HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per Recensioni

Gerard Sorme e l’Ordine della Fenice – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un’approfondita recensione di Franco Pezzini a due romanzi di Colin Wilson, Il dio del labirinto e Religione e ribellione, nella cui lettura – della recensione, intendo – trovo anche gli estremi del mio esperimento di sesso quantico e postumano, Sensorium.
In particolare, per quanto riguarda Wilson, nel passo sottostante ho la percezione di un Fantastico che esperimento attraverso strali di sesso estremo o quasi:

“Il nostro scopo – Esmond parla qui da membro della Setta della Fenice, cui ha impresso la sua svolta filosofica – non è quello di degradare e inquinare i sentimenti religiosi con il piacere sessuale, ma di elevare il piacere sessuale al livello di un sentimento religioso”.
E appunto con Esmond in corpo, Sorme affronterà i vertici della Setta, ancora esistente a livello internazionale… Una nota finale di Wilson riflette sul rapporto tra il suo libro, la letteratura e ciò che è percepito come pornografia, ma rappresenta più un (interessante, senza dubbio) documento d’epoca che una riflessione calzante alla complessità della situazione odierna. Per il resto il romanzo presenta ciò che i lettori di Wilson già conoscono: una scintillante qualità di scrittura, bozzetti godibilissimi e molto vari di outsider, alcune riflessioni (specie nel rapporto tra i sessi) in cui l’autore resta nonostante tutto debitore di pregiudizi del suo tempo, una vaga ambiguità che nulla toglie al piacere della lettura.

È brandendo tali sviluppi fiction sull’abbinamento sesso & religione – possessione compresa, visto che “l’outsider cessa di essere tale solo quando è posseduto, quando diventa ossessionato in modo fanatico dal bisogno di scappare” – che possiamo ora aprire il secondo volume di Wilson, stavolta un saggio, e precedente di vari anni: qualcosa che alla ricerca di Esmond fornisce una virtuale cornice, o piuttosto un precedente illuminante. Religione e ribellione (Religion and the Rebel) esce nel 1957 (qui una contestualizzazione): e viene massacrato dalla critica, che non ha perdonato il successo di The Outsider all’autore ventiquattrenne privo di studi universitari. Invece il libro è davvero interessante: come commenta Wilson in un’introduzione a distanza di tanti anni (1984), presenta le ingenuità e i manicheismi di un’età, con un’eccessiva enfasi sul profilo dell’outsider – nei fatti, gran parte dei personaggi di cui parla sono stati anche parallelamente insider da altri punti di vista. Come lo stesso Esmond del romanzo esaminato.

Eppure, a ben vedere, quell’introduzione più moderata e “ragionevole”, fortemente individualistica come di moda negli Ottanta (anche se Wilson le mode le fondava piuttosto che seguirle – ma va detto che all’epoca è già iniziata la sua fase in calando) pare più fastidiosa del radicalismo onesto del giovanissimo che esplora forme di ribellione e ne racconta l’alba a colpi anche di esperienze personali. Dove a colpirci – perché in fondo succede anche a noi di agganciare le svolte esistenziali a letture o sorprese culturali – è il fatto che a distanza d’anni egli ricordi quella frase o quel libro che hanno dato la spinta, come pure invece le fasi di frustrazione e depressione. Leggere Wilson oggi, in un’Italia depressa che non riesce più neppure a desiderare di riacquisire sapore alla propria vita, raspato via a grandi numeri da politica ed economia scellerate, è di grosso interesse, al netto del mutare dei tempi e di qualche ingenuità da ventenne.

 

I libri che hanno ispirato Matrix | Bistrot dei Libri


Sul Bistrot dei Libri un post che serve a rinfrescarci la memoria sulle ascendenze letterarie di Matrix, la saga cinematografica appena giunta al quarto capitolo. Un estratto:

A cavallo tra cyberpunk e fantascienza, Matrix si basa su un’idea di fondo: niente è reale, tutto è creato in maniera fittizia dalle ‘macchine’ per tenere buoni gli esseri umani e fargli produrre tanta bella energia che le suddette macchine utilizzano per il loro sostentamento.
Poi la trama è ben più complicata di così, c’è di mezzo un eletto e un bel po’ di altre cosette interessanti, ma restiamo fermi sulle fondamenta del mondo matrice: da dove viene questa idea? Quali le fonti di ispirazione? In particolare, ci chiediamo: quali libri hanno ispirato Matrix?

