HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per Recensioni

Incubi al femminile: la Strange Fiction di Lisa Tuttle – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un importante approfondimento e recensione di Walter Catalano sulla figura di Lisa Tuttle, autrice recentemente pubblicata in Italia da Edizioni Hypnos. Un estratto:

Texana trapiantata da decenni in Scozia, Lisa Tuttle si può considerare una delle principali eredi dirette contemporanee della grande tradizione femminile anglosassone della weird fiction, quella lunga e gloriosa traiettoria che dai Gothic novel di Anne Radcliffe, attraverso il Frankenstein di Mary Shelley, il romanticismo oscuro delle sorelle Bronte, le inquietudini vittoriane di Charlotte Riddell o Edith Nesbit, e quelle primo novecentesche di Edith Warthon, Elizabeth Bowen o Vernon Lee, giunge tortuosa e troppo spesso ingiustamente sottovalutata, fino al magistero di Shirley Jackson e Flannery O’Connor. Una prospettiva sul disagio femminile e una testimonianza di emancipazione letteraria, filosofica e sociale dal dominio patriarcale che, procedendo dai territori impervi e trasgressivi del gothic, dell’horror e del weird a quelli altrettanto ribelli della fantascienza e del fantasy, arriverà a includere, con la Tuttle stessa, anche Ursula K. Le Guin, Margaret Atwood, Octavia E. Butler, Alice Sheldon, Joanna Russ, Joyce Carol Oates, e decine di altre. Nel campo del fantastico, come in molti altri, è evidente quanto le autrici siano state, oltre che più presenti, anche decisamente più rilevanti degli autori.

Lisa Tuttle ha brillantemente praticato tutte le declinazioni e i sottogeneri della narrativa fantastica, ha pubblicato una Encyclopedia of feminism, ha curato come editor varie antologie miscellanee tra cui Skin of the Soul: New Horror Stories by Women (1990), raccolta horror di sole scrittrici, e Crossing the Border: Tales of Erotic Ambiguity (1998), stessa formula ma applicata a testi erotici. La sua lunga carriera letteraria inizia nel 1981, a fianco di George R.R. Martin – di cui è stata per qualche tempo compagna – con cui ha scritto il romanzo Windhaven (da noi Il pianeta dei venti); a questo sono seguiti una decina di altri romanzi, altrettante raccolte di racconti e vari testi per l’infanzia, oltre alla saggistica femminista di cui abbiamo detto. La scrittrice ha lasciato l’America fin dagli anni ’80 per trasferirsi prima a Londra, dove è stata sposata per qualche anno con il noto autore britannico Cristopher Priest, poi in Scozia dove risiede tutt’ora.

L’efficacia di questo procedimento è testimoniata nell’antologia appena pubblicata dall’infaticabile Hypnos Editore, Il profumo dell’incubo: tredici storie selezionate dalla scrittrice stessa appositamente per il pubblico italiano e che ripercorrono la sua intera carriera, da “La casa degli insettidel 1980, a “L’ultima sfida” del 2017, passando per “Sostituti” del 1992, uno dei suoi testi più apprezzati. I racconti sono tutti, senza eccezione, di straordinaria qualità: si parte sempre da una situazione apparentemente ordinaria, da problemi e conflitti di ordine naturale che, quasi inavvertitamente scivolano lentamente verso un bizzarro e un abnorme che raramente si manifestano in sovrannaturale esplicito ma restano sempre elusivi ed enigmatici. Non si può parlare a questo proposito esattamente di ghost stories, proprio come avveniva nel caso di Robert Aickman, che definiva infatti i suoi racconti strange tales. Anche la Tuttle parla di strange fiction più che di horror per dare un’idea della sua narrativa. Come ci spiega l’autrice nell’introduzione al volume, autobiografia e deriva fantastica non sono incompatibili ma complementari: così in “Il volo per Byzantium”, la partecipazione a una improvvisata convention fantascientifica in Texas diventa la porta d’ingresso nell’incubo; in “Gli oggetti nel sogno potrebbero essere più vicini di quanto sembrano”, un appuntamento con l’ex-marito vent’anni dopo la separazione per cercare una casa fantasma nel Devon con l’aiuto di Google Earth e GPS, produrrà risultati imprevedibili quanto sgraditi; la cameretta della prima infanzia o dell’adolescenza diventerà la trappola di “Sogni nell’armadio” o “L’uomo di cibo”; l’angoscia della gravidanza partorirà il delirio di “La mia malattia” o “A cavallo dell’incubo”. Non mancano gli omaggi espliciti: a Walter de la Mare in “L’ultima sfida” e soprattutto a Robert Aickman in “Il libro che ti trova”, una delle storie forse più terribili e commoventi della raccolta, in cui ispirandosi all’incontro mancato a Londra fra la Tuttle e lo scrittore ormai morente per un male incurabile, si evoca il fantasma tragico dell’amore tormentato e infelice fra Aickman e la scrittrice Elizabeth Jane Howard, spettro di tutti gli amanti respinti.

