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“Le stanze di carta” recensisce “Nessuno nasce pulito”, a cura di Ilaria Cino | N I G R I C A N T E


Una recensione a Nessuno nasce pulito, la silloge di Michele “DottoreInNiente” Nigro, è uscita sul sito Le stanze di carta.

“…L’esperienza esistenziale è assunta come luogo di partenza per altri luoghi, epifanie e corrispondenze che dimostrano come il poeta sia prima un uomo impegnato nella conquista della sua umanità, per poter abbracciare vedute più ampie sulla modernità e i suoi fenomeni; e dove l’autore mostra quello sguardo modesto, vicino ai crepuscolari, che non ha alcuna pretesa di voler inscatolare concetti e soluzioni (cambio punto di vista) ma solo di esserne il testimone (sono un invito al viaggio). La dialettica tra l’io poetico e il mondo si connota, infatti, come un parlare a voce alta, come un filosofare pratico e svelto sulla vita che stimola in chi legge un riflettere…”.

Un sapore intriso di poesia, e di torpore sul palato…

Recensione a L’ultimo angolo di mondo finito, nuovo romanzo di Giovanni Agnoloni


Breve recensione a L’ultimo angolo di mondo finito, romanzo di Giovanni “ Kosmos” Agnoloni uscito proprio in questi giorni per i tipi della Galaad Edizioni e che chiude la trilogia della Fine di Internet.

Leggere, immergersi nel mondo mistico di Giovanni Agnoloni è un’esperienza. Per me, che ho letto le puntate precedenti dello scenario della Fine di Internet (un mondo appena futuribile vivo dietro l’angolo di un paio di decadi appena dove, all’improvviso, la Rete collassa per motivi misteriosi e trascina in un baratro tutto il pianeta esasperatamente connesso e incapace di gestire la dissolvenza connettiva) è stato un viaggiare estremo, sognante, oltre le barriere carnali del nostro essere.

Agnoloni ha sviluppato la Trilogia nel volgere di pochi anni, vi ha collocato anche un gradevole spin-off che ha arricchito di spessore la saga, con l’approfondimento di alcuni personaggi secondari, ma importanti; quello che avviene in quest’ultima puntata ha del meraviglioso, la scrittura diviene fluida e intensa come mai prima, e l’immedesimazione negli scenari percepiti dall’autore avviene tramite l’empatia, ogni cosa appare come un messaggio cifrato dell’imponderabile – chi ha dimestichezza con le vicende mistiche vi potrà riconoscere i meccanismi velati che parlano con gli umani, dimostrandogli l’esistenza di forze trascendentali – come se il Velo di Maya velasse appena chi sa vedere con gli occhi interiori l’inesistenza del Reale.

Agnoloni sa collocarsi a metà strada tra la cultura scientifica e quella umanista; io aggiungerei che lo fa anche ponendosi a metà strada tra le sapienze tecnologiche e quelle trascendentali, un dualismo che maneggia gli stilemi dell’una e dell’altra percezione, le sicurezze di un tipo di credo che s’integrano con la fede altrettanto scientifica dell’altro. L’autore volteggia in un balletto di rivelazioni che pongono sullo sfondo fattori ben gravi, come l’evidenza delle manipolazioni a opera dei Governi e delle Multinazionali, entità contrapposte ma che insieme sono già in grado di stritolare il desiderio di libertà del genere umano.

Quale forma, allora, di fuoriuscita dal controllo è possibile in questo mondo ipertecnologico? Agnoloni suggerisce la via mistica, quella esoterica, quella incontrollabile dalla tecnologia perché quest’ultima non è in grado di dominare le energie altrettanto profondamente; la soluzione dello scrittore è profonda e porta un passo ancora più in là la visione olisticamente tecnologica dei Connettivisti, collettivo di cui lui è un fiero e valido esponente.

