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Archivio per Recensioni

Suspiria (2018): Un Horror che viola le regole di genere – L’occhio del cineasta


Su L’occhioDelCineasta un’articolata recensione a Suspiria di Guadagnino, controverso film che ha diviso spettatori e critici come non capitava da tempo. Per le mie considerazioni integrali spero a breve di fornirvi un link autorevole dove discutere, intanto godetevi le note che vi ho segnalato; un breve incollo:

Il film se non fosse stato denominato Suspiria poteva perfino non essere colleggato con l’opera visionaria di Dario Argento ma solamente al suo romanzo d’ispirazione per il film,  Suspiria De Profundis. In fin dei conti per essere un remake: l’inizio, lo sviluppo o il finale dovrebbero essere simili.  Per questi motivi mi viene da pensare che fare un riferimento nella promozione del film così forte al horror del 1977, non sia stata altro che un modo per sponsorizzare al meglio il lungometraggio, riuscendo a catturare i fan dell’originale, che probabilmente non sarebbero mai andati al cinema per vedere l’opera di Guadagnino.

Per dovere di cronaca va però detto che lo stesso Guadagnino ha voluto ribadire il concetto che il suo film non è un semplice remake ma un omaggio alla potente emozione che ha provato la prima volta nel guardare l’opera filmica. Molto interessante è stata, infatti, la rielaborazione della storia in chiave non propriamente Horror, benché a tratti la regia provi ad avvicinarsi a questo genere ma senza successo. Siamo più nell’ambito del genere autoriale in cui si ricerca una storia dai contorni sociali, politici e solo dopo di streghe. Per aggiungere tale sotto trame il regista è passato da una durata filmica dell’originale di 90 minuti a una di 152, minutaggio eccessivo per l’opera che rischia più e più volte di cadere in una sorta di autopiacimento autoriale e di raccontare poco o niente al pubblico.

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Cronache dalla Miskatonic University – Sub Rosa. Tutti i racconti fantastici. Vol.3 | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la recensione, a cura di Miskatonic University, di Sub Rosa, raccolta di racconti di Robert Aickman edita da Hypnos. Un bel passaggio della rece:

Il termine Sub Rosa, abbastanza comune nel lessico anglosassone, indica un’abbreviazione dall’espressione latina Sub rosa dicta velata est, che indica la “rosa come simbolo di segretezza”. Così, per semplificare, possiamo dunque interpretare il termine Sub Rosa come qualcosa di riservato che sarebbe preferibile non svelare.

Del resto la scrittura enigmatica di Aickman ci viene incontro e in più di un passaggio si ha veramente la sensazione di far quasi parte di una specie di ristretta e selezionata minoranza (addirittura una setta) a cui viene dato il privilegio di assistere ad alcune sconcertanti rivelazioni. Eccoci allora trasportati in un polveroso e buio negozio che vende stranissimi giocattoli, come ad esempio una vecchia e maltenuta casa di bambole di dimensioni a dir poco preoccupanti. Racconto, questo La stanza interna, che sono abbastanza sicuro abbia fornito parecchia ispirazione a un autore come Ligotti.

Oppure, come avviene nel conclusivo Nel bosco, verremo ospitati in una struttura sperduta tra le foreste svedesi che è a metà tra l’albergo di lusso e una clinica assai singolare che cura persone sofferenti di gravi forme di insonnia. E dormire fuori casa diventa davvero poco consigliabile se la meta del vostro soggiorno è la decadente Clamber Court descritta in La polvere sospesa, dove avrete il (dis)piacere di conoscere le glaciali e apatiche sorelle Brakespear, in un incubo che sembra partorito direttamente da un M.R. James in vena di scherzi macabri.

Lankenauta | L’altra Grace


Su Lankenauta la recensione a L’altra Grace, romanzo storico di Margaret Atwood ambientato nel XIX secolo, in Canada. Lascio le parole alla recensitrice che, assai meglio di quanto io possa fare, esprime magnificamente lo spirito di questa stupenda opera:

La Grace richiamata nel titolo altri non è che Grace Marks, una donna realmente esistita il cui nome è legato a uno dei delitti più efferati del XIX secolo avvenuti in Canada. Gli eventi, risalenti al 1843, sono descritti e raccontati da numerosi cronisti di nera dell’epoca: il ricco possidente Thomas Kinnear e la sua amante, la governante Nancy Montgomery, vengono uccisi brutalmente in casa. Per il delitto sono arrestati lo stalliere James McDermott e la sedicenne Grace Marks, al tempo domestica di casa Kinnear. La vicenda processuale, che Margaret Atwood ha studiato nei minimi dettagli, per le sue caratteristiche e la sua violenza, attira la morbosità di molti lettori anche fuori dai confini canadesi. James McDermott viene condannato all’impiccagione, pena eseguita nella prigione nuova di Toronto il 21 novembre 1843. A Grace Marks è riservato un altro destino: manicomio e carcere a vita.

