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Various Artists – Far Away but Ever Closer: Young Lithuanian Composers Abroad | Neural


[Letto su Neural]

Questa selezione di giovani compositori curata da Edvardas Šumila per il Music Information Centre Lithuania assume un particolare interesse in un momento storico-politico nel quale si mette in discussione – anche partendo da posizioni molto differenti – il concetto di “confine aperto”. In alcune nazioni – soprattutto in quelle del blocco postsocialista e in quelle più piccole dell’UE – è già in atto una cospicua migrazione di artisti verso paesi più grandi e meglio attrezzati in politiche culturali, attività nelle quali sono dedicati molti fondi e attenzioni. Non deve allora suscitare perplessità alcuna un codesto tipo di promozione su base nazionale, soprattutto quando simili rassemblement sembrano ispirati, come in Lituania – una democrazia giovane ma piuttosto stabile – dalla preoccupazione di puntare sulle eccellenze locali, coniugando tradizione musicale e contemporaneità. Fatta questa premessa, salta immediatamente all’attenzione – parlando di contenuti espressi – quanto la qualità complessiva in questa raccolta sia indubbiamente di livello internazionale ed assolutamente in linea con le più avanzate esperienze elettroniche ed experimental. Non si tratta, insomma, di un comune sentimento localistico o di qualcosa che stilisticamente può essere espresso come entità a sé stante. Le prove dei nove differenti autori selezionate ci suggeriscono, infatti, più traiettorie e linee di tendenza. Andrius Arutiunian assembla nervose sequenze elettoacustiche, virando un’artefatta narratività assieme ad arie est-euopee piuttosto giocattolose e inquietanti. Gediminas Žygus sottolinea forte il contrasto fra passaggi elegiaci ed emergenze auditive più crude. Jura Elena Sedyte compone un’ispirata partitura per viola, contrabbasso e live electronic, costantemente in bilico fra tradizione cameristica e ricerca ultimissima. Donatas Tubutis sembra interessato invece ad intrecci inorganici e micromodulazioni continue. Juta Pranulytė organizza una crescente e contorta serie d’emissioni stridule, graffianti, molto suggestive e coinvolgenti mentre le sequenze insistite da Justina Siksnelyte coinvolgono principalmente suoni di marimba e vibrafono. Aurimas Bavarskis si muove fra tappeti noisy e suoni sintetizzati, ripetitivi, che annettono semplici note di flauto ed oblique armonie. Aiste Noreikaite col suo casco sensoriale esibisce un approccio decisamente più da media-artist che da musicista, seppure il risultato è ancora splendido e sonico, in maniera decisamente futuribile, prima di chiudere con il lo-fi astratto, ecoato e vorticoso di Vitalija Glovackyté, abilissima nel non concedere nell’interpretazione alcun punto fermo.

Note sulla quarta dimensione | L’INDISCRETO


Su L’indiscreto un bell’articolo che indaga le implicazioni della quarta dimensione; un estratto:

Durante il periodo che ora chiamiamo “fin de siècle”, cioè fine del secolo, due mondi si sono scontrati. Le idee morivano tanto facilmente quanto venivano al mondo. E in una sorta di logica hegeliana di tesi/antitesi/sintesi, le idee più interessanti sono nate da genitori diametralmente diversi. In particolare, l’ultimo soffio di spiritualità vittoriana ha infuso la scienza di un certo misticismo. La teosofia era portavoce di tutta la rabbia del tempo; Huysmans trascinò Satana nella Parigi moderna; e poeti e studiosi eccentrici si incontrarono nella sala di lettura del British Museum sotto l’egida della Golden Dawn per una tazza di tè e un po’ di demonologia. Come conseguenza di tutto ciò, alcuni termini scientifici tuttora in uso, sono il risultato di  strane e meravigliose idee che sono state sviluppate proprio all’inizio del secolo. È il caso dello spazio, che affascinava matematici, filosofi e artisti con le sue insondabili possibilità.

Al di fuori dei circoli matematici, questa tendenza iniziò in modo piuttosto innocuo nel 1884, quando Edwin A. Abbott pubblicò Flatland: “Un romanzo dalle molte dimensioni”, sotto lo pseudonimo di A. Square. Nella bella tradizione della satira inglese, Abbott crea un mondo alternativo, una sorta di arena senza senso per ridicolizzare  le strutture sociali dell’Inghilterra vittoriana. In questo mondo bidimensionale, classi diverse sono composte da poligoni diversi, e le leggi sui lati e gli angoli che sostengono la gerarchia si spingono fino all’assurdità. Inizialmente l’opera è stata solo moderatamente popolare, ma ha introdotto esperimenti mentali che permettevano al grande pubblico di visualizzare numeri di dimensioni superiori alla terza. Ha anche spianato la strada a un pensatore assai più esoterico che avrebbe avuto effetti di più ampia portata con il suo mix  di misticismo e di matematica.

Nell’aprile 1904, C. H. Hinton pubblicò The Fourth Dimension, un libro di matematica molto popolare, basato su concetti che aveva sviluppato sin dal 1880, in cui cercava di stabilire una dimensione spaziale aggiuntiva alle tre che già conoscevamo. Non stiamo parlando del tempo che oggi siamo abituati a considerare come la quarta dimensione; quell’idea è arrivata un po’ più tardi. Hinton stava parlando di una dimensione spaziale reale, di una nuova geometria, fisicamente esistente e persino possibile da vedere e sperimentare; qualcosa che ci collegava tutti e ci avrebbe portato a una “Nuova Era del Pensiero”. (È interessante notare che proprio nello stesso mese in una stanza d’albergo al Cairo, Aleister Crowley parlò con gli dei egiziani e proclamò un “Nuovo Eone” per l’umanità. Per quelli di noi che si divertono a tracciare i retroscena subculturali della storia, sembra che una strana sincronicità abbia collegato brevemente un matematico mistico a un mistico matematico – una cosa abbastanza notevole).

Le constatazioni superiori


Nella percezione di sé, la constatazione di essere un’ombra che si dissocia presto dal contorno inanimato.

Analisi dei comandi


Non esiste un solo richiamo in grado di catalizzare l’attenzione; non esiste nulla di così potente che possa eseguire un solo comando irreversibile: siamo incarnati.

Complessità intrinseche


I segni sono sul muro, mostrano le complessità intrinseche alla psiche incarnata.

Contesti di passaggio


Simbologie lasciate in mostra per troppo tempo: religione, politica.

Riempitura


Nella percezione di un attimo, l’abisso si riempie di Nulla senziente.

Alessandro Rolfini

Be Different...Be Free !!

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Remember! Once warmth was without fire.

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Sognatore è chi trova la sua via alla luce della luna... punito perché vede l'alba prima degli altri. [Oscar Wilde]

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There was a vision…

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