HyperHouse
NeXT Hyper ObscureArchivio per febbraio 24, 2026
Never more
Il sostegno è una performance interiore da urlare competenze, sul tuo volto, mentre continui a entrare e uscire dai sogni e narrare elementi di cui ormai non ho più nozione, di cui non mi importa più nulla.
Lili Refrain :: Le interviste di OndaRock
Su OndaRock intervista a Lili Refrain; e c’è sempre qualcosa di misterioso e affascinante che riguarda lei, ancora da scoprire; un estratto:
La tua musica esplora diverse sonorità: tribali, droniche, blueseggianti che creano un sound tuo personale, come componi i pezzi generalmente?
Non ho esattamente una regola e non mi pongo dei limiti di genere. Mi piace lasciar confluire in totale libertà tutto ciò che ritengo adatto ad esprimere quello che sento in quel momento e questo può succedere in mille modi diversi. Alle volte mi metto semplicemente a suonare senza alcuna velleità e magari escono fuori cose che decido di fissare e di sviluppare. Altre arrivano totalmente da sé, da un sogno, da un’idea improvvisa, da un’immagine o una suggestione. Altre volte mi impegno proprio tecnicamente a vedere cosa potrebbe venire fuori se assemblo delle ritmiche e delle melodie in un certo modo, dipende…. Ogni mio brano è arrivato in modo diverso e ognuno di loro ha una sua storia.
L’approccio live penso sia molto importante per te in quanto è una sorta di performance rituale, come ti prepari?
La preparazione dei live arriva da tutti i giorni di lavoro che faccio quasi quotidianamente quando non sono su un palco. Quello che faccio dal vivo è abbastanza complesso da gestire, ci vuole una grande preparazione tecnica, fisica, un senso del ritmo chirurgico e una concentrazione ninja. E assolutamente, la dimensione live è quella che preferisco in assoluto di più! È molto più diretta di un disco, è un dialogo, una condivisione viva, e dal mio punto di vista l’impatto è decisamente molto più forte.
Suonando da sola tutti gli strumenti e dovendo gestire 5 looper diverse in tempo reale, senza computer o artifici che non siano la propria fisicità, ci vuole una gran preparazione ovviamente. Quindi passo la maggior parte del mio tempo a suonare e studiare affinché il mio corpo assuma la memoria muscolare che gli serve per poter gestire tutto senza troppe difficoltà e senza che la parte cerebrale intervenga troppo. Questo mi aiuta a veicolare il suono in modo molto più viscerale, perché in primis sono proprio io a vivermelo così, e lasciare che la ripetizione dei vari loop faccia il suo effetto di trance. Ci tengo molto che la tecnica abbia la sua parte ma non sia predominante, che possa apparire semplice (anche se non lo è affatto!) per lasciare che sia tutt’altro a comunicare.So che ‘Mana’ è dedicato alla disciplina del Kung fu. Puoi dirmi quando hai iniziato a praticare?
Mana è dedicato principalmente ai migranti, ai viaggiatori e a tutti coloro che attraversano confini e rompono barriere, e al Kung Fu in qualità di duro lavoro e di stato esistenziale per mantenere un equilibrio anche quando il mondo traballa. Ho iniziato a praticare nel 2017 con un caro amico che è anche il mio fonico, Stefano Morabito, devo a lui la scoperta di questo universo e al Si Fu Riolo la generosità nell’insegnamento dell’ Hung Gar. Il Kung Fu è una disciplina che ci si porta dietro nella vita di tutti i giorni e senza dubbio si è riversato tanto anche nella mia musica, sia a livello energetico che di fisicità, oltre al fatto che in Mana tra le molte percussioni suonate c’è anche il Taiko, uno strumento che viene suonato usando posture e forme che arrivano direttamente delle arti marziali.
Verso il Nulla senziente
Gli affetti sono estesi oltre il limite molecolare della presenza fisica, divengono empatie gassose come una senzienza inalterata dai reami tattili: fisica quantistica diviene espressione di uno stato etereo, verso il Nulla senziente.

