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This Is Not A Drill Tour Review: The Genius of Roger Waters


Una recensione al tour attuale di Roger Waters (This Is Not A Drill: sarà davvero l’ultimo?), in particolare per la data di San Francisco; vi lascio ad alcune note in inglese del recensore ThePaltrySum:

Before I carry on, I will say this. If you don’t have tickets to see Roger’s This Is Not A Drill performance, if you even have the vague notion that you ‘might like to go to the show’, stop reading this review right now, fire up ticketmaster and buy two tickets, in the most expensive seats you can afford. Just do it. You can read the review and salivate at the prospect of getting to experience this goodbye tour from Waters after. You will not regret it, and might even consider me quite a stand up kinda girl for giving you the hint. After all I could simply have not told you, and then you would be missing out on seeing what was the best show of my lifetime, and that would just be sad.

When we took our seats, in the center of the top end section of the stadium I became acutely aware of the problem that performing in the round poses. Everyone wants to see Roger and the rest of the performers, and everyone in there needs to get a good look at the light and projection show, which absolutely makes This Is Not A Drill into the masterpiece it is. The sight of crossed hammers with This Is Not A Drill written under them greeted the audience, being beamed in by an uncertain and sometimes fuzzed out interrupted transmission.

More importantly perhaps, Roger’s heart is clearly in the right place. Roger is the ultimate hippy child, all grown up, who always did see the wolf knocking at the door, and started to warn us all in the 70s that the ‘Lunatics (were) on the grass’, trying to cut all us little people up into lamb chops, to mix my album metaphors. Tonight there was plenty of material from both Animals and Dark Side of the Moon. In fact Roger played for 2 and 3/4 hours. Track after perfect track, stunningly presented, perfectly played and proving who Pink was this whole damn time. It was Rog. You see Roger can do Floyd without Mason or Gilmour, but Gilmour cannot do Floyd adequately without Roger. Heck Waters even have a new guitarist and singer of Money, whose name is also David. The fact is the New David’s guitar work is every bit as luscious as Dave “Killer” Gilmour’s, it is every bit as perfect as David’s work on the albums. The New Dave doesn’t go off the beaten track and improvise like Old David does, but in my mind that is good. People love the albums. They want to hear it like it is on the album, not feel sad because their favorite song sounds different. We need that soaring arpeggio. The audience thirsts to hear the songs that are part of their life, their social awareness, their friends, their comfort, exactly how they are on the albums, and for the most part, Roger gives us boys and girls exactly what our hearts desire.

NICK MASON: NUOVA INTERVISTA – I RICORDI DI “ANIMALS”, GLI ALBUM DEI PINK FLOYD CHE SUONANO MEGLIO IN MONO SU VINILE E TANTO ALTRO! | PINK FLOYD ITALIA


Su PinkFloydItalia una bella e lunga intervista a Nick Mason, sui suoi trascorsi nei Floyd e su cosa voglia dire ancora adesso essere identificato come il batterista della band, e altri argomenti ancora; un estratto:

Siete tornati indietro e avete fatto il Remix con il disco originale di Animals e avete trovato differenze o cose che avete sentito e che avreste voluto far risaltare di più quando [il produttore/remixer in capo] James Guthrie ci stava lavorando?

Ad essere sincero, aspettavo che James si limitasse a fare quello che aveva fatto. James raramente delude. Ma di tutti i nostri album, Animals è quello che più meritava di essere ripensato e riascoltato, perché ci sono molte cose che non si conoscono nell’originale.

Per me, un esempio è il lavoro di piatti che fai alla fine di “Dogs” [traccia 2 del lato 1]. È una cosa sottile, ma spicca di più sull’LP 2018 Remix.

Sì. Direi che la batteria su “Dogs” è certamente più evidente, forse più di qualsiasi altra cosa. Il che è davvero bello, perché spesso ci si accorge che le cose si perdono nel mix. Anche con cose fatte molto più di recente, è incredibile come, ascoltando in studio, si ottenga un suono e poi il mix finale sia un altro.

