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Cube house-scope – Ovvero, i precetti dell’Iperliberismo


Nelle strutture incastonate di iper-realtà, le esistenze assumono strutture ridondanti e ricordano come più ne produci, meno ti costa, più ci guadagni.

Rivestimenti


I rivestimenti sono stati appaltati a complesse strutture di comando occulte confederate, nel ligio dovere supremo dei dettami iperliberisti.

Cittadini e automi | L’indiscreto


Su L‘Indiscreto un saggio di Riccardo Campa sul tema dell’intelligenza artificiale e i suoi sviluppi. Lascio parlare lui…

Il 13 giugno 2013, il premio Nobel Paul Krugman ha aggiunto la sua voce a questo dibattito con un articolo significativamente intitolato Sympathy for the Luddites. L’economista riconosce che, in passato, i dolorosi problemi generati dalla meccanizzazione sono stati risolti grazie all’intensificazione dell’istruzione pubblica. Tuttavia, i problemi determinati dall’intelligenza artificiale non sono risolvibili allo stesso modo, giacché essa sostituisce anche i lavoratori qualificati. Sicché, oggi, «sta emergendo un quadro molto più oscuro degli effetti della tecnologia sul lavoro». Krugman (2013) ci ricorda che

Il McKinsey Global Institute ha recentemente pubblicato un rapporto su una dozzina di nuove tecnologie che, probabilmente, avranno effetti ‘dirompenti’, ovvero saranno capaci di sconvolgere il mercato esistente e gli assetti sociali. Anche una rapida scansione della lista del rapporto suggerisce che alcune delle vittime di questo sconvolgimento saranno i lavoratori che attualmente sono considerati del lavoro della conoscenza”, con software capaci di fare lavori che in passato richiedevano le competenze di laureati. I nuovi prodotti della robotica potrebbero diminuire ulteriormente l’occupazione nel settore manifatturiero, ma potrebbero anche rimpiazzare alcune tipologie di medici.

Nella presente indagine, daremo provvisoriamente per scontato che il quadro delineato da Krugman e altri sia corretto, e cercheremo di estrapolare possibili futuri da esso. Il dibattito sembra essere cristallizzato principalmente sul confronto dicotomico tra chi ritiene che “la tecnologia è cattiva” (luddisti, tecnofobi) e chi sostiene che “la tecnologia è buona” (anti-luddisti, tecnofili), ma vale la pena notare che ci sono molti più eserciti sul campo di battaglia. Come abbiamo visto in precedenza, Marx ha costruito il proprio giudizio di valore tenendo conto di un’ulteriore variabile: il sistema. In breve, la sua posizione era “la tecnologia è buona, il sistema è cattivo”. Questa terza posizione è finita in qualche modo nell’ombra, nella seconda metà del XX secolo, per molte ragioni che non possiamo discutere qui, ma trattare anche il sistema come una variabile ci sembra un passo indispensabile. Non c’è bisogno di essere socialisti rivoluzionari, per ritenere auspicabile un modello analitico più complesso. Krugman punta il dito contro la degenerazione del sistema, più che contro la tecnologia in se stessa. Il premio Nobel sottolinea che

la natura della crescente disuguaglianza in America è cambiata intorno all’anno 2000. Fino ad allora, la competizione era tra lavoratori di diverso tipo; la distribuzione del reddito tra lavoro e capitale – tra salari e profitti, se volete – si è mantenuta stabile per decenni. Da allora, tuttavia, la fetta della torta spettante al lavoro è fortemente diminuita. A quanto pare, questo non è un fenomeno unicamente americano. Un nuovo rapporto dell’International Labor Organization sottolinea che la stessa cosa sta accadendo in molti altri paesi, che è esattamente quello che ci si aspetta di vedere se le tendenze tecnologiche globali si ritorcono contro i lavoratori.

Come risposta al problema, Krugman non propone di eliminare le macchine, ma di attivare una politica di redistribuzione della ricchezza, «che garantisca non solo l’assistenza sanitaria, ma anche un reddito minimo». Si noti che l’economista americano non chiede una modifica radicale del sistema, come fa Marx, ma solo di aggiustarlo, di riportarlo all’equilibrio precedente. Pertanto, è importante elaborare un modello analitico in grado di tener conto delle posizioni con un focus sul sistema, e anche di diverso orientamento, come quelle di Krugman e di Marx.

In sostanza, si disegnano vari scenari sociopoliticoeconomici, in cui il rapporto tra tecnologia, lavoro e capitale viene analizzato a fondo, ma a mio modesto avviso manca l’opzione di una Singolarità in cui l’IA prende il sopravvento e determina la fine del lavoro umano, per cui si dispone di una libertà sconfinata, seguita poco dopo da un’altra Singolarità, in cui le IA dispongono la loro supremazia – magari intrisa di Liberismo – condannando l’umanità o postumanità a un ruolo di schiavismo.

