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Esce Grand Vintage Bazaar, premio Short Kipple 2019 di Alessandro Napolitano | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Alessandro Napolitano è vincitore del Premio Short Kipple 2019 con il racconto Grand Vintage Bazaar, disponibile da oggi in formato digitale su www.kipple.it e nelle librerie online.

Sinossi

I rimorsi di un dolore troppo grande da sopportare, da rimproverarsi per un tempo lunghissimo, proiettano le ombre del protagonista in un angolo di realtà dove le impressioni si sommano, e i risultati sono voci e corpi così vivi da essere troppo credibili.
Il racconto di Alessandro Napolitano ha vinto il Premio Short Kipple 2019 convincendo la giuria con questo Grand Vintage Bazaar, mostrando una maturità di temi e di scrittura che arricchisce la letteratura di genere con una piccola perla – il suo posto è già negli annali.

Estratto

Ricordo bene quando ripresi i sensi dopo l’incidente in auto. La bocca sapeva di sangue e la testa penzolava in avanti. Passai la lingua sulle gengive, piano piano, perché ero certo che da qualche parte avrei trovato una brutta sorpresa. E quella non si fece attendere: gli incisivi non c’erano più, e da lì zampillava un liquido viscoso. Un dolore acuto si accese tra le spalle, si arrampicò sulla cervicale, arrivando a pizzicare il cervello. Resistetti a un nuovo svenimento solo perché mi pisciai sotto. Il tepore dell’urina tra le gambe mi confortò e feci un bel respiro.
Da lì in poi cominciò una seconda vita. Mandare in naftalina quella precedente non fu semplice.
Intanto dovetti ricordarmi dove fossi. Ero seduto nella mia autovettura, questo sì. Guidavo io e l’airbag mi aveva salvato il culo. Il parabrezza era in frantumi e allungando lo sguardo sembrava lo stesso per l’anteriore dell’auto. La gamba destra mi faceva male, ma il problema veniva dal piede. Doveva essere rimasto piegato sotto i pedali, perché non lo sentivo più.
Guidavo io e, Cristo santo, accanto a me non c’era nessuno!
– Betta – urlai. – Betta dove sei?
Avevamo trent’anni, quella notte. Eravamo usciti con gli amici con l’idea di mangiare una pizza e poi di vedere un film. Arrivammo tardi al cinema, allora i piani cambiarono e finimmo la serata in un locale a chiacchierare. No, io ed Elisabetta non eravamo felici. Per nulla. La nostra relazione era al capolinea, solo che nessuno trovava il coraggio di ammetterlo. Il coraggio per andare a letto con altre persone ce lo avevamo, ma per parlarci chiaramente, quello no.
– Dove cazzo sei, rispondimi!
Slacciare la cintura di sicurezza fu un’impresa titanica. Continuavo a tirarla e strapparla senza ragionarci sopra. Colpa del panico, perché non è facile ritrovarsi legato dentro l’auto, pieno di sangue e con l’anima che pompa angoscia a più non posso. C’è voluto un po’ prima di sentire il clic della molla.
– Mi senti? Dove sei? Betta, Betta!
Il piede stava meglio del previsto, probabilmente avrei potuto camminare, ma decisi di rotolare sull’asfalto e mettermi carponi. In quel momento realizzai due cose: era notte inoltrata e stava scendendo una nebbia da fare schifo.
– Urla qualcosa, se mi senti! Betta, urla!
Non ho frenato, mi dissi. La curva è arrivata all’improvviso e non ho rallentato. O forse sì, appena un po’ e poi abbiamo sbandato. Magari la macchina ha urtato qualcosa, un animale, potrebbe essere andata così.
– Betta, stai bene? Rispondimi, se puoi.
Iniziai a gattonare. Vidi uno pneumatico o quanto ne restava. Sembrava esploso per colpa di una granata. Per terra aveva lasciato una striscia di gomma, ci sputai sopra un corposo rivolo di sangue. Ormai a ridosso del parafango, pensai che non ce l’avrei fatta. Il fiato era corto e i battiti del cuore colpivano contro le tempie con tutta l’intenzione di spaccare la testa e uscire.

La quarta

Le illusioni costruiscono il nostro presente, lo modellano per farlo divenire meno doloroso; lo è anche il passato, mai sommarli in un tentativo di futuro, mai fermarsi sul ciglio della propria coscienza, malata, torbida, colpevole. Vincitore del Premio Short Kipple 2019.

L’autore

Alessandro Napolitano è nato a Roma nel 1971. “Menzione speciale della Giuria” al Premio Giulio Verne 2012, vincitore del Premio Short Kipple 2019 e dello Sherlock Magazine Award 2017 (Delos Books). Finalista al Premio Urania Short Mondadori, al Premio Lucca Project “Martinelli” e ad altri premi letterari. Gli ultimi racconti pubblicati sono Italia, contenuto nell’antologia “Atterraggio in Italia” (Delos Digital), Omicidi nella nebbia, inserito nel “Classico del Giallo Mondadori” 1422 e Sherlock Holmes e l’ultima rivelazione (Delos Digital).

La collana

Capsule è la collana di Kipple Officina Libraria dedicata ai piccoli capolavori del Fantastico e della SF prettamente italiana, contraddistinti dalla rapidità di lettura e dalla qualità unita alla fruibilità, dove il basso costo di copertina rende le proposte editoriali imperdibili.

Alessandro Napolitano | Grand Vintage Bazaar
Copertina di AOosthuizen

Kipple Officina Libraria
Collana Capsule — Formato ePub e Mobi — Pag. 18 – € 0.95 — ISBN 978-88-32179-18-7

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Noi Robot di Roby Guerra | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di una pubblicazione dell’Asino Rosso, a cura di Roberto Guerra: è un ebook cui anche io ho dato il mio contributo selezionando uno dei miei articoli comparsi nella rubrica Pillole del basso futuro della ezine Delos. Il volume elettrico si chiama, nella fattispecie, Noi Robot, ed ecco la scheda riassuntiva dell’opera. Complimenti, come sempre, a Roberto per aver radunato autori e idee su un tema così prossimo alla barriera umana.

Io Robot (I Robot) è una raccolta di racconti di fantascienza di Isaac Asimov, del 1950. … hanno per protagonisti i robot positronici.  Sono basate sul tema delle tre leggi della robotica…”. A cura dello stesso Guerra, futurista, in questo eBook, ispirato liberamente al celebre maestro della Fantascienza, diversi futuribili italiani omaggiano la nuova era robotica, i nostri amici intelligenti del futuro prossimo… salvo possibili errori umani…

Gli scrittori e i testi inclusi nell’antologia sono: Lorenzo Barbieri, La Zettabyte Era; Sandro Battisti, La sconfitta fluisce nella rete; Pierluigi Casalino, Dopo Golem Aleph; Vitaldo Conte, Robot invisibili; Angelo Giubileo, Una mente discreta; Roby Guerra, Robot di tutta Italia unitevi!; Davide Longoni, Un esercito di robot; Bruno V. Turra, Robot Revolution.

Lo strano caso dello studio in verde | False percezioni


Segnalazione per Luigi Milani, presa dal suo blog: è appena uscito per DelosDigital Lo strano caso dello studio in verde, crime scritto a quattro mani con Alexia Bianchini. La quarta:

Daniele Bizzarri, tormentato scrittore di bestseller con gravi trascorsi di droga e alcolismo, dopo essere miracolosamente scampato ai fatti narrati nel romanzo breve Il libro maledetto (Odissea Digital, 2018) si trova coinvolto suo malgrado nelle indagini sulla morte del suo psichiatra, il professor Caledon. Per uno strano scherzo del destino l’artista rivestirà il ruolo del Dottor Watson, celebre aiutante del grande Sherlock Holmes, in un crescendo di mistero e tensione che lo condurranno di nuovo in territori da lui purtroppo già battuti. Quelli dell’orrore e della follia.

Da tuffarsi nella lettura, riemergendo piacevolmente deliziati dalla prosa…

Esce per la collana eAvatar Lo sfasciacarrozze, di Alessandro Pedretta | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Kipple Officina Libraria presenta Lo sfasciacarroze, romanzo di Alessandro Pedretta disponibile su www.kipple.it e nelle principali librerie online in formato digitale.

Nel fascino macabro della decadenza industriale di uno sfasciacarrozze, Alessandro Pedretta ambienta una storia surreale, ricca di minimalismi incastonati nell’illustrare un piccolo delirio da cui sembra impossibile uscire. Cosa sono, cosa fanno i personaggi che si muovono in quell’ambiente degradato alla periferia di una città che potrebbe essere la nostra? La risposta quale sorpresa ci porterà?

Sinossi

A cavallo tra il cyberpunk e le suggestioni delle realtà adiacenti, tra il weird e la fantascienza più concreta, il romanzo di Alessandro Pedretta si articola su pochi scenari degradati, come se la periferia contenesse l’intero mondo conosciuto; non conforta i ricordi e le percezioni di una normalità che sembra raggiungibile, posta appena dietro l’angolo…
Lo sfasciacarrozze vi accompagnerà pagina dopo pagina in un delirio senza nome, dove l’evoluzione del narrato porta piccole incertezze in aggiunta alle altre, fino a raggiungere una massa critica: come potrà, il protagonista, sfuggire all’assurdo momento senza fine in cui sente di essere prigioniero?

Estratto

Si dice che tutto abbia un tempo prestabilito. Si dice che tutto in qualche modo nasca e poi muoia. È inevitabile. È il percorso degli uomini, delle storie, delle cose.
Un’ape vive al massimo due mesi, un daino dieci anni, un cellulare di ultima generazione tre anni, un cavallo venticinque, una lavatrice fino a dieci, uno spazzolino da denti tre mesi, un uomo ottant’anni, una farfalla quindici giorni; la rabbia può durare più di una vita, come l’amore, come la gastrite, come il vento sulle scogliere del Galles.
I muri si sgretolano e creano nuove prospettive di osservazione, nuovi manufatti artistici, nuove visioni moderne corroborate dal disfacimento.
Ogni cosa, uomo, animale, ha una durata d’esistenza o presunta tale, correlata a diversi fattori.
Questo si dice, della vita. In verità, dopo la presunta esistenza primaria ne subentra una seconda, e poi una terza, e via così, fino a una moltitudine di vite che s’incastrano con altre, creando felici ibridazioni, muscolose fecondazioni con diversi organismi, materiali, sistemi di respirazione, di essere, d’interagire. Poi ci sono frantumazioni, sgretolamenti, esistenze gassose, vite che gradualmente divengono sempre più minute e intangibili fino a tramutarsi in fantasmatiche composizioni di quasi-nulla.
Il 12 ottobre la mia Volvo famigliare si ferma improvvisamente nel bel mezzo di una rotonda. I fanali balbettano una danza ipnotica di luce allo xeno. Dai bordi di lamiera del cofano ingobbito fuoriescono delle lingue di fumo opaco, come macchie quasi indistinguibili dalla foschia della sera buia. Più in là, oltre la rotonda, lungo la strada a due corsie che s’immette tra i campi desolati dell’hinterland, scorgo lampeggiare un semaforo. Ai bordi della strada c’è un capannone grigio il cui tetto di lamiera sembra sibilare nell’aria. Più in là ci sono un altro capannone, una piccola fabbrica, una macchia di rovi che s’infila in un’area di sosta, i rampicanti che s’intrufolano oltre il guardrail da cui sbocciano delle lattine stritolate, alcuni preservativi, giornali spiegazzati. Una bambola di pezza unta d’olio e appiccicata da foglie umide mi guarda con i suoi occhi opalini. La sua vita ora è al bordo di una strada, in questa composizione postmoderna d’immondizia con glabra natura suburbana e le luci di scena dei fari; vedo anche i pali catarifrangenti e una puttana giocattolo, senza richiesta, senza clienti. Da aggeggio per il gioco ha preso vita nuova: decorazione del progresso, accessorio di una scenografia di apocalisse autostradale. La sua seconda esistenza, o terza, o quarta, avviene prima di polverizzarsi e assumere connotati sempre più caotici, imprevedibili, indecifrabili. Ogni cosa è innesto e innestabile, germoglia arte e patologie, e anche nuove guarniture delle strade, nuove trame di pensiero.
Mi divincolo dalla cintura di sicurezza che, come una serpe elastica, si ritira rigida nella sua posizione sul fianco della portiera. Esco dall’autovettura e mi rovisto nella tasca della giacca alla ricerca del pacchetto di sigarette. Le dita colgono l’ultima paglia, me la stringo con forza tra le labbra e con un moto di stizza torco il pacchetto e lo getto in strada. Quella scatolina incartapecorita rimbalza sorda sull’asfalto e assume una connotazione azzurrognola alla luce dei lampioni curvi. Un silenzio desertico mi solletica le viscere. Accendo la sigaretta ed esalo una sbuffata che subito si disintegra nell’aria rarefatta. Portandomi al cofano non posso far altro che assicurarmi che quel motore non potrà più funzionare. Ci appoggio una mano sopra e un brivido di caldo mi parte dai polpastrelli e sale sul polso, fino all’avambraccio. Il dio delle auto non mi ha elargito…

