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NeXT Hyper ObscureArchivio per febbraio 11, 2026
Recensione di Enrico Ravelli a “Il sigillo del dolore”, di Giovanna Repetto | KippleBlog
[Letto su KippleBlog]
Il nostro editore, Lukha B. Kremo, segnala su FB la recensione di Enrico Ravelli a “Il sigillo del dolore”, romanzo di Giovanna Repetto uscito nella collana Avatar di Kipple Officina Libraria.
Amo le distopie: le bramo, le cerco e quando le trovo le leggo con gusto! Intendiamoci, mi piacciono anche quelle super cupe senza un briciolo di speranza come “1984” e “Il Mondo Nuovo”, ma vado in brodo di giuggiole se la distopia del momento mi lascia un briciolo di speranza. Del resto, se avessi quarti di nobiltà mi piacerebbe avere come motto “Adda passà a nuttata”. Il Sigillo del Dolore di Giovanna Repetto non solo appartiene al secondo gruppo, brodo di giuggiole incluso, ma mi ha davvero incatenato alle pagine: era tanto che nella lettura notturna non facevo le ore piccole per leggere. Libro centrato sui personaggi, sui loro caratteri e sulle loro interazioni, più che sul worldbuilding che comunque rimane affascinante nella sua lucida e funzionale essenzialità.
5 stelle per un libro che meriterebbe tanti, tanti altri lettori.
LA QUARTA
In una società distopica, con una città-fortezza popolata da soli uomini e organizzata gerarchicamente e un villaggio fuori dalle mura dove sono segregate le donne, il soldato Zaion viene sorpreso privo del cilicio regolamentare. Punito e degradato, egli non sa o non vuole fornire una giustificazione plausibile né dare indicazioni sulla sorte dell’oggetto scomparso. I Superiori gli mettono alle costole un’ambigua Sentinella, Anton, con l’incarico di aiutarlo nelle ricerche ma soprattutto di esercitare una stringente sorveglianza. I destini dei personaggi s’incrociano in una partita dall’esito imprevedibile, dove l’amore e la morte sono le uniche carte disponibili, ma anche la posta in gioco.
Giovanna Repetto | Il sigillo del dolore
Kipple Officina Libraria
Collana eAvatar — Formato ePub — Pag. 180 – € 3.95 — ISBN 978-88-32179-59-0
Collana Avatar — Formato cartaceo — Pag. 174 – € 15.00— ISBN 978-88-32179-60-6
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- su Kipple Officina Libraria: https://bit.ly/3IthMGl
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Carmilla on line | Quando le fonti divergono. La profondità delle zone grigie. Intervista all’archeologo Andrea Augenti (parte due)
Su CarmillaOnLine la seconda parte di una grande chiacchierata di Valentina Cabiale con Andrea Augenti, archeologo che indaga le zone grigie della Storia, e dei reperti, dei ritrovamenti. Un estratto:
Andrea Augenti è docente di Archeologia Medievale all’Università di Bologna dal 2000. Ha condotto indagini in molti siti d’Italia. È autore di numerose pubblicazioni e membro della redazione della rivista Archeologia Medievale, della Società degli Archeologi Medievisti Italiani e della Society for Medieval Archaeology e Fellow della Society of Antiquaries of London.
Più volte hai parlato della zona grigia di non sovrapposizione tra fonti materiali e scritte o di altro genere. Ad esempio riguardo al Garbage Project, un progetto rivoluzionario di archeologia del contemporaneo, nato negli anni Settanta per volontà di W. L. Rathje, archeologo dell’università di Tucson. Gli archeologi per quasi trent’anni hanno studiato l’immondizia di determinati quartieri e famiglie, comparando poi i dati con quanto desumibile invece dalle fonti orali, ovvero dalle interviste ai membri di quelle comunità. E i dati non sempre corrispondevano. In particolare, le dichiarazioni sulle birre bevute a settimana risultavano in evidente difetto rispetto al numero delle lattine di birra ritrovate dagli archeologi nei bidoni della spazzatura. Per il medioevo ti viene in mente qualche caso eclatante di dati archeologici che hanno smentito quanto sapevamo dalle fonti scritte?
Un caso riguarda la città di Verona, per la quale abbiamo tre diverse fonti. Il Versus de Verona, un poema altomedievale, ci dice che Verona è una città splendida tutta costruita in pietra, con mura ricoperte di gemme, strade lastricate e al centro un labirinto da cui si esce solo seguendo un filo. Da quanto scritto si capisce che il poema è stato composto da qualche personaggio dotto imbevuto di cultura classica, forse in un monastero. Poi c’è l’Iconografia Rateriana, un disegno rinascimentale copia di un disegno medievale: è una veduta di Verona molto alla “romana”, con anfiteatro, chiese, templi, sembra quasi il plastico di Roma di Italo Gismondi. E poi, terza fonte, ci sono gli scavi archeologici, che ci mostrano una città che nel periodo altomedievale era ben altro: strade invase dal fango, case in legno che avevano sostituito le domus romane, ecc. Considero le zone grigie, ovvero quei casi in cui le diverse fonti divergono, l’aspetto più entusiasmante dell’indagine sul passato, e credo che analizzandole non sia necessario giudicare. Quelli dell’Iconografia Rateriana e del Versus de Verona non sono bugiardi o impostori. Piuttosto dobbiamo domandarci perché hanno rappresentato Verona in quel modo. Per loro l’idea di città prevaleva sul dato materiale. Non avevano il coraggio, la voglia, ma soprattutto la cultura per dire che la città in pietra era in rovina, che gli edifici crollavano, che si seppelliva tra le case e che c’erano enormi fosse di spoliazione e bisognava stare attenti a non cascarci dentro. Allo stesso modo i bevitori di birra di Tucson in Arizona non avrebbero mai detto che bevevano decine di birre a settimana, perché i valori della società nella quale vivevano sono altri. Lì, nella comparazione tra le due fonti, si può capire meglio la società americana degli anni Ottanta del XX secolo così come, guardando alla Verona altomedievale, si vede la mentalità degli abitanti della città in quel periodo, presa nella morsa della contrapposizione tra la città ideale e la città com’era realmente.
