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Archivio per Recensioni

La Città del Cratere, di Alastair Reynolds – Cronache di un sole lontano


Su CronacheDiUnSoleLontano la recensione a La città del cratere, Urania Jumbo di Alastair Reynolds. Capolavoro…

Secondo libro scritto dall’autore gallese a svolgersi nell’universo futuro presentato in Revelation Space (2000), il romanzo ha il pregio, non indifferente di questi tempi, di una storia autoconclusiva che, con uno stile semplice e scorrevole, cala il lettore in una realtà capace di suscitare il sense of wonder della grande letteratura fantascientifica.

Mondi ed ecologie aliene, habitat artificiali, astronavi generazionali, una misteriosa “peste destrutturante” capace di far impazzire le nanotecnologie che l’umanità ha sviluppato nel corso di secoli, architetture imponenti e bizzarre, esseri umani che hanno incluso nelle proprie anatomie parti cibernetiche: questi sono solo alcuni degli elementi, già visti altrove ma che Reynolds ha inserito in una trama articolata, con interessanti richiami al genere noir. Si è di fronte quindi a uno scenario affascinante, simile a quello conosciuto in The Prefect (2007, pubblicato in Italia dalla Fanucci nel 2013) e di cui La Città del Cratere costituisce una specie di seguito (sebbene sia stato scritto prima e le trame siano indipendenti). Ma Reynolds, fedele al proprio stile, pone i concetti scientifici al servizio della trama, e non viceversa, a differenza di tanta hard science fiction contemporanea. Al limite, se un difetto si vuole trovare, dispiace che alcuni elementi siano stati poco sviluppati, nonostante il volume sfiori le 700 pagine, come quello del primo contatto con una civiltà aliena.

La forza de La Città del Cratere, che non ha la pretesa di essere un capolavoro né una pietra miliare del genere, sta proprio nella storia, nell’intreccio di trame apparentemente autonome ma che finiscono per confluire, nell’assemblaggio magistrale di vari topoi della fantascienza contemporanea (e chi scrive ha sentito forte l’influenza del compianto Iain Banks): il risultato finale garantisce il divertimento, soprattutto agli appassionati di Space Opera e della fantascienza avventurosa ma non banale. I ripetuti colpi di scena, che scandiscono soprattutto la parte finale del romanzo, spiazzano il lettore e testimoniano le grandi qualità di questo autore classe 1966, tra gli esponenti di spicco del movimento fantascientifico britannico.

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I cosmisti russi | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la recensione su I cosmisti russi, saggio di George M. Young, che ho già menzionato qui e qui. Un estratto:

Come scoprirete nella lettura del saggio, l’anelito al cosmo, lo sguardo verso lo spazio, è forse l’aspetto più “spettacolare” di un pensiero che non mette in contrapposizione esoterismo e fiducia nel progresso tecnologico, religione e misticismo con pragmatismo e materialismo. Uno sguardo d’insieme affascinante, anche se non privo di lati oscuri, come il dubbio posto sull’idea di “totalitarismo buono”, contrapposta a un “totalitarismo cattivo”, che lascia perplessi.

Il saggio è sia biografia di Fëdorov, sia narrazione dei contesti sociali, culturali, filosofici e spirituali nei quali è nato il suo pensiero. Parallelamente all’aspetto biografico c’è la comparazione con l’evoluzione e la costruzione del pensiero, esposto in sintesi e con continui rimandi bibliografici. Non manca ovviamente uno sguardo oltre il suo fondatore, con distinzione tra cosmisti religiosi e scientifici, seguaci e travisatori, fino a vedere dove si sia ancora presente nella contemporaneità.

Difficile non assimilare i cosmisti ai costruttori di mondi immaginari, come quelli della fantascienza. Sognare l’immortalità, il superamento dell’umano nei confronti del transumano, l’idea che la stessa Terra possa diventare una immensa astronave che porti l’Umanità in ogni angolo del Cosmo, sono temi che anche la fantascienza del ‘900 ha affrontato.

La scienza ha portato l’uomo nello spazio e, scoprendone l’inospitalità, ha rallentato la corsa. I cosmisti di contro, armati di un ottimismo non comune nella cultura occidentale degli inizi dello scorso secolo, non hanno mai smesso di sognare. Se adesso sembra che si guardi di nuovo allo spazio, è forse perché il filone carsico di questo pensiero sta riaffiorando?

