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Archivio per Recensioni

Occidente lunare – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine, Franco Pezzini esplora il cinema della metà del secolo scorso che narrava di vampiri, mostri e altre creature dell’immaginario fantastico; lo fa citando vari saggi che indagano sia la realtà estera che italiana. Un estratto:

Il fatto è che il peso di quell’epopea, avviata nel 1957 con La maschera di Frankenstein e subito dopo – stessa squadra, sull’onda dell’enorme successo di pubblico – dall’ancor più fortunato Dracula il vampiro del 1958, non tocca solo la storia del cinema fantastico. Attraverso un complesso interscambio con fenomeni culturali, economici e sociali di vario genere, in un Occidente che sta uscendo dai postumi del Secondo conflitto mondiale e fa i conti con la Guerra fredda, la Hammer si pone come un potente motore di quella riscoperta del linguaggio dell’insolito, del gotico e dell’occulto che influenzerà ad ampio raggio non solo la fiction popolare – e i relativi studi – ma letteratura e arte “canonizzati” e più in generale il modo di comunicare e pensare in tutto l’Occidente. Un fenomeno che, fermentato lungo il corso degli anni Sessanta, condurrà alla fine del decennio in tutto l’Occidente al grande revival magico, spesso in chiave antiautoritaria (a sfatare un po’ la vulgata che abbina magia e pensiero reazionario) e con declinazioni – va detto – anche bizzarre. Se poi in questione è un orizzonte (come detto) occidentale, soprattutto del Vecchio Mondo ma con impatto potente in quegli Stati Uniti che per anni lasciano all’Inghilterra il timone dell’immaginario gotico, occorre considerare che le ripercussioni saranno planetarie. L’influsso per esempio sul fantastico dell’Oriente, anche estremo, sarà avvertibilissimo.

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Arthur Machen – Il cerchio verde – Recensione – FRANCESCO BRANDOLI Scrittore


Sul blog di Francesco Brandoli è uscita una recensione a Il cerchio verde, romanzo inedito di Arthur Machen, uno dei re del weird. Un goloso estratto.

Trama de Il cerchio verde, dal sito dell’editore: Lawrence Hillyer, uno studioso e ricercatore di cose “nascoste”, viene costretto a trascorrere un periodo di riposo a Porth, una località di villeggiatura sulla costa del Galles. Hillyer, persona solitaria e senza amici, troverà “qualcosa” in mezzo a una radura tra le dune (il cosiddetto Cerchio Verde), una presenza che lo seguirà al suo ritorno a Londra… Il Cerchio Verde, pur nella sua brevità come romanzo, è una lettura complessa. Perché Arthur Machen approfitta delle vicende del protagonista, e delle sue ricerche per comprendere il fenomeno che si sta manifestando, per compiere una serie di riflessioni sui propri interessi di appassionato di tematiche occulte; sull’intervento di un mondo etereo che si introduce nella nostra realtà; su un regno dove vive – chissà? – la Regina delle Fate che interferisce con le vicende umane; su qualcosa che è oltre la soglia ed entra nel nostro mondo… e non porterà nulla di buono. Questo libro non è per un lettore casuale. Chi apprezza Arthur Machen, troverà in questo volume le ultime riflessioni sul suo interesse al mondo del Piccolo Popolo, tematica che ha sempre permeato l’opera dello scrittore gallese. Che lo porterà a scoprire quello che sarà (tra manifestazioni inquietanti, poltergeist, omicidi misteriosi, possessioni) il destino di Lawrence Hillyer.

Il romanzo, in definitiva, con una struttura più solida e convincente di altre opere, offre una piacevole lettura di distrazione che – senza picchi di orrore cosmico – porta comunque sul ciglio del regno delle fate e a indagare sui grandi misteri del paranormale: una lettura necessaria e dovuta per i fan dell’Autore, che troveranno il testamento letterario di Machen in questa ultima opera scritta prima di morire, ma al contempo un interessante spunto di riflessione per chiunque ami la materia del paranormale, a prescindere dall’apprezzamento per la narrativa di genere.

Recensione a Nella luce, racconto vincitore dello ShortKipple 2015 | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Su Medium.com è uscita una bella recensione a Nella luce, racconto di Francesco Fichera con il quale ha vinto il Premio ShortKipple2015. Un estratto:

Nella Luce è un racconto di fantascienza scritto da Francesca Fichera, ha vinto il premio Short Kipple 2015 e, se anche non avesse vinto niente, l’importante è non farselo sfuggire. In un quarto d’ora di tempo Francesca ci conduce nello sgretolamento interiore ed esteriore della protagonista. L’apocalisse ha il rumore delle nuvole che cadono dal cielo, nuvole che vanno e vengono, se raggiungono il suolo diventano nebbia e non è possibile vedere più nulla. Solo l’ignoto, privo di colori. Puoi affidarti al tatto, sentire la mano delle persone care che, insieme a te, cercano di raggiungere il luogo migliore per sparire. Sì, perché con le nuvole è precipitata anche la realtà, che possiamo continuamente negare e combattere, fingendo che non esista, ma a un certo punto non ci rimane che farcene una ragione. Non è una resa, ma un modo dignitoso di accettare le cose. Non fa meno male, anzi, il dolore è insopportabile. Ma, se dovesse finire il mondo, lottereste nel buio contro i mulini a vento? Non preferireste annusare l’odore del mare o sentire il rumore delle onde che si infrangono? Le nuvole che precipitano sulla terra, esauste, non sembra l’inizio di qualcosa di terribile, piuttosto l’inesorabile conseguenza di uno sfacelo preesistente. La protagonista cerca le persone che ama prima della pioggia di nuvole, l’orrore c’era prima, c’è ora e sta per finire. “Nessuno potrà dire che almeno non ci abbiamo provato”, dice Dan Miller nella scena finale di The Mist (film tratto dall’omonimo racconto di Stephen King). Questo avviene anche per i personaggi di Francesca. Ci hanno provato, è ora di andare.

Dal post di presentazione dell’opera:

Sinossi

Gli eventi catastrofici, spesso e volentieri, innescano forti sentimenti di vicinanza e quando un evento atmosferico si abbatte con violenza sull’esistenza della protagonista, ci si trova a riflettere sul senso di ogni cosa e desiderare accanto coloro che, più di tutti, hanno resistito alla tempesta. Cosa accadrà al passaggio del fortunale? Una vita, le sue moltitudini di incontri e un percorso dal retrogusto amaro, immerso nella profondità del sogno, ci accompagnerà in questo viaggio “nella luce”.

Francesca Fichera | Nella luce
Copertina di Ksenja Laginja

Kipple Officina Libraria
Collana Capsule — Formato ePub e Mobi — Pag. 13 – € 0.95 — ISBN 978-88-98953-30-1

Link

Lankenauta | Le porte regali. Saggio sull’icona


Su Lankenauta la recensione a Le porte regali. Saggio sull’icona, di Pavel A. Florenskij. Un interessante estratto:

Viene proposta quindi una metafisica dell’immagine e della luce, di primo acchito davvero enigmatica agli occhi di chi non conosce la liturgia della Chiesa Orientale: semmai appare di tutta evidenza l’incompatibilità della concezione della pittura come si evoluta in Occidente con la cosmogonia descritta da Florenskij, che, oltretutto, è esplicito nel contrapporre il volto “mediatore” alla maschera “che disgiunge”. Scrive il presbitero russo che “i due mondi – il visibile e l’invisibile – sono in contatto” e che “la differenza fra loro è così grande che non può non nascere il problema del confine che limi mette in contatto, che li distingue ma altresì li unisce” (pp.13). Se l’esperienza terrena è simbolo di vita spirituale è innanzitutto grazie al ruolo del sogno e poi appunto del volto e della maschera che Florenskij si avvicina gradualmente a definire l’autentico significato di icona: “Il volto e gli aspetti spirituali delle cose sono visibili a coloro che hanno scorto in se stessi il proprio volto primigenio, l’immagine di Dio, ovvero, in greco, l’idea: illuminandosi, essa vede l’idea dell’Essere, se stessa e, attraverso a se stessa che rivela il mondo, vedo questo nostro mondo come idea del mondo superiore” (pp.20). In questo senso l’icona si riconoscerebbe sempre “come un’espressione che attinge al piano divino. Che sia di somma o di scarsa maestria, alla sua base sta la percezione autentica di un’esperienza spirituale sovramondana autentica” (pp.42).

Un libro inquietante – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un intervento di Valerio Evangelisti che segnala un libro inchiesta di Pino Nicotri sul caso di Emanuela Orlandi e sulle impressionanti implicazioni politiche internazionali ancora controverse, e sconcertanti. Ciò che sembra successo è un enorme depistaggio, ma perché? Forse si è voluto sfruttare un banale fatto di cronaca a vantaggio delle proprie sponde politiche?