Cosa può essere ora più importante del sentirsi alti? Solo un manipolo di sensibili può azzardare la risposta, interpretarne il modo, lanciare il messaggio nell’arena d’insensibili ed esposti al ludibrio tecnologico, nuovo oppio dei popoli: questa appare la risposta suggerita da Agnoloni, e onestamente non mi sento di dargli nessun tipo di torto.

Di seguito, la sinossi dell’opera: immergetevi, questo è il mio consiglio, e non solo per la semantica del mio cognome.

2029. Internet è crollato da quasi quattro anni in Europa, e la crisi della comunicazione si è ormai estesa alla telefonia, mentre le principali città sono state gradualmente invase da ologrammi intelligenti, “cloni” immateriali in grado di orientare il comportamento delle persone. Negli Stati Uniti il sabotaggio della Rete ordito dal movimento degli Anonimi è fallito, e internet è rinato grazie a un progetto di copertura wireless mediante l’uso di droni. Sospese tra questi due grandi poli di eventi, si svolgono le vicende di Kasper Van der Maart, spintosi fino a New York sulle tracce della scrittrice Kristine Klemens, scomparsa nel nulla, e di quattro affiliati degli Anonimi impegnati nella ricerca delle fonti di misteriosi segnali elettromagnetici, possibili sorgenti di una nuova Rete europea: Emanuela, che esplora la Bosnia, Aurelio, che attraversa il Portogallo, e i fratelli Ahmed e Amina, spersi nel Sud Italia. Queste indagini incrociate porteranno alla luce sorprendenti verità nascoste, legate al contesto politico e tecnologico generale ma anche al passato dei protagonisti, per i quali si schiuderà un orizzonte di percezioni capace di connetterli tutti, creando un ponte di comunicazione con chi è già “al di là del confine”. Dopo Sentieri di notte (già pubblicato anche in Spagna e in Polonia), Partita di anime e La casa degli anonimi, L’ultimo angolo di mondo finito conclude la serie della fine di internet e rivela, nel suo epilogo, l’identità e lo scopo della mente che fin dall’inizio ha tessuto le fila degli avvenimenti.

The Professor n.3: Follia | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la recensione a The Professor n.3, il fumetto già segnalato qui. Sicuramente qualcosa di molto valido, grazie anche alla presenza nella sceneggiatura di Cristiana Astori; un estratto della rece:

Terzo numero, molto bello, questo di  The Professor, dal titolo Follia. Il soggetto e la sceneggiatura sono di Cristiana Astori, i disegni di Riccardo Innocenti, mentre l’inquietante e oscura, perciò notevole, copertina è  dell’ideatore della serie: Andrea Corbetta.

Il fumetto è un horror gotico, molto raffinato, ambientato in epoca vittoriana  e racconta le avventure del Professor Benjamin Love, docente ordinario di scienze dell’esoterismo e dell’occulto presso l’University College di Londra. Gli appassionati di storia, oltre che di horror, sapranno certamente apprezzare la scelta di raccontare questo particolare momento della realtà inglese e per chi non lo conoscesse, queste letture sono un’ottima opportunità per scoprirlo.

L’età vittoriana, paurosa e decadente, è infatti, un periodo complesso, pieno di violenza. Vennero calpestati i diritti civili di molte categorie regolarmente umiliate, specie i bambini e le donne, costretti a lavori assurdi e considerati meno di niente. Lo smog, l’inquinamento delle fabbriche rendevano Londra un luogo oscuro, saturo di odori e sensazioni forti. La prostituzione era largamente diffusa, come l’alcolismo e molti altri problemi sociali. Nello stesso tempo, visto l’enorme divario tra ricchi e poveri, la corte della regina Vittoria viveva un lucente splendore…

Proprio in questo numero, la corte e i suoi nobili hanno un ruolo centrale. Il nostro professore verrà convocato a Scotland Yard, dall’ispettore Stevenson, per indagare sui dei sanguinosi delitti perpetrati da assassini altolocati, molto vicini alla regina, che impazziscono dopo aver ricevuto misteriose e anonime missive contenti precisi simboli occulti. Per un’indagine completa verrà affiancato dalla bella, quando concreta Lady Emma Blackman, psichiatra che dirige il Bethel Royal Hospital, meglio conosciuto come manicomio di Bethlem. Un personaggio delizioso e tutto da scoprire, che ritroveremo anche in numeri futuri! Unendo le forze, i protagonisti, riusciranno a far luce sul mistero che avvolge gli omicidi.