L’ispirazione primaria arriva indubbiamente dall’antichità, in particolare dal Mito della Caverna di Platone. La trama del film iniziale delle Wachowski potrebbe davvero sembrare una versione moderna e fantascientifica del celebre mito classico.
Andiamo avanti. Nella scena iniziale del primo film il protagonista, ancora nei panni di Thomas Anderson, vende un disco contenente un software pirata pescandolo da una scatola a forma di libro sulla cui copertina, se vi soffermate a osservare, potete leggere ‘Simulacri e Impostura‘ di Jean Baudrillard

Culture e pratiche di sorveglianza. L’era degli oggetti smart presuppone un’umanità altrettanto smart? – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la recensione estesa al concetto che c’è dietro il saggio Internet of Things. Gli ecosistemi digitali nell’era degli oggetti interconnessi, di Stefano Za. Si parla del controllo sociale o societario perpetrato da enti statali o privati, in modo massivo e spesso subdolo, sull’intera popolazione mondiale; in definitiva, va precisato però, non è la tecnologia stessa a essere il problema, bensì l’uso che se ne fa, che può essere meritorio o criminoso. Un estratto:

Visto che sin dal titolo viene fatto riferimento agli ecosistemi digitali, in apertura di volume l’autore tratteggia una definizione di essi. In generale con ecosistema si intende un insieme di componenti, viventi e non, in grado di influenzarsi vicendevolmente modificando l’ambiente in cui si trovano a operare formando così un unico sistema delineato. Nello specifico, un ecosistema digitale è costituito soprattutto, ma non solo, da “artefatti digitali”. Tale tipo di ecosistema «con le sue componenti e le loro interazioni, ha sia un’entità fisica (tradizionale/materiale) sia un’entità digitale (virtuale), racchiudendo le peculiarità di ciò che viene definito sistema cyber-fisico» (p. 11). Gli elementi smart costituiscono una componente importante di tali ecosistemi digitali e rientrano in quell’ambito di IoT in cui gli oggetti sono in grado di interagire tanto con altri oggetti o macchine quanto con esseri umani attraverso Internet.

Dopo aver ricostruito i passaggi storici dello sviluppo di Internet, Za si sofferma sulla nascita del fenomeno IoT: «una rete di oggetti interconnessi tra loro capaci di raccogliere e scambiare informazioni attraverso l’uso della rete, di Internet» (p. 33). IoT, sostiene lo studioso, assume un ruolo rilevante soprattutto grazie al suo intrecciarsi con il cloud computing, i big data e il machine learning. Nel primo caso si ha a che fare con tecnologie che consentono di elaborare, archiviare e memorizzare dati attraverso risorse hardware e software distribuite in rete. Possono essere software utilizzati dall’utente finale (Software as a Service – SaaS), o che consentono di amministrare la configurazione e le funzionalità di una piattaforma (Platform as a Service – PaaS), oppure server virtuali ove è possibile installare software di sistema e applicativi (Infrasrtucture as a Service – IaaS). In tutti i casi il cloud computing consente di avere in dotazione risorse a capacità computazionale in maniera flessibile senza essere in possesso di particolari hardware potendovi ricorrere ovunque sia presente una connessione Internet.

Leggi il seguito di questo post »

Pink Floyd – A Momentary Lapse of Reason – SENTIREASCOLTARE


Ancora dettagli sul periodo floydiano a ridosso dell’uscita di Roger Waters, quando Gilmour e Mason (e anche Wright) lavoravano sull’album A momentary lapse of reason. Da SentireAscoltare, un breve estratto:

Occorre fare un passo indietro, rispetto a quel 7 settembre 1987, giorno in cui EMI pubblicò nel Regno Unito il primo album dei Pink Floyd dopo l’uscita di scena di Roger Waters. Già, e che uscita di scena! Subito dopo la pubblicazione di The Final Cut, nessuno nella band si azzardò a suggerire di intraprendere un tour di supporto al disco. In primo luogo perché era difficile immaginare qualcosa che riuscisse a competere con quanto allestito per il precedente The Wall e in secondo luogo poiché gli attriti interni al gruppo erano ormai arrivati al punto di non ritorno, così come il disinteresse era diventato generale. Ognuno stava già cominciando a programmare il prossimo personale passo in carriera: David e Roger avevano infatti iniziato i lavori per i rispettivi progetti solisti che sarebbero usciti nel corso del 1984. Parliamo di About Face, secondo album di Gilmour (5 marzo), e The Pros and Cons of Hitch Hiking, debutto solista di Waters (30 aprile). Il destino dei Pink Floyd sembrava segnato, tanto che lo stesso Waters continuava a ogni uscita pubblica a sostenere che la band fosse «finita» o che tutt’al più fosse «uno spreco di energie», espressione a dir poco colorita che però non incontrò il favore dei colleghi. Una prima occasione di riconciliazione avrebbe potuto offrirla il Live Aid del 1985, ma alla fine a partecipare fu il solo Gilmour come chitarrista per Bryan Ferry.

Il punto di rottura si ebbe quando Roger Waters tentò di rinegoziare il suo contratto con il manager Steve O’Rourke in gran segreto; quest’ultimo, tuttavia, informò la band, portando di conseguenza Waters a pensare che avesse preso le parti di David Gilmour all’epoca delle varie discussioni durante la lavorazione di The Final Cut (dove i componenti della band erano praticamente dei subordinati rispetto all’autore di tutti i brani e le melodie, tant’è che rimane famosa la didascalia che accompagnò il titolo dell’album: «A Requiem for the Post War Dream by Roger Waters Performed by Pink Floyd»). Nick Mason, nella sua biografia del gruppo, Inside Out, racconta di un precedente tentativo di riappacificazione nel 1984, quando i vari componenti si diedero appuntamento presso un ristorante giapponese dove a causa della scarsa padronanza di dialettica, ciascuno ne interpretò l’esito a modo suo: in maniera diametralmente opposta…

Il 1986 si aprì all’insegna di un ottimismo traballante. Ovvero, sia David Gilmour che Nick Mason erano decisi a continuare sotto il segno dei Pink Floyd e intraprendere così i lavori per un nuovo album. Allo stesso tempo, però, la tensione era alta: Waters era al lavoro sul suo secondo album e certamente la stampa avrebbe cavalcato l’onda della rivalità tra le due parti e avrebbe massacrato la band, qualora il risultato non fosse stato all’altezza. In realtà quello che aveva più svantaggi da tutto ciò era lo stesso Waters: era evidente e plausibile pensare che la EMI avrebbe sempre atteso a braccia aperte un album dei Pink Floyd piuttosto che un lavoro solista del loro ex-leader

Porte sul buio: Ti piace Argento? – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un articolo di Franco Pezzini che recensisce Dario Argento e la televisione, saggio di Marco Chiani sulla parte iniziale della inventiva di Dario Argento che era rivolta soprattutto al mondo televisivo, parliamo ormai più di mezzo secolo fa. Un estratto:

A fronte di una ormai quasi ingovernabile bibliografia argentiana, con il bel volume che avete in mano Marco Chiani riesce a colmare un vuoto: un saggio a 360 gradi sul rapporto tra il regista e la televisione, fino a pubblicità e interviste. Considerate le trasformazioni dei prodotti per il piccolo schermo dal mondo RAI di un tempo al panorama dell’età di Game of Thrones, con un passaggio da “nuovo” focolare familiare a matrice di diramazioni immaginali più pervasive persino di quelle cinematografiche, riflettere sul rapporto con la tv di un autore quale Argento è di interesse particolare.

