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Archivio per Recensioni

Recensione: NUOVE ETEROTOPIE – L’antologia definitiva del connettivismo (2017) AA.VV. | Andromeda – Rivista di fantascienza


Su Andromeda una bella recensione, a opera di Giovanna Repetto, a Nuove eterotopie, l’antologia definitiva del Connettivismo in cui, in una sorta di best of hanno partecipato autori e racconti storici del Movimento.

La dissertazione è varia e articolata, non poteva essere altrimenti; vi lascio a un estratto di Giovanna affinché capiate il senso della recensione coronata da un’altra recensione, dedicata al romanzo breve inedito di Bruce Sterling, scritto apposta per il Movimento e per l’antologia.

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Sensorium, il fantaeros di Battisti | PostHuman


Su PostHuman una bella recensione al mio Sensorium, raccolta di racconti sessoquantici editi da DelosBooks. Mario Gazzola, artefice della recensione, traccia i percorsi delle mie suggestioni e delle immagini a corredo della pubblicazione di Ksenja Laginja e li mette in relazione con la corrispondente letteratura, più o meno erotica, della SF mondiale.

Raccogliendo la sfida delle orge surreali e visionarie di Burroughs e quella della narrativa “entropica” di Gibson (che ti butta dentro le situazioni delle sue storie senza alcuna spiegazione sulle tecnologie futuribili usate dai protagonisti, tempi e luoghi dell’azione, le stesse identità poco nitide dei personaggi), Battisti – più poeta che story teller – praticamente non racconta ma cesella quadri. Nel senso che i suoi racconti non sviluppano autentiche trame che evolvono da un punto di partenza verso un finale, qual che sia, bensì mirano più all’evocazione di un’atmosfera, a guidarci verso una sorta di trance estatico mistica, situata da qualche parte ben oltre qualsiasi idea di “trama” propriamente detta, lungi dall’immedesimazione nelle psicologie dei personaggi e quindi… sì, anche della narrazione dell’eros in chiave diciamo sexploitation allo scopo di eccitare il lettore.
La sfida è ambiziosa, perché accosta elementi tradizionalmente “caldi” (corpi, umori) ad altri inevitabilmente “freddi” per la mente del lettore (informatica, tecnologie), che può far fatica a rapportare le contrazioni del sesso all’influenza reciproca fra due clock in entanglement quantistico.

Una piccolissima morte – Francesca Del Moro


Ho avuto il piacere di leggere integralmente la silloge Una piccolissima morte, di Francesca Del Moro, in cui un impalpabile lutto aleggia nelle frasi, nelle immagini, nei racconti di un legame rescisso traumaticamente, con dolore, senza possibilità di recupero; un lutto, come dicevo, senza dimensione perché non ne ha, ogni lutto è un brusco cambio di esistenza.

Lasciatevi avvolgere dalle volute oscure e doloranti, lasciatevi ammaliare dal pianto irrefrenabile della fine, sarà una morte molto piccola quella che proverete ma, davvero, vi servirà per le dipartite più grandi.

Il libretto è edito da EdizioniFolli, ed è stato tirato in rigorosa edizione limitata a 100 copie.

Una voglia adunca
di morire
il dito che mi scava
nel sesso che hai disabitato.

Eymerich Risorge, di Valerio Evangelisti – Cronache di un sole lontano


Su Cronache di un sole lontano la recensione a Eymerich Risorge, di Valerio Evangelisti, ultimo romanzo in ordine di uscita per il Magister. Ovviamente, il romanzo è da non perdere (adoro Evangelisti, sto rileggendo per l’ennesima volta Cherudek).

Anche in Eymerich Risorge Evangelisti sconvolge, facendoci passare dal seguire le tracce di eretici valdesi, alla rivoluzione delle leggi della fisica, fino a toccare esperimenti sulla reversibilità del tempo e della morte stessa. Tutto questo, ovviamente, lo fa non bene, ma benissimo e senza mai stancare.
Dopo sette anni di vuoto, Eymerich è tornato in grande stile e il suo nuovo romanzo è consigliato non solo a tutti gli amanti del genere e dell’immaginario di Evangelisti, ma soprattutto a chi cerca svago nutriente, con romanzi che trasudano cultura senza che ne venga intaccata la scorrevolezza.

Due pensieri rapidi su Twin Peaks Group Show


Ieri sono stato alla mostra Twin Peaks Group Show, alla Nero Gallery di Roma (annunciata qui). La sensazione di bellezza e onirico avvolge subito fin dall’ingresso, quando le note di Falling – la song di Julee Cruise che fa da colonna sonora alla serie TV – ci accolgono come se fossimo in un antro di energia sospesa.
Poi, guardando i quadri che descrivono l’idea che ogni artista si è fatto di TwinPeaks, attraverso la caratterizzazione grafica dei suoi principali personaggi, il fascino superiore del Fantastico entra in profondità nei nostri gangli sinaptici e neurali, mostrandoci come il senso del reale sia labile e arbitrario; salta all’attenzione come Lynch abbia saputo ridefinire ogni singola emozione rapportandola alle regole di costruzione dell’illusione, ribaltando ogni convinzione che, proprio perché confrontata con qualcosa d’inesistente, diviene fumo persecutorio e fascinazione dell’oscuro inumano.

Tra gli artisti in esposizione segnalo, solo perché li conosco già da tempo, Gerlanda Di Francia, Marco Rea, P54, Virginia Mori; gli altri venti espositori hanno in gran maggioranza qualcosa di bello e valido da dire, qualcosa che travalica la sensazione di presente e si lancia in un oceano d’inquietanti flutti onirici.

Their mortal remains: quando i resti mortali rinascono a nuova vita | PostHuman


Un mio articolo (corredato dalle foto di Ksenja Laginja) sulla conferenza stampa e Mostra dei Pink Floyd al MACRO di Roma, del 16 gennaio. Buona lettura su PostHuman (qui un altro resoconto su Fantascienza.com).

Lankenauta | Un’infilata di onesti accidenti


Su Lankenauta la recensione a Un’infilata di onesti accidenti, di PeeGeeDaniel, già Premio Kipple di due anni fa.

Strade nuove che in “Un’infilata di onesti accidenti” mostrano un autore a briglia sciolta, dotato di una fantasia fuori del comune e capace ridicolizzare senza soluzione di continuità la megalomania umana, che ha sempre molto a che fare con la meschineria. Per non parlare della sfida insensata alle leggi di natura, scorrere del tempo compreso, da parte di personaggi non hanno capito nulla dei loro limiti e dei loro simili. I luoghi e i tempi di queste vicende così grottesche non sono ben definite ma, scrivendo di “pennacchi” e di “re”, si può pensare proprio alle epoche raccontate da Giambattista Basile – forse anche uno degli ispiratori di Pee Gee Daniel – che, tra l’altro, aveva destinato il suo “Lo cunto de li cunti” a un pubblico adulto.

“Un’infilata di onesti accidenti”, pur ambientato in epoca remota, mettendo nel mirino dettagli apparentemente insignificanti ma che poi scatenano reazioni a catena, fa pensare anche a qualche teoria più moderna e in particolare al “battito d’ali di una farfalla che può provocare un uragano dall’altra parte del mondo” (come sappiamo il modello di Lorenz risale al XX secolo). In “Il prima e il poi” sfortunato e rimbambito protagonista è infatti uno studentello proveniente da Magonza e presto ribattezzato come messer Bengentili in quanto destinatario di incredibili gentilezze e generosità da parte degli abitanti di Piccoloborgo. Infatti: “Ben gentili! – non faceva che ripetere. Ben gentili!” (pp. 17). Cosa era successo poco prima? Un araldo, che prima di entrare nel paese aveva insozzato di unto la sua pergamena, si era tolto d’impaccio interpretando malamente il messaggio dell’amministrazione centrale: quel tanto da far apparire lo squattrinato studentello come un potente inviato governativo. E quindi, per arruffianarsi il supposto dignitario di palazzo, i piccoloborghesi si scatenano in salamelecchi e generosissimi doni. Esattamente il contrario del trattamento riservato al “funzionario ritardatario”, l’autentico inviato del Valvassore, alias “messer chevergogna”. L’epilogo non sarà dei migliori per Messer Bengentili, che pure avrà il tempo di ringraziare coloro che gli hanno scorciato – in maniera decisamente poco ortodossa – il naso, “quell’appendice che gli cresceva spropositatamente in mezzo agli occhi e che, sin dalle più tenera età, aveva sempre rappresentato un grave motivo di cruccio e di rammarico. Ora come ora, sentendosela così ben scorciata, non poté che ringraziare calorosamente gli artefici di quell’abbellimento: ‘Ben gentili! Ben gentili! Ben gentili!’…” (pp.33).

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