La quarta

Al concetto di postumano è associato un senso di concreto, di ipertecnologico; e se invece fosse il fiorire di deliri, visioni e mancanza di punti di riferimento spaziotemporali?
L’alieno che sbuca da una dimensione inaspettata porta all’estremo il paradosso di una società che plasma la materia e la rende vivente: trova le differenze col nostro attuale mondo…

L’autore

Alessandro Pedretta nasce nel 1975 e cresce nella periferia milanese. Operaio, poeta e narratore. Si alimenta fin da giovanissimo di filosofie controculturali, di letteratura underground, di autori della beat generation e del cyberpunk, dei grandi scrittori russi, inframezzando la poesia di Ungaretti, Rimbaud, Campana ai cut-up di William Burroughs, l’immaginario di Ballard e la disintegrazione sintattica di Céline.
Tra le sue ultime pubblicazioni: il romanzo Golgota souvenir – apostrofi dal caos (Golena Edizioni, 2014), la silloge poetica Dio del cemento (Edizioni Leucotea, 2016), il romanzo breve illustrato È solo controllo (Augh! Edizioni, 2017).
Nell’ottobre del 2018 fonda con altri soggetti poco raccomandabili la rivista web di cultura estrema “La nuova carne” e viene pubblicato il libro Carnaio – antologia di narrativa novocarnista, un’antologia con il meglio della rivista.

La collana

Avatar è la collana di Kipple Officina Libraria dedicata ai romanzi e grandi capolavori prettamente italiani del Fantastico e della SF, opere contraddistinte dalla cura meticolosa dei testi e dalle ampie visioni autoriali. Il logo della collana sintetizza perfettamente il circolo del tempo, delle conoscenze, degli eventi nascosti; l’iperbole del Fantastico per spiccare il volo nella fantasia più sfrenata e meravigliosa.

Alessandro Pedretta | Lo sfasciacarrozze
Copertina di 3quarks

Kipple Officina Libraria
Collana Avatar — Formato ePub e Mobi — Pag. 148 – € 3.95 — ISBN 978-88-32179-17-0

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End of connection di Marco Milani è la nuova proposta per la collana Spin-off | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Nuova uscita ambientata nell’universo dell’Impero Connettivo per la collana Spin-off di Kipple Officina Libraria, collana dedicata agli spinoff della saga creata da Sandro Battisti, Premio Urania 2014.
End of Connection è la proposta di Marco Milani, uno dei primi connettivisti e già vincitore del Premio Kipple 2014.
L’autore descrive con passi ben delineati e vicini alla nostra umanità i funzionari imperiali postumani, che si muovono tra le mani del plenipotenziario Sillax come attori di un teatro che a volte sfugge allo stesso manovratore; la guerra contro l’entropia è motivo di vita o di morte per il NCE – New Connective Empire – come lo fu per Costantinopoli, per più di un millennio.

La collana Spin-off è dedicata alla diffusione di storie ambientate nell’Impero Connettivo – creazione connettivista che narra gli eventi di un Impero Postumano con forti similitudini a quello Romano – in cui lo Stato governa sullo spazio e sul tempo sotto il dominio psichico di un alieno, un Nephilim.

Sinossi

L’Impero Connettivo, Stato che come l’Impero Romano domina sullo spazio ma anche sul tempo, è divenuto un’entità politica divisa in due: la prima metà è votata alle politiche più materiali, mentre l’altra sembra aspirare alla trascendenza; alla prima fa capo il funzionario postumano Sillax, mentre la seconda continua a far riferimento all’imperatore alieno nephilim Totka_II.

Nel NCE – New Connective Empire – il senso di trama politica è sempre più presente. Del resto, cosa aspettarsi da un’entità politica che, venuta dalla trascendenza, ha sempre più necessità di far funzionare l’immanente? In questo scenario, bassi funzionari imperiali si muovono come marionette nelle mani del plenipotenziario Sillax, che affida mandati per cercare di ripianare situazioni entropiche, devastanti per lo Stato.

Estratto

Non era mai stato alla stazione di Nehwon. Non era mai stato in moltissimi altri luoghi, a dire il vero, e la chiamata dalla capitale con l’incarico ricevuto direttamente dal Reggente Sillax in persona…
Era teso e nervoso. Decise di ripassare le notizie a disposizione nel database, nell’ipotesi remota che qualcuno lo interrogasse in merito. “Everon Dixi, agente dell’SPT” immaginò di presentarsi al primo impiegato in servizio al Panopticon per ricevere come risposta: “Per poter entrare devo interrogarla in Storia”.
Ridacchiò tra sé, ma senza riuscire a perdere la tensione. Era un kronopoliser di nomina recente e l’insicurezza, agli alti livelli in cui si stava ritrovando a muoversi, lo accompagnava come un integatto aggrappato con le unghie alla schiena. Del resto era un kronopoliser, non l’ultimo scemo dell’Impero: subodorava qualcosa. Restava quel senso che gli suggeriva di procedere molto attentamente: “capro espiatorio” gli risuonava in testa con una costanza pressante.
Richiamò la funzione info. “Stazione di Nehwon.”
– Accesso a livello Verde. Accesso a livello Rosso.
“Verde è sufficiente”, pensò. Gli bastava qualche dato in più, e in ogni caso non era essenziale. Lo stesso Sillax gli aveva dispensato qualche notizia top secret in merito.
– Collocazione all’intersezione tra la Linea Tau Zero e il canale “Omega” di accesso all’Oloverso. Situata nella galassia di Andromeda. Postazione sospesa sul bordo di singolarità gravitazionale, fisicità fuori dal tempo.
– Bene. Adesso si ragiona…
“Panopticon” modulò il pensiero-richiesta. “Eschaton”, si corresse.
– Dato non accessibile. Livello Rosso.
Ops! Tutto qui? “Accedi a livello Rosso.”
– Impostare codice sicurezza.
Everon lasciò fluire il suo profilo SPT.
– Livello non accessibile.
Interessante… L’ordine di servizio di Sillax sembrava essere il grimaldello che apriva ogni porta. Inutile insistere. “Chiudi sessione.”
– Capro espiatorio… – sfilò la frase in un sussurro. Dal senso di onore iniziale per l’incarico ricevuto, con il senno di poi risultava sempre più fumoso. In pratica doveva recarsi in un ufficio, ricevere istruzioni, in modo che le conoscenze si quantificassero in un niente. Un Sillax scevro di sorrisi e pacche amichevoli – troppo amichevoli – gli aveva declinato notizie con una leggerezza che aveva considerato fuori luogo. Ricordava benissimo un paio di passaggi irti di specifiche nella fiumana di parole che aveva condito briosamente il loro incontro. Nel suo profondo sapeva che lo stava blandendo, ma era troppo esaltato e in balìa di lusinghe per comprendere che in realtà erano soltanto presunte.

La quarta

Il Nuovo Impero Connettivo è nuovamente instabile, ma la postumanità non sembra in grado di rimediare. Il reggente Sillax in persona richiede una missione che va oltre le capacità postumane, oltre le dimensioni.

L’autore
Marco Milani è nato a Como il 5 maggio 1964 e risiede a Stienta, in provincia di Rovigo.
E-writer e scrittore principalmente di science-fiction, fantastic e horror. Tra i fondatori della rivista NeXT e del movimento Connettivista. Premio Kipple 2014. Fino al 2013 editore e curatore con EDS e webmaster di DOMIST – Letteratura e Pace, nel cui ambito ha collaborato con varie associazioni, editori, e-zines e siti. Presente in innumerevoli raccolte e pubblicazioni personali, è raggiungibile in Rete a questi indirizzi:
www.facebook.com/pykmil.marcomilani
www.google.com/profiles/marcomilani64
twitter.com/pykmil
www.youtube.com/pykmil

La collana

La collana Spin-off è dedicata alla diffusione di storie ambientate nell’Impero Connettivo – creazione connettivista che narra gli eventi di un Impero Postumano con forti similitudini a quello Romano – in cui lo Stato governa sullo spazio e sul tempo sotto il comando di un alieno, un Nephilim. La valuta monetaria in vigore è l’informazione, mentre l’Imperatore di stirpe aliena Totka_II governa con le sue capacità occulte sull’evoluzione tecnologica dell’umanità: i postumani.

Marco Milani | End of Connection

Kipple Officina Libraria
Collana Spin-off — Formato ePub e Mobi — Pag. 20 – € 0.95 — ISBN 978-88-32179-16-3

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Esce nella collana Versi Guasti la silloge Il ritmo della malata, di Beatrice Achille | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Kipple Officina Libraria presenta nella sua collana Versi Guasti, dedicata alla poesia, Il ritmo della malata, una piccola silloge scritta da Beatrice Achille. Ci addentriamo in una notevole riflessione interiore che contiene i caratteri della ricerca filosofica più pura, più profonda, vista dal punto di osservazione di un abitatore, un viaggiatore, un narratore e un incantatore. Dove ci porterà il viaggio di un’anima attenta e sensibile? Cosa ci rivelerà questo viaggio che tutti dovrebbero prima o poi affrontare?
La sentita introduzione è del curatore di collana Alex Tonelli e la copertina è di Luisa Sodomaco.

Dall’introduzione

Dov’è Beatrice Achille in tutta questa operazione poetica? È la poetessa presente in modo spasmodico nell’incarnare questo “Io” viaggiatore o è in esso annullata, annichilita sino a scomparirne?
Si tratta insomma di una poetica egocentrica ed egotica quella dell’Achille o è piuttosto un’azione consapevole di fuga, quasi un’abolizione volontaria di sé?
Io credo che Beatrice Achille, nella sua parossistica e bulimica produzione poetica abbia volutamente dato vita a “Io” e che, grazie a questo artificio poetico, filosofico (non sono casuali gli studi della poetessa), questo doppelgänger narrativo sia completamente arretrata, uscendo di scena, lasciando lo spazio illuminato del palco.
Questo automa perfetto le consente di svanire, di confondersi in un luogo di non esistenza e lasciare che sia “Io” a esplorare il mondo, il “tu”, il corpo e la propria stirpe di donna, la poesia stessa.
Leggendo queste poesie ho pensato a Judah Löw, il Rabbino che diede vita al Golem per una giusta causa, per difendere il Ghetto di Praga e per combattere i nemici degli ebrei. Ma qual è la giusta causa di Beatrice Achille? Quale la sua battaglia per la quale ha creato questo Golem composto di parole che è “Io”.
Noi lettori questo non lo sappiamo, e ciò che resta è seguire “Io” nel suo cammino.

La quarta

Vi è un protagonista assoluto nelle poesie che compongono questa nuova uscita di VersiGuasti dedicata alla giovane poetessa triestina Beatrice Achille. Un abitatore, un viaggiatore, un narratore e un incantatore. Il nome che abbiamo voluto dare a questo personaggio assoluto è “Io”. Chi è qui rappresentato, descritto e osservato nel suo saltellare nei diversi luoghi della poesia di Beatrice Achille è “Io”. Di chi sia tale “Io”, chi sia tale “Io”, cosa pensi, cosa dubiti e cosa crei con la sua parola non ci è dato sapere. Ciò che possiamo fare è semplicemente seguirlo nelle sue peregrinazioni, nelle sue possessioni e nei sui viaggi. Forse alla fine “Io”, l’abitatore della poetica dell’Achille, ci svelerà qualcosa, si fermerà e racconterà, a noi lettori curiosi, una morale del suo viaggiare.

L’autrice

Beatrice Achille nasce a Trieste nel 1996 e studia Filosofia all’università Ca’ Foscari di Venezia. Apertasi alla scrittura in giovanissima età, esordisce inizialmente attraverso il teatro, producendo un’enorme numero di copioni, tra cui Le Passanti (2014), Il Confine (2015), Incomunicabilità. Offerta teatrale (2017).

La collana VersiGuasti

VersiGuasti è la collana di Kipple Officina Libraria diretta da Alex Tonelli interamente dedicata alla poesia e alla letteratura lirica in versione digitale, alla costante ricerca di connessioni e poetiche appartenenti al Connettivismo e non solo.

Beatrice Achille, Il ritmo della malata
Introduzione: Alex Tonelli
Copertina: Luisa Sadomaco

Kipple Officina Libraria – Collana Versi Guasti – Pag. 25 – 0.95€
Formato ePub e Mobi – ISBN 978-88-32179-05-7

Link:

Prorogata (ma di poco, eh!) la scadenza del Premio ShortKipple 2019 | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

La redazione Kipple ha deciso di prorogare a furor di popolo, complici le vacanze estive di meritato relax, il BANDO dello SHORT-KIPPLE per dare la possibilità a tutti di rimettersi al lavoro e tirar fuori il meglio dalla propria produzione letteraria. Hai un racconto nel cassetto? Partecipa alla IX edizione del Premio Short-Kipple per il miglior racconto di genere fantastico. Nuova #Deadline: 15 settembre 2019.
  • Leggi il BANDO e mostraci il tuo talento: https://bit.ly/2CSWXEh
  • In PALIO la pubblicazione in formato digitale nella collana “Capsule”.
  • È possibile partecipare con più opere.
I generi ammessi sono:
#Fantascienza (hard science-fiction, post-cyberpunk, steampunk, bio-punk, anticipazione, ecc.)
#Weird (new weird, neo-noir, horror, urban fantasy, ecc.).

Vi attendiamo, continuate a stupirci con la vostra sfrenata fantasia!

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Sognatore è chi trova la sua via alla luce della luna... punito perché vede l'alba prima degli altri. [Oscar Wilde]

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There was a vision…

… of an outstanding and individual concept, which would last for many years hence.

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Avevo un sogno e l'ho realizzato.

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È impossibile non comunicare. (Primo assioma della comunicazione. Scuola di Palo Alto)

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The more you know, the less you fear (Chris Hadfield)

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Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti

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