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NeXT Hyper ObscureArchivio per Acusmatica
Marc Richter – Diode, Triode | Neural
[Letto su Neural]
È Le Parasite di Michel Serres, un testo difficilmente classificabile che risale al 1980, fatto di “dissimmetrie, innesti multipli e registri discorsivi tra loro incompatibili” a ispirare Marc Richter, raffinato sound artista che vive e lavora ad Amburgo, per la prima volta in carriera focalizzato su un progetto particolarmente astratto e space, composto da due lavori multicanale registrati rispettivamente presso l’antesignano INA GRM Studio di Parigi e nell’altrettanto accreditato ZKM Institute di Karlsruhe. Richter utilizza in Diode, Triode molta sintesi vocale, manipolando in maniera consistente i suoni utilizzati, tanto da renderli irriconoscibili attraverso ripetute distorsioni, che vengono combinate poi con suoni tradizionali ottenuti da archi, ance e percussioni, insieme ad altre micro-emergenze auditive che s’impongono all’ascolto. Insomma, se in passato la cifra stilistica di Richter era pregna d’una moltitudine di piccoli eventi sonori che andava meticolosamente a incastrare, adesso sembra arrivato il tempo di più strutturali interventi, di matrice cibernetica e visionaria. Sono soprattutto i cori di voci umane sintetiche ed elaborate a venare le ambientazioni d’un appeal postumano, lunare e inquietante, frutto di un consistente mutamento stilistico e d’una mai così accentuata ibridazione sonora. Il flusso delle due partiture è quello di un corpo sensibile, di una soglia, d’un improbabile luogo di relazione, passaggio, mediazione e scambio. Se cerchiamo un qualche collante, adesso, è proprio quello d’un respiro singhiozzante, incrinato e sopraffatto a prevalere. Del resto anche i frammenti vocali sembrano strani messaggi d’avvertimento, forse valori di borsa, sequenze di numeri casuali e nevrotici balbettii: un impasto linguistico, un’imbastitura che non è esattamente percettibile nel suo essere meticolosa (precisa) o solo (ad arte) ridondante. A volte arrivano degli accordi di piano o altre emissioni acustiche a riportarci a un mondo più consueto e materico anche se il dato principale è quello per cui “il parassita” è un operatore differenziale del cambiamento, che eccita lo stato di un sistema esattamente come Richter è capace di fare rispetto alla tradizione acusmatica.
Brian Kane – Sound Unseen: Acousmatic Sound in Theory and Practice | Neural
[Letto su Neural.it]
In un mediascape contemporaneo dove il “non visivo” sembra ancora essere una categoria privilegiata, possiamo
affermare che l’acusmatica – intesa come “l’esperienza di sentire un suono senza vederne la sua causa” – si affermi in quanto fenomeno decisamente rilevante. Dalle sue origini, nella pratica pitagorica di erogare lezioni nascosti da uno schermo, il termine è stato rilanciato nel 1960, in primo luogo dal romanziere Jerôme Peignot. L’acusmatica poi è stata praticata e teorizzata dal compositore Pierre Schaeffer nel suo concetto fondamentale di “oggetto sonoro”, che descrive un suono separato dal suo contesto indicale, completamente scollegato dalle sue origini grazie all’utilizzo di specifiche tecnologie di registrazione. Radio, dischi, CD o il telefono – ad esempio – possono anche essere definiti media acusmatici e in Film Studies, il termine acusmatica definisce suoni che sono percepiti ma per i quali nessuna delle cause che li ha generati è vista sullo schermo. In Sound Unseen, la definizione di Schaeffer è ripetutamente rifiutata da Kane, il quale argomenta che questa disconnessione rende i suoni acusmatici autonomi e quindi privi di “tensione” e “mistero”. Egli afferma che il suono [a]cousmatic è né soggetto né oggetto sonoro, né effetto, né fonte e né causa. “Invece, esso viene in essere nel complesso rapporto tra “effetto uditivo, causa e origine”. Ancor più, attraversa diverse discipline come la cultura sonora, la filosofia, il cinema e la psicoanalisi. In linea con questo, la metodologia di Kane è multi-disciplinare, analizzando una varietà di casi. Un esempio è “The Burrow” di Franz Kafka, un romanzo basato su un animale non identificato (simile a una talpa) che vivere nel buio e conta solo su non visti (acusmatici) suoni. Come Kane afferma poi: “il suono non rispetta confini, e nessuno fa il suono invisibile”.


