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Archivio per Pink Floyd

Pink Floyd – Pigs (Three Different Ones) – Live at Oakland


Una versione live di questo pezzo che surclassa ogni altra interpretazione successiva, pure quelle solo di Waters. Cosa abbiamo perso…

Lankenauta | Vorrei che tu fossi qui. Wish you were here


Su Lankenauta la recensione a Vorrei che tu fossi qui. Wish you were here, romanzo di Sergej Roić che si conferma come autore particolare. Ecco il perché:

Quanti di noi potrebbero dire, in tutta onestà, di non conoscere Wish you were here, il noto pezzo dei Pink Floyd del 1975 presente nell’omonimo album, di non averne mai canticchiato la celebre introduzione, con quel motivo ipnotico che sembra entrarti nella testa e non volerne più uscire, e sulla cui origine misteriosa verità e leggenda si mescolano, si confondono, di cui si dice addirittura che sia stata attinta da un altro mondo, nel passato o in un’altra dimensione?

Sergej Roić, scrittore di cui abbiamo apprezzato il recente Solaris. Parte seconda edito da Mimesis qualche mese fa, ne ha fatto addirittura il leit motiv per un viaggio straordinario nel corso del tempo (Sergej Roić, Vorrei che tu fossi qui. Wish you were here, Mimesis Edizioni, 2017, pp. 389), un motivo con cui accompagnare l’intera evoluzione dell’uomo, in pratica un archetipo culturale, “la melodia per eccellenza”, quella suonata all’alba dei tempi dall’artista albino su un flauto d’osso e riaffiorata più volte nel corso di migliaia d’anni, per incarnarsi con un’ultima, rivelatrice epifania nel brano della famosa band inglese e nella mente dei protagonisti del libro, grazie alla memoria collettiva condivisa da cui attingono.

Anche in questo caso, come è tipico dell’autore, ci troviamo dinanzi a un romanzo dalla natura poliedrica, dai mille volti, corredato di citazioni e ricco di suggestioni, che attinge alla filosofia e alla scienza, al mondo dell’arte e della musica, che alterna testo e immagini (metodo già presente in Omaggio a Paul Klee e che verrà approfondito in Solaris. Parte seconda con il ricorso alle illustrazioni di Renzo Ferrari) e nel quale frequentemente i piani temporali si alternano, si sovrappongono, con un ampio ricorso alle visioni della memoria. Si viaggia cioè da un mondo preistorico senza parole, in cui se c’erano non avevano ancora una forma a noi nota, quello di 35.000 anni fa (Il mondo non ha parole. È una distesa di conifere (ad alcune piante di alto fusto sarà dato questo nome), di cime anelanti luce e nel sottobosco di pigne. È un volo di calabrone, il passo dell’orso, la diga del castoro, la zanna del lupo.), a quello che vede la nascita di un primo, rudimentale linguaggio che possa descrivere e circoscrivere il mondo stesso, fino a quello a noi più familiare in cui vige la capacità di astrazione, il tutto seguendo un ideale filo conduttore tracciato appunto dal ricorrere nel tempo del refrain di Wish you were here (Cinque note discendenti, poi tre ascendenti come viene detto nel libro, Assomigliavano al passo spedito – ripetuto, sincopato – di un uomo in cammino.).

Nick Mason’s Saucerful Of Secrets – Astronomy Domine (Live At The Roundhouse)


L’entropia è stata colmata. La meravigliosa swinging London acida immortalata da Michalangelo Antonioni in BlowUp è ancora qui.

Pink Floyd – Atom Heart Mother (Live at St Tropez)


I Floyd a St. Tropez l’8 agosto ’70, mezzo secolo fa. Atom Heart Mother, ed è la bellezza psichedelica che sale…

PINK FLOYD: SPECIALE LIVE 8 | PINK FLOYD ITALIA


Sono passati quindici anni esatti dall’ultima esibizione, in assoluto, dei Floyd – sì, lo so, c’è stato poco altro ancora, ma avvenne senza Waters, durante un ricordo di Barrett. Su PinkFloydItalia un piccolo reportage con interviste alla band e altre curiosità, per ricordare un concerto che è entrato nella storia, nonostante fosse durato venti minuti.

Sono sicuro che ogni fan dei Pink Floyd si ricordi la sera del 2 Luglio 2005: quando arrivò l’annuncio (il 12 Giugno 2005) che i Floyd si sarebbero riuniti, insieme a Roger Waters, sinceramente ho pensato ci fosse un errore, invece dopo qualche verifica, quello che tutti aspettavano, è accaduto. Seppur per poco più di 20 minuti, il mondo ha smesso di girare, il tempo si è fermato, e chi ama profondamente i Pink Floyd sa di cosa parlo. In questo articolo, oltre al video integrale, riscopriamo le dichiarazioni dell’epoca e tutti i video correlati.

I Pink Floyd provarono per soli tre giorni prima del Live 8, il 28, 29 e 30 Giugno, ai Black Island Studios di Londra (oltre naturalmente alla prova generale ad Hyde Park), ed è stata la loro prima volta insieme dall’ultimo show di The Wall all’Earls Court del 1981. La scaletta del set fu stilata dieci giorni prima del gran giorno, il 2 luglio, al Connaught Hotel di Londra.

Sul palco, insieme a David Gilmour, Nick Mason, Roger Waters e Rick Wright, hanno partecipato Jon Carin (tastiere e voci), Dick Parry (sax), Tim Renwick (chitarre) e Carol Kanyon (cori). Lo show fu trasmesso in diretta da 182 Televisioni e 2000 network radiofonici. Al concerto di Londra parteciparono oltre 200.000 persone, i Pink Floyd si esibirono per penultimi, prima del gran finale con Paul McCartney, cui Gilmour, Mason e Wright si aggiunsero insieme a tutti i musicisti per “Hey Jude”.

DAVID GILMOUR: SPECIALE “THE COLOURS OF INFINITY” – 1995


[Letto su PinkFloydItalia]

The Colours Of Infinity è un documentario di Nigel Lesmoir-Gordon con Arthur C Clarke del 1995. È interessante sapere che la colonna sonora, a detta dei crediti, è a cura di David Gilmour, ma la realtà è che contiene alcune outtakes dall’album The Division Bell, quindi di fatto, è stata registrata nel 1993 da David, Rick e Nick. Tra queste, (come è possibile ascoltare all’inizio del documentario postato in fondo all’articolo) è presente ad esempio “Calling“, che sarebbe stata inclusa poi in The Endless River.

Se non volete guardare tutto il video, è possibile ascoltare anche solo alcuni dei pezzi strumentali della colonna sonora: 16 minuti e mezzo di musica accompagnati solo da alcuni brevissimi momenti di dialogo. Qui sono presenti 4 tracce, alcune delle quali compaiono nel documentario stesso e altre no. Il primo pezzo è un blues, dello stile di ‘Blues 1’ (contenuto nelle ‘Unreleased Track’ di ‘The Later Years – 1987-2019’), il secondo uno strumentale del tutto improntato a seguire la parte visuale del documentario, il terzo è simile a ‘Sum’ di ‘The Endless River’, e il quarto pezzo è stato presentato nel documentario del 1991 della BBC “Ruby Takes a Trip”.

PINK FLOYD: IL PUNTO SULLE VENDITE IN ITALIA | PINK FLOYD ITALIA


Su PinkFloydItalia viene citato un articolo di RollingStone in cui si analizza l’attuale successo di vendite in Italia dei dischi dei Floyd. Vi lascio alle loro parole:

Non fa più notizia, ma continua a sorprendere il fatto che nelle classifiche settimanali Top of the Music pubblicate dalla federazione dell’industria discografica italiana FIMI The Dark Side Of The Moon veleggi tuttora tranquillo in 54esima posizione. Un altro album dei Pink Floyd, The Wall, è risalito al numero 71 dopo essere uscito temporaneamente di scena con l’inizio del lockdown. I due dischi sono sempre richiestissimi sotto forma di vinile, rispettivamente al numero 3 e 7, in una graduatoria in cui compare anche Wish You Were Here (n. 19) e che Dark Side, neanche a dirlo, ha dominato a mani basse nell’arco di tutto il 2019. Attenzione: nessun altro classico del rock sopravvive oggi nella Top 100 degli album più venduti in Italia. Di Beatles e Led Zeppelin, di Bowie e Queen, di Genesis e Rolling Stones neanche l’ombra. Perché tutto passa e si affievolisce nella memoria, ma non i Pink Floyd. Amati dal pubblico italiano di un amore eterno, viscerale e incondizionato.

«È vero», conferma Patrizio Romano, che in qualità di Catalog & Strategic Director di Warner Music ne cura oggi il repertorio discografico in Italia. «Eppure, a differenza degli Zeppelin e di altri artisti storici, attorno a loro non è sorta un’industria del merchandising particolarmente sviluppata. Non hanno un logo inconfondibile come la lingua dei Rolling Stones. E in giro è molto più facile vedere ragazzini con le magliette dei Ramones che dei Pink Floyd». A chi amministra il catalogo della band inglese non serve neppure abbassare i prezzi dei dischi, come si fa normalmente con gran parte dei titoli storici, per cercare di smuovere il mercato e di stimolare la domanda. «D’accordo col management, mettiamo i titoli in promozione una volta all’anno e per due mesi soltanto», spiega Romano, confermando che tra il gruppo e l’Italia esiste un rapporto univoco, speciale. «I Led Zeppelin, per esempio, vendono meno qui che oltralpe. Mentre in nessun altro mercato europeo, Inghilterra esclusa, i Pink Floyd hanno un successo paragonabile a quello che hanno in Italia. Qui il loro catalogo si vende in media il 20% in più che in Germania e in Francia, i principali mercati continentali, mentre rispetto al Regno Unito siamo più o meno al 90%».

Ma perché i Pink Floyd, e loro soltanto? Qui si entra, inesorabilmente, sul terreno scivoloso delle congetture. Gioca forse a vantaggio del gruppo di Roger Waters e di David Gilmour il fatto di essere sempre stato estraneo al culto della personalità e alla mitologia della rock star. Potrebbe essere uno dei segreti della loro immortalità. Non avendo un frontman con il carisma di Mick Jagger, Robert Plant o Freddie Mercury, i Pink Floyd si nascondevano dietro alla musica e alle scenografie degli spettacoli dal vivo. Tanto che anni dopo il leggendario dj John Peel, ricordando le loro prime esibizioni, osservò che avrebbero potuto unirsi al pubblico in uno dei loro concerti senza essere riconosciuti.

A dispetto della loro antipatia per il termine space rock, la loro è musica che induce una sorta di stato trance, una sospensione spazio-temporale che tutti, più o meno consciamente, ricerchiamo. Musica perfetta per rilassarsi, per staccare dalla realtà quotidiana e per ‘viaggiare’ anche senza l’aiuto di sostanze psichedeliche (di cui gli stessi membri del gruppo, Syd Barrett a parte, hanno fatto uso saltuario e casuale). Tuttora circondata da un velo di mistero e da un’aura mistica che ha dato origine, da noi più che altrove, a un culto quasi religioso che ancora si tramanda di generazione in generazione.

ROGER WATERS: “TWO SUNS IN THE SUNSET” | PINK FLOYD ITALIA


Su PinkFloydItalia la segnalazione di una nuova cover di se stesso di Roger Waters, che reinterpreta Two suns in the sunset, ovvero l’ultima song che ha suonato nei Pink Floyd – un titolo che ora sa d’incredibile preveggenza.

“Ho avuto l’idea di realizzare un album di tutte le canzoni che abbiamo fatto come bis durante il tour di “Us & Them”. Abbiamo fatto prima “Mother”. Ho dovuto farlo da ‘remoto’ a causa di Covid 19. “Two Suns in The Sunset” è la seconda. Spero vi piaccia. Io la adoro. Che band meravigliosa sono.

Con Amore
R.

PS. Il fatto che permettiamo alle armi nucleari di esistere in un mondo controllato da sociopatici squilibrati è, di per sé, una disposizione squilibrata. Siamo in tanti, sono in pochi. Potremmo semplicemente dire di no a tutta la follia MAD (mutuamente assicurata distruzione). Ha senso zero ed è potenzialmente omicidio“.

Roger Waters – The gunner’s dream


Brano finale di Waters nei Floyd, ha una bellezza intrinseca inversamente proporzionale alle volte che è stato eseguito live. Basta ascoltarlo per rendersene conto…

Pink Floyd – Flaming – Remaster 2011


Ardente di modalità psichedeliche…

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