A Classe (Ravenna) c’è una situazione simile: Andrea Agnello, autore del Liber Pontificalis dei vescovi di Ravenna del IX secolo, dice che la città di Classe è distrutta; scrive ai ravennati di stare attenti, perché altrimenti, a causa dei loro comportamenti lascivi, condurranno la città in rovina come è capitato a Classe. Poi però a un certo punto si smentisce, perché dice che Classe fornisce un battaglione di armati all’esercito di Ravenna. E quindi non doveva essere così in rovina e deserta. Lo scavo archeologico ha in effetti dimostrato che Classe continua a vivere ben al di là della supposta morte.
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ODRZ – 100: è arrivato!
Mi è stato appena recapitato “100” degli ODRZ, il disco che celebra i loro 25 anni di attività industrial, sempre sul filo delle sperimentazioni più profonde, senza sconti, con gli occhi e le orecchie rivolte oltre ogni frontiera; essere loro ospite in questa grandiosa raccolta mi ha fatto davvero tanto tanto piacere, i nomi che sono presenti sul disco narrano di spessori espressivi e culturali enormi: ascoltatelo, è presente anche su BandCamp, poi acquistatelo 😉
Mega progetto in occasione dei 25 anni di ODRZ, nati il primo dicembre del 2000.
ODRZ100 è un’opera che contiene 100 brani. Ogni brano è stato realizzato collaborando con un artista ospite.
100 brani = 100 artisti nazionali e internazionali = 100 collaborazioni con ODRZ.
Un lavoro monumentale: oltre 8 ore di musica e parole, che ha impegnato il gruppo per un paio di anni e che non sarebbe stato possibile senza il supporto dei 100 ospiti che hanno tutti accettato con entusiasmo l’invito, inizialmente proposto ad artisti più vicini a ODRZ (collaboratori e amici di vecchia data) e man mano allargato a nuovi nomi fra passaparola e nuove scoperte.
Un lavoro eterogeneo, fra brani recitati, noise, musica concreta, ambient, richiami classici, sperimentazioni varie.
Nel suo insieme, il progetto risulta ricco di diversità espressive, schemi e stili compositivi.
In occasione di un traguardo così importante, ODRZ hanno deciso di far coincidere il numero del progetto facendolo corrispondere al numero dei partecipanti ospiti, tralasciando la numerazione progressiva tradizionale.
Il lavoro esce ufficialmente il primo Dicembre 2025 su etichetta TIBProd; un pieghevole 6 pagine fronte/retro in formato 7” con all’interno una usb card con tutti i 100 brani.
Performance degli Asphodelics, sabato 14 febbraio a Genova: “Persefone dei Melograni”, Ex Abbazia di S. Bernardino, Genova, 14 febbraio – SecondSeal
Persefone imprevedibile nella sua prevedibilità; estranea a se stessa, entra e rientra nell’universo intimo uscendone disuguale indifferente, infine nuova.
“Io sono Persefone”, enuncia lei nelle catabasi e anabasi delle scelte e illusioni, mentre sfoglia asfodeli, deglutendo arilli di melograni…
Sabato 14 febbraio alle 21.00 andrà in scena la prima della performance Persefone dei Melograni (sound di Stefano Bertoli, foto di Silvia Minguzzi, testo di Sandro Battisti); l’evento avverrà presso l’ex Abbazia di San Bernardino a Genova (Salita di san Bernardino, 15), nell’ambito della rassegna “Ancora Vivo II/I Anima e Psyche” curata da Realtà Acusmatica – qui l’evento FB – al termine di un lungo palinsesto che inizierà alle 16.00.
Anno I
Libro II
Capitolo I
Anima e Psyche
Livia Mondini
Ysmail
Milena Antonucci
Sandro Battisti
Droni Psichedelici di Team Hydra
Dr. Fungus
Reading di Lucianna Argentino
Musiche di Stefano Bertoli
Lukha B. Kremo (Accusatore del Principio)
Silvia Minguzzi (Immagini, Locandina)
Livia Mondini (Estenditrice del Principio)
Chløe Nøn (Persefone)
Silvia Ottobrini (Ecate & Performance)
Antonella Suella (Vocals & Demetra)
Team Hydra (Sounds)
IDDM – IceDry Dream Machine (Effetti)
Scritto e diretto da Sandro Battisti (Ade)





