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Carmilla on line | Immaginari distopici contemporanei. Distopie e società digitale. Corpi, immagini ed emozioni
16 febbraio 2026 alle 20:21 · Archiviato in Cognizioni, Futuro, Letteratura, Oscurità, Passato, Recensioni, SF, Sociale, Storia and tagged: Alessandro Dividus, CarmillaOnLine, Charlie Brooker, Damiano Palano, Dave Eggers, Distopia, Federico Trocini, Francisco José Martínez Mesa, Gioacchino Toni, Liberismo, Manuela Ceretta, Sofia Orosz-Reti, Videogame
Su CarmillaOnLine la recensione di Gioacchino Toni a Immaginari distopici contemporanei, saggio di Manuela Ceretta, Alessandro Dividus, Federico Trocini che analizzano in profondità i motivi di esistenza della distopia nel nostro immaginario collettivo, e che depongono ancor più nella constatazione che si stanno vivendo dei tempi particolarmente bui; un estratto:
La massiccia presenza della distopia nella cultura contemporanea è da ricondurre alla difficoltà dell’essere umano di proiettarsi con fiducia nel futuro ed allo spaesamento che questo prova di fronte a un mondo in rapida trasformazione che fatica a comprendere. Gli autori e le autrici del volume muovono dalla convinzione che guardare agli immaginari distopici attuali in maniera acritica significherebbe rafforzare il senso di fatalismo con cui ci si rapporta, arrendevolmente, al deteriorarsi della realtà in cui si vive e in cui si vivrà, comprimendo ogni volontà collettiva di lotta in vista di alternative migliori. Insomma, nel privarsi di una visione costruttiva la distopia finisce per trasformarsi in un esercizio inutile, quando non addirittura controproducente.
Secondo Francisco José Martínez Mesa il pessimismo che alimenta gran parte delle distopie contemporanee deriva soprattutto dalla percezione di vivere in un mondo all’insegna dell’ingiustizia e privo di futuro. Secondo lo studioso, a spaventare non sarebbe un motivo specifico ma l’assenza di furto in sé e l’attrattività delle narrazioni distopiche risiede in buona parte nella loro capacità di proiettare il soggetto in situazioni altre e semplificate rispetto a quelle che vive nella quotidianità, dandogli la sensazione di riottenere il senso di controllo e di leggibilità. Pur adeguandosi, di volta in volta, alle differenti necessità degli individui che le fruiscono, le narrazioni distopiche contemporanee, secondo Mesa, assolvono principalmente ad alcune funzioni: critica, consolante, mitica e compensativa. Evidente nelle distopie novecentesche, in epoca recente la funzione critica tende invece frequentemente a fare da contesto all’agire dei protagonisti che si pongono come individui-imprenditori intenti a valorizzare i valori di libertà personale, leadership e autonomia piuttosto che farsi carico della necessità di mettere in discussione la realtà sociale in cui vivono e le sue premesse. Circa le funzioni consolante e mitica, sostiene Mesa, le recenti narrazioni distopiche, pur delineando scenari futuri cupi e negativi, non intendono tanto mettere in discussione lo stato di cose presente, quanto piuttosto mitigare le ansie e i timori individuali mostrandoli come parte di una sofferenza diffusa e inevitabile. La funzione compensativa, infine, muove da un pessimismo conservatore fondato sull’idea di ineluttabilità: ogni tentativo di modificare le cose rischia di peggiorare una situazione già di per sé decisamente critica.
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