Se fosse un classico giallo, Margaret Atwood si sarebbe concentrata sulla ricerca della verità rintracciabile nei fatti. Ma Margaret Atwood non è una scrittrice di gialli e “L’altra Grace” non è un giallo da risolvere. La verità deve trovarsi altrove. Grace Marks è davvero pazza? Grace Marks è colpevole? Grace Marks ha mentito? Grace Marks ha ucciso? In realtà Margaret Atwood ci fa capire in maniera lampante che una verità, in questa vicenda come in tante altre, non si può individuare distintamente. Perché spesso la verità è solo un’interpretazione, un punto di vista, una versione accettabile, una possibile narrazione degli eventi. La verità si trova in una delle tre versioni dei fatti che ha raccontato Grace davanti ai giudici? Oppure una delle due dichiarate da James McDermott? Nella storia di Grace sembra che la verità si disperda e si moltiplichi, si contorca e si spezzetti. Di certo, come dice la stessa Grace: “Solo perché una cosa è scritta, signore, non vuol dire che sia la verità sacrosanta“.

Lankenauta | La notte delle beghine


Su Lankenauta la recensione a un romanzo che in qualche modo richiama le atmosfere evangelistiane di Eymerich e delle sue lotte secolari all’eresia del XIV secolo: La notte delle beghine, di Aline Kiner. Un estratto dalla rece:

“La notte delle beghine” inizia con una donna bruciata viva e un libro deposto ai suoi piedi ad ardere insieme a lei. E’ il 1 giugno del 1310 e siamo a Parigi. La donna sul rogo è una beghina, ma è anche una mistica e una scrittrice. Il suo nome è Marguerite Porete e il libro che viene bruciato con la sua autrice si intitola “Lo specchio delle anime semplici” (Le miroir des simples ames), uno dei testi medievali più preziosi e meglio redatti di sempre. Un testo che, nonostante le volontà distruttive dell’Inquisizione e della Chiesa, è sopravvissuto grazie all’esistenza di copie sfuggite rocambolescamente alla censura e alle fiamme. La Francia è governata da Filippo il Bello, nipote di Luigi IX, il re santo. E proprio al re santo si deve la fondazione del grande beghinaggio di Parigi avvenuta nell’anno 1260. L’istituzione del beghinaggio, storicamente, prende vita intorno al 1240 nelle Fiandre e si diffonde con rapidità anche in altri territori europei. Le beghine sono per lo più donne sole o vedove che scelgono di non prendere i voti ma di rispettare la castità dedicandosi alla contemplazione, alla preghiera e all’aiuto del prossimo. Sono donne libere e, soprattutto, sono donne laiche poiché non fanno parte di alcune ordine religioso e non accettano la mediazione di preti nel loro rapporto con Dio.

Il beghinaggio di Parigi, come altri beghinaggi d’Europa, è una sorta di piccola città entro la città: un’area protetta da mura e da occhi indiscreti al cui interno si trovano piccoli alloggi destinati alle beghine, una chiesa, un ospedale, un refettorio, un orto e tutto quel che consente a queste donne di vivere dignitosamente. La società religiosa delle beghine è regolata dalla presenza di una badessa normalmente scelta dalle beghine stesse. Non c’è obbligo di permanenza né limitazioni particolari, anzi. Le beghine sono libere di uscire, di mantenere le proprietà in loro possesso, di praticare una professione e di vestire come desiderano. Nel beghinaggio di Parigi, descritto in questo bel romanzo storico di Aline Kiner, sono ospitate anche donne appartenenti alla nobiltà francese, donne colte e ben istruite in grado di dare soccorso e diffondere conoscenza.

La realtà e la finzione, ne “La notte delle beghine”, si mescolano e si intersecano continuamente. Oltre alle vicende umane e psicologiche dei vari personaggi che si muovono tra le strade di una caotica e sempre affascinante Parigi medievale, la Kiner ha saputo ricostruire e trasmettere, attraverso una scrittura fluida e sempre puntuale, le atmosfere tipiche di quel momento storico. L’autrice è riuscita a muoversi con intelligenza tra gli accadimenti dell’epoca spiegando eventi e dettagli storici che consentono di comprendere la mentalità, la religiosità, le ossessioni e gli smarrimenti di quel tempo. La Francia di Filippo il Bello si sente costantemente minacciata dalla presenza di eretici e miscredenti di ogni genere. Il re condanna e uccide chiunque teme possa far vacillare il su regno e la dignità della Chiesa che pretende di difendere. L’economia va allo sfascio per via di campagne militari senza fine che ormai più nessuno ha voglia di sostenere, meno che mai i nobili di Francia. Vengono perseguiti gli ebrei, vengono attaccati i templari e, alla fine, toccherà anche alle beghine. Su ognuno di questi gruppi peseranno infamanti accuse di eresia e di stregoneria, saranno inflitte torture e decretate pene esemplari.