Media-Trek » Blog Archive » Petra Magoni e Ferruccio Spinetti al Blue Note


Segnalazione d’obbligo e di soddisfazione per Mario “Black M” Gazzola, che approda sul blog di Ernesto Assante di Repubblica e scrive una recensione a un concerto da lui visto; qui la rece, dallo stile ultrariconoscibile e unico. Complimenti, Mario!

Gli acuti aguzzi di Petra. Cos’avete pensato? Mica la tragica Petra fassbinderiana: qui parliamo della solare Petra Magoni, che a sentirla cantare vi riaccende la vita. Accompagnata dal fido contrabbassista Ferruccio Spinetti – con cui da 14 anni fa coppia nel rodato duo Musica Nuda – Petra Magoni è una “maga di Oz della voce” benedetta dalla musa Euterpe, t’incanterebbe anche cantando degli estimi catastali. Ma se accende il juke box all’idrogeno delle sue cover, allora dimentichi tutto e voli Over The Rainbow, perché lei ti fa superare di slancio ogni barriera: per prima quella incrollabile fra generi musicali “alti” o “bassi”. Già, nel suo canzoniere una Paint It Black di Caterina Caselli ha la stessa dignità di quella degli Stones, e Judy Garland o il Nat King Cole di Nature Boy possono andare a braccetto con Händel, Madonna o Donatella Rettore: purtroppo ieri sera ci sono mancate proprio le sue versioni funamboliche di Like A Virgin e Splendido Splendente, ma vi basti sapere che la sua Blackbird non teme il confronto con le mille cover che già conoscete della gemma musicale di McCartney.

Autopsy | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la recensione al film Autopsy, di cui ne abbiamo già parlato qui. Una pellicola claustrofobica, aliena, orrorifica, qualcosa che mi attira molto.

Nel seminterrato di una villa dove si è consumata una strage feroce e inspiegabile viene trovato il cadavere di una giovane donna semisepolta che, all’apparenza non ha alcun rapporto con gli altri morti. L’autopsia viene affidata a Tommy Tilden e suo figlio Austin, due medici legali che esercitano nel laboratorio che si trova sotto la loro casa. Da subito però capire le cause della morte di questa sconosciuta Jane Doe sembra impossibile, perché se esternamente il corpo non presenta alcun trauma, in realtà la ragazza pare essere stata seviziata in maniera terribile. I due patologi cercano di dare una spiegazione razionale a tutte queste stranezze, mentre nell’obitorio iniziano a manifestarsi presenze inquietanti.

State alla larga stomaci deboli: Autopsy non fa per voi. André Øvredal, il regista norvegese che in carriera vanta solo la precedente e singolare pellicola Trollhunter, mette da subito le cose in chiaro divertendosi un mondo a mostrare allo spettatore del gore asettico da vivisezione di cadavere. Il film infatti è un riuscitissimo ping pong tra l’esibito di viscere, intestini e seghe craniche, e il celato con sagome di mostri assassini che emergono tra fumo e nebbie.

Autopsy, tutto girato all’interno di un obitorio in uno scantinato, è anche soprattutto un film claustrofobico, con una regia attenta anche ai più piccoli dettagli in grado di creare la giusta suspense, con giochi di specchi davvero da brividi. Questa dualità si riflette anche nella storia stessa, con una prima parte in cui è il giallo a tenere banco, e dove la domanda di spettatore e personaggi è: come è morta Jane Doe? La seconda parte, forse quella più debole, invece è più basata sulle azioni che i nostri devono fare per salvarsi la pelle.

