21 Maggio 2025 alle 13:18 · Archiviato in Cognizioni, Cultura, Filosofia, Passato, Sociale and tagged: Atena, Divinità, Mitologia
Sul blog IrideDiLuce un post sulla dea Atena, divinità che imperversa in pieno patriarcato ateniese e che cerca di dare un po’ della dignità persa all’universo femminile; un estratto:
Nell’antica Atene , le donne non avevano vita fuori casa a meno che non fossero prostitute o fossero impegnate in attività religiose come le feste. Ogni divinità greca in ogni città-stato aveva il proprio culto (setta) ma il culto di Atena offriva alle donne posizioni di potere e autonomia in una città -stato che regolarmente le negava entrambe.
Nella mitologia greca, Atena è la dea della saggezza, della guerra, dell’artigianato domestico e della cucina, conosciuta con molti epiteti tra cui Atena Polias (“della città”), Atena Nike (“della vittoria”), Atena Ergane (“l’industriosa “) e Athena Promachos (“che combatte davanti”) così come altri. Potrebbe essersi sviluppata dalla precedente dea mesopotamica Inanna (anch’essa una dea guerriera e meglio conosciuta come Ishtar) ma, secondo l’antico mito greco sulla sua nascita, nacque completamente cresciuta dalla fronte di suo padre Zeus, re degli dei. Atena era la figlia prediletta di Zeus e tra le più apprezzate dai mortali di tutta la Grecia. C’erano santuari e templi dedicati ad Atena in molte città-stato, non solo ad Atene, poiché incarnava alcuni dei valori centrali della cultura greca: abilità nella guerra, saggezza nei propri affari, affari marziali e personali, coraggio, indipendenza, e la verginità femminile.
Atena era una devota vergine e uno dei suoi epiteti era Atena Parthenos (“la vergine” da cui prende il nome il Partenone, il suo tempio più famoso). Era anche conosciuta come Pallade Atena (“colei che brandisce le armi”) ed era in grado di difendersi dall’aggressione maschile. In una storia, Atena va da Efesto, il dio della fucina, per chiedergli di fabbricarle delle armi. Sopraffatto dalla sua bellezza, Efesto cerca di violentarla, ma lei lo respinge. Durante la loro lotta, una goccia del suo seme cade sulla sua coscia che lei rapidamente asciugò e la gettò sulla terra fertile, dando così alla luce Erittonio, un leggendario re di Atene, pur rimanendo vergine. Erittonio è il mitico fondatore della Festa Panatenaica e, a causa di un mito successivo, associa Atena al serpente.
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18 settembre 2024 alle 21:50 · Archiviato in Cognizioni, Cultura, Filosofia, Passato and tagged: Androgino, Antropologia, Apollo, Artemide, Atena, Carl Gustav Jung, Demetra, Dioniso, Giove, Hecate, Hermes, Johann Wolfgang von Goethe, John Milton, Károly Kerényi, Misteri Eleusini, Omero, Persefone, Prometeo, Robert Graves, Satana, Walter F. Otto
Su AxisMundi un interessante excursus sulla figura di Lucifero, vista attraverso le ère, l’antropologia di Robert Graves e la filosofia e, ovviamente, l’esoterismo e il culto degli dèi, in primis le figure femminili di Demetra, Ecate, Persefone; c’è molto altro in questo articolo, vi invito a leggerlo attentamente per valutare la potenze delle riscritture religiose che hanno un po’ cambiato il corso dei significati arcaici.
Noi oggi siamo talmente abituati a considerare il Lucifero della tradizione ebraico-cristiana come una figura prometeica al punto da aver smesso da tempo di indagare se questo sia l’unico modo possibile di concepirlo. Un’eredità, questa, che trova indubbiamente le sue radici nel Paradise Lost di Milton (1608-1674), il quale ci presenta Lucifero come un ribelle, un “anti-Dio” – come lo definì Kerényi nel secolo scorso – che sfida l’ordinamento precostituito e si rifiuta di sottomettersi a esso. Quando pensiamo al Titano Prometeo, infatti, la prima cosa che ci viene in mente è la sua sfida all’ordinamento olimpico di Zeus, un atto che da una parte segna la ribellione nei confronti delle leggi olimpiche e dall’altra lega indissolubilmente Prometeo all’umanità.
Ma chi era, esattamente, Prometeo? Kerényi (1897-1973) nel suo saggio Prometeo: il mitologema greco dell’esistenza umana ce lo introduce come una figura che ricorda “per analogia e per contrasto […] la concezione cristiana del Redentore”, in quanto da una parte il Titano sembra fare propria la causa degli uomini come nessun altro dio greco, e dall’altra si pone in netta opposizione al padre degli dèi venendo sottoposto per questa ragione a una atroce punizione. È a questa dicotomia che si rifà anche Goethe (1749-1832), che nella sua lirica Prometheus, tratteggia il Titano con modi più biblici-miltoniani che autenticamente greci: il Prometeo goethiano è infatti strettamente ancorato alla dicotomia biblica di mediazione miltoniana, e condensa nella sua personalità quei caratteri tipici del Satana/Prometeo romantico che si riducono a un “immortale prototipo dell’uomo quale il Ribelle simile agli dèi”. Un simile Prometeo non ha dunque nulla a che vedere con il Prometeo classico, che la tradizione greca ci informa essere figlio di Iapetos e della figlia di Okeanos Climene secondo Esiodo, di Iapetos e Chthon o Themis secondo Eschilo, e di Urano e una dea madre non meglio specificata secondo numerose altre tradizioni, con probabile riferimento a Gaia.
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