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The Last Temptation: Neil Gaiman incontra Alice Cooper | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di un fumetto di Neil Gaimon che ripercorre i passi di una collaborazione di un po’ di anni fa tra lo stesso Gaiman e Alice Cooper: The last temptation. Eccone una descrizione:

Nel 1994 uscì un concept album intitolato The Last Temptation. L’autore era il leggendario Alice Cooper, uno degli showman e delle rockstar più importanti della scena contemporanea sin dagli anni ’70. A quell’album aveva lavorato un altro straordinario autore e narratore: Neil Gaiman. Il creatore di Sandman, contattato dalla casa discografica di Cooper, aveva accettato di dar forma al Teatro del Reale e alle sue creature, raccontando insieme a Cooper un mondo al confine tra questa dimensione e il regno degli incubi, tratteggiando in filigrana il profilo dell’America contemporanea. Nello stesso anno – e in parte all’interno dell’album – uscì The Last Temptation in versione graphic novel.

The Last Temptation (pagg. 168, euro 19.90) racconta la storia di Steven, un ragazzino che ha paura. Paura delle storie di fantasmi, paura di crescere, paura degli altri: solo paura. Poi, un bel giorno, incontra l’uomo destinato a cambiare la sua vita per sempre. È il misterioso Showman, che lo introduce alla scoperta del suo straordinario Teatro della Realtà. Steven riceve il biglietto e assiste a uno spettacolo sull’orrore e il coraggio, ma ben presto si accorge che uscire da quella performance è molto più complicato di quanto potesse immaginare. Un’esperienza destinata a insegnargli una volta per tutta cosa sia davvero la paura.

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Buy or Die! Il rock’n’roll non disponibile dei Residents | CarmillaOnLine


Su CarmillaOnLine un interessante articolo che indaga la scena musicale alternativa, in particolare gli americani Residents, maestri nel dissacrare e scardinare il sistema cognitivo occidentale. Un estratto:

Sono stati gli unici musicisti a conservare nel corso degli oltre quarantacinque anni di attività un anonimato totale, rifiutando di rivelare i loro nomi, di farsi fotografare o vedere senza le maschere monoculari spesso indossate durante i concerti e senza mai concedere interviste; se non attraverso le dichiarazioni di un loro portavoce, Hardy Fox, che stava al gruppo, visto che ha recentemente lasciato la Cryptic Corporation, come i vari portavoce del Mullah Omar stavano ai Talebani.

D’altra parte il collettivo musicale, non mi sentirei di definirlo diversamente visto che di solito suonano in quattro ma spesso sono aumentati da altri musicisti, cantanti e ballerini (soprattutto durante le esibizioni dal vivo), si è sempre e soltanto espresso attraverso i suoni e le proprie canzoni oppure attraverso i testi pubblicati sulle o all’interno delle copertine e, soprattutto, la grafica, meravigliosamente provocatoria ed inquietante, delle stesse.

Proprio per questo la scelta operata dall’autore di presentare la raccolta integrale, o quasi, delle opere grafiche realizzate tra il 1972 e il 2015 per la Ralph Records, la casa discografica che da sempre distribuisce e produce le opere dei Residents e di alcuni altri convitti del loro apparente manicomio sonoro, finisce col costituire anche il modo migliore per narrare la storia e le vicende di un gruppo disperso che storia non ha. Intendendo quest’ultima come storia ufficiale, quella che piace tanto ai cultori del rock e ai giornalisti delle riviste e dei siti musicali specializzati. Assenza che se da un lato costringe i maniaci dell’ingegneria della ricostruzione biografica ad affidarsi a fonti che affidabili non sono, dall’altra ha preservato il gruppo dal diventare un mero prodotto di consumo. Destino che nel tempo ha accomunato tutti gli altri, ancor da vivi oppure da morti, eroi dell’Underground di cui prima si parlava.

In realtà negli ultimi anni è comparsa un’antologia, dal titolo Before They Were The Residents, They were the Delta nudes, che in maniera molto ambigua, è curata dal misterioso N.Senada, oscuro compositore bavarese autore di “Theory of Obscurity” e “Theory of Phonetic Organization”, il cui nome potrebbe significare “in sé nulla” (en se nada), scomparso nel 1986 e molto probabilmente frutto di un’invenzione degli stessi Residents, traccia un fittizio collegamento tra disordinati suoni registrati alla fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta dal suddetto complesso, Delta Nudes (i cui membri in copertina fanno generosa esposizione dei propri genitali), e i successivi Residents. Quel Delta sta forse a indicare che alcuni membri del gruppo sono, probabilmente, originari della Louisiana, ma ogni altra informazione sembra perdersi in un labirinto simile a quello dei canali del delta del Mississippi.

Da loro, discendono culturalmente i Tuxedomoon, tanto per chiarire la levatura culturale di cui parliamo…

Hogre – Subvertising: The Piracy of Outdoor Advertising | Neural


[Letto su Neural]

Il progetto subvertising di Hogre ha recentemente popolato le fermate degli autobus e i manifesti di Londra con grafica accattivante e contenuti radicali. Questa è una documentazione piena di colori, divisa in sezioni dai media alle creazioni (“manifesti”, “sottovetro” oppure progetti sotto il plexiglass alle fermate degli autobus, e “joint enterprise”) con saggi scritti da Andrea Natella e Kay Cameron, e un’intervista di Vyvian Raoul. La pratica di prendere possesso di spazi pubblicitari non è certamente nuova, ma l’uso di illustrazioni sofisticate, disegni e testi, prendendo di mira una sola città con una radicalità consistente, è piuttosto raro. Questo tipo di resistenza culturale (e anche “crimine artistico” come l’autore afferma) deve essere documentata correttamente proprio per la sua natura di breve durata. C’è una pura qualità poetica in questi interventi, che li rendono paragonabili alla letteratura nella cultura orale, poiché essi accadono e coinvolgono le persone nei brevi momenti dove ci si imbatte personalmente, e si condividono online e offline le storie e le immagini relative. Hogre afferma che la pubblicità è la “forma più diretta della propaganda” nella nostra “dittatura-soft”. Egli osserva quindi l’importanza dell’anonimato in questi tipi di azioni e come questo aiuti ad evitare che l’industria provi a replicare, oppure nel peggiore dei casi che “acquisisca” a un certo punto il linguaggio e la narrativa sovversiva. Infine, il libro (anche disponibile gratuitamente su Issuu) è dotato di una veste ad alta visibilità “crimeset”, che è allo stesso tempo uno strumento e una dichiarazione energica di libertà di intromettersi nella comunicazione dei pubblici spazi, usando un linguaggio di propaganda contro se stesso.

Zoopticon | Free animal, loved and respected


Sul blog di Roberto Contestabile, un post che relaziona un intervento del ben noto dalle nostre parti Francesco “DeadToday” Cortonesi, uno dei primi ad aver creduto nel Movimento Connettivo, ormai 13 anni fa, sia dal lato autoriale che cinematografico. Il tema? Antispecismo…

L’antispecismo è un movimento rivoluzionario che vuole mostrare ciò che pur essendo davanti ai nostri occhi viene abilmente nascosto da una società basata sul dominio. Un dominio subdolo che a sua volta viene occultato da una moltitudine di parole come “libertà”, “uguaglianza”, “solidarietà”, “fratellanza” usate impropriamente dal potere costituito come dei paraventi per rendere eticamente accettabile ciò che non lo è. La reclusione, proposta come forma positiva di controllo, strutturata secondo una precisa divisione spaziale trova nel Panopticon, la grande struttura utopica della fine del Settecento che Jeremy Bentham aveva immaginato, la figura architettonica ideale, riproducibile, a seconda delle esigenze, in forme perfettamente integrabili e accettabili nella società che ci avvolge.

Il suo effetto principale è indurre nel detenuto una coscienza del proprio stato di visibilità che assicurerebbe il funzionamento automatico del potere. Per Bentham il potere doveva essere visibile e al contempo inverificabile. Non sono più necessari strumenti coercitivi estremi come le catene, gli spazi totalmente ristretti, la violenza continua per ridurre alla docilità. Il detenuto deve percepire una parvenza di libertà all’interno dello spazio limitato e per far questo tutto quello che serve è che le separazioni siano nette e le aperture che permettono visibilità e controllo ben disposte. In poche parole, con il modello Panopticon la prigionia assume un’altra forma: non più coercizione estrema e punizione, ma controllo e osservazione.

Regolamento di conti


I signori si avventano sulla discesa carsica per essere assorbiti dalle litanie di un gioco, quello stesso divertimento che assomiglia così tanto alle norme asfittiche di regolamento di conti liberista.

L’ascella di Metatron – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un articolo di Danilo Arona che mette in relazione il concetto di Realtà con quello di Male; in un universo che sembra asservire le necessità dell’incarnato con quelle del profondo trascendente deviato, si fa presto a giungere a conclusioni che ho evidenziato in La speranza è una trappola inventata dai padroni.
Il cerchio sembra stringersi attorno al nostro collo fisico. Ed è ciò che ci costringe in questa dimensione a essere il Male stesso.

L’universo è Satana. Noi camminiamo sulla pelle di Satana, sulle sue ali di pipistrello. Satana è questo pavimento, questa tavola, questo pubblico che mi ascolta paziente. È l’unica realtà esistente perché l’altra è perduta, divenuta mitica. Noi dobbiamo servire questa realtà ed essere molto cauti nel parlare dell’altra.

IT, cioè il Capitale – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un articolo su It, di Stephen King, non tanto nella sua versione cinematografica quanto in quella romanzata, che analizza la natura del Capitalismo e la mette in relazione a ciò che succede nella storia di King. Parafrasa, per certi versi e alla lontana ma non troppo, ciò che affermo nel mio articolo uscito qualche settimana fa per Delos, La speranza è una trappola inventata dai padroni. Ecco un estratto preso pari pari da Carmilla.

I temi archetipici di It sono sostanzialmente due: il Male invisibile che si nutre della nostra carne e la comunità dei deprivati capace di sconfiggerlo. Per questo motivo è possibile rintracciare delle profonde analogie con un altro libro di oltre mille pagine: il Capitale di Karl Marx.
Derry è funestata da creature che violano le leggi di natura: si tratta di allucinazioni, ma capaci di uccidere. Nel Capitale la realtà mostruosa dello sfruttamento economico è invisibile, nascosta sotto una superficie popolata da entità quali prezzi, merci, scambio tra equivalenti, uguaglianza e democrazia. Tale mondo che dovrebbe funzionare fluidamente, tuttavia, s’inceppa ciclicamente generando crisi, guerre e nuove povertà, le cui cause sono di volta in volta spiegate in maniera accidentale dalle teorie mainstream. L’anomalia della crisi è oscurata dallo spontaneo e feticistico presentarsi delle cose nel modo di produzione capitalistico, così come il padre di Beverly (la ragazza del gruppo) non vede i fiotti di sangue che hanno completamente imbrattato le mura del bagno fuoriuscendo inspiegabilmente dal lavandino. Il residuo inesplicato lascia in vita il problema, la crisi ritorna nel capitalismo con sempre maggior violenza a distruggere ricchezza e vite umane, mentre a Derry It ricompare ogni ventisette anni, senza che questa dinamica emerga con chiarezza sulla stampa locale o nella coscienza degli abitanti. L’ecatombe ogni volta è nascosta e dimenticata: “Qui succede qualcosa”, scrive King, “ma solo in privato”; “Vietato l’accesso ai non addetti ai lavori” recita un cartello posto sulla soglia della porta dalla quale Marx immagina si possa accedere al “segreto laboratorio della produzione”.
Per studiare la realtà economica del capitalismo Marx disattende questa ingiunzione e scende nei sotterranei di questo modo di produzione arrivando a concettualizzare realtà invisibili come valore e plusvalore con le quali spiegare quelle visibili dei prezzi e dei profitti. Il mondo della produzione descritto nel primo libro del Capitale serve quindi a dar conto della circolazione nel terzo libro. I sei ragazzi e la ragazza del Club dei Perdenti, come si autodefiniscono, fanno qualcosa di simile: in un garage cercano di sovrapporre la mappa della città (visibile e di superficie) e quella del sistema fognario (invisibile e sotterraneo), cioè terzo e primo libro nella logica del Capitale. A Derry c’è perfino un edificio abbandonato che potrebbe avere la funzione della trasformazione dei valori in prezzi: “Quella casa era un luogo speciale, una specie di stazione, uno dei forse numerosi posti disseminati in tutta Derry che It utilizzava per i suoi trasferimenti tra mondi.”

francesca del moro

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