Il morso dello sciacallo | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine una recensione a Il morso dello sciacallo, di Paolo Di Orazio.

L’autore romano ha nuovamente dimostrato di essere uno scrittore dallo stile ricercato e raffinato e, soprattutto, di riuscire a trasmettere alla perfezione quello che si cerca quando si legge un libro horror: la paura! La caratteristica che rende Di Orazio un artista unico è la complessità della sua  scrittura, sempre forbita, curata, ricca di dettagli e aggettivi sofisticati che rendono le descrizioni lucenti e tanto reali che sembra di vederle.

Di Orazio è l’artefice dello splatter italiano e arricchisce questo genere truculento e ostentatamente violento, componendolo con la sua tipica eleganza stilistica. Attraverso un’acuta commistione di realtà quotidiana ed elementi di carattere soprannaturale e circostanze irrazionali, riesce a offrire un’esperienza di lettura irripetibile. Ulteriore aspetto vincente de Il morso dello sciacallo, che poi è un’altra peculiarità di Di Orazio, è l’originalità assoluta.

I libri e i racconti di questi tempi soffrono di cliché, di costanti emulazioni. Assistiamo sempre più spesso a omaggi e citazioni che in pratica nascondono mancanza di autenticità. Questo autore invece garantisce che quello che si sta per leggere è una novità. Nessuno ha scritto prima di lui gli orrori che ci racconta. Tutto è nuovo e incantevole perché nasce la sua genuina creatività; le allucinazioni inquiete, gli incubi che narra, e anche gli omicidi che inventa,  sono di sua proprietà, sono solo suoi.

Chi ha già letto Paolo non farà fatica a riconoscere in queste note la sua cifra stilistica e quindi, il mio invito, è quello di accaparrarsi anche quest’opera, non ve ne pentirete.

Italians do it Better – Books Edition: Recensione: “Freakshow” di Daniel Pee Gee | Kipple Officina Libraria


[Letto su KippleBlog]

Sul blog ItaliansDoItBetter è uscita una bella recensione al Premio Kipple 2016, FreakShow, di Pee Gee Daniel. Vi presentiamo un estratto dal post:

Lo stile del romanzo è davvero bello, non è semplice ma ha un buon ritmo e quindi riesce a essere scorrevole, infatti tutta la storia sembra un lungo racconto fatto a voce e poi trascritto, perché non mancano i commenti e le digressioni. Quello che per me è stato il punto forte del romanzo è il fatto che durante la narrazione vengono fatte delle considerazioni interessanti, alcune vengono messe in bocca ai personaggi, altre appunto vengono lasciate come commento alle scene o ai personaggi presentati. La mia parte preferita resta comunque la storia di Narcissus, di cui non vi svelo nulla per non rovinarvi la sorpresa.

Sinossi

Su un lontano avamposto spaziale sul satellite Europa, viene ad allietare la popolazione il circo Korallo, costituito da singolarità bizzarre, un freak show dove creature deformi si agitano per strappare un sorriso, un moto di riprovazione, uno sbigottimento in cambio di pochi spiccioli equivalenti al biglietto d’ingresso. A risvegliare la deprimente situazione, nasce tra gli artisti un improvviso credo religioso: Uincio Uancio, che salverà tutti i freak del circo per portarli nel paradiso degli sgorbi. Sarà vero? Chi è questo messia che si profila tra gli infelici malformi? L’entusiasmo che infetta ogni artista del Korallo è coinvolgente e attraversa le lande siderali del mondo di frontiera in cui vi troverete con loro.

Pee Gee Daniel | Freakshow
Copertina di Ksenja Laginja

Kipple Officina Libraria
Collana Avatar — Formato cartaceo — Pag. 200 – € 15.00 — ISBN 978-88-98953-68-4
Collana Avatar — Formato ePub e Mobi — Pag. 208 – € 1.95 — ISBN 978-88-98953-67-7

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