Una delle cose che mi hai accennato prima a proposito di Animals è che il processo di registrazione è stato diverso, perché si trovava a Britannia Row, lo studio creato dai Pink Floyd, un’esperienza di registrazione molto diversa rispetto a quella di EMI/Abbey Road, dove erano stati realizzati molti dei precedenti album dei Pink Floyd. Può parlarmi di questa differenza per lei, come artista che registra, passando da Abbey Road a un luogo che voi avete essenzialmente costruito da zero?

Sì, beh, è stato molto diverso. Ma credo che sia stato un bene, anche se il risultato, dal punto di vista sonoro, non è stato inevitabilmente altrettanto buono, semplicemente. (ridacchia) Ma si trattava di una cosa: avevamo fatto tutto ad Abbey Road – ed era fantastico – ma volevamo costruire il nostro studio con l’idea di costruirne uno che fosse molto semplice da usare. L’idea era che, soprattutto se volevamo fare qualcosa di individuale, non avremmo avuto bisogno di molto personale e forse avremmo anche potuto ingegnerizzarlo da soli. Era un’operazione molto più intima e rilassata, molto diversa da quella che avevamo fatto in passato. E devo dire che è stato molto piacevole. Era una sorta di “casa”, in un certo senso. Avevamo scelto questo edificio [un palazzo di tre piani, situato al 35 di Britannia Row a Islington, Londra N1] e vi avevamo costruito uno studio partendo dal presupposto che Roger fosse raggiungibile a piedi [da casa sua, all’epoca]. Io ero un po’ più lontano (leggera pausa) – no, non l’avrei fatto a piedi. Sicuramente è stato scelto perché era nel posto giusto.

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I Pink Floyd come non li avete mai ascoltati prima – Rockol


Su RockOl un bell’articolo che ripercorre le vicissitudini del remix di Animals, dei Floyd, uscito ieri, articolo arricchito di aneddoti che non conoscevo e che mi gasano davvero, è come se fosse nato un loro nuovo disco, tornando ai tempi in cui erano davvero tosti.

Grazie a James Guthrie, produttore e ingegnere del suono londinese, vero e proprio mago del suono alla corte dei Pink Floyd sin dai tempi di “The Wall”, l’upgrade sonoro completato nel 2018 si è ramificato all’interno di tutto l’album, evidenziando in particolare la limpidezza dei suoni e in particolare delle timbriche della batteria di Nick Mason. È proprio lo storico batterista dei Floyd il primo a dichiararsi soddisfatto del 2018 remix: “Sono contento che l’abbiamo remixato invece di lasciarlo così com’era. Penso che di tutti gli album sia forse quello registrato meno bene. Ha meritato un miglioramento”. Anche Aubrey Powell, che ha curato le grafiche della nuova copertina, esterna la sua approvazione: “So che la band non è mai stata del tutto soddisfatta di “Animals”. Lo realizzarono nel loro studio per la prima volta e hanno avuto un sacco di problemi iniziali. Ora ha preso vita e la grinta è proprio quella immaginata da Roger. È incredibile”.

Bisogna ammettere che “Animals” è un disco di rottura nella discografia dei Floyd, vera e propria linea di demarcazione che separa la musica sognante e onirica di “The Dark Side Of The Moon” e “Wish You Were Here”, i loro due dischi precedenti, dal successivo “The Wall”, vero e proprio tsunami lirico e sonoro. Con “Animals” la band rompe musicalmente col passato: niente musica d’atmosfera, da ascoltare a occhi chiusi: il suono di “Animals” ti tiene sveglio, non te lo godi rilassato sulla sedia a sdraio, non puoi suonarlo con la chitarra davanti a un falò con gli amici, non potrai utilizzarlo all’interno di un documentario sul surf o come colonna sonora per l’acqua minerale, come gran parte delle canzoni dei Pink Floyd. Nulla di tutto questo. “Animals” ti fa riflettere, ti colpisce dritto nello stomaco e ti costringe a reagire, ribellarti, prendere posizione. Non è accomodante, è scomodo. Ed è pericolosamente visionario e attuale. Non è un caso che quarant’anni dopo Roger Waters ne abbia ripescato suoni e iconografia per i suoi concerti dell’”Us+Them” tour del 2018, adattandoli perfettamente alla situazione politica e sociale di quel periodo. Per questo i testi e le musiche di “Animals” suonano ancora più pregnanti oggi, fungendo da perfetta colonna sonora dei tristissimi tempi che stiamo vivendo.

