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Addio a Mario Marenco | False percezioni


Mi associo alla tristezza espressa da Luigi Milani per la morte di Mario Marenco, che chi ha la mia età non può non ricordare per i suoi funambolismi fanciulleschi e per la sua verve unica, espressa accanto a veri maestri dell’ironia, della sagacia, del dissacrante, ovvero la banda di Alto Gradimento, la trasmissione radiofonica dei primi ’70 di Renzo Arbore e Gianni Boncompagni, che è poi sbarcata in televisione e ha caratterizzato l’alternative colto e divertente, genere ormai dimenticato e, dai più, completamente sconosciuto. Un abbraccio a Mario e a tutta la banda, un abbraccio all’intelligenza che sembra essere sfumata da lungo tempo ormai.

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Social quantico


Cime e radici, in un complotto sistemico tra ardesia e ardito, segui gli istanti come un social quantico di diffrazioni.

Suono entropico


Osservo la linea dell’orizzonte è studio il limite molecolare dell’entropia, il suono che ne esce è unico e logoro.

Filmhorror.com – In uscita “Lost Tales Andromeda” numero 2!


Su FilmHorror la segnalazione dell’uscita del secondo numero di Lost Tales Andromeda, rivista fantastica che vede con gli occhi di Asimov l’occulto e il soprannaturale. Eccellenti scrittori e saggisti coinvolti, vi lascio alle note della quarta:

Occulto e soprannaturale visti con gli occhi di Asimov a cura di Tea C.Blanc
– Un nuovo appuntamento con lo speciale Kaiju a cura di Omar Serafini
I pulp: Storia di una rivoluzione cartacea a cura di Zeno Saracino
– l’articolo vincitore del Premio Italia: Octavia Butler, l’allegoria dell’empatia, una visione necessaria a cura di Giulia Abbate.

Come al solito vi proponiamo anche ottimi racconti (Tutti illustrati dall’immancabile Gino Carosini e Michela De Domenico):

Breve manuale di conversazione con i morti di Davide Del Popolo Riolo (Racconto vincitore del premio Viviani)
Inserti di Giovanna Repetto
La sfera Metidrica di Ezio Amadini e Gino Carosini
Odiazon di Graziano Delorda
Kafka Reloaded di Stefano Spataro
Palladio di Claudio Secci

All’interno anche illustrazioni di Alex Reale e Pietro Rotelli. La bellissima copertina è opera di Tiziano Cremonini.

Lode a Kimi Raikkonen | IlFoglio


Su IlFoglio questa bellissima lode a Kimi Raikkonen, che purtroppo quest’anno saluterà la Ferrari ma che rappresenta il mio idolo per la sua asocialità conclamata, come quando una giornalista si è azzardata a chiedergli quale fosse il momento peggiore del weekend agonistico e lui, serafico, le ha risposto con un secco “now”.

Dialettica della città e spazio dei movimenti – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine riflessioni molto ragionate sul rapporto tra Architettura, Urbanismo e Politica, intesa in senso lato come religiosa, dittaturale o anche economica; si parte dal saggio di Henri Lefebvre, Spazio e politica. Il diritto alla città II.

La miseria e il degrado urbani sono alcune delle caratteristiche più appariscenti delle società contemporanee a dieci anni dalla scoppio dell’ultima grande crisi mai realmente superata. Non si tratta però di un processo che possa essere attribuito semplicemente ad un mix di austerità, malagestione pubblica e speculazione edilizia. Queste sono solo le cause più prossime che rimandano ad una dinamica più profonda e cioè al rapporto contraddittorio, dialettico, tra città e capitalismo. Henri Lefebvre sostiene infatti che il capitalismo accresce a dismisura le città determinando una esplosione-implosione delle sue tradizionali caratteristiche. Detto altrimenti, la città è negata e, al tempo stesso, generalizzata a livello della società intera, come si può leggere in Spazio e Politica, un testo che, scritto nel 1974 e ripubblicato quest’anno in Italia, è stato concepito dal suo autore come secondo volume de Il diritto alla città, uscito nel 1967 e ristampato nel 2014, sempre da Ombre Corte.

Quali sono le caratteristiche della città tradizionale secondo Lefevbre? La città è luogo per eccellenza dell’incontro e della simultaneità. Incontro significa confronto tra differenze, anche ideologiche e politiche, reciproca conoscenza dei diversi modi di vivere. La città è luogo del desiderio, dello squilibrio, dell’imprevisto, della dissoluzione dell’ordinario e dei vincoli, fino all’implosione-esplosione della violenza. La città nasce non solo come prodotto ma soprattutto come opera, nel senso di opera d’arte. In essa il valore d’uso prevale sul valore di scambio. Lo spazio non è soltanto organizzato, ma è anche modellato e appropriato dalle esigenze, dall’etica, dall’estetica, dall’ideologia dei gruppi sociali che lo abitano. La monumentalità, ma anche l’uso del tempo, sono aspetti essenziali di questa opera. L’uso principale delle strade, delle piazze e dei monumenti è la festa in cui si consumano improduttivamente ricchezze senza nessun altro vantaggio che il piacere ludico e il prestigio. Per tutti questi motivi non esiste nessuna realtà urbana senza un centro, senza un luogo di concentrazione di tutto ciò che può nascere e prodursi nello spazio. Nei diversi periodi storici la città ha creato differenti centralità: religiose, politiche, commerciali. La vita comunitaria, però, non esclude la lotta fra gruppi, fazioni, classi. Tutt’altro. Proprio perché i più ricchi si sentono minacciati da vicino giustificano le loro fortune donando alle città opere, monumenti e feste. Per questo civiltà fortemente oppressive si rivelano particolarmente creative.
Quando, con il capitalismo, lo sfruttamento direttamente economico sostituisce l’oppressione extraeconomica la creatività scompare. Il filosofo francese sostiene che nella città capitalistica gli elementi della società sono separati nello spazio determinando la dissoluzione dei rapporti sociali e l’affermazione della logica della segregazione. La separazione, però, è al tempo stesso vera e falsa perché lo spazio urbano si costituisce come l’unità del potere nella frammentazione, come un’integrazione disintegrante. Gli spazi del tempo libero sono separati da quelli della produzione cosicché appaiono affrancati dal lavoro, mentre sono ad essi collegati dal consumo organizzato, dominato. L’abitare, che significava partecipare alla vita sociale, fare parte di una comunità, diviene funzione a sé stante con la creazione dei sobborghi. Gli individui e i gruppi sono sradicati dai territori dove vivono, le relazioni di vicinato si attenuano, il quartiere si sgretola. Nulla sostituisce i vecchi simboli, gli stili, i monumenti, i ritmi, gli spazi qualificati e differenziati della città tradizionale. Il centro viene riprodotto sotto forma di centro direzionale, in cui si concentra potere, finanza, conoscenza, informazione, e di centro commerciale, luogo dove il monofunzionale resta la regola, interpolato da estetismi e decorazioni non funzionali, da simulacri di festa e di ludico. Il centro delle città più antiche può sopravvivere solo come luogo di consumo e consumo di luogo a beneficio dei turisti.

MP Hopkins – G.R/S.S | Neural


[Letto su Neural]

Il sound artista australiano MP Hopkins vive e lavora attualmente in quello che a tutti gli effetti è territorio aborigeno, nel New South Wales, una zona costiera che a giudicare dalle mappe non dovrebbe essere poi molto lontana da Sydney. Quello al quale sembra interessato Matthew Philip – questo il suo nome doppio che corrisponde all’acronimo MP – è una sorta di miscellanea di linguaggi, preferibilmente ricondotti a non convenzionali e melanconiche atmosfere, materiale sorgente grezzo che viene utilizzato per produrre sensibili composizioni elettroacustiche. The Gallery Rounds – che diventa altrettanto laconicamente G.R/S.S – è stato assemblato ricomponendo varie field recording catturate in gallerie, musei e altri edifici istituzionali australiani fra il 2014 e il 2017 e l’approccio a un primo ascolto sembra aver molto in comune con la tradizione improvvisativa, ammendata forse da un lavoro di studio appena più meticoloso ma comunque associativo delle diverse suggestioni, spesso lasciate più diradate nei tempi e comunque non focalizzate su riferimenti diretti ai luoghi di cattura. Non vi è nessuna concettuale relazione fra i suoni e gli artisti esposti negli spazi oggetto della ricerca. Piuttosto è stata vigile l’attenzione su varie e meno accertabili combinazioni involontarie, ad esempio il traffico esterno o i lavori di costruzione in alcune aree che si fondevano con i suoni di video e sculture cinetiche o l’attività umana quotidiana e i suoni degli edifici stessi registrati mentre si svolgevano spettacoli, colloqui o conferenze, oppure in altre varie intrusioni negli spazi esterni adiacenti. Da un certo punto di vista, insomma, non cambia poi tanto che questi siano stati luoghi di cultura designati – così ci piace pensare – se per l’autore il concetto sottostante è stato quello di dar vita a una sorta di diario audio, mettendo in evidenza l’ipotetico punto di vista dell’ascoltatore/spettatore, comunque un consumatore. L’impressione è quella che un simile compendio sia stato alquanto “romanzato”, a volte in maniera volutamente accattivante, in altre lacunosa, allo scopo di riflettere proprio sulla natura di questo consumo. Su tutto aleggia comunque un personalissimo “gusto” musicale dell’autore, per il quale non è poi così “neutrale” combinare assieme le diverse sessioni o poi ricomporle in una sorta di scambio astratto e sensibile.

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