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Il limite come principio di creatività: “Al di là del difetto”, dialogo con Silvia Faieta – Roma Report
Su RomaReport la recensione alla Personale di Silvia Faieta, “1.1.2.3.5.8.13 – Al di là del difetto”, che si sta svolgendo in questi giorni a Roma, alla “Galleria291Est”; un estratto e poi l’intervista:
È una serie di opere scaturite dalla necessità di lavorare in una condizione di isolamento e precarietà, tra fornitori e negozi obbligatoriamente chiusi. “Abituata a una metodologia fondata sulla purezza del manufatto e sulla precisione formale – si legge nelle note della curatrice, Vania Caruso – l’artista sovverte la propria consuetudine tecnica e concettuale, assumendo l’imperfezione come principio generativo. Questo slittamento si configura al contempo come processo di trasformazione interiore e come rieducazione dello sguardo, in cui il limite diventa condizione di possibilità e il difetto matrice di nuove forme”.
La Mostra si sviluppa quindi secondo la sequenza di Fibonacci: un principio in grado di regolare tanto i processi di crescita naturale quanto l’equilibrio tra ordine e caos, trasformando l’imperfezione in un potenziale generativo inedito, una serie di opere scaturite dalla necessità di lavorare in una condizione di isolamento e precarietà, tra fornitori e negozi obbligatoriamente chiusi. “Abituata a una metodologia fondata sulla purezza del manufatto e sulla precisione formale – si legge nelle note della curatrice, Vania Caruso – l’artista sovverte la propria consuetudine tecnica e concettuale, assumendo l’imperfezione come principio generativo. Questo slittamento si configura al contempo come processo di trasformazione interiore e come rieducazione dello sguardo, in cui il limite diventa condizione di possibilità e il difetto matrice di nuove forme”.
La Mostra si sviluppa quindi secondo la sequenza di Fibonacci: un principio in grado di regolare tanto i processi di crescita naturale quanto l’equilibrio tra ordine e caos, trasformando l’imperfezione in un potenziale generativo inedito.Tra matematica e ingegneria, l’artista riconosce nel numero un simbolo rivelatore, in quanto ogni cifra reca con sé una vibrazione specifica, una qualità energetica che si traduce in forma, ridefinendo il concetto di “difetto” come principio di discontinuità generativa. Le dodici sculture in mostra (dodici ambienti ideali, progettati in serie e identificati come “luoghi” in progressione) esprimono i valori numerologici che le strutturano, quasi microcosmi impostati sulla geometria, la visione artistica e la sublimazione metafisica. L’utilizzo esclusivo del bianco e nero si configura qui come “principio di ricomposizione degli opposti”: le dodici poesie originali e la sonorizzazione di Stefano Bertoli contribuiscono a rendere particolarmente efficace un ambiente multisensoriale.

