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Daniele Cascone / Darren Holmes – Inaugurazione mostra a Modica | Daniele Cascone


Mostra a Modica per Daniele Cascone, artista grafico del Connettivismo che è nostro amico praticamente da sempre. Daniele sarà il coprotagonista della Personale che si inaugurerà il 27 aprile alle 19.00 fino al 24 maggio, presso la Galleria Lo Magno in via Risorgimento n. 91/93.

Dal 27 aprile al 24 maggio la Galleria Lo Magno (Via Risorgimento 91) ospiterà una bipersonale di fotografia dal titolo “Daniele Cascone / Darren Holmes” degli artisti Daniele Cascone e Darren Holmes (inaugurazione domenica 27 aprile, ore 19.00).
I due artisti, l’uno italiano e l’altro canadese, esporranno una ventina di opere fotografiche recenti. Si tratta di tableau vivant dove i corpi diventano protagonisti, mentre sullo sfondo si materializzano segni astratti, linee ed elementi decorativi. La comune tecnica impiegata e le predilezioni per i medesimi soggetti consentono di rilevare analogie e differenze tra i due artisti.

«Holmes – scrive il critico d’arte Andrea Guastella – adorna le pareti di macchie espressioniste e di graffiti postmoderni, Cascone predilige i fondi scabri e muffiti di Saudek e, se proprio deve “dipingere”, ama farlo con corde e foglie secche appese come grappoli d’aglio o sculture mobili di Calder. Holmes è specializzato in effetti di luce spettacolari, Cascone in profondi chiaroscuri». Al primo sono più consoni gli ambienti «caotici, pieni e colorati come un barcone di migranti», le «inquadrature dirette, ironiche e teatrali» con i volti bene in vista, con riferimenti che vanno dai corpi disfatti e sotto tortura di Witkin e di Coplan al narcisismo ostentato di Samaras sino al montaggio surreale di Ballen. Il secondo, invece, predilige ambienti «piccoli e stretti», corpi senza volto collocati sui quadrati di una scacchiera. I riferimenti, in questo caso, sono ai nudi di Ingres o alle modelle di Avedon, di Horst, di Penn e nei nudi della Cunningham.
Insomma, per Guastella, «il punto di intersezione tra i due artisti sta più nel dizionario che nelle cose dette, più nella selezione di un certo tipo di immagine che nella sua articolazione».

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www.posthuman.it – Oculus – pertugio per l’orrore


Bella recensione su PostHuman a opera di Mario “Black M” Gazzola al film Oculus, che è nelle sale in questo periodo. Si tratta di un horror assai oscuro ma privo del sangue cui di solito si associa il genere. Vi lascio alle sue parole, a una selezione, per meglio illustrare di cosa si tratta; forse abbiamo a che fare col nuovo The others?

Il potere dell’occulta superficie riflettente (in realtà una porta verso l’Aldilà, sulla cui origine purtroppo nulla sapremo nel corso del film) è infido e micidiale: stende le piante, inganna le tecnologie e, quel che è peggio, le menti. Il regista ci impagina i fatti della serata in un sapido montaggio alternato con i ricordi dei due fratelli sulla fatidica notte della loro infanzia (ottimo il casting di Kaylie bambina, Annalise Basso, molto somigliante a Karen Gillan, cioè Kaylie grande). Procedimento che innesca un meccanismo di svelamento progressivo: un frammento alla volta, scopriamo cos’era accaduto allora e quindi il perché di certe situazioni, comportamenti o contrapposizioni fra i due fratelli oggi.

Ma, mentre la terribile notte avanza e la sovrannaturale minaccia spalanca ancora una volta le fauci della sua trappola, il ritmo si fa più serrato e le allucinazioni sempre più minacciose: potentissima quella in cui Kaylie cambia lampadine addentando una mela e, all’improvviso, si sente la bocca piena di cocci di vetro e sputa sangue.

I piani temporali si confondono: i ricordi diventano visioni, sempre più realistiche (se qui l’aggettivo ha ancora un senso), le visioni del passato deambulano per la casa incrociando i personaggi nel presente… la madre impazzita (Katee Sackhoff), il padre armato tornano dallo specchio a minacciare i figli adulti. I quali, scappando dagli orribili ricordi, hanno come degli improvvisi black out, da cui si risvegliano in posti/situazioni in cui non ricordano d’essere andati volontariamente, si mettono in pericolo da soli o si minacciano l’un l’altro inconsapevolmente.
Lo specchio si sta preparando a far di loro i prossimi killer/vittime del proprio nefasto influsso. Ma chi sarà stavolta a farne le spese?

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Giovanni De Matteo, “Sulle ali della notte” | The Omega Outpost


Bella recensione al nuovo lavoro di Giovanni “X” De Matteo, Sulle ali della notte, edito da DelosBooks. La recensione è a cura di Oedipa_Drake, e non faccio fatica a crederle quando afferma ma quanto è diventato bravo a scrivere Giovanni? Un estratto:

La storia, benché autoconclusiva e gustabile come stand alone, si inserisce nel mondo della Sezione Pi-Quadro, uno spin off che si focalizza sugli psicomanti, polizia segreta russa, e Kryuchkov in particolare.

