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Archivio per Pink Floyd

NICK MASON SAUCERFUL OF SECRETS: AGGIUNTA UNA DATA IN ITALIA! | PINK FLOYD ITALIA


Nuova data italiana a luglio per Nick Mason e i suoi Saucerful of Secrets, band che ritratteggia i primi lavori dei Floyd, fino a DarkSideMoon escluso; ora tra i gig previsti c’è anche Taormina il 12 luglio. Ecco l’elenco completo delle date italiane preso da PinkFloydItalia.

8 Luglio – Chieti – Arena la Civitella
12 Luglio – Teatro Antico di Taormina
14 Luglio – Ravenna – Palazzo Mauro de Andrè 
16 Luglio – Roma – Auditorium Parco della Musica
17 Luglio – Perugia – Umbria Jazz Festival Arena Santa Giuliana
18 Luglio – Brescia – Piazza della Loggia

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Pink Floyd – The Travel Sequence (1972)


Un brano dei Floyd che è sostanzialmente inedito, del periodo DarkSide, eseguito live prima che il disco uscisse e che, di fatto, serviva ai Floyd stessi per chiarirsi le idee sul contenuto del nuovo album; onda energetica di Prog, lievi ricordi delle antiche jam session improvvisate come Jazz che mostrano, invece, robuste strutture sonore di architettoniche inattaccabili. Meraviglioso…

Pink Floyd – Eyes to Pearls / Surfacing (2014)


Gli ultimi Floyd, quasi postumi. Magnifici, però, evocativi, al meglio della loro ispirazione tipica; l’animazione che li supporta è meravigliosa. Un grandioso testamento…

David Gilmour – Blue Moon


Un brano accreditato a David Gilmour, ma che non trovo da nessuna parte, non con questo titolo, non con questa melodia. In ogni caso, la chitarra siderale è plausibile e l’atmosfera è così floydiana che, chiunque sia l’autore e l’esecutore, è tremendamente bravo.

Pink Floyd – Green Is The Colour / Careful With That Axe, Eugene (1971-08-06)


Un’altra versio live di brani fondamentali dei primi Floyd. In Giappone, nell’agosto del ’71. Ascoltateli fino in fondo…

Pink Floyd – The Mortality Sequence (1972)


Traccia live, eseguita nel ’72, dai Floyd in odor di DarkSide. Si riconoscono almeno due brani ufficiali nel minestrone di suoni e suggestioni, e devo dire che preferisco molto di più queste sonorità a quelle che cominciano a essere un po’ levigate dal successo imminente oppure conclamato di TheWall, per esempio, con le felici semiparentesi di WishYou e Animals. Anyway, sono sempre i Floyd!

ROGER WATERS: NUOVA INTERVISTA PER “BROOKLYN VEGAN” | PINK FLOYD ITALIA


Su PinkFloydItalia una fluente intervista a Roger Waters, lunga e piena di politica, di sentimento, di bellissima voglia di fare e di non sottostare ai dettami di un potere rivoltante. Si parla poco dei Floyd, ma forse perché si sono sciolti nel reale, lo hanno contaminato.

