HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per Liberismo

Comfortably Numb: Pink tra Roger Waters e Syd Barrett | OndaMusicale


Su OndaMusicale interessanti dettagli di una storia che conoscevo a metà, e che rende ancora più trasversale la figura di Pink, la rockstar protagonista di The Wall che incarna, alla fine, il sistema business dello spettacolo.

Leggenda narra che il testo della canzone (Comfortably Numb) sia ispirato a un evento successo nel 1977 durante l’”In The Flesh Tour”. In particolare, durante la data di Philadelphia, Waters soffrì di una dolorosissima epatite e, giusto prima della performance, gli venne iniettato dal medico un antidolorifico molto potente che lo rese “comfortably numb” per tutto il concerto. Ma anche un altro momento della lunga carriera dei Pink Floyd può ricordare da vicino la storia narrata in Comfortably Numb, un momento in cui il protagonista fu Syd Barrett, colui che diventerà l’anima oscura del Pink di The Wall, colui che, come uno spettro, aleggerà sulla band in tutti gli album seguenti alla sua cacciata dal gruppo. La circostanza a cui faccio riferimento ha avuto luogo all’”International Love-In”, tenutosi il 29 luglio del 1967 all’Alexandra Palace di Londra, in cui Waters e compagni furono tra gli ospiti più importanti, secondi solo agli Animals di Eric Burdon.

Durante quella sera, via via che si avvicinava il momento dei Floyd, Syd Barrett era introvabile. Fu ritrovato in un camerino in stato catatonico, totalmente in balia di quel delirio che lo avrebbe allontanato di lì a poco dal resto della band. Mentre June Child, allora manager del gruppo, tentava in tutti i modi di risvegliarlo dall’oblio in cui era caduto, il direttore di scena iniziò a battere alla porta, in un modo molto simile al «Time to go» urlato a Pink da fuori dalla sua stanza/muro. Barrett, con lo sguardo perso nel vuoto, privo di vita e di ragione, fu messo in piedi a forza da Roger e da June, gli fu messa una chitarra al collo e fu spinto sul palco davanti al microfono. Lo spettacolo doveva andare avanti. Pink come Barrett, schiavo della follia e dell’industria musicale, servo del denaro e del proprio pubblico, inascoltato dietro al suo personale e mai abbattuto muro. Roger Waters, invece, in quel luglio del 1967 aveva interpretato il ruolo del dottore di Comfortably Numb: aveva rimesso in piedi Syd solo per fargli finire il concerto, solo per darlo in pasto al pubblico.

Culture e pratiche di sorveglianza. Il nuovo ordine mediale delle piattaforme-mondo – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un articolo di Gioacchino Toni che recensisce in modo ragionato Le piattaforme mondo. L’egemonia dei nuovi signori dei media, di Luca Balestrieri. Un estratto per capire ci cosa si parla:

Attorno alla metà degli anni Dieci del nuovo millennio è emersa con forza l’importanza che nell’odierna economia globale sta assumendo il cosiddetto Platform Capitalism – analizzato pionieristicamente da studiosi come Nick Srnicek1 –, cioè quella particolare forma di business ruotante attorno al modello delle piattaforme web rivelatosi il paradigma organizzativo emergente dell’industria e del mercato grazie alla sua abilità nello sfruttare pienamente le potenzialità della cosiddetta quarta rivoluzione industriale.

In generale, quando si parala di “piattaforma” si fa riferimento a «uno spazio per transizioni o interazioni digitali che crea valore attraverso l’effetto network, il quale si manifesta tramite la produzione di esternalità positive» (p. 14). Visto che la creazione di valore deriva soprattutto dalla conoscenza dei clienti e del mercato, diventa fondamentale la capacità di estrazione e di interpretazione dei dati comportamentali dei consumatori. Essendo la piattaforma a organizzare i flussi di informazione all’interno del network, la sua forza risiede proprio in questa sua capacità di connettere e ottimizzare gli scambi di informazioni tra gli elementi che coinvolge che prima erano invece disseminati lungo una filiera lineare. Si tratta pertanto di una forma organizzativa meglio capace di sfruttare le potenzialità offerte dall’intrecciarsi di intelligenza artificiale, cloud computing e connessioni ultraveloci e che, strada facendo, ha dato luogo a quelle che l’autore definisce come vere e proprie “piattaforme-mondo”:

“ecosistemi che organizzano in rete produzione e consumi, sviluppano e gestiscono la tecnologia con cui governano i mercati e tendono a espandersi attraverso il controllo dei dati. La piattaforma diventa mondo, tende a dilatare sena limiti i suoi servizi e le opportunità che offre. È la versione dell’one stop shop sviluppata, con il massimo di rigore e coerenza, per le prime dalle grandi piattaforme cinesi. Una sorta di paese dei balocchi nel quale il consumatore, idealmente, non deve cercare altrove per soddisfare digitalmente ogni suo bisogno (p. 19)”.

Si sta parlando di colossi statunitensi come Alphabet (gruppo Google), Amazon, Facebook, Apple e Microsoft e cinesi come Baidu, Alibaba e Tencent. A un livello inferiore in questa gerarchia di potenza si collocano invece piattaforme come Netflix e Spotify in quanto impegnate in un segmento di mercato limitato, audiovisivo la prima e musicale la seconda. Per dare un’idea della potenza di fuoco di cui dispongono tali colossi si pensi che nel 2021 tra le dieci imprese a maggior capitalizzazione mondiale figuravano ben sette piattaforme-mondo.
Per comprendere come le piattaforme si siano evolute da semplici sistemi informatici nell’infrastruttura chiave dell’economia globale in grado di erodere le sovranità nazionali, sfruttando la capacità di ottenere ed elaborare dati, lo studioso ritiene sia necessario partire dalle “guerre dello streaming” per il controllo dell’industria audiovisiva statunitense che si sono scatenate negli anni Dieci del nuovo millennio. A una prima fase in cui le piattaforme S-VOD (sevizi video-on-demand richiedenti un abbonamento per una visione senza limiti dei contenuti) sferrano il loro attacco alla televisione multicanale uscendone vincitrici, succede una seconda fase in cui queste piattaforme si scontrano tra di loro per il dominio del mercato in una competizione giocata sul volume di dati raccolti e sull’ampiezza dei servizi che tali dati permettono di proporre in maniera profilata ai consumatori.

Per oltre un trentennio, a partire dagli anni Novanta del Novecento, il sistema della tv via cavo statunitense ha regnato sul sistema mondiale dei media grazie soprattutto alla sua indubbia capacità creativa (che ha portato a fare della serialità la narrazione privilegiata della contemporaneità e del suo immaginario) e all’aver messo in piedi un efficace sistema produttivo e di aggregazione di media company capace di integrare il comparto hollywoodiano tanto a livello creativo che organizzativo. Ne corso degli  anni Dieci le piattaforme streaming hanno dunque saputo assimilare e prendere il controllo tanto della creatività seriale che della base produttiva sviluppata nel frattempo dal sistema della tv via cavo. A risultare vincente, scrive Balestrieri, non è dunque il prodotto in sé (la serialità), che le piattaforme hanno trovato già strutturato dalle cable tv, ma il rapporto con il consumatore, che nello specifico significa la fruizione on demand e la valorizzazione della libertà di scelta. Quando compare Netflix, ad esempio, la cosiddetta complex tv2– la tv della complessità narrativa – era già un dato di fatto così come, almeno parzialmente, le sue innovative modalità produttive. Si potrebbe dire che Netflix arriva quando HBO ha già cambiato la serialità.

Rivisitando “Death Economy”


Riprendendo la carrellata delle ultime pubblicazioni che mi riguardano, Dopo Il sentiero dello sciamano, Schegge di ossidiana e Il sigillo imperiale, è il momento di ricordare la collana anomala che curo per DelosDigital: non -aligned object, contenitore di saggistica e narrativa con un preciso scopo politico, una scatola non allineata al pensare comune, alla sensibilità corrente, al modo e all’estetica che in questo scorcio temporale domina il mondo con orrende ombre politicoeconomiche che si allungano su esso.

In questo quadro va letta la riedizione di Death Economy, dell’indimenticato Sergio Altieri, un saggio ideologico, lucido, tagliente, che è senza mezzi termini di parte, ma che per questo è in grado di sciogliere le illusioni di un mondo iperliberista che fa del profitto, del guadagno infinito, dello sfruttamento delle risorse vegetali, minerali, antropiche e animali l’unica sua vera bandiera, che sventola all’impossibile vento della crescita infinita. Una testimonianza importante e ideologicamente potente, una canzone che viene tenuta fuori da ogni playlist globale in un mondo che esce dalla pandemia e trova gli attori iperliberisti agguerriti in modo ancora più atroce, affamato, crudele.

Le sirene del Mercato


Rappreso nelle imprese di raccolta psichica ti sei impigliato, senza accorgertene, nelle maglie dell’abbaglio e ora sei prossimo all’asfissia cognitiva, perché ti sei fatto abbindolare dal Mercato

1984: sciopero! – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un articolo per ricordarci cos’è effettivamente il liberismo, cosa ha già fatto ai tempi della Thatcher in UK e cosa continuerà a fare ovunque – non si capisce perché debba migliorare e non incattivirsi e inumanizzarsi ancor di più. Un estratto:

1984. U.K. miners’ strike rappresentò la lotta dell’Unione Nazionale dei Minatori di Arthur Scargill, una lotta che voleva impedire la chiusura di venti giacimenti carboniferi del Regno Unito e che avrebbe portato il licenziamento di circa 20000 lavoratori.
Lo sciopero ebbe inizio il 6 marzo 1984. Durò oltre un anno in seguito all’annuncio della chiusura della miniera di carbone di Cortonwood nello Yorkshire per contrastare il disegno del Primo Ministro Margareth Thatcher di diminuire il numero e la produzione dei pozzi di estrazione del carbone.

Nell’ambito della sua politica industriale e sindacale la Thatcher mise all’opera un programma ben definito: 1) un piano energetico nazionale per diminuire l’uso del carbone, troppo costoso da estrarre e fuori mercato. 2) adozione di norme per limitare il diritto di sciopero, soprattutto riguardo alla pratica “illegale” dei picchetti.
Il 18 giugno 1984, nello Yorkshire scozzese, ebbe luogo quella che passerà alla storia come “la battaglia di Olgreave” l’evento più drammatico del lungo sciopero in corso. Quel giorno l’immagine che gli inglesi avevano dei loro governanti cambiò improvvisamente. Fu una battaglia, una guerra mossa dal governo contro il suo stesso popolo.

Nel libro GB 1984 di David Peace c’è il racconto di cinquantatré settimane di guerra civile con picchetti, arresti, violenze e intimidazioni, famiglie disperate, crumiri, corruttori e corrotti. A combattere questa battaglia che dilaniava interamente il paese, ci furono uomini come Terry Winters, braccio destro del dispotico leader del sindacato che doveva farsi carico del destino di migliaia di lavoratori, come l’ebreo, un mediatore senza scrupoli deciso a spezzare lo sciopero con ogni mezzo e che reclutava neonazisti da sguinzagliare contro i picchettatori, che manipolava gli organi di informazione e faceva in modo che i cameramen della televisione inquadrassero soltanto il lancio di sassi da parte dei minatori e non le cariche violente e le manganellate della polizia.
La volontà di vincere ad ogni costo della classe dominante, la violenza delle forze dell’ordine, l’incapacità degli uomini del sindacato sempre più apparato. Una vera e cruda rappresentazione della realtà dove Margareth Thatcher comparve una sola volta con nome e cognome è sempre con attributi: “La Lady di ferro” o “La Troia di Ferro” per i minatori. Una rappresentazione dove non c’era il tempo di tirare il fiato perché tra le due parti, come nella realtà, c’erano delatori, ruffiani, spie che stavano dentro questo ingranaggio dove si rischiava di rimanere stritolati.

La terza guerra civile della Gran Bretagna. Una sconfitta che sa di fiele. Una pagina nera nel mondo del lavoro con una nazione che volta le spalle. Un grosso focolaio per l’Europa intera sotto la brutalizzazione del neoliberismo.
Segnali terribili di un tempo che cominciò a cambiare in peggio.

 

Futuri senza via di fuga: The Peripheral di William Gibson | Holonomikon


Giovanni De Matteo recensisce e analizza con un’ampia panoramica, sul suo blog, Inverso, il romanzo di William Gibson che conferma ancora una volta, semmai ce ne fosse bisogno, il suo stile unico, postmoderno, disincantato e spigoloso, che una volta fatto proprio concede al lettore panorami davvero rari. Un estratto:

Immaginate un futuro in cui l’80% della popolazione mondiale è stato cancellato e i sopravvissuti vivono asserragliati in città che alternano distretti turistici concepiti alla stregua di un parco divertimenti (a Londra il Cheapside è stato riportato all’epoca vittoriana) e gated community sottoposte a una rigida sorveglianza per garantire la sicurezza dei loro abitanti. In questo futuro la tecnologia ha talmente stravolto le abitudini e lo stile di vita da spingere l’umanità oltre la frontiera del postumano e l’economia è nelle mani di sciacalli senza scrupoli, al cui cospetto perfino i cleptocrati della mafia russa (klepts, per usare uno dei neologismi cari all’autore) finiscono per sembrare degli onesti uomini d’affari. E immaginate poi un altro futuro, un paio di secoli precedente a quello e un decennio al massimo davanti a noi, in cui l’America continua a essere impegnata su diversi fronti di guerra esterni, a cui i giovani senza prospettive della provincia profonda offrono un continuo ricambio di reclute, dove larghe fette del paese sono di proprietà delle multinazionali (ma non i tech titans che tutti immagineremmo, quanto colossi a bassa intensità tecnologica come la catena di supermercati Hefty Mart, ricalcata piuttosto su Walmart), se non dei trafficanti di droga, ovviamente con la complicità dei funzionari del DHS che fanno affari con loro. Questo futuro, che si distingue dal nostro solo per la diffusione delle stampe 3D e per l’adozione di innesti neurali per potenziare i riflessi dei soldati in programmi militari sperimentali, potrebbe essere una sorta di terzo mondo rispetto al futuro remoto della Londra postumana.
A separare le due epoche c’è stato il Jackpot, che come apprendiamo dopo quasi 350 pagine è un «evento antropico», ovvero provocato dagli esseri umani, “che avevano causato il problema senza averne l’intenzione e senza capire cosa stavano facendo”. Il cambiamento climatico era stato solo l’inizio, poi le cose erano andate sempre peggio, coinvolgendo l’estinzione di specie animali vitali per l’ecosistema e la diffusione di epidemie sempre sul punto di trasformarsi in grandi pandemie. Ma mentre la curva demografica veniva affossata, la tecnologia aveva vissuto un nuovo rinascimento, con l’invenzione di nuovi farmaci, la maturazione delle nanotecnologie, l’ideazione di cibo sintetico e, non ultima, l’ascesa di un nuovo costoso passatempo basato sul viaggio nel tempo.

Nelle dinamiche e nel titolo scelto per l’edizione italiana, sembra curiosamente di cogliere qualche risonanza con Tenet: anche in The Peripheral come nel capolavoro di Christopher Nolan abbiamo un futuro che dichiara guerra al passato, portando alle estreme conseguenze la logica predatoria del capitalismo. La componente politica è particolarmente accentuata nel romanzo di Gibson, che comunque si discosta completamente da qualunque cosa si sia vista fin qui (e quindi anche nell’innovativo Tenet) nelle dinamiche del viaggio nel tempo: al di là della strana coincidenza del titolo italiano, infatti, le due storie hanno ben poco in comune. The Peripheral mette in scena un viaggio nel tempo che è in sostanza basato solo su un trasferimento di informazioni, comunque sufficiente a determinare effetti anche su scala macroscopica, come per esempio la scalata a compagnie del passato o l’interferenza con l’economia dell’epoca. Di fatto, quello che fanno i manipolatori di mondi del futuro non è altro che traferire il colonialismo imperialista dallo spazio al tempo.
Questo The Peripheral, seguito nel 2020 da The Agency con il ritorno di Wilf Netherton, va a costituire il primo volume della sua quarta trilogia, del cui capitolo finale ha già anticipato (e poi smentito) il titolo, che avrebbe dovuto essere The Jackpot. Comunque si svilupperà la serie, possiamo comunque già dire di essere davanti alla sua prova migliore almeno dai tempi di Pattern Recognition.

 

L’opportunità pandemica | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com, nell’ambito di Delos231, un mio articolo sulla situazione sociopoliticoeconomica globale, già apparso sul primo numero della rivista Silicio diretta da Stefano Spataro: L’opportunità pandemica.
Incollo integralmente:

Il quadro sociale che si delinea nello scorcio finale di questo 2021 è deprimente, ma per parafrasare una frase fatta, era una morte annunciata.
La recrudescenza del sistema liberista era ampiamente prevista, dopo uno stop di quasi due anni al suo unico motivo di esistenza, “il mercato si regolamenta da sé e non ha bisogno di norme, ma di una crescita infinita”, l’organismo economico che governa ogni nazione ha dovuto in qualche modo inchinarsi ai tempi e modi della pandemia da Covid-19, ma soltanto perché un’alta mortalità umana avrebbe seriamente compromesso la sua forza lavoro, e quindi la capacità di risollevarsi dalla depressione produttiva. Chi conosce la bestia socioeconomica liberista sapeva già che sarebbe stata solo una questione di tempo, e si sarebbe ripresa con gli interessi quello che a sua discrezione riteneva tempo e profitto perso.
Abbiamo sotto gli occhi cos’è successo nell’ultimo anno: la corsa spasmodica verso uno o più vaccini, al solo scopo di rendere di nuovo percorribile l’infinita produzione di beni e bisogni, e il ricorso a regolamentazioni di accesso ai luoghi di lavoro e del consumo affinché questi fossero sanificati e resi sicuri dal Covid. Soprattutto è evidente la corsa per riprendere e superare a qualsiasi costo, al più presto, i ritmi produttivi prepandemia, perché un’opportunità come quella della ripartenza il Mercato non l’avrà più per chissà quanto tempo.
Fine.

Leggi il seguito di questo post »

Nino Martino questa volta è solarpunk | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di A coloro che verranno, interessante racconto lungo di Nino Martino che si colloca un po’ ai margini del SolarPunk ed edito da DelosDigital. La quarta:

Malgrado la profonda crisi dei combustibili fossili, il capitalismo industriale non si arrenderà senza combattere: cercherà di manipolare l’opinione pubblica tramite un ambientalismo di facciata, per distogliere l’attenzione dall’impatto della produzione sull’ecologia del pianeta. In particolare, una rete di “villaggi solariani” molto simile a una setta new age è la copertura di facciata che dovrebbe distogliere l’attenzione dall’attività predatoria dell’industria che la sponsorizza. Il capofila di questi eco villaggi, il Sole nascente, sorge vicino Arbatax sulla costa orientale della Sardegna ed è di non facile accesso. Oltre a dedicarsi a lavori agricoli, i suoi abitanti coltivano un’erba con poteri allucinogeni. In un albergo poco distante arriva un turista da Parigi: Mateo Koné, nativo del Mali, che si è liberato con la Grande Rivolta dalla dipendenza economica nei confronti dell’Occidente. Ha con sé un’intelligenza artificiale dalle capacità prodigiose, nascosta dietro le sembianze di un innocente zainetto da passeggio, ed è in contatto con la Rete della Scienza, organizzazione che combatte il greenwashing e che si appoggia sulla struttura della colonia lunare. Riuscirà a smascherare Ravi, il gran maestro dell’ecovillaggio? E Anna, la receptionist dell’albergo, che ruolo ha in questa operazione?

Fabrizio De André – La domenica delle salme (Official Video)


Aveva visto tutto, molto prima di noi (di me sicuro).

Leggi il seguito di questo post »

La Death Economy di Altieri


Vi ripropongo un reminder per un importante lavoro sociale, politico ed economico di Sergio Altieri di qualche anno fa, ma ancora attuale.Fantascienza.com dà l’annuncio di pubblicazione di Death Economy, un saggio di Sergio Altieri, uscito un po’ di anni fa su Carmilla On Line, che ora apre la nuova collana di Delos Digital intitolata non-aligned objects, contenitore da me diretto e che pubblicherà saggi e narrazioni fuori e contro gli schemi. La quarta:
 
Una collana che si propone come contenitore atipico, una scatola non allineata al pensare comune, alla sensibilità corrente, al modo e all’estetica che in questo scorcio temporale domina il mondo con orrende ombre politicoeconomiche che si allungano su esso. E che si apre con la riedizione di un saggio di Alan D. Altieri di dieci anni fa, ideologico, lucido, tagliente, che è senza mezzi termini di parte, ma che per questo è in grado di sciogliere le illusioni di un mondo iperliberista che fa del profitto, del guadagno infinito, dello sfruttamento delle risorse vegetali, minerali, antropiche e animali l’unica sua vera bandiera, che sventola all’impossibile vento della crescita infinita.
 
La postfazione è di Alessio Lazzati, che ringrazio infinitamente per il suo determinante aiuto, e un grande grazie va anche a Silvio Sosio per aver subito creduto in questa collana.
Il libro è disponibile in ebook cliccando qui.
SUSANNE LEIST

Author of Paranormal Suspense

Labor Limae

- Scritture artigianali -

Federico Cinti

Momenti di poesia

Racconti Ondivaghi

che alla fine parlano sempre d'Amore

Wiersze, poezja, ZagonBzu

Blog poetycki Tomasza Kuciny

Mareducata

Chi volete che io sia?

The Nefilim

Fields Of The Nephilim

AppartenendoMI

Ero roba Tua

AERIA VIRTUS

"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

ONLINE GRAPHIC DESIGN MARKET

An Online Design Making Site

Sanguinarie Principesse

E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

Cavallette neanche tanto Criptiche

Legalise Drugs & Murder

CARTESENSIBILI

Colui che non riesce a trovare spazio per gli altri manca di comprensione, e a chi manca di comprensione tutti risultano estranei.- Zhuāngzǐ

ADESSO-DOPO

SCIVOLO.

Unclearer

Enjoyable Information. Focused or Not.

Free Trip Downl Hop Music Blog

Free listening and free download (mp3) chill and down tempo music (album compilation ep single) for free (usually name your price). Full merged styles: trip-hop electro chill-hop instrumental hip-hop ambient lo-fi boombap beatmaking turntablism indie psy dub step d'n'b reggae wave sainte-pop rock alternative cinematic organic classical world jazz soul groove funk balkan .... Discover lots of underground and emerging artists from around the world.

boudoir77

"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

MITOLOGIA ELFICA

Storie e Leggende dal Nascondiglio

Stories from the underground

Come vivere senza stomaco, amare la musica ed essere sereni

Luke Atkins

Film, Music, and Television Critic

Giuseppe Travaglini

Musica, cinema e altro

STAMPO SOCIALE

Rivista di coscienza collettiva

La Ragazza con la Valigia

Racconti di viaggi e di emozioni.

simonebocchetta

Qui all'ombra si sta bene (A. Camus, Opere, p. 1131)

TRIBUNUS

Duemila anni di Storia Romana

Alessandro Giunchi

osirisicaosirosica e colori

Dreams of Dark Angels

The blog of fantasy writer Storm Constantine

Bagatelle

Quisquilie, bagatelle, pinzillacchere...

HORROR CULTURA

Letteratura, cinema, storia dell'horror

Oui Magazine

DI JESSICA MARTINO E MARIANNA PIZZIPAOLO

Eleonora Zaupa • Writer Space

Una finestra per un altro mondo. Un mondo che vi farà sognare, oppure...

Through the Wormhole

“Siamo l’esperimento di controllo, il pianeta cui nessuno si è interessato, il luogo dove nessuno è mai intervenuto. Un mondo di calibratura decaduto. (…) La Terra è un argomento di lezione per gli apprendisti dei.” Carl Sagan

AI MARGINI DEL CAOS

un blog di Franco Ricciardiello

Tra Racconto e Realtà

Guardati intorno

Roccioletti

Arte altra e altrove.

Sharing

NEUTRALIZE THE FREE RADICALS

Novo Scriptorium

ἀνθρώποισι πᾶσι μέτεστι γινώσκειν ἑωυτοὺς καὶ σωφρονεῖν.

Arte Macabra

per gli amanti del macabro e del grottesco nell'arte moderna

CineFatti

Almeno un film al giorno, come il caffè.

Alessandro Rolfini

ESPLORA L’AVVENTURA

Pmespeak's Blog

Remember! Once warmth was without fire.

L'edera

e le altre poesie in ordine sparso by MerMer

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: