 4


Riporto integralmente il comunicato stampa di Wonderland, il programma culturale di Rai 4 dedicato al Fantastico e al Crime. La notizia saliente, oltre alla ripresa delle trasmissioni, è che nella crew del programma figura ora anche Mario Gazzola, un amico prima di tutto e un connettivista – che nelle nostre visioni sono due caratteristiche imprescindibili. A presto, quindi, dal primo ottobre, sugli schermi di Rai 4.

Il programma inizia dalla risata perfida e isterica del Joker, protagonista della prima puntata. Wonderland ha infatti incontrato Joaquin Phoenix e Todd Phillips, freschi trionfatori con Joker alla 76^ Mostra del Cinema di Venezia, che hanno raccontato il loro originale approccio al celebre supercriminale dei fumetti DC Comics.

Nella nuova stagione di Wonderland tornano le copertine dedicate all’immaginario cult e pop. La novità “cult” della settimana è Missions, la serie fantascientifica di produzione francese che immagina le coraggiose gesta di un team di astronauti bloccati durante la prima missione umana su Marte. La serie andrà in onda in prima visione assoluta dal 6 ottobre, ogni domenica alle 15:45, su Rai4.

Sul versante “pop”, Wonderland vi racconta GreedFall, videogame in motion capture che rilegge la colonizzazione americana da parte delle potenze europee in chiave fantasy. Le due categorie “pop” e “cult” caratterizzano anche la Wonder Parade, la classifica che chiude ogni puntata segnalando i dieci titoli top della settimana.

Torna la rubrica Sound Invaders, dedicata ai rapporti tra musica, cinema e tv, che in questa stagione acquista la collaborazione dello scrittore e blogger Mario Gazzola.

Sound Invaders si alternerà settimanalmente con la nuova rubrica Short Tales, dedicata ai più interessanti cortometraggi di genere.

In questa prima settimana, si inaugura la nuova rubrica Gotico catodico, racconto a puntate dei più celebri e curiosi sceneggiati Rai di genere gotico e giallo-magico, prodotti tra anni ’60 e anni ‘80. La rubrica si alternerà con Stranger Than Fiction, il racconto immaginifico di Wonderland di improbabili (ma non impossibili) progetti cinematografici e televisivi.

Un’ultima novità di questa stagione del magazine è Amazing News, una rubrica che incontreremo durante le prossime settimane in cui sono presentate le più fantascientifiche notizie dal mondo della scienza e della tecnologia.

Wonderland è un programma di Leopoldo Santovincenzo, Carlo Modesti Pauer, Andrea Fornasiero ed Enrico Platania, con la collaborazione di Alessandro Rotili. Produttore esecutivo Sabrina La Croix, regia di Giuseppe Bucchi e Gabriella Squillace.

 

I canali ufficiali di Rai4:
Web: www.rai.it/rai4
Facebook: https://www.facebook.com/RaiQuattro
Twitter: @RaiQuattro https://twitter.com/RaiQuattro
Instagram: https://www.instagram.com/raiquattro

Tolkien | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la recensione al film Tolkien, che vi ho segnalato pochi giorni fa. Uno stralcio:

Diverse narrazioni s’intrecciano nel film: l’esperienza sul fronte; la formazione etica, morale, universitaria e sentimentale; il devastante impatto della Grande Guerra per la generazione di Tolkien. Sia pure retto da una ricostruzione d’ambiente e da un cast convincenti, il film appare però incerto nel risultato finale.
Uno degli scopi della storia sembra quello voler raccontare quanto Tolkien fosse “predestinato” e quanto della sua vita sia entrato nell’opera. Uno scopo che verso coloro che poco o nulla sanno della vita di Tolkien.

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There was a vision…

… of an outstanding and individual concept, which would last for many years hence.

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Avevo un sogno e l'ho realizzato.

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Inchiostro e Sanguenero

È impossibile non comunicare. (Primo assioma della comunicazione. Scuola di Palo Alto)

Stregherie

“Quando siamo calmi e pieni di saggezza, ci accorgiamo che solo le cose nobili e grandi hanno un’esistenza assoluta e duratura, mentre le piccole paure e i piccoli pensieri sono solo l’ombra della realtà.” (H. D. Thoreau)

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The more you know, the less you fear (Chris Hadfield)

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