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Il senso di una calata inumana nell’oscuro.

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Compendio di Ortodossia Nihilista | Perpendiculum


Sul blog di Marco “Antares666” Moretti, sono leggibili ben due post (uno di Pietro Ferrari) che trattano il Nichilismo e, in qualche modo, ampliano l’orizzonte oscuro dell’Esistenzialismo. I post sono leggibili qui e qui, e così vi allego sotto una parte del trattato.

Vivere il Nihilismo significa esser contro se stessi e l’umanità, recidere ogni legame con la comunità dei gaudenti, negare il consenso alle istituzioni che governano la società, avversare la natura come il proprio peggior nemico. Il comandamento dei nihilisti è: “Disprezza il mondo come te stesso“.

Il Nulla, nell’ambito dell’esperienza individuale quotidiana, costituisce la dimensione spirituale e pratica del nihilista ortodosso. Esso equivale ad una specifica modalità di rapporto rispetto alle cose ed alla propria soggettività, che trova espressione nella disciplina esistenziale nihilista basata sulla rinuncia, sull’atarassia e sull’aprassia.

Per un nihilista la propria morte non è mai prematura. Una morte rapida e subitanea è sempre un evento auspicabile, da augurarsi in ogni istante. Cosa c’è di meglio che trapassare nel Nulla imperituro? Cosa c’è di meglio che cessare di esistere? La morte ci strappa dalle grinfie di una natura crudele, ci libera dal tormento della coscienza e del pensiero, della percezione sensoriale, dei bisogni fisiologici. Con la morte si smette di soffrire, di desiderare, di provare ansie e delusioni. Attendiamo dunque il suo sopraggiungere con animo sereno: insieme alla vita non perdiamo altro che un fardello di dolori.

Morire è preferibile al nascere, il non essere preferibile all’essere. Solo una perversa inclinazione al delitto è in grado di spiegare la perseveranza funesta degli umani nel procreare, nel voler garantire continuazione alla propria specie scellerata in ogni angolo del globo.

Leggi il seguito di questo post »

Epiteliali


I manifesti sono affastellati sui muri, simbologie divenute passive che s’arrestano sulle sponde degli abissi epiteliali del cosmo.

The Darkness


Lo sguardo e gesti diretti dell’inumano.

Fronde irraggiungibili


Difficile estendermi sotto le perfezioni artistiche che non posso raggiungere, quando le fronde di una bellezza concettuale si dipanano oltre l’umano e io sono soltanto un pallido riflesso di tale bellezza.

Non più


Semplice ed essere una lunga discesa sul profondo abisso delle cose, quando le cose non sono più.

Lankenauta | I cosmisti russi. Il futurismo esoterico di Nikolaj Fëdorov e dei suoi seguaci


Interessante recensione al saggio I cosmisti russi. Il futurismo esoterico di Nikolaj Fëdorov e dei suoi seguaci, scritto da George M. Young e segnalato da Lankenauta. Di cosa parliamo? Qui sotto provo a spiegare tramite la recensione stessa.

Da quello che abbiamo potuto capire, anche leggendo attentamente l’ampia bibliografia presente del libro edito da Tre Editori, l’opera di George M. Young sui cosiddetti cosmisti rappresenta il contributo più completo e più organico che fino ad ora sia stato pubblicato nei paesi occidentali. In poco meno di trecento pagine Young è riuscito infatti a delineare, con grande chiarezza e con uno stile accessibile anche ai non esperti, le origini remote e lo sviluppo diversificato di un movimento che non è possibile comprendere davvero se non immergendosi in quella che viene definita la “geografia spirituale” della Russia. Salvo aver sempre presente un contesto religioso, spirituale, esoterico che ha origini remote, il fondatore del cosmismo è possibile individuarlo in un personaggio assolutamente sui generis, un oscuro bibliotecario e filosofo, Nikolaj Fëdorov (1829-1903), votato all’idea di superare la morte attraverso la resurrezione degli antenati. Un pensiero che ha partorito generazioni di “futuristi esoterici”: di fatto gli ispiratori del programma spaziale sovietico, considerati una vera e propria forza occulta che ha contribuito allo sviluppo del pensiero russo dalla fine dell’Ottocento a oggi. Non che le idee Fëdorov si siano tramandate tali e quali: i cosiddetti cosmisti, come ci racconta George M. Young, hanno spesso sviluppato posizioni divergenti, talvolta opposte rispetto il precursore di questo pensiero scientifico ed esoterico; ma la “forza occulta” rimase comunque inalterata: “la conoscenza, spirituale o scientifica, deve essere attiva”. Inoltre tutti “hanno accettato il concetto di totalità: la visione secondo cui l’uomo e il cosmo sono correlati; l’individuo e la comunità si completano reciprocamente: la vita è in un modo o nell’altro presente in tutto il cosmo: una fonte suprema, sostegno di vita e di energia, chiamata Dio o etere o con altri nomi, è presente in tutto il cosmo: e noi e il nostro pianeta non siamo soli. Tutti condividono la sensazione che in tutto il cosmo vi sia più di sconosciuto che di conosciuto; che le attuali conoscenze siano inadeguate; e che cercando nel passato saperi applicabili al futuro, si possa scoprire che le scienze attualmente disprezzate o inimmaginate, cioè le scienze alternative, le “parascienze” o le “pseudoscienze”, possono contribuire alla scoperta di ciò che ci occorre sapere. Dunque nulla dovrebbe essere scartato semplicemente perché è stato ignorato o respinto dal sapere riconosciuto del nostro tempo” […] Inoltre “tutti hanno tratto almeno in parte idee o ispirazione dalle fonti solitamente etichettate come esoteriche o occultiste [..] ed erano profondamente consapevoli della specificità e dell’essenza russe delle loro idee e attività” (pp.281).

Insomma, un esoterismo futurista in odor di olistica, sparato nello spazio siderale dove tutto ha inizio. Niente male, niente male…

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