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Archivio per Pink Floyd

Nick Mason – Saucerful of Secrets / Set the Controls


Ieri segnalavo il primo resoconto dei Saucerful of secrets, la band tirata su da Nick Mason per celebrare le prime song dei Floyd; ecco qui sopra un altro pregevole e difficile pezzo eseguito al pub, di fronte a pochissime centinaia di persone. Fantastico…

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“NICK MASON’S – SAUCERFUL OF SECRETS” PRIMI CONCERTI A LONDRA | PINK FLOYD ITALIA


Ieri sera c’è stata la prima delle quattro esibizioni previste dei Saucerful of secrets, la band che Nick Mason ha riunito per suonare in piccoli pub londinesi i brani più significativi dei primi Pink Floyd. Ecco un rapido resoconto su PinkFloydItalia con relativi video del concerto. Great!!

Nick Mason non ha mai nascosto la sua voglia di tornare a suonare dal vivo, ma si è stufato di aspettare un’occasione a nome Pink Floyd, che non avverrà, quindi cosa fa? Si inventa un progetto tutto suo, crea una nuova formazione per suonare le canzoni dei Pink Floyd che più gli piacciono, quelle del primo periodo della band, non negli stadi, non nelle arene, ma nei piccoli pub londinesi, per una manciata di persone. Un’idea “folle” per alcuni, ma davvero bella e inaspettata.

Per i fan dei Pink Floyd la scaletta è da brivido: niente “classiconi” come Money, Wish You Were Hereo Comfortably Numb, ma vere e proprie perle dei primissimi anni della band dal 67 al 72, canzoni che, sinceramente, ho sempre sperato di ascoltare dal vivo.

Interstellar Overdrive, Astronomy Domine, Lucifer Sam, Fearless, Obscured By Clouds, When You’re In, Arnold Layne, The Nile Song, Green Is The Colour, Let There Be More Light, Set The Controls For The Heart Of The Sun, See Emily Play, Bike, One Of These Days, A Saucerful Of Secrets, Point Me At The Sky.

Pink Floyd – A Saucerful Of Secrets Live 1969 |Full HD|


Una performance dei primi Floyd, un concerto dell’ottobre ’69 tenuto in Germania che, a guardarlo ora, sembra performato dai Fields of the Nephilim, per l’alta densità di ghiaccio secco e per la catarsi espressa dalla band, simile a quella oscura e nefilide che sarà propria del gruppo di Carl McCoy.

Con Jugband Blues la vita psichedelica di Syd Barrett diventa una graphic novel | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di una bella graphic novel dedicata al folle genio di Syd Barrett: Jugband blues, titolo anche dell’ultima song che il Nostro cantò con i Pink Floyd nel secondo disco della band, nel ’68. La graphic novel di Matteo Regattin e Simone Perazzone edita da NPE, attraverso una narrazione ordinata ma psichedelica, ripercorre la vita di Syd Barrett e il suo progressivo scivolare nelle droghe e nella pazzia. Regattin racconta la vita di Barrett, che non fu solo cantante ma anche un pittore, con un albo cartonato dal formato orizzontale e disegni in un bianco e nero molto suggestivo e ricco di sfumature.

A volte, mentre il resto della band suonava un pezzo, Syd si andava a sedere vicino a un amplificatore, scordava le corde della chitarra sino a quando era impossibile suonare e stava per tutta la durata del concerto fermo ad agitare il plettro su una nota…

Roger Keith “Syd” Barrett, giovane pittore in erba nell’Inghilterra del secondo dopoguerra, ha una visione rivelatoria in mezzo ai prati della campagna inglese. Alcuni anni dopo, la band che ha fondato e battezzato con il nome di Pink Floyd Sound si ritrova all’apice della scena underground nella Swingin’ London degli anni Sessanta.

Syd, da studente d’arte, diventa l’incarnazione dello spirito dell’epoca: una figura in grado d’incanalare il flusso degli eventi e dargli una forma, per quanto provvisoria ed effimera. C’è sempre qualcuno che lo cerca, c’è sempre qualcuno che lo aspetta, c’è sempre qualcuno al suo tavolo o nel suo letto. La sua mente, iperstimolata, brilla come una foresta in fiamme.

Luca Forcucci – The Waste Land | Neural


[Letto su Neural]

The Waste Land di Luca Forcucci, uscita in cassetta e in digital download per la Crónica Electronica, prende le mosse da un invito a comporre una colonna sonora di venti minuti per un film documentario. Il compositore e sound-artista italo-svizzero menziona il seminale impulso di tale componimento, ma mantiene uno studiato riserbo sul divulgare ulteriori informazioni a proposito. Un simile atteggiamento si comprende, forse, proprio riflettendo sul fatto che a loro volta i sei minuti di field recording, ricevuti come documentazione dal musicista, non fossero accompagnati da nessuna nota e indicazione di sorta, funzionando però in maniera abbastanza sorprendente come un amplificatore di percezioni auditive, stimolando quasi una precisa narrazione, dei quadri visivi, qualcosa che si potrebbe definire come “un film mentale”. Si passa poi all’ispirazione di una miniera di carbone – questo ci è dato sapere a proposito della seconda composizione, “Voices from the Coal Mine” – e fra i fantasmi evocati dall’artista c’è anche idealmente Alvin Lucier, il compositore statunitense che più ha conferito dignità al concetto di installazione sonora. Forcucci è uno specialista in questo genere d’approccio ed è assai attento alle relazioni in gioco tra il suono e lo spazio, soprattutto di quelle che interagiscono in contesti indotti da precise tipizzazioni. Tutto ciò probabilmente non lo spinge ad esplicitare in maniera sempre diretta tali rapporti, evolvendo le metodologie site-specific in virtù più dei loro esiti poetici-formali che non degli aspetti documentaristici o relativi alle strutture linguistiche investite nel lavoro di ricerca. Il crinale fra queste operatività è molto labile e altrettanto sfumata è qui la resa dei suoni, spesso granulari, stratificati, risonanti e mutevoli, segnati da sequenze scure e intriganti. In “My Extra Personal Space” a fungere da idea-guida sono invece le derive urbane dei flâneur e l’intimismo baudelairiano, sensibilità che inaugurano “il moderno” nell’arte e nella conoscenza di matrice metropolitana: passages che oggi chiamiamo soundwalking, quando modulati in ambito auditivo e convergenti alla cattura di suoni anche naturali (la costa della Normandia in questo caso). Siamo di fronte ad esplorazioni sonore, dunque, che nel complesso coinvolgono l’ascoltatore in interessanti e avvincenti reportage sensoriali.

Gog, Magog & Barrett


Risalgono e risuonano strani riverberi antichi, quando la confusione si alzava oltre il limite della superstizione e qualsiasi vibrazione era mistificata dalle ignoranze.

David Gilmour – Shine On You Crazy Diamond


David Gilmour, nel suo gig del 2006 con accanto Richard Wright, performa Shine on you crazy diamond. Ed è un abisso di bellezza folle…

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