HyperHouse
NeXT Hyper ObscureArchivio per febbraio 21, 2026
Approssimazioni
Ogni perfezione necessita di un grado superiore di raffinamento, altrimenti è stato di ricordi.
Nuovi contorni
Gli appigli sistemici sforano le dimensioni canoniche e ne creano accidentalmente altre, mentre gli abissi si deformano e acquisiscono nuovi contorni.
Anche l’Esegesi arriva negli Oscar Moderni | Fantascienza.com
Su Fantascienza.com la segnalazione di una nuova riedizione per quanto riguarda l’opera di Philip Dick, in uscita per Mondadori, collana Oscar Moderni: L’Esegesi, che l’autore “scrisse nel disperato tentativo di dare un senso alle visioni che ebbe nel febbraio e marzo del 1974. Non si tratta di un romanzo, ma di un libro piuttosto complesso e decisamente lungo (oltre ottocento pagine) che può avere senso leggere soprattutto se si è cultori di questo autore”. La quarta:
Nei mesi di febbraio e marzo del 1974, Philip K. Dick venne premiato, o maledetto, da una visione, una rivelazione sulla vera natura dell’universo che egli chiamò “2-3-74” e alla cui decifrazione dedicò il resto della vita, rintracciandone le premonizioni, tra l’altro, nei suoi stessi libri, a partire dai grandi romanzi fantascientifici degli anni Sessanta. Frutto di questo immane sforzo di interpretazione del visibile, dell’invisibile e del proprio sé è un corpus di oltre ottomila fogli, per la maggior parte manoscritti, che lo scrittore definì la sua Esegesi. Questo volume ne presenta una scelta, trascritta e organizzata sulla base del materiale trovato nella casa di Dick alla sua morte: un tentativo di sopravvivere a quella lacerante illuminazione, pieno di sofferenza, pietà, alieni con tre occhi e robot, viaggi nel tempo e dimenticati culti cristiani, messaggi radiofonici e l’essenza della tragedia, come solo una delle menti più brillanti, immaginifiche e originali del xx secolo poteva generare.
Emerald Black Latency, the technological latency of the green screen | Neural
[Letto su Neural]
Emerald Black Latency di Mario Santamaría è un progetto che esplora la rappresentazione e la dimensione materiale della circolazione dei dati su Internet, nonché l’aspetto speculativo di un oggetto reale, ma impossibile da percepire nella sua interezza. L’oggetto in questione è il Medusa Submarine Cable System, un’infrastruttura di telecomunicazioni in fibra ottica lunga 8.700 km che dovrebbe entrare in funzione nel 2026. Con l’obiettivo di migliorare la connettività nel Mediterraneo e di collegare l’Europa e il Nord Africa, questa nuova rete si unisce a un importante sistema sottomarino che trasporta il 98% del traffico Internet internazionale. La proposta speculativa di Santamaría comprende una serie di immagini tratte da un intervento dell’artista su Google Maps: una simulazione dell’interno del cavo Medusa – più precisamente, il segmento tra la costa di Sant Adrià del Besòs (Barcellona), dove si trova uno dei punti di ancoraggio costieri, e il Mar Balearico – che ha ricreato nel suo studio. Come un Méliès contemporaneo, l’illusione generata dalla rappresentazione di ciò che è inaccessibile si apre a questa nozione di latenza, evocata dal titolo del progetto. Una latenza “nero smeraldo” simile a uno schermo verde su cui possiamo proiettare, in un certo senso, l’immaginario moltiplicato di Internet – questo “schermo” diventa la rappresentazione metaforica del suo veicolo reale. Ciò riecheggia anche l’Aleph della mitologia borgesiana, quel punto in cui tutto coesiste simultaneamente e istantaneamente, e dove tutti i luoghi dell’universo possono essere trovati, senza fondersi, visti da tutte le angolazioni. Il contenuto di un ipotetico Google Maps molto avanti rispetto ai suoi tempi. Questo intervento basato sul web suggerisce anche un possibile attraversamento all’interno del cavo stesso, cosa umanamente impossibile dato il suo diametro inferiore al millimetro. In questo modo, Medusa riacquista l’aura del mito che le dà il nome: nipote dell’unione tra terra e oceano, si lascia vedere solo rinunciando alla vita. E paradossalmente, ciò che non possiamo vedere ci offre uno scorcio – attraverso la tecnologia digitale – di ciò che altrimenti rimarrebbe inaccessibile, latente e invisibile.

