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Archivio per Liberismo

Roger Waters: “Per fortuna Salvini se n’è andato, almeno per il momento”


Ieri è stato il giorno di Roger Waters alla 76° edizione della Mostra di Venezia, dove ha portato fuori concorso il documentario di Sean Evens girato durante il suo ultimo Us+Them tour; ieri era anche il suo 76esimo compleanno – auguri, Roger – ed è stata l’occasione di parlare un po’ di sé e della situazione politica, che tanto sta a cuore all’artista inglese. Ovviamente, non poteva mancare il suicidio politico di FelpaPig, del Capitone, che si è tagliato da solo il ramo su cui era seduto salvo chiedere subito, ma troppo tardi, elemosine politiche. Ecco il giudizio di Waters sull’accaduto e su altre considerazioni – da OndaMusicale:

“Devo confessare che non so molto bene quello che sta succedendo in Italia a livello politico, ma so che Salvini, per il momento, se n’è andato. Beh, meno male.”

“Anche se mi sto accorgendo di una recrudescenza fascista in tutta Europa, basti vedere in Inghilterra Boris Johnson, ma anche Polonia e Ungheria. Il potere mai come oggi controlla le nostre vite, c’è un disegno per distruggere questo nostro splendido e fragile pianeta: dobbiamo metterci insieme e resistere perché altrimenti non avremo nulla da lasciare alle prossime generazioni”.

Poi, altre cose sparse, assai significative.

Sull’emergenza dei migranti Roger Waters afferma: “È gente povera che ha fame e scappa da zone di guerra e pericolo, flottano verso un posto dove poter vivere un po’ meglio con le loro famiglie. Noi europei abbiamo un dovere nei loro confronti, per quel che ne sappiamo l’homo sapiens ha meno di 200000 anni, siamo tutti africani. Da lì veniamo e ci ritroviamo divisi da queste tecniche nazionalistiche. Capisco che in Italia è facile creare paura dell’altro dicendo che in centinaia di migliaia ci invaderanno, ruberanno il lavoro e le nostre donne, ma noi dovremmo poter andare al di là di questo non c’è futuro per questa mentalità. Sono persone che hanno perso il controllo della propria vita per colpa dei signori della guerra come è successo in Siria. Per questo vengono, non certo per rubare la nostra pizza”.

Altre segnalazioni su PinkFloydItalia e qui un estratto dalla conferenza stampa veneziana (da Repubblica). Qui sotto un significativo video dell’arrivo di Waters.

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Guerrevisioni. Cyber war: prossimamente su/da questi schermi – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un lungo articolo che parte dal saggio di Aldo Giannuli e Alessandro Curioni, Cyber war, ed esamina la situazione dei vari sovranismi, la loro assurda situazione anacronistica in un’epoca in cui il Capitale, l’unico padrone del sistema mondiale, circola senza limiti lì dove le condizioni sono per lui più favorevoli. Con buona pace dei nazionalisti che, ovviamente, strumentalizzano a loro piacimento i falsi segnali del Mercato, per poterne trarre vantaggio personale.

Anche rispetto al concetto di popolo, sostiene l’autore, le cose si sono fatte oggi decisamente più complesse. «La libertà di movimento dei capitali ha determinato la mobilità dei grandi capitali “senza bandiera” […] che vanno alla ricerca dell’“offerta fiscale più conveniente”. In queste condizioni il popolo diventa qualcosa di molto diverso dal passato, perché cede parte dei suoi lavoratori più qualificati e dei contribuenti più importanti, per acquisire masse di “nuovi metechi” che non hanno diritti politici e, ovviamente, questo determina un rapporto fra Stato e popolo ben diverso dal passato» (p. 14). Inoltre, «la globalizzazione ha minato la sovranità nazionale soprattutto nell’ambito fiscale e finanziario, ma ha prodotto nuove spinte che rafforzano la tendenza a costruire sistemi nazionali di interessi contrapposti agli altri sistemi nazionali e, nello stesso tempo, ha moltiplicato le ragioni del conflitto culturale producendo impennate identitarie assai nette» (p. 16).

Come vedremo successivamente a proposito degli scenari di cyber war, lo stesso concetto di potenza, che storicamente ha sempre avuto a che fare con la forza militare, dopo la Seconda guerra mondiale si è decisamente articolato. «Ne è derivato un sistema complesso con gerarchie di potere differenziate e instabili: gli Usa hanno sicuramente le maggiori forze armate del mondo, controllano la moneta di riferimento mondiale, sono ai massimi livelli tecnologici mondiali e controllano la parte maggiore del sistema satellitare, quindi le comunicazioni mondiali, ma il loro progetto di impero monopolare è fallito per il suo enorme debito aggregato, per le guerriglie mediorientali, per la pressione esercitata dalle crescenti spese militari degli altri. Così può accadere che scatenino una guerra commerciale, ma debbano poi fare i conti con il peso della Cina nella produzione di terre rare (oltre l’85% di quella mondiale), senza le quali crollerebbe la loro industria elettronica. Oppure può capitare che un paese abbastanza piccolo, poco popolato e militarmente non molto significativo, come il Qatar, eserciti un’influenza assai rilevante negli equilibri mediorientali e nell’andamento finanziario mondiale, grazie alla sua produzione di petrolio e gas» (p. 17).

Lo stesso processo di globalizzazione è stato osteggiato da più fronti. Lo studioso individua nell’insorgenza del radicalismo islamico il primo e più violento sintomo di rivolta contro la globalizzazione sviluppatosi lungo tre direttrici principali: le rivolte nei paesi occupati dagli Usa, la guerra civile interna al mondo islamico, che si è incrociata con le “primavere arabe” e il terrorismo stragista in Europa. Quasi contemporaneamente si è avuta una stagione, per quanto breve, di “populismo di sinistra” sudamericano dichiaratamente antistatunitense e di movimenti antiglobalizzazione europei e nordamericani. Infine, soprattutto in seguito alla crisi finanziaria del 2008, si sono sviluppati massicci movimenti populisti europei capaci di conquistare importanti rappresentanze nei parlamenti nazionali. «A differenza dell’ondata latino americana dei primi del secolo, questa seconda ha avuto caratteri prevalentemente di destra e si è poi estesa con questo segno anche a Brasile e India. Per certi versi anche l’elezione di Trump negli Usa va in senso analogo. È da notare come questi movimenti, pur con un marcato indirizzo nazionalista e populista, non sono certo antisistema, trattandosi di formazioni per nulla ostili all’ordinamento neoliberista. […] D’altro canto, questo è il prezzo della delegittimazione degli stati nazionali e della sottrazione della loro sovranità fiscale (e, per quel che riguarda l’Ue, anche monetaria)» (pp. 21-22).

Il Nobel Joseph Stiglitz spiega perché per combattere le disuguaglianze bisogna abbandonare subito le idee di Milton Friedman – Business Insider Italia


Su BusinessInsiderItalia un interessante articolo che sviscera il Capitalismo in alcuni suoi punti chiave. In sostanza, si riconosce che l’orizzonte del Liberismo sia molto corto, è importante fare cassa a tutti i costi nel brevissimo periodo di tre mesi così da soddisfare gli azionisti della multinazionali, gli unici che contano veramente in tutto il mondo degli affari. La ricetta per guarire dai problemi derivati da una visione così asfissiante degli affari sembrerebbe quindi attestarsi su valori temporali molto più lunghi, solo che conoscendo da un punto di vista inusuale i meccanismi che regolano i mostri inumani del business, mi sembra chiaro che il problema è il Liberismo stesso, incapace per sua natura di darsi regole.

Non esiste un Capitalismo dal volto umano, esso obbedisce a leggi che non sono umane e il non comprenderlo è lo scoglio principale per affrancare l’umanità da una simile deriva letale.

Ministry – N.W.O


Il momento del dissenso violento – against Business.

Tutta «culpa» del climate change, così è caduto l’Impero Romano – Il Sole 24 ORE


Sul Sole24Ore una recensione a un libro storico particolare, che indaga le cause della caduta dell’Impero romano d’Occidente e le individua – non è la prima volta che sento ciò – nei cambiamenti climatici dell’epoca, alternanze tra freddo e caldo che pare siano state effettivamente riscontrate nei carotaggi in giro per l’Europa e non solo. Kyle Harper, autore di Il destino di Roma, sembra trovare tra le pieghe nascoste della Storia e delle dinamiche sociopolitiche ed economiche di quell’era il senso delle costrizioni dettate, alla popolazione umana, dagli sconvolgimenti climatici e dalle relative carestie e pestilenze. Un estratto:

L’Impero Romano progredì demograficamente ed economicamente fino al 150 d.C., grazie a un optimum climatico iniziato intorno al 200 a.C. Una fase di breve durata, quasi perfetta, con un clima caldo e umido che consentiva un ciclo economico virtuoso. I raccolti erano abbondanti e sempre più terreni messi a coltura. La popolazione poteva crescere e sfamarsi. L’estensione e la pacificazione delle rotte di navigazione e del sistema viario consentì un incremento del commercio che fece aumentare i redditi reali, tenendo in scacco la trappola malthusiana.
L’intensificazione degli scambi commerciali, con il flusso verso Roma di persone e animali esotici, e l’addensarsi nella città di un milione di abitanti, in condizioni igieniche precarie, generava anche l’opportunità per la diffusione di nuovi e aggressivi agenti infettivi.
L’esplosione di aggressività degli agenti infettivi coincise con l’inizio, intorno al 150 d.C. di una fase climatica di «transizione», che arrivò fino al 450, durante la quale si verificarono siccità, raffreddamenti, aridità e interruzioni nelle inondazioni del Nilo. I cristiani/pagani (a scelta) erano messi sotto accusa. Ma le cause furono i sistemi meteorologici nell’Atlantico, El Nino, l’effetto monsonico e l’attività solare. Intorno al 450 arrivò una piccola glaciazione, che proseguì fino all’ottavo secolo, con diversi anni senza stagione estiva, in coincidenza di un minimo di attività solare e un massimo di attività vulcanica. Le temperature crollarono e le inondazioni aumentarono. La dea Fortuna aveva voltato le spalle a Roma.

Quante analogie riuscite a trovare con la nostra epoca, così progredita, come mai è capitato nella storia dell’umanità, e quel periodo lontano e non così lontano dall’oblio? È una domanda che mi faccio spesso: sarà vero che siamo soltanto noi la causa del riscaldamento globale? E se fosse, invece, un ripetersi ciclico di variazioni e il business verde risultasse soltanto, quindi, un solo nuovo modo di far business? Il Liberismo sarebbe capace di ciò…

Combattere il Fascismo


Comporre citando il male oscuro, citando l’involuto, esplicitando cose fetide e il fascismo insito in tutto ciò che è controllo sulle masse, rasenta la catarsi e permette l’espansione, la trascendenza dell’umano.

Game of Drones | scheggetaglienti


Sublime analisi di Alessandra Daniele: incollo dal suo blog, la situazione è tragica, ma non è seria; il Liberismo o come lo volete chiamare, non si nasconde e devasta il tessuto umano.

Quello fra Di Maio e Salvini è ormai un dialogo fra Sordi. Intesi come Alberto. Il governo Grilloverde ha due facce, entrambe come il culo.

Il consenso si controlla coi media. I media si controllano col denaro. In un regime capitalista, la democrazia non può funzionare. Può soltanto sfornare questi prodotti, diversi solo nel rivestimento, nell’etichetta, identici nella sostanza. Contractor di governo, complici e/o nemici a seconda delle convenienze del momento. Droni, smontabili e rimontabili fra loro come pezzi dello stesso ingranaggio.

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Cinema was made to reunite the Visible and the Invisible

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Versi di Mauro De Candia e influenze varie

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Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti

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