A parte l’impegno in fase d’incisione, c’è da rimarcare il diverso coinvolgimento dei quattro musicisti all’interno dei Britannia Row Studios. Sin dalle prime settimane Nick Mason si è particolarmente attivato producendo ai Britannia Row alcuni musicisti e prendendo confidenza con le attrezzature, prima dell’inizio delle incisioni di “Animals”. Richard Wright, preso da problematiche personali, si pone ai margini delle lavorazioni del disco, vivendo con disagio lo strapotere decisionale del quale si era investito Roger Waters anche grazie alle distrazioni degli altri componenti della band. Infine Gilmour e Waters vivono quelle settimane totalmente presi dalla loro vita privata: freschi sposi, diventano per la prima volta genitori proprio nel 1976, Gilmour ad aprile, Waters a novembre.

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Animals, Pink Floyd(2018 Remix)


Lo splendore oscuro del remix di Animals, dei Floyd, appena uscito sul mercato.

PINK FLOYD: È USCITO “ANIMALS 2018 REMIX”! | PINK FLOYD ITALIA


Su PinkFloydItalia l’attesa notizia dell’uscita – oggi – di Animals remix, l’album del ’77 dei Floyd profondamente rivisto da James Guthrie e che dona una nuova luce (meravigliosamente oscura e dettagliatissima) al lavoro più controverso e punk della band. Dice Guthrie:

Animals è uno dei miei dischi preferiti dei Pink Floyd. La direzione originale dell’album era estremamente imponente e funzionava a molti livelli. Roger, David, Rick e Nick dipingevano un paesaggio oscuro e distopico che era spaventoso e in qualche modo ispirante allo stesso tempo, quindi era importante mantenere la forma drammatica del progetto.
Il mio primo obiettivo con il nuovo mix è stato quello di cercare di ottenere un’atmosfera musicale migliore. Nell’album ci sono dei brani molto belli e sentivo che c’era più potenziale nel materiale registrato di quanto non fosse stato realizzato durante il missaggio originale.
Il missaggio è così importante perché può davvero influenzare il groove musicale di una canzone. Determina l’impatto emotivo di un brano musicale. Un buon missaggio può davvero dare vita a una canzone, oppure, se si manca il bersaglio, può infliggere molti danni. Lavorare sull’interazione musicale è fondamentale e, per quanto mi riguarda, credo che le canzoni siano tutte più efficaci rispetto al passato. C’è più emozione dietro quei testi potenti.
La registrazione di questo album è un po’ Lo-Fi, ma in modo piacevole. L’LP manterrà sempre molto del suo sapore originale, ma ho cercato di aumentare la gamma dinamica e di estendere la sua fedeltà in tutte le direzioni. Ho cercato di creare un palcoscenico più tridimensionale. In questo modo l’album è più in linea con gli altri dischi dei Pink Floyd e si spera che attiri l’ascoltatore, costringendolo a immergersi maggiormente nel viaggio.
Sento che ora c’è una nuova vita nella musica, sia in stereo che in 5.1, e spero davvero che tutti apprezzino i nuovi mix.

Mason afferma, in una recente intervista:

“Ci è voluto un po’ di tempo, ma siamo molto soddisfatti, credo“ – ride. “David e Roger hanno avuto un forte disaccordo sulle note di copertina, e come tutte le grandi guerre mondiali nessuno ricorda bene di cosa si trattasse e quale fosse il problema. Ma ci furono molti tira e molla e alla fine si arrivò a una sorta di risoluzione“. Anche senza la sua partecipazione attiva: “Sono riuscito a starne fuori“, sostiene Mason.
“Il problema di Animals è che non ricordo molto di come l’abbiamo fatto“, dice. “Ero molto più coinvolto nella costruzione degli studi, nell’installazione e così via. Li abbiamo costruiti da zero, più o meno, all’interno di un vecchio edificio. È davvero straordinario come alcune cose rimangano impresse nella mia memoria, per esempio come abbiamo posato il cemento per la base del pavimento dello studio, ma non riesco a ricordare perché abbiamo fatto qualcosa su ‘Sheep’ o cose del genere“.
“Il disco viene da un periodo in cui c’era molta altra musica in corso, di tutte le altre forme. La questione principale è se il punk abbia avuto qualche influenza su di esso, e in un certo senso suggerirei che l’ha avuta perché è un po’ più semplice in certi aspetti rispetto ad altre cose. Forse non volevamo rimanere invischiati nella faccenda del prog rock diventato così grandioso – anche se non abbiamo mai avuto una conversazione, che io sappia o ricordi, sul fatto che il punk fosse un’influenza o dovesse essere preso in considerazione quando lo stavamo realizzando”.

Stateci, ‘Animals’ è meglio di ‘Dark Side’, ‘The Wall’ e ‘Wish You Were Here’ | Rolling Stone Italia


Su RollingStoneItalia un articolo di Fabio Zuffanti che traccia le coordinate dell’album Animals dei Floyd, approfittando della riedizione del nuovo mix che sta per invadere il mercato. Una perla di distopia nera graffiante e lucida, reale, che già quarantacinque anni fa illustrava il vomito dell’attuale mondo iperliberista.

Cercate di capirmi, Animals è davvero diverso, speciale, unico. È una bomba che ancora oggi fa sentire la eco della sua esplosione. E, credetemi, chi scrive è uno che da sempre sogna sulle ali della chitarra di David Gilmour e sui morbidi tappeti di organo di Richard Wright, che si commuove ogni volta che ascolta le quattro note di Shine On You Crazy Diamond e che dà di matto quando parte Echoes. Ma Animals è qualcosa in più, con dentro quei tre brani (più due brevi intro e outro) lunghi e proteiformi, di una bellezza e di una potenza che non temono avversari.
È proprio questa potenza che mi fa preferire Animals, perché non ho mai sottovalutato la brace che cova sotto la superficie della musica floydiana, quell’energia compressa che arde e non si spegne mai, fatta di alienazione, denuncia sociale, pazzia, ira. Ira che deflagra proprio nel loro decimo album, il disco più sottovalutato dei nostri (insieme al parimenti assoluto The Final Cut), pubblicato in piena epoca punk, quando i Floyd sono visti come un pugno in un occhio dalle giovani generazioni traforate di spille da balia. Ma diciamolo una volta per tutte, con buona pace di coloro che indossavano t-shirt con scritto “I hate Pink Floyd”, se c’è un album visceralmente e schiettamente no compromise è proprio quello realizzato dai Floyd nel ’77.

Animals non è ampio, non è carezzevole, non è levigato, non è spaziale. Animals si fa catalizzatore di tutto il disagio e l’incazzatura accumulati, trasuda malessere in ogni nota, è denuncia sociale, pugni in faccia, sporcizia e bastonate. L’umanità ridotta a cani, pecore e porci, una delle più incisive invettive contro la debolezza degli uomini pronti a farsi sopraffare dal più scaltro. E la musica segue questo istinto: cruda, acida, ma non in senso psichedelico, lascia in bocca un gusto acre. Animals è stridente, mai ruffiano, nichilista all’eccesso. Roger Waters è più furioso che mai, da una parte è certo che l’umanità sia alla frutta, che meriti in pieno di essere schiavizzata da cani e porci, dall’altra cerca un riscatto, si augura che la musica possa ancora essere utile a trasmettere speranza, a diventare arma di rivoluzione. Per questo sua afflato Animals si distingue dagli altri dischi, bellissimi, piacevolissimi, ma non così infuocati, non con così tanta forza dentro, quella che Roger Waters continuerà fino a oggi a trasmettere al suo pubblico.

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ROGER WATERS IN ITALIA NEL 2023! – “THIS IS NOT A DRILL” A MILANO E BOLOGNA!


Come annunciato da PinkFloydItalia, la prossima primavera Roger Waters suonerà il suo This is not a drill anche in Italia – al momento Milano e Bologna, ma è lecito sperare anche Roma?
Il cuore batte forte, e intanto proviamo a ragionare sul joke verbale di Roger riguardo al suo addio… Ringraziando gli dèi, non si arrenderà mai!
In basso la registrazione del gig di Minneapolis, così, giusto per capire di cosa parliamo.

Alla fine, è arrivato l’annuncio ufficiale: il discussissimo tour “This Is Not A Drill” di Roger Waters, dopo l’America, arriverà anche in Italia!

I concerti di Roger Waters, sono sempre “senza compromessi”, uno spettacolo cui sarà difficile rimanere indifferenti, quindi, se quando il tour sarà in Italia, voi “non sarete al Bar“, scrivetelo nei commenti! Inoltre, la nuova grafica a supporto del tour europeo 2023 fa riferimento al “suo primo tour d’addio in assoluto” – fate come volete, ma un tour d’addio non viene mai normalmente definito il “primo in assoluto” di una persona! Forse si tratta di uno scherzo di Roger, oppure non è un vero tour d’addio?

The Sisters of Mercy – Comfortably Numb/Some Kind of Stranger


Un esperimento che, devo dire, non è per niente balzano, e poi “Some kind of” è sempre un brano di struggente cupa bellezz.

“SQUARING THE CIRCLE”: THE STORY OF HIPGNOSIS – IL TRAILER | PINK FLOYD ITALIA


Su PinkFloydItalia un post per segnalare un singolare documentario, riguardante la storia di HiGnosis, lo studio grafico responsabile di molte cover dei Floyd ma non solo: Squaring the Circle: The Story of Hipgnosis, 101 minuti diretti da Anton Corbijn.

I tre membri superstiti dei Pink Floyd hanno rilasciato nuove interviste, il che è quanto di più vicino a Roger Waters e David Gilmour ci sia mai stato negli ultimi anni. Nel corso del film, c’è più affetto personale per la brillante immaginazione di Thorgerson che per l’apparente maleducazione e la bruschezza di tutta la sua vita. È quindi buffo e significativo che il più grande difensore del carattere e della personalità di Thorgerson sia Waters, un uomo la cui irascibilità ha fatto storcere il naso a un po’ di persone nel corso degli anni. Ma Thorgerson ha fatto l’unica cosa che Waters non poteva perdonare, ovvero prendersi il merito dell’idea del maiale che vola alto sopra una zona industriale, cosa che il cantautore dei Floyd sostiene con enfasi essere sua, ponendo così fine a un’amicizia splendidamente irritabile.

Il film non è altro che una testimonianza dei budget assurdamente elevati delle case discografiche negli anni ’70, che non potevano essere spesi tutti in nastri analogici. “Squaring the Circle” è molto divertente quando si addentra nelle copertine degli album, che magari riconoscete ma a cui non avete mai pensato per più di tre secondi. Come la copertina di “Wings Greatest”: Sapevate che Paul McCartney ha fatto portare in elicottero una statua da lui acquistata sulla cima di una montagna per le riprese? Il risultato: qualcosa che all’occhio moderno sembrerebbe essere stato realizzato in PhotoShop in 10 minuti. Poi c’è il servizio per una copertina di 10cc che prevedeva di trovare una pecora e un lettino da psichiatra e di metterli uno sopra l’altro… nelle acque basse di un lago. Powell rimane sconcertato per aver fatto tutto quel lavoro e poi l’immagine è stata perversamente ridotta da Thorgerson quasi alle dimensioni di un francobollo sul modello finito. Naturalmente, l’effetto dell’uomo in fiamme sulla copertina di “Wish You Were Here” è stato realizzato da un vero uomo in fiamme; anche oggi, quando non è possibile ingaggiare uno stuntman, l’idea di avere tutti gli effetti catturati con la macchina fotografica conferisce un intrigo continuo che nessuna copertina generata al computer potrà mai avere.

L’aspetto un po’ ironico è che il lavoro di progettazione di Corbijn è poco debitore nei confronti di Hipgnosis. Guardando le fresche interviste di “Squaring the Circle”, sembra di vedere una versione live-action di una delle sue iconiche immagini di band, in uno splendido e austero bianco e nero che è praticamente l’opposto della colorata giocosità di Hipgnosis, che di solito evitava del tutto le immagini di band (o, nel caso del debutto di Peter Gabriel, trovava modi interessanti per renderle irriconoscibili). Ancora più ironia: quando l’era di Hipgnosis viene ritratta come se stesse per finire, il principale sospettato dell’omicidio è MTV e i suoi spumeggianti artisti synth-pop dei primi anni ’80 – illustrati sullo schermo dai Depeche Mode, che molti aficionados del pop riconosceranno come la band a cui Corbijn è stato maggiormente associato nel corso dei decenni.

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