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Archivio per Pink Floyd

Pink Floyd – ‘Cinq Grands Sur La Deux’ Set The Controls for the Heart of the Sun


Una versione davvero coinvolgente, in alta definizione, come se fosse stata registrata ieri sera…

Pink Floyd – Obscured By Clouds / When You’re In (1973-03-17)


I Floyd nel loro bellissimo stare sul ciglio dell’abisso, pochi giorni prima del successo planetario di Dark Side

ROGER WATERS: DISPONIBILE “US + THEM” | PINK FLOYD ITALIA


Su PinkFloydItalia l’annuncio della disponibilità di Us+Them, il film sui concerti che Roger Waters ha tenuto in giro per il mondo un paio di anni fa.

Disponibile per l’acquisto “Us + Them“, il film di Roger Waters girato da Sean Evans e dallo stesso Roger Waters durante la tappe di Amsterdam e del Regno Unito. Evans utilizza le tecnologie digitali e audio più all’avanguardia per riprodurre una serie di esperienze visive, audio e sensoriali mozzafiato, catturando così le leggendarie esibizioni dal vivo di Waters e accompagnando il pubblico in un viaggio evocativo e ricco di suggestioni. Roger Waters dimostra di essere un musicista attivista e uno dei più appassionati commentatori politici del suo tempo. Ha dedicato la sua intera vita a combattere contro coloro che cercano di controllare le nostre vite e distruggere il nostro pianeta.

Nick Mason: “A volte penso a quanto ci siamo arricchiti con i Pink Floyd e lo trovo imbarazzante” | OndaMusicale


Su OndaMusicale lo stralcio di una recente intervista a Nick Mason, batterista dei Floyd, che rievoca gli inizi, i guadagni monetari, alcune imbarazzanti ammissioni.

Nel corso dell’intervista, Mason ha anche ammesso che i Pink Floyd negli anni ’60 hanno “seguito la corrente” del rock psichedelico, nel tentativo di sfruttare la crescente popolarità di quel genere per raggiungere il successo. “Ancora non riesco a capire come siamo riusciti ad arrivare a quel punto di sperimentazione estrema – ha detto il batterista inglese – ci consideravamo una band rhythm and blues che suonava delle hit. Era abbastanza divertente.”

“Annaspavamo – ha proseguito – volevamo essere un gruppo pop. Volevamo conoscere ragazze, darci alla pazza gioia e diventare famosi. Io credo che abbiamo seguito la corrente. Tutti quei talent scout delle case discografiche stavano cercando la prossima grande novità. A quanto pare le alternative erano la musica psichedelica o il reggae. Avreste dovuto sentirci suonare reggae. Era davvero orribile.”

Roger Waters – Us & Them (Live in Amsterdam, June, 2018)


Contro tutti i fascismi, legali o meno…

DAVID GILMOUR & ROGER WATERS: LE ORIGINI, I PINK FLOYD, LE CARRIERE SOLISTE | PINK FLOYD ITALIA


Su PinkFloydItalia la segnalazione di una pubblicazione che ai floydiani farà sicuramente piacere: David Gilmour & Roger Waters: Le origini, i Pink Floyd, le carriere soliste, a cura di Nino Gatti e Stefano Girolami.

Parliamo di una pubblicazione che traccia gran parte della storia dei Floyd, ma che va oltre quei confini, sia nel periodo precedente che in quello successivo, e aiuta a definire i contorni di questi due artisti di fatto molto diversi tra loro, ma che hanno caratterizzato l’ideologia e il sound della band in un periodo di 10-15 anni, donando alla sperimentazione musicale e alla diffusione della particolarità sonora, visuale e artistica un’aura unica, che tuttora fa scuola – e a cui devo gran parte della mia tensione narrativa.

Il libro ripercorre tutti i lavori e gli snodi biografici dei due artisti attraverso un appassionante viaggio fra le pieghe di due esistenze straordinarie, i cui confini oggi valicano ampiamente la luminosa storia dei Pink Floyd.

Una cravatta troppo stretta per Roger Waters, la cui carriera da decenni è salpata lungo approdi solitari; ma un abito demordé anche per David Gilmour, che nel tempo ha anche lui perseguito una personale carriera solista, fra dischi, tournée e infinite collaborazioni. Le pagine svelano, con medesima devozione, una doppia biografia, parallela o incrociata a seconda dei momenti: la storia comincia in calzoncini corti, ripercorre le tappe fondamentali dagli esordi ai tempi odierni e affronta tutto il mare magnum di progetti, concerti e cambiamenti epocali che hanno visto coinvolti, prima come band, poi separati, due dei più importanti interpreti della storia del rock.

Un lavoro che di entrambe le vite affronta tre fasi: l’infanzia, l’adolescenza e i primi passi che attraverso tortuosi percorsi schiudono le porte all’epopea Pink Floyd; la parabola del gruppo e gli snodi fondamentali dal 1967 al 1995; tutti i dischi solisti, i concerti e le tournée individuali, i progetti “extra Floyd” e le numerose collaborazioni dagli anni ’70 fino a oggi.

Nick Mason’s Saucerful Of Secrets – Remember a Day (Live at The Roundhouse) [Official Audio]


Splendida reinterpretazione di Rember a day, brano scritto da Richard Wright nei primi – non primissimi – Floyd, anno ’68, quando Barrett stava completando il suo volo. I Saucerful of Secrets di Nick Mason hanno fatto un lavoro stupendo…

GUY PRATT: NUOVA INTERVISTA PER “ROLLING STONE” | PinkFloydItalia


Su PinkFloydItalia è segnalata una lunga intervista a Guy Pratt, bassista di quelli che erano i nuovi Floyd e compagno di tour di David Gilmour e attualmente in pianta stabile nei SaucerfulOfSecrets di Nick Mason; è un po’ come dire che frequenta assiduamente e attivamente i Floyd da più di trent’anni…

Parliamo dei Saucerful of Secrets, allora. Nick ti ha stupito quando ha detto che voleva fare dei concerti?
L’idea è stata di Lee Harris, che è un vecchio amico. Vive in Francia ed è venuto a un concerto di Gilmour a Nîmes. «Perché Nick non fa un tour con il repertorio dei primi anni?». E io: «Bella idea, ma non lo farà mai». E invece l’ha trovato interessante e la cosa si è concretizzata piuttosto velocemente. Abbiamo provato due giorni in una sala orrenda e nel giro di sei settimane abbiamo fatto il primo concerto in un pub. Tempo due mesi ed eravamo in tour.

Ai tempi di Division Bell avevate i jet privati…
E invece eccoci ai DoubleTree by Hilton a fare colazione al self service. Ma Nick non è uno che si lamenta. Ama questo progetto e non ha mai suonato meglio.

Immagino sia un bandleader diverso da David.
È tutto più piccolo e Nick è un capo incredibilmente buono. Nelle giornate libere portiamo fuori a cena i tecnici. L’atmosfera è fantastica. Il mio assistente dice che il bus su cui viaggia è il più divertente di sempre.

Pensi che Dave farà un ultimo tour?
Potrebbe farlo. La domanda è: ce l’avrà un disco? Perché lui non è uno che va in giro senza un album nuovo. So che è stato molto produttivo durante il lockdown. Ha cantato quei pezzi online e scritto le musiche per il libro di Polly.

Come ti vedi fra cinque anni?
Spero di suonare coi Saucers e finire il mio secondo libro. Forse lo dovrei fare scrivere a qualcun altro. Mi devo forzare, scrivere non mi viene naturale. Insomma, voglio fare cose normali.

RECENSIONI: “NICK MASON’S SAUCERFUL OF SECRETS – LIVE AT THE ROUNDHOUSE”


Su PinkFloydItalia la recensione a Live At The Roundhouse, concerto di Nick Mason e dei suoi Saucerful of Secrets performato l’anno scorso alla RondHouse dove, nel 66, i Floyd esordirono con quel nome. Un estratto e, in fondo, un sample di cosa sanno fare.

Si comincia con Interstellar Overdrive, un brano davvero “carico” che – non so di chi sia stata l’idea – è stato farcito nella sua parte strumentale di rimandi a “the Embryo” e “the Narrow Way pt. 2”, una cosa spettacolare, una delle più belle versioni che siano mai state registrate. Si prosegue con “Astronomy Dominè“, anch’essa superbamente eseguita, non si sente la mancanza dei componenti originali. Poi è la volta di “Lucifer Sam“, qui la band prende coraggio e inizia a darci dentro, il brano inciso da Syd Barrett viene reso in un mood molto Rock n’ Roll, seguito da “Fearless” dall’album Meddle, ci sono anche i cori di “you’ll never walk alone“, questa versione è molto fedele all’originale, la voce di David Gilmour ovviamente è un’altra cosa ma è un’ottima performance. Da qui in avanti Nick Mason inizia a divertirsi davvero: il doppio “Obscured By Clouds / When You’re In” è una manna dal cielo per Nick, si sente che si diverte a suonarlo e sinceramente avrei voluto sentire questi pezzi live molte più volte, invece che trovarli solo nei bootleg del live del ’73. Questi pezzi sono molto potenti e averne una registrazione fatta così bene è uno spettacolo tutto da gustare. Poi arriva Remeber A Day, di Richard Wright: questo brano non è mai stato eseguito live dai Pink Floyd, ed è sempre stato considerato un brano minore, anche da Rick in persona, ed invece solo dopo la sua morte ci si è resi conto del potenziale, e qui infatti è davvero un bel brano. Persino David Gilmour e la sua band hanno eseguito la canzone durante lo show televisivo “Later… with Jools Hollandcome tributo al Rick

Richard Wright, il lato tranquillo dei Pink Floyd | OndaMusicale


Oggi ricorre l’anniversario della morte di Richard Wright, tastierista dei Floyd che tanto, in modo misconosciuto, ha donato al sound della band. Su OndaMusicale un commiato, e un po’ di fatti a ricordo…

Con Richard se ne andava un pezzo di storia della musica e tramontava ogni remota possibilità di reunion della band. Soprattutto, però, la scomparsa di Wright – dopo una breve battaglia col cancro – giungeva in un momento di rinascita del musicista inglese; Richard era quello che, tra i membri dei Pink Floyd, aveva più sofferto l’egemonia quasi dittatoriale di Roger Waters, tanto da abbandonare il suo ruolo di tastierista fisso da prima di The Wall.

Al mitico album del “muro” e alla successiva tournée, infatti, Richard Wright aveva partecipato esclusivamente come musicista esterno – anche se alla fine dei concerti era sempre a fianco della band per i saluti finali – per abbandonare completamente ogni attività col gruppo prima di The Final Cut. (leggi l’articolo)

Fu un periodo di gravi traversie anche personali per Wright, che in quegli anni si stava pure separando dalla prima moglie, tuttavia la sua militanza da esterno gli permise di togliersi un paio di soddisfazioni. La prima economica: essendo un esterno stipendiato dalla band, fu praticamente l’unico a guadagnare dal tour di “The Wall”, un grande successo ma tremendamente dispendioso; inoltre, fu l’unico a poter dire di avere suonato in tutti i concerti dei Pink Floyd, assieme a Nick Mason, essendo “The Final Cut” rimasto privo di qualsiasi performance live.

Quando – dopo una battaglia legale poco dignitosa – Gilmour e Mason rifondarono i Pink Floyd, Wright lavorò di nuovo da esterno in A Momentary Lapse Of Reason, per poi riprendere il suo ruolo ufficiale già dall’anno dopo, tanto che nel successivo The Division Bell (leggi l’articolo) Richard risulta autore di ben cinque brani.

Quella che ci rimane è la bella dichiarazione di commiato di David Gilmour, forse l’amico di una vita dei Pink Floyd più quieto: Nessuno può sostituire Richard Wright. È stato il mio partner musicale e amico. Nelle discussioni su chi o cosa fossero i Pink Floyd, il contributo enorme di Rick negli ultimi periodi con Roger Waters è stato spesso trascurato. Era un tipo così gentile, modesto e riservato ma la sua voce profonda e il suo modo di suonare erano vitali, magiche componenti del nostro riconoscibile sound. Non ho mai suonato con nessuno come con lui. L’armonia delle nostre voci e la nostra telepatia musicale sono sbocciate nel 1971 in “Echoes”. A mio giudizio tutti i più grandi momenti dei Pink Floyd sono quelli in cui lui è a pieno regime. Dopotutto, senza “Us and Them” e “The Great Gig in the Sky”, entrambe composte da lui, cosa sarebbe stato “The Dark Side of the Moon”? Senza il suo tocco pacato l’album “Wish You Were Here” non avrebbe funzionato molto. Nei nostri anni di mezzo, per vari motivi lui ha perso la sua strada per qualche tempo, ma nei primi anni novanta, con “The Division Bell”, la sua vitalità, brillantezza e humor sono ritornati e la reazione del pubblico alle sue apparizioni nel mio tour del 2006 è stata tremendamente incoraggiante, ed è un segno della sua modestia che quelle standing ovation siano giunte a lui come una grande sorpresa (sebbene non al resto di noi). Come Rick, non trovo facile esprimere i miei sentimenti con le parole, ma lo amavo e mi mancherà enormemente.”

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