Questa non è una recensione vera e propria. Il libro di cui tratto è del 2014, e probabilmente saranno poche le librerie ad averne copia. Premetto inoltre che di solito non seguo la cronaca nera, né le trasmissioni televisive che se ne occupano. Certo, ho avuto notizia del caso di Emanuela Orlandi, la figlia di un dipendente del Vaticano scomparsa sedicenne, il 7 maggio 1983, e mai più ritrovata. Difficile ignorare quel mistero, visto che da un quarantennio ci viene riproposto con sempre nuove e più complicate sfaccettature. Ancora di recente un docu-film di Roberto Faenza (La verità sta in cielo), un numero speciale di “Micromega” e un documentario di Andrea Purgatori per La 7 sono tornati sul caso.

Pino Nicotri, ex redattore de “L’Espresso” e ora del quotidiano on line “Blitz”, ha dedicato alla vicenda ben tre volumi, di cui Triplo inganno è l’ultimo e la sintesi dei precedenti. Nicotri non si propone di trovare soluzioni, bensì di mostrare come un episodio tragico, ma simile a molti altri, possa essere gonfiato da vari attori a dimensioni mostruose, fino a trasformarsi in una sarabanda, in una specie di circo capace di cancellare forse per sempre la verità dei fatti.

La ricostruzione è dettagliatissima. I primi inquirenti, magistrati e poliziotti, pensano a un delitto a sfondo sessuale, probabilmente (adombra Nicotri) maturato in un ambiente non lontano da quello della famiglia. Ma ecco che interviene Giovanni Paolo II, che due anni prima ha subito l’attentato di Ali Agca ed è impegnato in una dura lotta contro il comunismo. Senza addurre alcuna prova allude a un sequestro, forse inserito in una trama più vasta. Da quel momento l’inchiesta è affidata ad altre mani, entrano in ballo i servizi segreti e alti funzionari di Stato. L’ipotesi è che Agca fosse manovrato dallo spionaggio bulgaro, e che si debbano cercare da quel lato i rapitori della ragazza.

Lankenauta | Osservatore oscuro


Su Lankenauta una recensione a Osservatore oscuro, ultimo romanzo di Barbara Baraldi. Un estratto:

Peraltro – l’abbiamo scritto anche per “Aurora nel buio” – se l’ambientazione del romanzo è la provincia emiliana, la netta impressione è che le fonti di ispirazione dell’autrice Barbara Baraldi non siano limitate agli autori italiani, a coloro che hanno raccontato fatti e misfatti della “bassa padana”. Lo stesso efferato omicidio a opera di “Valraven”, quello che coinvolge subito Aurora Scalviati, altro non è che una versione de “l’aquila di sangue”, sicuramente “metodo di tortura e di esecuzione che è a volte menzionato nelle saghe norrene”, come possiamo leggere in alcuni testi di storia medievale, ma che molti rammenteranno in “Blood Eagle”, uno degli episodi della seconda stagione di “Vikings”: ovvero la fine cruenta di Jarl Borg. E quando al termine del romanzo leggiamo che “nei suoi occhi vide soltanto il riflesso del proprio volto” c’è pensare che la saga di Aurora Scalviati non sia affatto finita con Valraven e con il suo Osservatore oscuro: premessa semmai per un terzo capitolo di angosce, sangue e follia.

Esperienze audiotattili tra dispositivi panottici e panacustici – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine una recensione a Il cinema audiotattile. Suono e immagine nell’esperienza filmica, saggio cinematografico a sfondo sociale (controllo sociale) scritto da Antonio Iannotta. Un agghiacciante estratto:

(L’autore) propone un’interessante riflessione sul cinema come esperienza audiotattile. Per avere un esempio del coinvolgimento plurisensoriale dello spettatore al cinema, basti pensare a come le basse frequenze diffuse in sala dalle tecnologie contemporanee siano in grado di permettere allo spettatore di «percepire i suoni attraverso il corpo e le sue terminazioni nervose, vibrando fisicamente all’unisono con quello che si propone di definire cinema audiotattile» (p. 10). Lo studioso si propone, in particolare, di indagare la reciproca relazione tra sonoro e visivo nell’esperienza cinematografica, rintracciando quei momenti topici nella storia del cinema capaci di evidenziare tale relazione ricorrendo a un approccio metodologico in cui interagiscono le teorie della comunicazione audiovisiva con le teorie e filosofie dei media.

La sorveglianza è divenuta la vera protagonista della narrazione filmica. Più il protagonista cerca il dispositivo senza trovarlo, più si sente in balia della sorveglianza e in preda alla paura: «il cinema audiotattile si dispiega come un rizoma difficile da decodificare, dove la minaccia è permanente e si fa allarmante metafora dell’ontologia dell’ascolto. Immersi in questa foschia fibrillante, un compito infine sembra spettare a ciascuno di noi: a ogni spettatore audiotattile la propria cimice da trovare» (p.196).

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