Complice un altro piccolo schermo, quello del pc e di internet coi suoi mille blog, parlare di Argento rischia oggi (ma non è il caso di Chiani) di avvitarsi nei soliti discorsi sulla crisi di un regista, a colpi di battute ingenerose e magari gratuite. Fatte salve le critiche puntuali – motivate, a volte anche affettuose – a questa o quell’opera, è un dato di fatto che se abbiamo smesso di trovare innovative le idee di Argento è soprattutto perché la sua poetica ci è entrata tanto sotto pelle da avvertirla come già nota. Forse per questo chi (come il sottoscritto) ha avuto la ventura di avvicinarsi piuttosto tardi al suo lavoro riesce con minor fatica a restare colpito da guizzi visionari, felicemente deliranti, anche in film in genere demoliti da critica e fan.
Ma nell’Argentoverse ci siamo in qualche modo entrati tutti, più o meno a scatti generazionali: il sangue iniziatico che la mia leva aveva visto orgiasticamente spargere in rito di passaggio dalla Hammer, con connotazioni un po’ diverse la successiva lo ritroverà in grazia delle coltellate di Argento. Tutti riconosciamo, solo a pensarci un po’, che con lui in misura maggiore o minore siamo cresciuti, e quel tipo di poetica (ripeto il termine, che non mi pare incongruo) ha influenzato a largo raggio non solo – in genere – il thriller italiano degli anni Settanta, ma il nostro modo di percepire il linguaggio dell’inquietudine.
Un impatto che non rappresenta solo una svolta rispetto al vecchio film de paura italico, ma assume valenza internazionale per il successo planetario delle sue pellicole, e influisce sullo stesso orizzonte della scrittura. In Italia la narratrice che ha recuperato in modo più lucido e avvertito il passo argentiano è direi Cristiana Astori, che rende i suoi polizieschi – emblematico Tutto quel rosso, Il Giallo Mondadori, 2012, proprio in zona-Argento – anche intriganti saggi di storia del cinema (e non a caso viene ogni tanto imitata dagli alfieri dell’usato sicuro). Ma è chiaro che un regista – e produttore, non dimentichiamolo – come Argento ha influenzato un po’ tutti gli autori di thriller nostrani (e non), sia nella cifra di uno sparagmòs non esaurito nel gore fine a se stesso, sia nell’enfasi sullo sguardo perturbante – il dettaglio conosciuto/non riconosciuto da recuperare per sciogliere il nodo della trama. Dove poco importa che si parli di thriller o di horror (un genere cui Argento approda, senza vera soluzione di continuità, con Suspiria, 1977): l’abbinamento tra tensione estrema e dettaglio perturbante rimonta ad Ann Radcliffe, e una venatura gotica è avvertibile in gran parte della produzione argentiana. A partire in fondo dal suo modo di trattare i luoghi, con una Torino e una Roma – tappe congrue al gotico da Grand Tour – da atlante dell’incubo. D’altra parte, proprio alla luce della poetica dello sguardo perturbante, del tassello sfuggito e da recuperare, il referente televisivo assume una speciale dimensione provocatoria: per molti anni, ciò che restava estraneo alla televisione, ciò che restava fuori dal suo schermo era per il grande pubblico davvero perturbante, intuito e conosciuto ma non riconosciuto o non ricordato, e dunque tutto da affrontare.

Videorecensione alla “Volontà Trasgressiva – Seconda frontiera” – di Mariano Equizzi


Sul gruppo pubblico di FB del Connettivismo è possibile fruire di una breve videorecensione di Mariano Equizzi alla Volontà Trasgressiva – Seconda frontiera, antologia di strano weird da me curata e uscita proprio ieri per i tipi di KippleOfficinaLibraria. Buon ascolto!

Futuri senza via di fuga: The Peripheral di William Gibson | Holonomikon


Giovanni De Matteo recensisce e analizza con un’ampia panoramica, sul suo blog, Inverso, il romanzo di William Gibson che conferma ancora una volta, semmai ce ne fosse bisogno, il suo stile unico, postmoderno, disincantato e spigoloso, che una volta fatto proprio concede al lettore panorami davvero rari. Un estratto:

Immaginate un futuro in cui l’80% della popolazione mondiale è stato cancellato e i sopravvissuti vivono asserragliati in città che alternano distretti turistici concepiti alla stregua di un parco divertimenti (a Londra il Cheapside è stato riportato all’epoca vittoriana) e gated community sottoposte a una rigida sorveglianza per garantire la sicurezza dei loro abitanti. In questo futuro la tecnologia ha talmente stravolto le abitudini e lo stile di vita da spingere l’umanità oltre la frontiera del postumano e l’economia è nelle mani di sciacalli senza scrupoli, al cui cospetto perfino i cleptocrati della mafia russa (klepts, per usare uno dei neologismi cari all’autore) finiscono per sembrare degli onesti uomini d’affari. E immaginate poi un altro futuro, un paio di secoli precedente a quello e un decennio al massimo davanti a noi, in cui l’America continua a essere impegnata su diversi fronti di guerra esterni, a cui i giovani senza prospettive della provincia profonda offrono un continuo ricambio di reclute, dove larghe fette del paese sono di proprietà delle multinazionali (ma non i tech titans che tutti immagineremmo, quanto colossi a bassa intensità tecnologica come la catena di supermercati Hefty Mart, ricalcata piuttosto su Walmart), se non dei trafficanti di droga, ovviamente con la complicità dei funzionari del DHS che fanno affari con loro. Questo futuro, che si distingue dal nostro solo per la diffusione delle stampe 3D e per l’adozione di innesti neurali per potenziare i riflessi dei soldati in programmi militari sperimentali, potrebbe essere una sorta di terzo mondo rispetto al futuro remoto della Londra postumana.
A separare le due epoche c’è stato il Jackpot, che come apprendiamo dopo quasi 350 pagine è un «evento antropico», ovvero provocato dagli esseri umani, “che avevano causato il problema senza averne l’intenzione e senza capire cosa stavano facendo”. Il cambiamento climatico era stato solo l’inizio, poi le cose erano andate sempre peggio, coinvolgendo l’estinzione di specie animali vitali per l’ecosistema e la diffusione di epidemie sempre sul punto di trasformarsi in grandi pandemie. Ma mentre la curva demografica veniva affossata, la tecnologia aveva vissuto un nuovo rinascimento, con l’invenzione di nuovi farmaci, la maturazione delle nanotecnologie, l’ideazione di cibo sintetico e, non ultima, l’ascesa di un nuovo costoso passatempo basato sul viaggio nel tempo.

Nelle dinamiche e nel titolo scelto per l’edizione italiana, sembra curiosamente di cogliere qualche risonanza con Tenet: anche in The Peripheral come nel capolavoro di Christopher Nolan abbiamo un futuro che dichiara guerra al passato, portando alle estreme conseguenze la logica predatoria del capitalismo. La componente politica è particolarmente accentuata nel romanzo di Gibson, che comunque si discosta completamente da qualunque cosa si sia vista fin qui (e quindi anche nell’innovativo Tenet) nelle dinamiche del viaggio nel tempo: al di là della strana coincidenza del titolo italiano, infatti, le due storie hanno ben poco in comune. The Peripheral mette in scena un viaggio nel tempo che è in sostanza basato solo su un trasferimento di informazioni, comunque sufficiente a determinare effetti anche su scala macroscopica, come per esempio la scalata a compagnie del passato o l’interferenza con l’economia dell’epoca. Di fatto, quello che fanno i manipolatori di mondi del futuro non è altro che traferire il colonialismo imperialista dallo spazio al tempo.
Questo The Peripheral, seguito nel 2020 da The Agency con il ritorno di Wilf Netherton, va a costituire il primo volume della sua quarta trilogia, del cui capitolo finale ha già anticipato (e poi smentito) il titolo, che avrebbe dovuto essere The Jackpot. Comunque si svilupperà la serie, possiamo comunque già dire di essere davanti alla sua prova migliore almeno dai tempi di Pattern Recognition.

 

Cesare Lombroso. Per tutta la vita | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la recensione a Cesare Lombroso. Per tutta la vita, romanzo di Maico Morellini che corre lungo il filo della Storia, della biografia e della fantasia tipicamente fantastica. Un estratto dalla rece:

Innanzi tutto diciamo che i romanzi pubblicati per questa collana prevedono una rivisitazione fantasiosa della vita di personaggi storici. Il nostro autore ha quindi magistralmente giocato, tra finzione e realtà, con la vita del celebre criminologo italiano. Partendo da verità biografiche e da personaggi che hanno davvero fatto parte dell’esistenza del protagonista, Morellini ci racconta come potrebbe essere nato in Lombroso il tarlo scientifico che caratterizzerò i suoi studi, quelli che appunto furono la sua personale ricerca… per tutta la vita!