La gomma di domani? Avrà l’intelligenza artificiale – Repubblica.it /HdBlog


Un pneumatico dotato d’intelligenza artificiale, con una flessibilità intrinseca simile a quella della pelle umana. Hackerare quel pneumatico, capace d’interagire con social, Internet of Things, altri veicoli, infrastrutture varie iperconnesse, sarà un compito di altre IA, gerarchicamente superiori: e la postumanità, in tutto ciò? Starà dedicandosi all’otium, finché le sarà concesso: un ultimo barlume di vita prima dello schiavismo finale. Un’apocalisse che, al confronto, l’abisso sociale generato dal Liberismo sarà soltanto una pallida scaramuccia di quartiere. Su Repubblica.

Intanto Elon Musk, uno che di IA se ne intende, avverte dei rischi sempre più incipienti da SkyNet. Su HdBlog:

Evocare il demone. Elon Musk definisce così il lavoro di sviluppo delle intelligenze artificiali ed il motivo è presto detto: in futuro potrebbero rappresentare un serio pericolo per l’umanità (Skynet docet). Il numero uno di Tesla e SpaceX ha ribadito nel week-end appena trascorso la sua posizione in occasione dell’NGA (National Governors Association) 2017 Summer Meeting, passando a formulare un invito concreto rivolto ai Governi: è necessario iniziare a disciplinare le intelligenza artificiali da un punto di vista normativo. E naturalmente si tratta di un consiglio che proviene da una fonte a dir poco ben informata:

Sono a contatto con l’IA più avanzata e credo che la gente dovrebbe essere veramente preoccupata. Io continuo a lanciare l’allarme, ma fino a quanto la gente non vede robot in strada ad uccidere la gente, non sa come reagire, perché sembra così evanescente

Secondo Musk, per evitare gli scenari catastrofici di cui sopra, la strada non è che una: predisporre per tempo un sistema normativo espressamente dedicato all’IA:

L’IA è un raro caso in cui abbiamo bisogno di essere proattivi con la normativa piuttosto che reattivi. Perché ritengo che quando saremo reattivi sulla regolamentazione dell’IA, sarà troppo tardi.

Agire in ritardo, nel caso della tecnologia, sottolinea Musk potrebbe mettere a rischio l’esistenza dell’umanità. Musk non vuole criminalizzare quelle che, allo stato attuale, possono essere considerate le prime, rudimentali, manifestazioni dell’intelligenza artificiale – si pensi ai vari assistenti digitali più o meno ”smart”. Il riferimento va piuttosto a quella che Musk ritiene essere una verosimile evoluzione: la “super” intelligenza artificiale, che per il momento esiste solo nella cinematografia hollywoodiana.

I rischi connessi all’utilizzo a un’IA troppo evoluta e non controllata, prosegue Musk, sono molto maggiori rispetto a quelli derivanti dagli incidenti automobilistici ed aerei, dai farmaci contraffatti e dal cibo alterato:

Un’IA potrebbe iniziare una guerra pubblicando notizie false, con lo spoofing delle email e comunicati stampa falsi, e semplicemente manipolando l’informazione.

Avanzi – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine l’articolo del lunedì di Alessandra Daniele. Estraggo questo passo, non dico altro:

Dopo aver sistematicamente strappato a milioni di persone diritti, speranze e dignità, ficcandogli in testa con ogni media necessario che l’unico modo per sopravvivere sia sbranarsi a vicenda; dopo aver ridicolizzato e criminalizzato ogni forma di idealismo e di solidarietà, ogni desiderio di giustizia e di uguaglianza; dopo aver ridotto interi stati a distese di macerie in fiamme costringendone le popolazioni a vendersi in schiavitù, usandole come esercito industriale di riserva per tagliare i salari, e capro espiatorio su cui scaricare le tensioni sociali mettendo gli sfruttati l’uno contro l’altro; dopo aver umiliato e portato alla rovina intere generazioni, derubando gli anziani del frutto d’una vita di lavoro e i giovani d’ogni speranza per il futuro, adesso le élites hanno la faccia da culo di fingere persino d’indignarsi che le classi sfruttate si rivolgano nella direzione sbagliata dopo che tutte le altre gli sono state intenzionalmente precluse.
La colpa storica, politica, e sociale della deriva fascista in atto ricade innanzitutto sulle lerce coscienze di coloro che adesso la denunciano dall’alto dei privilegi che hanno estorto e dei miliardi che hanno saccheggiato.
Le classi dirigenti e i loro Cazzari, che sono da sempre la prima causa del fascismo, e che come sempre si preparano ad approfittarne ancora una volta.
Perché se è vero che preferiscono una falsa democrazia a una dittatura esplicita, è anche vero che a una democrazia autentica preferiscono il fascismo.

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