Recensione a “Carnivori” (2017), di Franci Conforti | Andromeda – Rivista di fantascienza | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Su AndromedaSF è uscita una bella recensione a Carnivori, romanzo Premio Kipple 2017 di Franci Conforti, a opera di Elena Di Fazio. Eccone uno stralcio:

L’autrice ha scelto un tema potenzialmente esplosivo e lo ha fatto non solo con grande coraggio, ma con molta delicatezza, senza pregiudizi, valutando le conseguenze di diverse scelte e proiettandole in un’ottica fantascientifica. Questo aspetto impreziosisce il testo, che non diventa un semplice romanzo a tesi, ma un incessante punto interrogativo; un’esplorazione letteraria, ma anche etica, dell’”abisso” menzionato dall’autrice nella riflessione che apre il romanzo. Non si deve, insomma, concordare o meno sul concetto di base per apprezzare “Carnivori” (per dire, l’autrice e io la pensiamo in modo opposto); bisogna lasciarsi andare alla fantascienza e alla sua capacità di sondare il possibile senza dare facili risposte.

Da un punto di vista tecnico è un ottimo romanzo, dalla prosa pulita ed evocativa, capace di tratteggiare con cura la psicologia della protagonista e di sorprendere il lettore con sequenze dinamiche e ricche di suspense.

Insomma, brava a Franci Conforti che ha portato un tema importante nella fantascienza italiana contemporanea, e ha prodotto un’opera profonda e godibile da ogni punto di vista; e complimenti anche a Kipple Officina Libraria per aver premiato il testo, sicuramente un tassello significativo nel loro catalogo.

Sinossi

Squarci di un futuro incipiente e distopico balenano sullo sfondo di questo romanzo vincitore del Premio Kipple 2017. Franci Conforti, già vincitrice del Premio Odissea 2016, con Carnivori disegna a tinte rapide e decise un mondo in disgregazione, con l’esercito degli States che ancora è in grado di essere coeso ma è scosso dalla insubordinazione per il timore di cadere nella logica inumana delle IA o, peggio ancora, di una inespressa minaccia aliena.
Personaggio principale di questo romanzo è John Smith, soldatessa coriacea ma perfettamente femminile nelle sue debolezze antierotiche, che si trova ad affrontare un percorso di riabilitazione nell’esercito e per questo non esita a mettersi completamente in gioco e a correre rischi deleteri, in un rincorrersi di fatti che affondano la loro origine in esperimenti di sconvolgente innovazione aliena.
Quale futuro aspetta l’umanità, quindi? C’è ancora speranza per un futuro radioso e che sia libero, magari, dalla necessità di uccidere per nutrirsi? Come potrà essere contenuto o respinto l’inumano?
Nulla nella scrittura della Conforti si presta alla banalità: la soluzione dell’enigma proposto nel romanzo è ineccepibile, eppure risulta imprevista, l’unica fine possibile che non sia ascrivibile al dominio delle banalità o di facili sentimenti. È il romanzo del 2017: il Premio Kipple si conferma ancora una volta come un valido contest sperimentale ma, al contempo, concreto.

Franci Conforti. Giornalista professionista con una laurea in Scienze biologiche, si è affacciata da poco nel panorama della scrittura d’immaginazione.
Nel 2016 ha vinto il Premio Odissea con Spettri e altre vittime di mia cugina Matilde (Delos Digital) ed è stata tra i finalisti del Premio Urania con il romanzo Stormachine. Il Premio Kipple è il suo secondo importante premio nel campo del fantastico.

Franci Conforti | Carnivori
Copertina di Ksenja Laginja

Kipple Officina Libraria
Collana Avatar — Formato ePub e Mobi — Pag. 210 – € 2.95 — ISBN 978-88-98953-82-0
Collana Avatar — Formato cartaceo — Pag. 208 – € 14.99 — ISBN 978-88-98953-81-3

Link

Il razzo a orologeria | Recensione su BibliotecaGalattica


Cosa contiene un romanzo di Greg Egan? Su BibliotecaGalattica la risposta, con una recensione all’ultimo suo romanzo edito in Italia, su Urania: Il razzo a orologeria.