Non che ci fosse bisogno di ulteriori conferme: questo autore ha nuovamente dimostrato di essere uno scrittore bravissimo. La sua prosa è fluida e armonica e scrivere bene è la sua qualità maggiore. Ci sa proprio fare con le parole, tanto che potrebbe rendere interessante qualsiasi cosa. Ma per di più con questo romanzo breve ci dona una storia intrigante che tiene incollati fino alla fine.

Fioriranno i meli su Marte | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la recensione all’antologia Fioriranno i meli su Marte, panoramica curata da Francesco Verso e la sua FutureFiction di autori SF contemporanei russi. Vi lascio alle note del recensore:

Fioriranno i meli su Marte è un’antologia di otto racconti presente nella collana Future Fiction, che Verso ha accuratamente selezionato passando al setaccio i migliori autori di science fiction russi, che hanno dato vita alla quarta ondata della fantascienza nell’ex URSS, o “Onda colorata”, come la definisce Vasilij Vladimirskij nella prefazione intitolata La teoria delle piccole azioni.
C’è da dire che il progetto della casa editrice romana, si sta rivelando davvero innovativo sul piano dell’offerta editoriale di “genere”, come dimostra questa ennesima pubblicazione: infatti dopo la caduta dell’impero sovietico abbiamo potuto leggere prevalentemente i classici della fantascienza russa (Zamjatin, Bogdanov, Efremov, Lem e i fratelli Strugarskij), ma sono mancate le traduzioni e pubblicazioni che hanno permesso a questa importante tradizione letteraria, valutata per anni come una valida alternativa a quella anglo-americana, di continuare il suo cammino per farsi conoscere dai lettori italiani.
Gli otto racconti che compongono l’antologia, a mio parere di ottimo livello, sono il prodotto di un’approfondita riflessione, analisi e creazione degli scenari futuri che caratterizzano la Russia contemporanea e i suoi mutamenti sociali e tecnologici. Tra le pagine create dagli scrittori russi e ucraini, si percepisce spesso anche un richiamo al proprio passato glorioso, di persone che discendono da una grande potenza planetaria. L’URSS  strutturò nel popolo russo, con tutti i suoi chiaroscuri, un’identità forte e orgogliosa del proprio posto e missione nel mondo, il cui perno è stata l’idea di “costruire un nuovo mondo” su basi collettiviste.

Sulle narrazioni capaci di rappresentare le problematiche più attuali della società | Holonomikon


Altra notizia diffusa in questi giorni da Giovanni De Matteo riguarda l’uscita di un saggio di Arielle Saiber sul connettivismo. Citando Giovanni, posso dire che:

Sull’ultimo numero di Narrativa, uscito nei giorni scorsi, è presente un dettagliato, puntuale, come al solito documentatissimo e attento intervento di Arielle Saiber sul connettivismo, che comprende anche una lunga intervista al sottoscritto.

Narrativa è una rivista dedicata alla letteratura italiana contemporanea, fondata nel 1992 e pubblicata dalle Presses universitaires de Paris Nanterre. La nuova serie, lanciata nel 2006 e diretta da Silvia Contarini, come si legge dal sito “propone a scadenza annuale saggi e recensioni sulla produzione letteraria più recente, privilegiando una costante riflessione sul rapporto che intercorre tra creazione, immaginario, pensiero, e il tempo presente, l’evento, l’attuale”, “con la convinzione che la letteratura è anche uno strumento di conoscenza e di comprensione delle trasformazioni in corso, sia nel mondo che nell’essere umano”.

Nel contesto della fantascienza italiana, il connettivismo, in parte seguendo le suggestioni del cyberpunk, ha cercato di mettere in relazioni suggestioni scientifiche e sperimentazioni letterarie. Nell’articolo-intervista, l’autrice ne rintraccia il percorso cronologico e le principali influenze culturali con uno dei più importanti protagonisti.
Una vocazione transmediale caratterizza anche il progetto del movimento connettivista, di cui dà conto Arielle Saiber in un’ampia intervista a uno dei suoi fondatori, Giovanni De Matteo, preceduta da una nota critica e di poetica. Se il termine “connettivismo” è di derivazione letteraria e rimanda a un autore della fantascienza classica, A. E. van Vogt, la sua ripresa in questo contesto vuole evocare invece quell’incrocio di forme di sapere e di produzione culturale il cui potenziale è stato moltiplicato dalle nuove piattaforme mediatiche, internet prima su tutte. L’intersezionalità è dunque insita nel nome del movimento stesso, teso alla ricerca, come scrive Saiber, di “un tentativo di sintesi e ibridazione: tra linguaggi e forme espressive diverse, tra mondi in opposizione e saperi sbrigativamente considerati inconciliabili, tra generi reputati statici e cristallizzati”. Nel ripercorrere la storia del movimento dal lancio del manifesto fondativo nel 2004, Saiber ne sottolinea la capacità aggregativa intorno a case editrici e progetti online, in un continuo processo di sperimentazione che, pur tenendo la letteratura al suo centro, spazia dalle arti figurative alla musica.

SUSANNE LEIST

Author of Paranormal Suspense

Labor Limae

- Scritture artigianali -

Federico Cinti

Momenti di poesia

Racconti Ondivaghi

che alla fine parlano sempre d'Amore

Wiersze, poezja, ZagonBzu

Blog poetycki Tomasza Kuciny

Mareducata

Chi volete che io sia?

The Nefilim

Fields Of The Nephilim

AppartenendoMI

Ero roba Tua

AERIA VIRTUS

"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

ONLINE GRAPHIC DESIGN MARKET

An Online Design Making Site

Sanguinarie Principesse

E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

Cavallette neanche tanto Criptiche

Legalise Drugs & Murder

CARTESENSIBILI

Colui che non riesce a trovare spazio per gli altri manca di comprensione, e a chi manca di comprensione tutti risultano estranei.- Zhuāngzǐ

ADESSO-DOPO

SCIVOLO.

Unclearer

Enjoyable Information. Focused or Not.

Free Trip Downl Hop Music Blog

Free listening and free download (mp3) chill and down tempo music (album compilation ep single) for free (usually name your price). Full merged styles: trip-hop electro chill-hop instrumental hip-hop ambient lo-fi boombap beatmaking turntablism indie psy dub step d'n'b reggae wave sainte-pop rock alternative cinematic organic classical world jazz soul groove funk balkan .... Discover lots of underground and emerging artists from around the world.

boudoir77

"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

MITOLOGIA ELFICA

Storie e Leggende dal Nascondiglio

Stories from the underground

Come vivere senza stomaco, amare la musica ed essere sereni

Luke Atkins

Film, Music, and Television Critic

Giuseppe Travaglini

Musica, cinema e altro

STAMPO SOCIALE

Rivista di coscienza collettiva

La Ragazza con la Valigia

Racconti di viaggi e di emozioni.

simonebocchetta

Qui all'ombra si sta bene (A. Camus, Opere, p. 1131)

TRIBUNUS

Duemila anni di Storia Romana

Alessandro Giunchi

osirisicaosirosica e colori

Dreams of Dark Angels

The blog of fantasy writer Storm Constantine

Bagatelle

Quisquilie, bagatelle, pinzillacchere...

HORROR CULTURA

Letteratura, cinema, storia dell'horror

Oui Magazine

DI JESSICA MARTINO E MARIANNA PIZZIPAOLO

Eleonora Zaupa • Writer Space

Una finestra per un altro mondo. Un mondo che vi farà sognare, oppure...

Through the Wormhole

“Siamo l’esperimento di controllo, il pianeta cui nessuno si è interessato, il luogo dove nessuno è mai intervenuto. Un mondo di calibratura decaduto. (…) La Terra è un argomento di lezione per gli apprendisti dei.” Carl Sagan

AI MARGINI DEL CAOS

un blog di Franco Ricciardiello

Tra Racconto e Realtà

Guardati intorno

Roccioletti

Arte altra e altrove.

Sharing

NEUTRALIZE THE FREE RADICALS

Novo Scriptorium

ἀνθρώποισι πᾶσι μέτεστι γινώσκειν ἑωυτοὺς καὶ σωφρονεῖν.

Arte Macabra

per gli amanti del macabro e del grottesco nell'arte moderna

CineFatti

Almeno un film al giorno, come il caffè.

Alessandro Rolfini

ESPLORA L’AVVENTURA

Pmespeak's Blog

Remember! Once warmth was without fire.

L'edera

e le altre poesie in ordine sparso by MerMer

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: