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Archivio per Liberismo

Business as nazi


Dolosi e tendenziosi, le parole e i gesti da loro usati rendono i loro atti come orribili fraseggi nazisti in odor di business.

Craxi e Ricraxi – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine il suo pensiero su Craxi e i ritorni cui stiamo assistendo in questi giorni vomitevolmente celebrativi. Incollo integralmente, giusto per non dimenticare che qui, la memoria fa difetto a troppi:

L’installazione dei missili nucleari NATO a Comiso.
Le complicità neocolonialiste in Somalia.
Lo smantellamento della Scala Mobile che adeguava i salari al costo della vita.
La retorica delle Riforme adoperata per cancellare diritti e garanzie.
Il doppio accordo spartitorio con la Democrazia Cristiana a livello nazionale, e col PCI a livello locale, per l’occupazione bulimica di tutti i posti di potere raggiungibili, la cosiddetta “politica dei due forni”.
L’epurazione del Partito Socialista Italiano da qualsiasi traccia di socialismo, e la sua trasformazione in lista personale, Cerchio Magico di fedelissimi, cortigiani e miracolati.
Il minaccioso disprezzo per critiche e dissenso. La vanagloria faraonica.
La corruzione elevata a sistema, a infrastruttura statale, e rivendicata come imprescindibile strumento di azione politica.
Bettino Craxi non è soltanto una delle più perniciose incarnazioni dell’arroganza del potere che la Storia d’Italia ricordi. È anche l’origine dell’orrido timeloop nel quale siamo prigionieri.
Un sub-universo che si forma negli anni ’80. Come quello di Donnie Darko.
Risvegliando il nefasto archetipo mussoliniano del cosiddetto “uomo forte”, Bettino Craxi il Decisionista dà inizio a quella serie di Cazzari, a quella spirale discendente di Re Sòla che arriva fino a Matteo Salvini.
Negli anni ’80, Craxi consegna tutta la televisione commerciale a quello che sarà il primo dei suoi successori nella spirale, Silvio Berlusconi, facendone il Demiurgo del sub-universo italico appena formato. Mentre i viceré craxiani alla Rai, per una barzelletta, ordinano il Daspo TV per Beppe Grillo, accreditandolo come martire della satira, dell’onestà e del libero pensiero agli occhi dei futuri grillini.
Craxi è il punto d’origine.
Per questo il suo spettro continua ad apparire per indicare la strada (sbagliata) ai suoi successori, gusci sempre più vuoti.
Matteo Salvini non lavora per i russi.
Non lavora per gli americani.
Matteo Salvini non lavora.
Si esibisce.
Ha cominciato come concorrente Mediaset de Il Pranzo è Servito, adesso batte le campagne – elettorali – baciando mortadelle e rosari (in quest’ordine) e mangiando tutto quello che gli passa davanti, nell’attesa spasmodica di tornare Re Sòla.
Anche Matteo Renzi, che di Craxi si ritiene l’unico erede legittimo, non si rassegna che il suo giro di giostra come Cazzaro in carica sia già finito, e continua ad azzannare le caviglie del bisConte.
Mentre la spirale decade però le iterazioni diventano sempre più rapide, il sub-universo s’avvia all’implosione.
Che sia salvino o sardino, il prossimo a svegliarsi come Donnie Darko al richiamo dello spettro del Duce Decisionista potrebbe non fare neanche in tempo ad alzarsi dal letto.

Il dilemma dell’incarnato


Supreme modifiche dell’esistenza si risolvono in pallidi richiami alla coerenza, alla moderazione, ma così non succede nulla e i soliti furbi ne approfitteranno.

Complessità inani


Risiede nel lungo momento siderale la risposta alle complessità inani che ti poni ogni volta che contempli il nulla liberista della tua vita.

Sorry, Malony doveva essere gambizzato – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la recensione all’ultimo film di Ken Loach, Sorry we missed you, che racconta – come sempre fa Loach – le brutture fetide del capitalismo/liberismo che imprigiona in catene l’umano. Da non perdere per alcun motivo.

Il regista britannico rosso, originario di Nuneaton nella contea del Warwickshire, prosegue la strada di Io, Daniel Blake dove non c’è scampo, alcuna speranza per chi entra nella macchina tritacarne privatizzata del sistema sanitario inglese, così come racconta molto bene Sorry we missed you nel mondo del lavoro parcellizzato di Amazon e Zara, degli hub della logistica dei tanti lumpen proletariat spacciati per padroncini, in realtà completamente decontrattualizzati e sui quali pendono costi, sanzioni, oneri nei rimpiazzi, rischi scaricati su di loro da un apparato di comando sul lavoro spietato, dove la concorrenza tra autotrasportatori è portata al parossismo.

In Sorry we missed you anche se hai ben presente (mosca rara di questi tempi) cosa siano le vertenze della logistica nostrana, sei portato a dirti: ma no, non è così. E invece è così, proprio così. E questo è il grande merito di Loach, nel prendere per il bavero gli spettatori e di fatto dire loro: hai visto cosa accade quando compri su Amazon con Prime?

Il film procede in un’escalation senza vie d’uscita verso l’ecatombe conclusiva, a loop, ma senza il colpo finale dell’infarto di Daniel Blake. Un girone dantesco dal quale come in un quadro di Escher tutto si ripete e non puoi uscire dal paradosso di una società “libera” che non ti dà nulla: solo debiti, miseria e pisciate nelle bottiglie di plastica per non sforare sui tempi di consegna.

Nell’opera di Ken Loach c’è tutto l’approdo del lungo percorso dagli anni ’80 iniziato con il tatcherismo, con accenni persino espliciti nei dialoghi all’epoca della grande lotta dei minatori, la cui sconfitta (ora lo sappiamo) ha aperto la strada a un’era mondiale di ristrutturazione neoliberale dell’intero sistema capitalistico.

L’arcaica regola


Il trono è stabile quando le regole inumane lo governano al tuo posto. È una regola arcaica, stellare.

Il Liberismo è sinonimo di truffa


Discerni i ricordi in un complesso statico di derivazione imperiale, riflettendo approfonditamente su come i manufatti antichi favorissero la stratificazione dei concetti e non fossero rivolti come ora alla truffa, essenza stessa del concetto stesso di Liberismo.

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