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NeXT Hyper ObscureArchivio per Mario Santamaría
Emerald Black Latency, the technological latency of the green screen | Neural
[Letto su Neural]
Emerald Black Latency di Mario Santamaría è un progetto che esplora la rappresentazione e la dimensione materiale della circolazione dei dati su Internet, nonché l’aspetto speculativo di un oggetto reale, ma impossibile da percepire nella sua interezza. L’oggetto in questione è il Medusa Submarine Cable System, un’infrastruttura di telecomunicazioni in fibra ottica lunga 8.700 km che dovrebbe entrare in funzione nel 2026. Con l’obiettivo di migliorare la connettività nel Mediterraneo e di collegare l’Europa e il Nord Africa, questa nuova rete si unisce a un importante sistema sottomarino che trasporta il 98% del traffico Internet internazionale. La proposta speculativa di Santamaría comprende una serie di immagini tratte da un intervento dell’artista su Google Maps: una simulazione dell’interno del cavo Medusa – più precisamente, il segmento tra la costa di Sant Adrià del Besòs (Barcellona), dove si trova uno dei punti di ancoraggio costieri, e il Mar Balearico – che ha ricreato nel suo studio. Come un Méliès contemporaneo, l’illusione generata dalla rappresentazione di ciò che è inaccessibile si apre a questa nozione di latenza, evocata dal titolo del progetto. Una latenza “nero smeraldo” simile a uno schermo verde su cui possiamo proiettare, in un certo senso, l’immaginario moltiplicato di Internet – questo “schermo” diventa la rappresentazione metaforica del suo veicolo reale. Ciò riecheggia anche l’Aleph della mitologia borgesiana, quel punto in cui tutto coesiste simultaneamente e istantaneamente, e dove tutti i luoghi dell’universo possono essere trovati, senza fondersi, visti da tutte le angolazioni. Il contenuto di un ipotetico Google Maps molto avanti rispetto ai suoi tempi. Questo intervento basato sul web suggerisce anche un possibile attraversamento all’interno del cavo stesso, cosa umanamente impossibile dato il suo diametro inferiore al millimetro. In questo modo, Medusa riacquista l’aura del mito che le dà il nome: nipote dell’unione tra terra e oceano, si lascia vedere solo rinunciando alla vita. E paradossalmente, ciò che non possiamo vedere ci offre uno scorcio – attraverso la tecnologia digitale – di ciò che altrimenti rimarrebbe inaccessibile, latente e invisibile.