Il romanzo è ambientato in un universo dalla leggi fisiche profondamente diverse dal nostro. La velocità della luce non è costante ma proporzionale alla sua frequenza: la luce rossa è sempre “in ritardo” rispetto ai rami blu-violetti dello spettro. La protagonista principale, Yalda, è l’equivalente alieno di Einstein: è lei a scoprire il parallelo alieno di quella che conosciamo come relatività ristretta, denominata qui fisica rotazionale, scoprendo ed esplorando il concetto di spazio-tempo; uno spazio-tempo dalle proprietà completamente differenti da quello che Einstein ha illustrato sulla Terra…
Il mondo in cui il romanzo è ambientato ha un livello tecnologico pari all’incirca a quello dell’Occidente a cavallo tra XIX e XX secolo. La specie intelligente che domina il pianeta, cui Yalda appartiene, è radicalmente diversa dall’uomo, a partire dall’anatomia e dalla fisiologia: gli alieni hanno due paia di occhi, sono in grado di modificare quasi a piacimento il proprio corpo mutando forma o estroflettendo nuovi arti per esempio. Ma una radicale differenza, con profonde ripercussioni sulla società aliena, è dovuta alla differente modalità di riproduzione: ogni femmina della specie muore, infatti, dando vita, nella norma, a due coppie di individui maschio-femmina, tradizionalmente destinati a diventare futuri partners. La filiazione è associata alla morte della partner femmina, sono i padri ad allevare in forma esclusiva la prole.
Una minaccia incombe sul mondo di Yalda, rappresentata dalle “stelle ortogonali”; quelle che sembrano all’apparenza semplici meteore, possono in realtà rappresentare un pericolo molto più serio, mortale per la sopravvivenza stessa del pianeta e della civiltà, per motivi che Yalda inizia a comprendere svelando le basi fisiche del suo universo.
La trama del romanzo è basata sulle battaglie di Yalda su due fronti, che si intrecciano tra loro nella vita della scienziata. Il primo è quello scientifico-accademico, nel quale il lettore ripercorre le geniali intuizioni, l’affermazione della nuova fisica rotazionale fino all’epopea del primo viaggio nello spazio alla ricerca della salvezza per il proprio pianeta. Il secondo è invece una sorta di scenario femminista alieno, basato sulla lotta affinchè ogni donna possa decidere autonomamente quando terminare la propria vita, in un mondo dove invece è incessante la spinta alla riproduzione nei tempi più rapidi possibili.

Recensione: La notte che uccisi Jim Morrison, di Luigi Milani | BancarellaDelLibro


Su BancarellaDelLibro è uscita una recensione a La notte che uccisi Jim Morrison, di Luigi Milani. Eccone un estratto:

Milani ci sbatte di fronte gli ultimi giorni di vita del Re Lucertola, giorni di devastazione, confusione e delirio a spasso per Parigi, quando Jim decide di trasferirsi per qualche tempo in Francia assieme alla compagna di sempre, Pam. Sono pagine difficili quelle che il lettore si trova di fronte. Pagine che hanno al loro interno uno scenario raccapricciante, una discesa agli inferi che porta a un’evitabile punto di non ritorno: lo spegnersi di una stella.

Non si tratta di una biografia, non vengono narrati eventi in senso cronologico come magari un neofita si aspetterebbe, ma è questa la parte interessante del racconto. Tutti coloro che conoscono, anche solo a grandi linee, la vita di Jim Morrison e la sua tragica fine, verranno certamente rapiti dalle righe di questo libro, che ricrea in modo sintetico ma con una dirompente forza quella che è stata la sua carriera musicale. Nonostante questo particolare, il libro di Milani può essere un ottimo trampolino di lancio per tutti coloro che invece conoscono in modo sommario il genere di musica di Jim e vogliono approfondire, musica che spesso somigliava più a poesia. Jim era anche questo: un poeta maledetto.
Anni sono passati ormai, ma il fascino di questo personaggio leggendario osannato da milioni di fan per aver dato vita e musica ai loro pensieri, per aver creato attorno alla sua vita un alone di inarrestabile mistero e spregiudicatezza che lo ha portato a compiere un’iperbole discendente, continua a vivere tutt’ora e a far sognare milioni di persone in tutto il mondo. Ciò è quello che si evince dalle pagine di La notte che uccisi Jim Morrison di Milani, pagine che raccontano in modo crudo ciò che è stato e quello che, forse anche peggio, non è stato: Jim è davvero morto nella sua vasca da bagno? Pam sapeva qualcosa che noi non abbiamo mai capito fino alla fine? Gli inseparabili compagni di band di Jim pur essendo sempre vicini al re Lucertola come mai non hanno saputo dargli il giusto sostegno? Queste e molte altre le domande che sorgono al fido lettore…e solo lui può ipotizzarne le risposte…
Consigliato a tutti gli appassionati del genere e non solo.

Ecco, la chiosa mi sembra perfetta: consigliato a tutti gli appassionati e non solo…

Algernon Blackwood: La valle perduta – Dagon Press | VerSacrum


Su VerSacrum la recensione a La valle perduta, racconto del maestro Algernon Blackwood che è stato fortunatamente riesumato dall’oblio da Dagon Press. Ecco uno stralcio della rece:

Si tratta di una storia intensa e pregna di quel “terrore spirituale” che è forse una delle caratteristiche principali del maestro inglese: anche in quest’occasione la “natura” incontaminata e selvaggia –  come nel racconto capolavoro I salici – fa da sfondo a questa cupa vicenda ambientata nel Giura nella Francia meridionale. I protagonisti sono 2 gemelli – Stephen e Mark –  che vivono praticamente in simbiosi: ognuno è partecipe emotivamente della vita dell’altro ed quasi come se fossero una persona sola. C’è forse qualcosa di morboso in questo rapporto che sembra solidissimo. I due viaggiano molto – anche Blackwood d’altra parte è stato un grande viaggiatore traendone ispirazione per i suoi racconti – e giungono infine nel Giura, isolandosi in uno chalet in mezzo alla natura incontaminata. Passano le giornate facendo escursioni riportando scrupolosamente le loro impressioni. Qualcosa però all’improvviso si rompe: una fantomatica ed esotica presenza femminile distrugge il loro equilibrio. La loro vita ne sarà sconvolta e i due verranno infine drammaticamente divisi. Blackwood conferma di essere un artista dell’atmosfera perturbante: la descrizione della cosiddetta “valle perduta”, un non luogo in cui trovano riparo tutti gli spiriti invisi alle religioni tradizionali – sorta di limbo infernale carico di un’atmosfera tenebrosa appartenente ad un’altra dimensione del tempo e dello spazio – è qualcosa che rimane impresso e non che non lascerà indifferenti gli amanti del “weird”.

In appendice c’è un interessante articolo dello stesso Blackwood intitolato La psicologia dei luoghi molto attinente alla storia presentata oltre a un accurata bibliografia italiana comprensiva di illustrazioni di vecchie e storiche edizioni.

Onore alla Dagon Press per aver disseppellito questa gemma nascosta di un grande autore come Algernon Blackwood: l’auspicio è che magari, in futuro, vengano pubblicati anche altre inediti: parte della sua produzione è infatti ancora purtroppo inedita in Italia ed è un peccato in quanto si tratta di materiale di sicuro interesse come l’importante romanzo The Centaur (1911). Il volume è disponibile sullo store online della Dagon Press al seguente link: http://www.lulu.com/spotlight/DagonPress oppure scrivendo a studilovecraft@yahoo.it.

Algernon Blackwood: Discesa in Egitto – Edizioni Hypnos | VerSacrum


Bella recensione a Discesa in Egitto, racconto lungo dell’indimenticabile Algernon Blackwood recentemente edito da Hypnos. Eccone uno stralcio, da VerSacrum:

La storia narra le vicende di George Isley, una viaggiatore solitario che arriverà a trovare il lato oscuro della sua personalità nel mistico e magico universo del profondo Egitto. Accompagnato dall’egittologo Moleson troverà a Tebe il suo destino. Isley e il suo compagno Moleson sembrano aver cambiato personalità: è come se entità appartenenti ad una dimensione al di là del tempo e dello spazio si siano impossessate di loro. La storia di George Isley ci viene narrata dal punto di vista di un suo amico che ha avuto modo di notare la sua metamorfosi.

Si accennava prima all’importanza dell’atmosfera nella narrativa di Blackwood: in Discesa in Egitto è proprio l’atmosfera a costituire l’elemento principale della storia: grazie alle “magiche parole” dello scrittore inglese siamo in grado di rivivere i miti e i riti dell’Antico Egitto. Le “immagini” evocate dalla sua penna riportano alla luce i culti di Amon-Ra e di Anubi e ci parlano di una realtà trasfigurata in cui a dominare sono i Faraoni e i colossi di Memnone con tutto il loro carico di una storia millenaria, mitica e mitologica. È come fare una sorta di viaggio a ritroso nel tempo nei segreti dimenticati di una cultura leggendaria: l’effetto creato da Blackwood è ipnotico e fantasmagorico.

francesca del moro

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