Lisa Tuttle: Il profumo dell’incubo – Ver Sacrum


Su VerSacrum la recensione a Il profumo dell’incubo, raccolta di racconti di Lisa Tuttle, pubblicazione uscita per la puntuale Edizioni Hypnos. Un estratto:

Si tratta di un’antologia di alto livello che offre un’esauriente panoramica della sua particolare arte. Ci sono sicuramente delle connessioni con la narrativa di Robert Aickman (nona caso la Tuttle definisce la sua narrativa “strange fiction”) per il senso di spaesamento ingenerato nel lettore che spesso, proprio come accade con lo scrittore inglese e le sue “strange stories”, rimane spiazzato dall’evoluzione di questi racconti in cui il finale rimane di difficile interpretazione. Questa caratteristica in qualcuno può generare una certa frustrazione e il rischio concreto è quello di lasciar perdere. In realtà ci troviamo di fronte alle patologie della mente e ai fantasmi dell’inconscio.

Ci sono dei veri e propri gioielli come l’iniziale La casa degli insetti, un inquietante incubo horror “kafkiano che assurge allo status di classico. Non poteva poi non essere inserita una storia straordinaria come Sostituti (presentata anche nel citato numero della rivista Hypnos) in cui il protagonista incontra in pieno giorno l’orrore sotto la forma di una sorta di animaletto dalle strane sembianze che gli suscita immediatamente una forte ripugnanza (finirà con l’ucciderlo). All’opposto la moglie ne raccoglie un altro esemplare che, dal suo punto di vista, trova adorabile tanto da considerarlo più importante dello stesso marito che sarà invitato ad andarsene. Alla fine emerge il conflitto fra uomo e donna (uno dei temi portanti della femminista Lisa Tuttle) che viene esemplificato dall’apparizione di queste bizzarre creature (simbolo dei“mostri della ragione”). Il nido è invece un racconto che narra dei difficili rapporti fra Sylvia e Pam, due litigiose sorelle che vanno a vivere in una nuova casa dopo la morte della madre. Sylvia sembra nascondere in soffitta un segreto inquietante tanto da allarmare Pam che finirà per intervenire. Sylvie reagirà andandosene da casa: il finale non spiega niente (un po’ alla Aickman) e lascia un velo di inquietudine psicologica sull’intera vicenda. Il volo per Byzantium è divertente in quanto ci spiega le vicissitudini di una scrittrice di fantascienza (proprio come successo alla Tuttle che d’altra parte sostiene come la narrativa horror sia autobiografica) non molto famosa invitata ad una convention. Più crudo e disturbante risulta essere La mia malattia che tratta il tema della maternità (qui vista come una patologia) sotto la luce dell’alchimia e della ricerca della Pietra Filosofale. Gli ultimi due racconti sono a mio avviso stupendi: Il libro che ti trova è un vero e proprio omaggio alla figura sfuggente di Robert Aickman mentre L’ultima sfida rilegge una storia di Walter de la Mare riconsegnando la Tuttle a quella tradizione gotica da cui proviene.

Recensione a Rizomi del sole nascente, di Aa. Vv. – InfinitiUniversiFantastici | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Sul blog InfinitiUniversiFantastici è uscita una puntuale recensione a Rizomi del sole nascente, antologia curata da Gian Filippo Pizzo che ha come tema l’Oriente e la SF. Ecco alcuni stralci, al netto della critica a ogni racconto, che la blogger Alessandra ha redatto.

I racconti ispirati, ambientati, o con un richiamo alle terre dell’Est sono stati raccolti e curati da Gian Filippo Pizzo, una garanzia; sono di vario genere e stile, mai banali.

L’editing è perfetto; la cover meravigliosa nella sua semplicità, una delle migliori che mi sia capitato di vedere ultimamente.

Consiglio vivamente quest’eccellente antologia a tutti gli amanti della fantascienza e non solo!

La quarta

Storie fantastiche, misteriose o semplicemente belle; un richiamo orientale, quasi un sapore o un’essenza che pervade l’antologia senza mai essere davvero protagonista. Una nuova selezione di racconti curata da Gian Filippo Pizzo che descrive mondi dello spazio, luoghi misteriosi della Terra e realtà mentali si fondono, creando quell’essenza che è la narrativa stessa.

Gli autori

Attivo da più di quarant’anni nell’ambito del fantastico e della fantascienza, con numerosi articoli e recensioni, Gian Filippo Pizzo ha pubblicato assieme ad altri autori 13 volumi di saggistica per editori quali Gremese e Odoya, presso il quale sono apparsi gli ultimi Guida agli scrittori italiani del fantastico (2018) e La Luna nell’immaginario (2019). Ha curato, spesso in collaborazione, 16 antologie, le più recenti delle quali sono Futuro criminale (La Ponga), Mogli pericolose (Watson) e Fantaetruria (Carmignani) tutte del 2019.

Gli autori che hanno scritto per questa raccolta sono: Danilo Arona, Serena M. Barbacetto, Sandro Battisti, Stefano Carducci, Irene Drago, Alessandro Fambrini, Antonino Fazio, Lukha B. Kremo, Franco Ricciardiello e Monica Serra.

La collana

Avatar è la collana di Kipple Officina Libraria dedicata ai romanzi e grandi capolavori prettamente italiani del Fantastico e della SF, opere contraddistinte dalla cura meticolosa dei testi e dalle ampie visioni autoriali. Il logo della collana sintetizza perfettamente il circolo del tempo, delle conoscenze, degli eventi nascosti; l’iperbole del Fantastico per spiccare il volo nella fantasia più sfrenata e meravigliosa.

Aa.vv. | Rizomi del sole nascente A cura di Gian Filippo Pizzo

Kipple Officina Libraria Collana Avatar — Formato ePub e Mobi — Pag. 155 – € 3.95 — ISBN 978-88-32179-24-8 Collana Avatar — Formato cartaceo — Pag. 152 – € 15 — ISBN 978-88-32179-24-8

Link

Il ragno del tempo | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la recensione a Il ragno del tempo, romanzo weird di Maico Morellini che tanta curiosità ha suscitato in me. Ecco uno stralcio della rece:

Questa è una lettura che vi consigliamo caldamente.
La storia weird che vi aspetta è molto suggestiva e soprattutto è ben scritta. Morellini ha sempre dimostrato di avere un gran talento e anche stavolta il suo stile, fluido ed elegante, vince. Il libro risulta pienamente coinvolgente riuscendo a trasportare il lettore in un mondo inspiegabile, pieno di tensione, in cui nulla è scontato.
Il ragno del tempo è un’avventura nera e surreale dove non si riesce a immaginare quello che accadrà. L’intera storia è  un crescendo claustrofobico di angoscia e garantisce una  tensione totale, fino all’inatteso finale. Da finire tutto d’un fiato, anche perché non riuscirete a staccarvi dalla lettura.
Consigliatissimo per tutti, in particolar modo per chi ama i misteri e le intricate trame psicologiche.

L’armata Brancaleone: Recensione e trama del film


Su OcchioDelCineasta la scheda relativa a L’armata Brancaleone. Un caposaldo del nostro patrimonio culturale, ci parla di come eravamo e, per forza di cose, di come siamo rimasti.

È un medioevo straccione e malandato, quello che il regista Mario Monicelli narra attraverso le avventure dell’impavido cavaliere Brancaleone da Norcia e della sua armata. Presentato in concorso al diciannovesimo Festival di Cannes e vincitore di tre Nastri d’Argento, il film è il frutto della stretta collaborazione fra il cineasta romano e il binomio Age & Scarpelli, i quali già avevano cooperato alla stesura delle sceneggiature di capolavori come Padri e Figli (1957), I soliti ignoti (1958), La grande guerra (1959) e I compagni (1963). Per il progetto de L’armata Brancaleone, viene concepito uno script caratterizzato da un linguaggio immaginario, frutto dell’incrocio fra un latino maccheronico, espressioni dialettali e l’idioma volgare medievale; una scelta destinata non solo a rimanere negli annali della storia del cinema italiano, ma anche a permeare e sedimentarsi nella cultura del Belpaese.

Steven Wilson morde il consumismo | PostHuman


Ho smesso da tempo di seguire Steven Wilson e, di conseguenza, fin quando erano in piedi, i Porcupine Tree; era una band che per un certo periodo ho amato, fin quando le orme intimiste psichedeliche floydiane erano ben evidenti. Poi, pian piano, sono scivolati via e le prove successive di mr. Wilson non mi hanno entusiasmato; ora, poi, arriva un’altra svolta sonora: su PostHuman ce ne parla in una videorecensione Mario Gazzola, sempre attentissimo al mondo sonico e ai risvolti multimediali che esso si porta appresso, un’olografia cognitiva in cui ogni senso arte e conoscenza umana si autocoinvolgono in un sapere surreale.

Il suo nuovo album da solista, The Future Bites, la cui uscita è slittata a gennaio 2021, ci si svela goccia a goccia, per il momento attraverso due singoli: Personal Shopper – ispirato all’omonimo “horror intimista” di Olivier Assayas con Kristen Stewart, da cui prende il titolo – e il recentissimo Eminent Sleaze, il cui testo non lascia spazio a dubbi sull’intento satirico del suo autore: “I turn on the charm and you’re down there on the tarmac i say something funny, you give me all your money a flash of my teeth and you hand your car keys over a flick of my wrist and… and I seduce your sister“.

Concetto ben declinato nell’elegante video clip, interpretato dal cantante nel ruolo di un ipotetico Tim Cook (nella versione di Crozza!), avido di spennare i suoi polli (cioè noi stolti seguaci del suo glamour), saturo di rossi e blu, in cui il protagonista alla fine si presenta egli stesso come IL PRODOTTO da ambire (nello still dal video a sinistra).

Lo vedete nel videoservizio montato da Walter, che alterna i “mille volti” di Mario G con le sequenze chiave del video clip in questione, oltre che del trailer dell’album tutto, che trovate sul suo sito, e che pure non lesina la parodia per la corsa al possesso dell’ultimo gadget supercool, che nella finzione distopica s’immagina proposto nel poco lontano 2032 dal misterioso team creativo TFB, che dà il titolo al disco.

Lukha B. Kremo – Quando cade un angelo | Contorni di Noir


Su ContorniNoir la recensione a Quando cade un angelo, romanzo noir di Lukha B. Kremo, uscito per DelosDigital. Un estratto dalla valutazione:

Si tratta di un romanzo in cui gli scrittori scrivono di scrittori, ma senza compiacimento, anzi, con un senso anche di autocritica che ne diventa valore aggiunto.
La scrittura è netta e concisa, senza troppi fronzoli, come ben si addice al genere thriller/noir, non risparmiando tuttavia spunti di riflessione che l’autore vuole condividere con il lettore.
Un filo doppio che si esplica anche nel nominare capitolo per capitolo, scelta non così usuale (uno degli ultimi letti è stato Morchio), che indica la cura e la direzione scelta da Kremo.
Il romanzo è incentrato sulla morte di Laura, una ragazza precipitata dall’alto di un’impalcatura durante un rave party, apparentemente a causa di un incidente, come tanti ne capitano. Luca Pitagora, un suo amico che ha scritto un romanzo su un delitto irrisolto, inizia a fare indagini nella cornice di una Milano decadente. Una storia che si dipana tra Milano e Genova. Un libro che parla di rave, di rapporti umani, di autismo il tutto in un pot-pourri sapientemente dosato da un autore che, lo si capisce da subito, ha le capacità e la maestria di gestire la trama a piacimento suo e del lettore.

Molte le citazioni tra film e musica e risvolti legati al mondo dell’editoria e della scrittura. Da ricordare quella della Libreria del giallo di Milano dell’indimenticata Tecla Dozio, un punto di riferimento per appassionati del noir e per scrittori.
Molto divertenti i riferimenti critici a certe logiche nei rapporti tra editore e autore, che chi li ha vissuti sa riconoscere e interpretare. Sarebbe bello chiedere a Kremo quali siano stati gli spunti di ispirazione per la creazione di alcuni personaggi (alcuni sono chiari anche negli episodi narrati), ma il bello è anche non saperlo e anche solo immaginarlo.
Un libro che non lascia indifferenti, da leggere tutto d’un fiato fino alla fine per scoprire le dinamiche che hanno portato alla morte di Laura e soprattutto per capire le motivazioni, che per molti versi si possono ricondurre alla teoria di Friedrich Dürrenmatt secondo cui i destini dei personaggi sono legati all’aleatorietà degli eventi. Spesso scelte sbagliate portano a conseguenze inaspettate quanto irreversibili.

TENET opera d’inversione del OPMET | PostHuman


Su PostHuman la bella e funzionale – in particolare, nel descrivere bene cosa può essere il film – videorecensione di Tenet, l’ultimo capolavoro di Christopher Nolan. Non perdetevi le altre info – scritte – che Mario Gazzola dissemina anche nel resto del post. Mi sto davvero chiedendo perché io non abbia ancora visto il film…

Processi di ibridazione. L’immagine (è) mutante – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine, Gioacchino Toni indaga la poetica visiva e visionaria di David Cronenberg. Un’indagine sul nostro mondo sociologico e politicamente (anche polemicamente) economico in cui navighiamo, spesso con la bocca sotto il livello del liquame. Vi lascio alle sue parole ,a un estratto:

«io cerco sempre di mostrare […] quel momento in cui ci si rende conto che la realtà non è che una possibilità, debole e fragile come tutte le altre possibilità» David Cronenberg

Agli inizi degli anni Ottanta esce nelle sale Videodrome (Id., 1983) di David Cronenberg, opera con cui il regista canadese inaugura una serie di pellicole in cui, in maniera più esplicita rispetto ad altre sue realizzazioni, pone lo spettatore di fronte allo sconvolgimento dei piani di realtà. Si tratta di un film incentrato sul rapporto dell’individuo con quell’apparecchio televisivo, vero e proprio generatore di immagini all’interno della realtà domestica che, come scrive Riccardo SassoL’immagine mutante. Il cinema di David Cronenberg (Edizioni Falsopiano, 2018) – agisce «come un organismo patogeno, inizializzando un meccanismo virale grazie al quale l’uomo è stato trasformato, mutato in un un nuovo individuo, un homo tecnologicus, che ha incorporato in sé la tecnologia e da essa trae un sostentamento vitale necessario alla sua sopravvivenza». L’essere umano contemporaneo è giunto a cibarsi di televisione, tanto che i poveri che nel film si recano alla Cathode Ray Mission, al posto di un pasto caldo, ricevono la loro dose quotidiana di immagini televisive. Non è difficile leggere in Videodrome la convinzione mcluhaniana della televisione come strumento antropogenetico in grado di incidere sulla biochimica umana.

La televisione, suggerisce l’opera cronenberghiana, non si limita più a riprodurre la realtà, si è fatta «più reale della realtà stessa: ha agito fisicamente sulla struttura del […] cervello, creando al suo interno dei tumori, veri e propri organi di senso, capaci di costruire in lui un nuovo sistema percettivo». L’immagine è mutante, in questo caso nel senso che agisce, mutandolo, sull’individuo che ne viene a contatto. L’essere umano messo in scena da Cronenberg, a partire da Videodrome, è un essere che «ha assorbito in sé la tecnologia e nello stesso tempo l’ha corporeizzata»; il protagonista del film, dopo essere stato contagiato dal virus, si è ibridato con la macchina, «ha penetrato la tecnologia (come nella famosa scena in cui si fonde con il televisore), l’ha resa carne pulsante (la televisione è divenuta un organismo, che respira e vomita frattaglie) e al contempo ne è stato violato, penetrato – gli si è formata un’apertura sull’addome dal quale escono ibridi biomeccanici».

Con Videodrome, sostiene Gianni Canova nella sua monografia dedicata al regista – David Cronenberg (Editrice Il Castoro, 2007) – «Cronenberg riflette sull’intossicazione iconica derivata dal consumo di immagini televisive e sulle modificazioni fisiche e antropologiche che la diffusione della tv sta apportando all’apparato percettivo umano». Il film pone inquietanti interrogativi «sulla natura riproduttiva delle immagini e sul rapporto di ambivalente fascinazione e repulsione che l’occhio umano prova di fronte ai propri sogni e ai propri incubi reificati e incessantemente riprodotti sullo schermo della tv». Il regista decide di mettere in scena un mondo condannato a vivere in uno stato di perenne allucinazione, in cui gli esseri umani sembrano poter essere programmabili al pari degli apparecchi di registrazione audiovisiva. In anticipo di alcuni decenni rispetto alla serie televisiva Black Mirror (Id., dal 2011 – in produzione, Channel 4; Netflix), Videodrome si pone come opera audiovisiva politica in quanto riflettendo sul consumo di immagini fa provare direttamente allo spettatore «le potenzialità e le aberrazioni insite nel […] desiderio di consumare tecnologicamente immagini».

Oltre a palesare i processi di contaminazione fra organico ed elettronico, con una televisione che diviene carne e una carne che a sua volta funziona come un videoregistratore, in Videodrome, suggerisce Canova, Cronenberg «applica anche al linguaggio (al cinema) quei processi di contaminazione e confusione che mostra all’opera sul piano dei corpi». Ecco allora che il film può essere visto come il paradigma di uno stile fondato sull’instabilità enunciativa: Videodrome non permette allo spettatore di considerare la macchina da presa come un “narratore onnisciente”, diviene impossibile, continua Canova, attribuire alle immagini un aprioristico statuto ontologico di verità. Il continuo cambiamento di punti di vista non consente di stabilire se ciò che si osserva è “realtà”, allucinazione o sogno. Insomma, ad essere messa in discussione in questa pellicola è (anche) la stessa nozione di “realtà” cinematografica.

Sa morte secada | ThrillerMagazine


Su ThrillerMagazine la recensione a Sa morte secada, riedizione del primo romanzo di Nicola Verde, uscito nella prima edizione più di quindici anni fa. Vi lascio a una parte della valutazione:

Sa morte secada, dice all’inizio del romanzo una delle protagoniste e qualche pagina dopo l’autore spiega, servendosi del dialogo fra il maresciallo Carmine Dioguardi e il prete del paese, cosa significa l’espressione sarda. “Siamo un popolo preistorico che ancora crede che dalle ossa si possa resuscitare, un detto ormai in disuso, più o meno vuol dire tagliare la morte e deriva probabilmente da un antico rito pagano. Vuol dire che bisogna andare in fondo, fino all’osso.” (pp. 14,15)

Intorno al grumo dei riti preistorici, innestati per quanto compatibili nei riti della religione cristiana, si sviluppa faticosamente l’indagine del maresciallo Dioguardi sulla morte cruenta di un bambino, il cui corpo era stato ritrovato scarnificato sopra un antico amuleto. Il paese è Bonela, centro agropastorale nel cuore della Sardegna. Altri personaggi chiave sono due sorelle dalla vita antitetica: una divenuta prostituta dopo una violenza subita da ragazzina dal padrone della casa dove prestava servizio e da altri dopo, l’altra si chiuderà nel suo mondo di visioni, di preghiere e di credenze religiose, poi ci sono i notabili del luogo, il brigante Farore e infine due sacerdoti, anch’essi antitetici: Don Melchiorre, ascetico e intuitivo, Don Mario detto preide Bertula, abituato ad assecondare e a far prevalere i suoi istinti peggiori.

Nel linguaggio, Nicola Verde utilizza molto il sardo sia per le espressioni idiomatiche che nei dialoghi, non mancando di tradurle per i suoi lettori. Il maresciallo, campano come il suo autore, venuto dal “continente” con la segreta speranza di ritornarci, si impegna nell’indagine ma, essendo estraneo alla cultura “preistorica” sarda, è impossibilitato per anni a dare una soluzione a quella morte misteriosa. Si avvicinerà alla verità dopo molti anni, quando, ormai in pensione, potrà dire di aver compreso il lato oscuro della sua terra di adozione.

La Ragazza con la Valigia

Ironia e parodie, racconti di viaggio e di emozioni…dentro, fuori e tutt’intorno !!

simonebocchetta

Qui all'ombra si sta bene (A. Camus, Opere, p. 1131)

TRIBUNUS

Duemila anni di Storia Romana

Alessandro Giunchi

corruptio pessima optimi

Dreams of Dark Angels

The blog of fantasy writer Storm Constantine

Bagatelle

Quisquilie, bagatelle, pinzillacchere...

HORROR CULTURA

Letteratura, cinema, storia dell'horror

Fuliggine

“The books gave Matilda a comforting message: You are not alone." Roald Dahl

Oui Magazine

Per me cultura significa creazione di vita. (Cesare Zavattini)

Eleonora Zaupa • Writer Space

Una finestra per un altro mondo. Un mondo che vi farà sognare, o...

Through the Wormhole

“Siamo l’esperimento di controllo, il pianeta cui nessuno si è interessato, il luogo dove nessuno è mai intervenuto. Un mondo di calibratura decaduto. (…) La Terra è un argomento di lezione per gli apprendisti dei.” Carl Sagan

AI MARGINI DEL CAOS

un blog di Franco Ricciardiello

Sincronicità Spicciola

Guardati intorno

Roccioletti

Arte altra e altrove.

Sharing

NEUTRALIZE THE FREE RADICALS

Novo Scriptorium

ἀνθρώποισι πᾶσι μέτεστι γινώσκειν ἑωυτοὺς καὶ σωφρονεῖν.

Arte Macabra

per gli amanti del macabro e del grottesco nell'arte moderna

CineFatti

Almeno un film al giorno, come il caffè.

Alessandro Rolfini

ESPLORA L’AVVENTURA

Pmespeak's Blog

Remember! Once warmth was without fire.

L'edera

e le altre poesie in ordine sparso by MerMer

anche-ombre

percorsi ombreggiati, riflessioni esauste, alcooliche, liberatorie

Giacomo Ferraiuolo

Avevo un sogno e l'ho realizzato.

- GIORNALE POP -

Per informarsi su fumetti, film, serie tv, cartoni, musica e tutto ciò che è pop

Inchiostro e Sanguenero

È impossibile non comunicare. (Primo assioma della comunicazione. Scuola di Palo Alto)

Stregherie

“Quando siamo calmi e pieni di saggezza, ci accorgiamo che solo le cose nobili e grandi hanno un’esistenza assoluta e duratura, mentre le piccole paure e i piccoli pensieri sono solo l’ombra della realtà.” (H. D. Thoreau)

L'occhio del cineasta

La community italiana del cinema

La Sindrome del Colibrì

The more you know, the less you fear (Chris Hadfield)

Terracqueo

MultaPaucis

Il maestro dei sogni

"Tutti siamo fatti della stessa sostanza dei sogni"

Il Bistrot dei Libri

"Un libro ben scelto ti salva da qualsiasi cosa, persino da te stesso" Daniel Pennac

Astro Orientamenti

Ri orientarsi: alla ricerca del nostro baricentro interiore

Fantasy al Kilo

L'osteria del Fantasy e Sci-Fi

Medio Oriente e Dintorni

Storie, cultura e sport dal Medio Oriente e e Dintorni

Gli Archivi di Uruk

Database di genere in italiano

ˈGŌSTRAK

In Absentia Lucis Tenebrae Vincunt

BREAKFAST COMICS

Best Comics & Graphic Novels / I fumetti da leggere almeno una volta nella vita. Sponsored by CSBNO

La Via del Caos

Cambiare il modo di vedere il mondo per migliorare sé stessi

Aquilone di pensieri

And into the fields I go to lose my mind and find my soul

3... 2... 1... Clic!

E’ un’illusione che le foto si facciano con la macchina… si fanno con gli occhi, con il cuore, con la testa. (Henri Cartier-Bresson)

B-Movie Zone

recensioni di film horror, thriller, gialli, poliziotteschi, sci-fi, exploitation, erotika

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: