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Archivio per Liberismo

Strani giorni: La solitudine del cittadino globale – Zygmunt Bauman


Sul blog di Ettore Fobo c’è una bella recensione a La solitudine del cittadino globale, saggio sociologico di Zygmunt Bauman, recentemente scomparso pochi mesi fa. Un estratto dalla interessante disamina che fa dell’attuale sistema economico imperante il colpevole delle immani disfatte sociali di questi decenni:

Egli vede con chiarezza quel “disfacimento della società” non dettato da una generica crisi di valori ma da un incrinarsi nella capacità di giudicare dovuto all’influsso del consumo, di un mondo fatto per essere consumato e non più realmente esperito. È il trionfo di edonismo superficiale e imposto dal Mercato e legato al soddisfacimento immediato, che la società con i suoi metodi coercitivi impone come unica possibilità per vivere una vita piena. Non c’è alternativa, come dicono spesso i politici e ci ricorda Bauman, la mancanza di quest’alternativa è la prova che la libertà individuale, che pure a parole è tanto esaltata, di fatto è sacrificata. Il consumo è regolatore della felicità e l’unica libertà concessa. Le politiche neoliberiste che credono di esaltare l’individuo in realtà lo affossano privandolo anche di un contesto sociale in cui è possibile condividere qualcosa con qualcun altro.Il mercato è la nuova legge e ci tiene in scacco, ci domina, ci forgia, ci esilia nella solitudine di coloro che non hanno più un luogo in cui riconoscersi simili o solidali. Così l’odio per il capro espiatorio sembra essere l’unico collante di una società altrimenti disgregata per non dire disintegrata. Siamo tutte delle monadi che guardano altre monadi agitarsi sullo schermo della televisione- ai tempi non c’erano gli smartphone che forse hanno aggiunto a questa dinamica come un quid di demenza – luogo in cui il privato diventa pubblico in una maniera parossistica, esasperando, però, la solitudine dell’individuo che non ha più un orizzonte di senso socialmente determinato in cui inscrivere la propria esperienza.   Tocca allora all’individuo isolato lo sforzo di trovare un “significato agli obiettivi della vita”. Impresa vana in un mondo in cui pubblico e privato hanno perso la loro distinzione e si dissolvono uno nell’altro; la scomparsa di un’agora ha reso impossibile la condivisione e le istituzioni di senso come la famiglia tendono a sgretolarsi. In un contesto di “società liquida” Bauman nota come ”i poteri veramente efficaci del nostro tempo sono essenzialmente extraterritoriali, mentre l’azione politica resta vincolata a una dimensione locale”. Sono questi poteri finanziari e mercantili che ci condannano a essere consumatori e precari: il Mercato è diventato Destino.

Elettricità commerciale


Ecco il sigillo mostrato oltre le barriere sonore installate eoni fa, sulle valli laggiù dove risuona di tutto, soprattutto le frasi enfatiche di pura elettricità commerciale.

Faccia da Trump – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine questo post di Alessandra Daniele, che incollo integralmente anche se non sento di condividere del tutto l’analisi, più che altro perché qualcosa ancora mi sfugge. Ma Alessandra ha spesso dimostrato di aver ragione, quindi a futura memoria tutto ciò:

Del suo blitz sulla Siria, Donald Trump non ha avvertito nessuno.
Ha scavalcato il Congresso, ha ignorato l’ONU, se n’è fottuto dell’Europa.
C’è un solo leader che è stato avvertito preventivamente dalla Casa Bianca.
Putin.
Il quale a sua volta ha allertato la base siriana, che è stata sgomberata in tempo per subire danni minimi, e tornare operativa il giorno dopo.
Dei 59 missili lanciati sulla base soltanto un terzo ha raggiunto il bersaglio.
Di recente c’è stato un rimpasto alla Casa Bianca, e gli imperialisti hanno riguadagnato terreno, ma dal blitz sulla Siria non hanno ottenuto nessun reale vantaggio nell’area, né tattico, né strategico.
L’attacco durante la cena con Xi Jinping è stato essenzialmente un avvertimento alla Cina, bersaglio dei nazionalisti, proprio come le immediatamente successive manovre navali attorno alla Corea, e la teatrale superbomba mollata nel deserto.
Chi accusa Trump d’un voltafaccia ai danni di Putin non considera questo elemento, ma soprattutto non ne considera un altro molto più importante.
Trump non ha la faccia.
E proprio in questo consiste l’autentica svolta rappresentata dalla sua presidenza.

Trump è un trafficone che si barcamena fra la lobby nazionalista che l’ha portato al trono, e quella imperialista che vorrebbe cacciarlo.
È un boss del Queens ai materassi in una guerra di mafia planetaria, che non si combatte tanto fra stati quanto fra ideologie e corporazioni, e che oggi spacca la stessa Casa Bianca.
È un supercazzaro che ha fatto un milione di promesse irrealizzabili, ma sa che non può tradire impunemente quella fatta a Putin.
Trump è un fascista, un satrapo, uno squalo che non può fermarsi o muore, e tutto quello che è si vede.
Chiaramente.

Chi controlla la percezione della realtà, controlla la realtà.
Non è una cosa nuova della cosiddetta Era dell’immagine. La Chiesa ha dominato il mondo per un millennio controllando gli uomini dall’interno delle loro coscienze.
Hollywood ha riscritto la Storia dell’umanità dando a ogni eroe, ogni genio, ogni profeta, reale o immaginario, passato, presente e futuro, un volto, un sistema di valori, e un accento americano.
Da Spartacus a Siddharta, da Leonardo da Vinci a Motoko Kusanagi di Ghost in the Shell.
La Faccia dell’impero è la sua forza, la sua arma più potente, il suo scudo.
La faccia del Presidente ne è sempre stata un tassello fondamentale.
E quella faccia, quella maschera, oggi non c’è più.

Piccolo tributo…


…a Blade Runner. Cos’altro dire per questo seminale concetto di vita sociale (attuale)…

Lankenauta | Il sistema della corruzione


Su Lankenauta la recensione al libro Il sistema della corruzione, del magistrato Piercamillo Davigo. Il corollario è uno solo: l’Iperliberismo mostra come unica fonte e motivo di vita la truffa, legioni di pirati si aggirano per la società e spesso le associazioni a delinquere sono l’esemplificazione maggiore dell’essenza del Liberismo, un sistema perverso di esistenza dove il maggiore malfattore ha più successo, dove i sistemi mafiosi e di corruzione vivono intensamente il karma capitalistico mostrandosi come i più grani interpreti del Capitalismo stesso. In altre parole, la truffa è l’essenza stessa del sistema economico dominante attualmente.

La verità è che il nostro autore del rapporto tra politica e giustizia ha scritto in termini tutt’altro che ideologici, svelando che sono altri, con la loro inerzia e con le loro misere furbizie (ad esempio l’uso ad minchiam di argomenti come garantismo e del giustizialismo), a deteriorare il principio di separazione dei poteri, con la conseguente sovraesposizione della magistratura, attribuendo, di fatto, ai giudici il compito assurdo di selezionare la classe dirigente: “Questo è potuto accadere perché sono mancati tutti i meccanismi di controllo alternativi a quelli della giustizia penale […] Invece succede il contrario. In Italia c’è chi è rimasto avvinghiato al proprio posto fino a quando non sono arrivati i carabinieri a schiodarlo, e qualche volta anche dopo. Questo è avvenuto in quanto non hanno funzionato forme di responsabilità diversa, e ciò ha prodotto alcune conseguenze aberranti. In primo luogo, facendo coincidere la responsabilità etica, la responsabilità disciplinare, la responsabilità politica e la responsabilità morale in senso lato con la responsabilità penale, si è applicata in modo perverso la presunzione di non colpevolezza” (pp.77).

Da qui tutta la serie di inconcepibili contraddizioni, compreso un oscillare grottesco tra garantismo (fasullo) e intransigenza, che, se da un lato provocano sconcerto nei cittadini più consapevoli, nel contempo diventano pretesto per perseguire una politica teoricamente  repressiva con la criminalità di strada ed invece arrendevole nei confronti dei colletti bianchi e degli amici degli amici: “Ebbene, il nostro sistema giudiziario è durissimo e spietato nei confronti di chi è così sciocco da farsi arrestare in flagranza di reato; è invece del tutto inadeguato nei confronti di chi commette reati di una certa complessità” (pp.60). Del libro di Davigo abbiamo apprezzato anche altre riflessioni, ad esempio quelle sui media italiani: “Nel 1992 giornali e tv raccontavano i fatti, e i fatti superavano i commenti perché parlavano da soli; oggi molto spesso i fatti vengono nascosti, filtrati e manipolati da un sistema mediatico controllato in maniera ferrea. Il commento fuorviante prevale sulla cronaca, relegata in posizioni marginali per consentire ai media di parlar d’altro” (pp.93).

Tangentropia | scheggetaglienti


Diceva Raul Gardini della corruzione in Italia: ”Non si accontentano di mungere la vacca, la spremono fino all’ultima goccia, poi l’ammazzano e se la mangiano”. Una descrizione perfetta del modello di sviluppo occidentale.

Così, tagliente come un bisturi, Alessandra Daniele: possiamo darle torto? L’Iperliberismo si riduce a ciò, non c’è altro da comprendere di esso: è una colossale organizzazione di quel tipo.

Il conflitto sociale che viene, tra guerra e populismo – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine una bella disamina di Sandro Moiso che analizza il titolo SULLA GUERRA. Crisi Conflitti Insurrezione, di Emilio Quadrelli, che con lucidità estrema – cosa poi non così difficile, vista la natura alquanto semplice del Capitalismo-Liberismo – delinea le forze in campo in questo quadrante temporale. Che poi, sono soltanto la necessità del guadagno, tutto il resto è scomparso in quest’affannosa ricerca. L’Iperliberismo mangerà se stesso se rimarrà confinato su questo pianeta, ecco perché c’è la corsa allo Spazio…

Quadrelli spende parole sintetiche e prive di dubbi fin dalle prime righe: “Il mondo è nuovamente in guerra. La crisi sistemica cui è giunto il modo di produzione capitalista non sembra avere altra via di uscita se non quella di un’immane distruzione di capitale variabile e capitale costante. Come le due guerre mondiali novecentesche sono lì a testimoniare, solo distruggendo il capitalismo può dare vita ad un nuovo ciclo di accumulazione. Il ricorso alla guerra, pertanto, diventa la soluzione non solo possibile ma necessaria”.

Mentre i media e i governi continuano a coltivare l’illusione che il modo di produzione capitalistico abbia superato le sua contraddizioni più violente e che la guerra generalizzata sia soltanto un brutto ricordo, di cui i conflitti attuali non costituiscono che un riflesso, in una società destinata a durare in eterno, l’autore ci ricorda che la guerra costituisce l’anima dell’imperialismo, sia nella sua forma finanziaria e commerciale che in quella guerreggiata. Non un errore da correggere, ma l’essenza del suo divenire e della sua sopravvivenza.

Quanto la triade crisi-guerra-ricostruzione sia, oggi, un semplice dato di fatto è sotto gli occhi di tutti. Il mondo è già in guerra e la generalizzazione di questa una possibilità che sembra darsi dietro ad ogni angolo. In ciò vi è ben poco di soggettivo. La guerra non è il frutto di qualche folle «volontà di potenza» bensì il sobrio approdo di un processo oggettivo che nessuno è in grado di controllare. La borghesia imperialista la quale, aspetto che non deve mai essere ignorato, è l’agente «fenomenico» di forze storiche materiali e oggettive di cui incarna le funzioni senza, però, governarle coscientemente, precipita dentro la guerra non diversamente da come piomba nella crisi.

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