Roger Waters ha avuto una delle più prolifiche carriere musicali dalla fondazione dei Pink Floyd, circa 55 anni fa. Dopo aver pubblicato Is This The Life We Really Want? nel mese di giugno del 2017 e dopo aver completato un incredibile tour mondiale di 157 date nel dicembre 2018, Waters, 75 anni, è più grintoso e forte che mai. Nel disco e nel tour più recente, Roger è stato circondato da un gruppo di musicisti per lo più nuovo e più giovane. Questo gruppo dal vivo ha creato un suono che nelle mie cuffie è risultato incredibilmente fresco. Non si vuol fare il confronto con dischi o formazioni precedenti, ma sono venuti meno vecchi e provati musicisti come Graham Broad, GE Smith, Snowy White e Andy Fairweather Low, rimpiazzati da musicisti come Jess Wolfe e Holly Laessig (Lucius), Bo Koster (My Morning Jacket), Jonathan Wilson (prolifico chitarrista e produttore) e Joey Waronker (Walt Mink, Beck, Atoms For Peace). Roger è stato in grado di coltivare un suono – giocando sui punti di forza di ogni membro – che ha creato un nuovo capitolo sonoro da aggiungere alla sua già straordinaria opera. Ho incrociato il tour di Us + Them tre volte; prima alla prova generale presso i Meadowlands (Meadowlands Arena, East Rutherford, NJ, USA, 21 maggio 2017, n.d.r.), poi a Barclays (Brooklyn, New York, 11 & 12 settembre 2017, n.d.r.) e infine a Hyde Park a Londra (7 luglio 2018). Ogni volta ci sono stati ritocchi e modifiche al suono che mostravano una band che, sebbene già al massimo, migliorava consapevolmente e si evolveva.
Roger Waters è un artista che ho riverito per quasi quattro decenni. Ho passato molto tempo a discutere e a lungo dei progetti di questo artista qui su Brooklyn Vegan. Quindi potete immaginare la sorpresa snervante che mi ha attraversato quando ho ricevuto una telefonata per chiedermi se mi sarebbe piaciuto condurre un’intervista esclusiva con lui; la sua unica intervista americana post-tour all’orizzonte. Ne è venuta fuori una conversazione di 90 minuti che ha coperto tutto, dall’Us + Them tour al suo ultimo lavoro in studio da solista, fino al suo attivismo e agli sforzi umanitari, nonché la sua propensione a fare da parafulmine per le polemiche. Non sono Dick Cavett (anziano conduttore televisivo, molto noto negli Stati Uniti, n.d.r.), ma grazie alla natura generosa e volubile di Roger, è stata una conversazione molto fruttuosa e rivelatrice.

 

Klaus Kinski: Una delle cose più interessanti per me, sia in studio per Is This the Life We Really Want, sia on the road, è stata la nuova band. È probabilmente una delle migliori formazioni della tua carriera solistica e mi sono chiesto come funzionasse con un gruppo di musicisti così giovane.
Roger Waters: Beh, sono contento che questa line-up ti sia piaciuta, come a me. Abbiamo fatto 157 spettacoli in tutto il mondo e mi mancano davvero. So che tutti quelli coinvolti nel tour stanno attraversando un periodo del tipo “che cazzo è successo?”, perché eravamo come una famiglia circense molto felice e quello che facevamo ogni sera… tutti hanno riconosciuto che era davvero speciale. Ora, il fatto che fossero più giovani e, beh, che ci fossero meno scarafaggi in giro – che non è una brutta cosa… non so, sono stati tutti adorabili, persone adorabili e sono tutti dei grandi musicisti. Può darsi che la ragione per cui ho deciso di cambiare i musicisti, in qualche modo ha avuto a che fare con la realizzazione del disco con tutti loro e con Nigel (Godrich). Ad esempio Joey (Waronker). Lavorare con lui in studio… Joey è molto tranquillo e il suo stile è completamente diverso da chiunque altro con cui abbia mai lavorato prima e ne sono rimasto molto colpito. E quindi questa è una delle ragioni per cui ho deciso di cambiare i musicisti dopo Desert Trip (Empire Polo Grounds, Indio, CA, USA, 9 & 16 ottobre 2016, n.d.r.). Anche se, ovviamente, a Desert Trip lavorai già con Jess e Holly (dei Lucius), che adoro, che hanno un enorme talento e che ho incontrato per caso perché ero stato al Newport Folk Festival (Fort Adams State Park, Newport, RI, USA, 24 luglio 2015, n.d.r.) alcuni anni prima. Sai, a Newport mi suggerirono: “Ehi! Vuoi utilizzare qualcuno di questi musicisti?”, “Sì, potrei utilizzare qualche cantante per i cori.” Mi dissero che c’era questa band, Lucius, così andai in rete perché non ascolto molta musica, quindi non avevo idea di chi fossero. Ma vidi “Go Home”, che è un video straordinario, bastano dieci secondi per dire “Wow!”

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