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Archivio per Liberismo

Multinazionali & Co.


Un lungo articolo esordisce con:

Una multinazionale è più vicina al totalitarismo di qualunque altra istituzione umana.
(Noam Chomsky)

…e termina con la chiosa:

È ormai assodato che il monopolio delle multinazionali metta a rischio la libertà di scelta dei consumatori e gli standard di qualità e sicurezza alimentare, la biodiversità nonché la sovranità alimentare dei singoli paesi (o meglio ciò che ne è rimasto). Ci si dovrebbe chiedere se chi realizza profitto con i pesticidi possa avere a cuore la salute delle persone, e altresì se non fosse il caso di ribaltare il modello economico che permette tutto ciò, a meno che i nostri governi vogliano darci in pasto alle multinazionali – il fatto che, oggi, uno dei pochi settori ancora capaci di attrarre investimenti sia proprio quello della farmaceutica è poco rassicurante.

Gli esseri umani non riescono a essere buoni per molto tempo, senza che il male si insinui di nuovo tra loro e li riavveleni. (Veronica Roth)

I mostri che aveva partorito il nazismo si sono mai estinti?

In mezzo, un lungo excursus di eventi in cui si tratteggia di come l’economia capitalistica degli States abbia foraggiato la disastrata economia europea alla fine della Prima Guerra Mondiale, e abbia infine dato la possibilità economica di far nascere e prosperare il Nazismo, il Germania. L’assunto che l’economia liberista sia un’emissione, tuttora, del nazismo ha il suo senso; e se assumiamo che il Nazismo sia un’emissione esoterica dei Grandi Antichi…

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Sotto la doccia


Perfezioni di idee che prendono forma sotto la doccia, il continuum si imbeve di interazioni col nostro reale.

Pink Floyd – Welcome To The Machine (1977-02-01) | Distopia is alive


Si erano accorti immediatamente del cambio del vento, del freddo inumano che si stava affacciando alle porte dell’illusione, del sogno infranto, del nero asettico che sta dietro alle Corporazioni e che era pronto per inondare ogni iato dell’universo…

La possessione spiritica come strumento difensivo, critico o sovversivo – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la recensione a un volume – Il diavolo in corpo. Sulla possessione spiritica, curato da Moreno Paulon – in cui si analizzano le interazioni tra energia ancestrale forze produttive capitalistiche.

Tre studi etnografici, raccolti e curati da Moreno Paulon, raccontano di tre universi geograficamente e socialmente incomparabili – la Malesia, il Niger e il Kenia – in cui le forme della possessione e dell’esorcismo vengono magistralmente analizzate con uno sguardo multidisciplinare, a cavallo fra sociologia, antropologia, etnografia e linguistica. Cosa accomuna e cosa differenzia le suggestioni e le pratiche esorcistiche, in scenari culturali così diversi? Sicuramente la possibilità di rivelare e dare corpo, attraverso il “fenomeno possessione” e i complessi rituali che lo accompagnano, a istanze sociali collettive, di gruppi subalterni o sottoposti a forzati processi di modernizzazione. Essere posseduti significa, in una modalità profonda e ineffabile, prendere la parola, diventare visibili, trasformare il tormento interiore in malessere fisico e, spesso, in catarsi e guarigione.

È palesemente il caso del primo saggio –  Produzione della possessione, di Aihwa Ong – che esamina le “epidemie di possessioni” nelle fabbriche multinazionali impiantate nella Malesia occidentale a cavallo fra i Settanta e gli Ottanta. Territori da sempre rurali che sottoposti a una torsione antropologica violentissima, insieme al benessere economico sono sottoposti a sconvolgimenti epocali negli stili di vita e negli assetti familiari. La prima generazione operaia – soprattutto femminile – all’impatto con il mondo alieno e alienante della produzione, “usa” il linguaggio tradizionale della possessione, per protestare contro la propria condizione: è così che si diffondono i malesseri e si materializzano gli spiriti del territorio, disturbati dagli impianti industriali, che vagano fra i reparti e gli spogliatoi, inducendo crisi isteriche e inquietanti visioni ai danni della forza lavoro.

Davanti alle migliaia di ore di lavoro perso a causa di questi fenomeni, le multinazionali americane arrivano persino ad assumere sciamani autorizzati a praticare rituali ancestrali dentro gli stabilimenti – stabilendo una connessione inedita tra le forme più alte della tecnologia industriale e quelle più arcaiche dei rituali esorcistici. Naturalmente il fine non è quello di migliorare la condizione operaia e mitigare l’impatto potente dell’industrializzazione: anzi, le forze “tradizionali” si uniscono alle strategie di medicalizzazione e colpevolizzazione delle vittime, onde preservare la continuità della produzione

Il ritorno del mostro: gli “uomini forti” al potere | L’INDISCRETO


Su L’Indiscreto un articolo per cercare di capire le radici dei nuovi fascismi, o qualcosa di assai simile ai vecchi regimi di circa cento anni fa, in un’indagine che identifica nel Capitalismo l’origine dei vecchi quanto dei nuovi mali dittatoriali, un’oppressione estesa in ogni senso.

I mostri sono tornati. Sono guidati da uomini forti: Trump, Modi, Erdog˘an, Duterte e altri. Ma non sono veramente uomini forti. Sono uomini che fingono di esserlo, che si nascondono dietro a un’ignobile retorica che confonde le masse; invece, quando si tratta di realtà sociale, non sono altro che codardi. Piuttosto che affrontare i difficili problemi che dobbiamo sostenere – problemi di mancanza di lavoro e povertà, di umiliazione e disuguaglianza –, si rifugiano in una facile retorica dell’odio. È tanto più semplice odiare che dedicare il tempo necessario alla costruzione dei baluardi di un mondo futuro, un mondo nel quale i catastrofici problemi della società odierna non segnino più l’esistenza umana. Ma ai mostri di oggi, sintomi morbosi di questo periodo di transizione, non interessano i problemi della società, davanti ai quali ammiccano, annuiscono per poi passare a praticare disposizioni più rigide.

A prima vista assomigliano ai fascisti del secolo scorso, Adolf Hitler, Benito Mussolini, Francisco Franco, al giapponese Hideki To¯jo¯, al portoghese António de Oliveira Salazar, al romeno Ion Antonescu, al sudafricano Daniel François Malan. Quegli uomini e i loro regimi sono segnati dall’orrore dei loro progetti politici e dalla loro retorica, dall’astio nei confronti dei gruppi sociali che detestano. La violenza è la loro strategia e anche la loro tattica. I mostri di oggi somigliano anche a quelli degli anni sessanta e settanta del secolo scorso: gli uomini che guidarono gli stati neofascisti grazie alle giunte militari (Argentina, Brasile, Cile, Grecia, Indonesia e Thailandia); erano stati deboli che ricorrevano alla forza per sfruttare le risorse a basso costo, per esportarle e creare mercati d’importazione di merci pregiate, tutti al servizio delle multinazionali e dei centri dell’imperialismo.

Ma i mostri di oggi sono un’ombra della fraternità di un tempo. Non si proclamano fascisti, non ostentano quei simboli, non ricorrono alla stessa retorica. Alcuni dei loro seguaci mettono le svastiche sui propri vessilli, ma la maggior parte di loro è più cauta. Non indossano uniformi militari e nemmeno fanno uscire i soldati dalle caserme perché diano loro una mano. Il loro fascismo si esprime con una retorica moderna: in termini di sviluppo e di commercio, in termini di posti di lavoro e benessere sociale per i propri connazionali, nel linguaggio delle minacce che provengono dagli emigranti e dai narcotrafficanti. Ma il vecchio linguaggio dei vecchi mostri non riesce del tutto a nascondersi. Rispunta quando i nuovi mostri parlano degli immigrati e dei soggetti fragili, dei dissidenti politici e sociali, che sono trattati come animali infestanti che vanno sterminati. Ai confini o nelle periferie arriva l’esercito, volano le pallottole. Il loro scopo è scompaginare la società. Si risentono vecchie parole decadenti, un linguaggio di morte e di disordine.

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Suspiria (2018): Un Horror che viola le regole di genere – L’occhio del cineasta


Su L’occhioDelCineasta un’articolata recensione a Suspiria di Guadagnino, controverso film che ha diviso spettatori e critici come non capitava da tempo. Per le mie considerazioni integrali spero a breve di fornirvi un link autorevole dove discutere, intanto godetevi le note che vi ho segnalato; un breve incollo:

Il film se non fosse stato denominato Suspiria poteva perfino non essere colleggato con l’opera visionaria di Dario Argento ma solamente al suo romanzo d’ispirazione per il film,  Suspiria De Profundis. In fin dei conti per essere un remake: l’inizio, lo sviluppo o il finale dovrebbero essere simili.  Per questi motivi mi viene da pensare che fare un riferimento nella promozione del film così forte al horror del 1977, non sia stata altro che un modo per sponsorizzare al meglio il lungometraggio, riuscendo a catturare i fan dell’originale, che probabilmente non sarebbero mai andati al cinema per vedere l’opera di Guadagnino.

Per dovere di cronaca va però detto che lo stesso Guadagnino ha voluto ribadire il concetto che il suo film non è un semplice remake ma un omaggio alla potente emozione che ha provato la prima volta nel guardare l’opera filmica. Molto interessante è stata, infatti, la rielaborazione della storia in chiave non propriamente Horror, benché a tratti la regia provi ad avvicinarsi a questo genere ma senza successo. Siamo più nell’ambito del genere autoriale in cui si ricerca una storia dai contorni sociali, politici e solo dopo di streghe. Per aggiungere tale sotto trame il regista è passato da una durata filmica dell’originale di 90 minuti a una di 152, minutaggio eccessivo per l’opera che rischia più e più volte di cadere in una sorta di autopiacimento autoriale e di raccontare poco o niente al pubblico.

Dissipatio


Immobili su caratteristiche alate votate alla dissipatio totale. Trascendenza, o forse dissolvimento, o il nulla che prende il sopravvento sul tutto, svuotandolo.

Stregherie

“Quando siamo calmi e pieni di saggezza, ci accorgiamo che solo le cose nobili e grandi hanno un’esistenza assoluta e duratura, mentre le piccole paure e i piccoli pensieri sono solo l’ombra della realtà.” (H. D. Thoreau)

L'occhio del cineasta

La porta su un'altra dimensione

La Sindrome del Colibrì

The more you know, the less you fear (Chris Hadfield)

Terracqueo

multa paucis

Il maestro dei sogni

"Tutti siamo fatti della stessa sostanza dei sogni"

Il Bistrot dei Libri

"Un libro ben scelto ti salva da qualsiasi cosa, persino da te stesso" Daniel Pennac

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Ri Orientarsi, alla ricerca del nostro baricentro interiore

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Rosa Frullo. Un poeta e un filosofo tra Spleen e Masochismo

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