Lankenauta | Il manuale del baffi


Su Lankenauta una bella recensione a Il manuale del baffi, opera di PeeGee Daniel successiva al suo Premio Kipple. Un estratto:

Se la commistione di colte citazioni e sfottò, in questo caso dedicati ai cultori dell’ombreggiatura pelosa, forse non apparirà del tutto inedita dalle parti della letteratura umoristica,  ben altro discorso con quelle parti del libro che mostrano al meglio lo stile disinvolto e l’incontenibile fantasia di Pee Gee Daniel. Ci riferiamo ai raccontini, nonché agli sviluppi alternativi di miti senza tempo; che tra l’altro ricordano le vicissitudini fiabesche e irrefrenabili di “Un’infilata di onesti accidenti” (2016). Ovvero un Don Giovanni parecchio rivisitato che, una volta sprofondato all’Inferno, scopre cosa voglia dire “un buon diavolo”; e soprattutto cosa significhi vivere (da morti) privi di quelle pelosità che non sono soltanto estetica e vanità ma piuttosto efficaci strumenti, capaci di assorbire e ricreare le più recenti godurie. Oppure ancora “I baffi del Maharaja”, una sorta di fiaba straziante e cattivissima che ancora una volta mette in scena quelli che sono veri e propri “accidenti”; e tra l’altro nemmeno “onesti”.

Guido Morselli | NAZIONE OSCURA CAOTICA


La NazioneOscura tributa un giusto riconoscimento a Guido Morselli e alla sua immaginazione e sensibilità sociopolitica. Ecco il post:

Un autore rimasto sconosciuto fino alla propria (violenta) morte, ma riscoperto e considerato uno dei grandi maestri della distopia (o ucronia, o allostoria) italiana della seconda metà del XX secolo è certamente Guido Morselli. Nato a Bologna nel 1912, visse a Varese fino al 1973, anno in cui si suicidò con la sua rivoltella (che lui stesso chiamava “La ragazza dall’occhio nero”). Fino a quel momento non aveva praticamente pubblicato nulla a causa dell’accoglienza sfavorevole delle case editrici. Dopo quell’evento sconvolgente Adelphi comincia a pubblicare i suoi romanzi. Escono nel 1974 Roma senza Papa, in cui s’immagina il futuro della Chiesa in crisi con un trasferimento della sua sede, nel 1975 Contro-passato prossimo, nel quale immagina che la Prima Guerra mondiale sia stata vinta dagli Imperi centrali, e nel 1977 Dissipatio H. G., dove immagina un mondo improvvisamente senza uomini. Tre romanzi che hanno un’importanza basilare nel ridefinire il ruolo della letteratura fantastica, fantascientifica e utopica in Italia e il loro cattivo rapporto con la letteratura “alta” (in Italia più che in altri Paesi), a causa della presunta superiorità del “realismo”, prima con una lettura “realista” di Manzoni, e successivamente con l’esaltazione del verismo di Verga e Capuana (esaltazione avvenuta durante il neorealismo cinematografico), quando in realtà tutti gli autori citati trattarono la letteratura realista e quella fantastica alla stessa stregua e considerandole di pari valore.

Debbi (la strana) e le avventure oltranziste nel ventre della balena Ginger | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la recensione a Debbi (la strana) e le avventure oltranziste nel ventre della balena Ginger, ultimo romanzo di Paolo Di Orazio ed edito da Cut-Up Publishing. Un estratto significativo:

Seguito del precedente Debbi (la strana) e le avventure bipolari del coniglietto Ribes, ma auto conclusivo e perfettamente comprensibile anche per chi si è perso la prima parte, questo imperdibile volume è scritto con una maestria che incanta. La tortuosa e per niente banale trama parla di Debbi, prostituta borderline dall’esistenza tormentata da un’inesauribile serie di violenze.

A darle la caccia per alcuni delitti di cui è ritenuta responsabile troviamo il commissario Vanacura, figura importante per la buona resa del libro che, essendo il personaggio più comune, e avendo una vena ironica, fa riprendere fiato al lettore, tra un bagno di sangue e l’altro. Debbi, invece, non è una persona normale. Ci racconta della sua esistenza attraverso un profondo acume intellettuale, partendo da prima della nascita, da quando era ancora nel corpo di sua mamma Stella. Rivela aggressioni impensabili, cattiverie di ogni tipo che le vengono perpetrate per anni sia dal patrigno che dalla crudele madre.

Per scappare al troppo orrore il subconscio di Debbi crea il coniglio bianco Ribes, che la trascinerà lontano, in un onirico mondo parallelo. Ad aiutarla c’è anche uno strano prete, Padre Sebastiano, una figura inquietante, cupa, che però non mancherà di starle accanto. Sono i nemici della nostra protagonista a essere le figure più assurde e perverse che troverete in queste pagine.

Splendida anche la copertina che propone un’opera intitolata Ginger, acrilico su carta, dell’artista Gerlanda Di Francia.

Tra stragi di bambini massacrati, pedofilia, necrofilia siamo di fronte allo splatterpunk duro e crudo: Debbi la strana soddisferà i gusti degli amanti dell’horror più estremo. Se siete alla ricerca di una lettura che possa sconvolgervi e lasciarvi a bocca aperta, ora sapere di averla trovarla!

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