Nella sua brevità, la narrazione è perfettamente compiuta, riesce a catturare l’attenzione con la sua componente di azione, intrigo e suspense, ma anche ad ammaliare grazie agli scorci descrittivi e gli zoom sulla complessa interiorità del protagonista.
Le due componenti – drammatica e descrittiva – si incastrano in perfetto equilibrio, rendono gli eventi e le emozioni estremamente vivide e tridimensionali, tanto che il lettore, coinvolto sempre più a fondo, si sente spettatore di eventi effettivi che le parole e l’immaginativa rendono reali e palpabili.
Ogni parola è una studiata tessera di un puzzle, che ha senso in sé, ci dice qualcosa di preciso, essenziale e mai ridondante, andando ad incastrarsi poi nell’insieme di più ampio respiro che è il racconto stesso.

Uno degli aspetti che maggiormente mi hanno colpito, poiché è cosa che adoro nei romanzi, è quello che chiamo resa emozionale delle descrizioni, dell’ambientazione.
Non c’è inquadratura fine a se stessa: oltre a plasmare l’ideale cornice degli eventi, i dettagli del worldbuilding o delle scene che De Matteo si sofferma a delineare, sono il puntuale correlativo oggettivo dell’interiorità del protagonista, in primis, e del vulcanico scatenarsi di trepidanti emozioni – dalla papabile tensione dei momenti di più fervida azione, alle pause, toccanti e profonde, che indugiano sulla psicologia e sul sentire di Kryuchkov – che la trama sa suscitare.

Solo show di Luca Cervini


Dal sito di Luca Cervini apprendiamo di una Personale che si svolgerà al Mia Fair di Milano, via Tortona 27, dal 23 al 27 maggio 2014. Ecco la locandina, qui può vada, è obbligatorio. Vi ricordiamo che Luca è uno degli artisti che hanno donato al Connettivismo e a Kipple alcune delle immagini più belle.

Dario Tonani • “WAR 2″, le prime pagine


Sul sito di Dario Tonani le prime pagine di War2, l’eBook secondo capitolo della saga WAR: due nuovi racconti di Military SF che seguono le gesta di un manipolo di militech a cavallo di novant’anni, dalla tundra russa al “viale dei cecchini” di Sarajevo. Per leggere basta cliccare qui, mentre per acquistare il libro – edito da MezzoTints - sappiate che il prezzo è di 2,49€ (Collana Raggi, 557 KB, in formato epub e kindle (senza DRM), 2,49 euro. Copertina di Daniele Gay).

«Non lo tengo, cazzo, non lo tengo!»

Calore rovente, aria irrespirabile, fumo.

Rudolf tossì, espettorando sulla consolle un bolo verdastro di catarro marcio. Strappò gli occhialoni dalla fronte e si passò una mano sul viso madido di sudore. Strinse le palpebre. La cabina era un frullatore, sentiva la carlinga vibrargli nelle ossa, pulsargli nelle ferite, strappargli le suture.

L’aereo imbardò e scivolò su un’ala, perdendo improvvisamente quota.

Era stato centrato dalla contraerea. Il Daimler-Benz da 1475 cv equipaggiato dal Messerschmitt Bf 109 era in fiamme,  borbottava, mentre l’elica perdeva colpi ruotando in modo irregolare, per grazia di Dio.

Non aveva scampo, nessuno lo avrebbe riportato a terra sano e salvo. Non questa volta.

«Cristosantissimo!» abbaiò di nuovo alla radio.

Il palmo cominciò a sfrigolare attorno alla cloche rovente, ma il Major Rudolf Ziegler vi si aggrappò anche con l’altra mano. Con i piedi puntati sul pavimento tirò con tutte le forze, nel tentativo di sollevare il muso del velivolo.

L’abitacolo era invaso da un fumo denso e nero, i vetri del cupolino spalmati di fuliggine. Rudolf torse il collo, rovesciò la testa all’indietro, guardò su, affamato d’aria e di luce. Niente, il cielo non si vedeva da nessuna parte. Era cieco. E gli mancava il respiro.

Tossì di nuovo.

Odore di carne abbrustolita e guarnizioni che andavano a fuoco. Filtrando da una crepa nel cupolino, uno spiffero gelido dissipò parte del fumo. A causa del calore, però, non c’era superficie metallica che si potesse anche solo sfiorare.

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Survivor


Le tue parole si stagliano sulla consueta curva d’apprendimento empatica. Nulla delle tue caratteristiche è compresa dagli stilemi del genio, sei soltanto un comunissimo ingegnere molecolare che sopravvive grazie al codice.

Significanza


Le infrazioni sono state rese palesi da un avanzato controllo software, movimenti collaterali di puro switch sintetico in grado di percepire ogni variazione semantica del continuum in brevi impulsi pregni di significanza.

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