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Archivio per febbraio 20, 2026

Celati da eoni


Una compressione di tipo analitico stringe la comprensione intima dei fonemi, delle parole, indicando gli archetipi cognitivi celati dagli eoni.

25 anni di “ODRZ”: intervista a Massimo Mascheroni – Pomeriggi perduti


Michele Nigro intervista gli ODRZ – in particolare Massimo Mascheroni – in occasione del loro ODRZ100; un corposo estratto:

Per festeggiare degnamente i loro primi 25 anni di attività, ben spesi tra registrazioni in studio e performance live, il collettivo musicale italiano ODRZ – composto da Massimo Mascheroni e Antonio Maione – ha pensato di uscirsene con un prodotto assolutamente originale (a partire dalla confezione, dal booklet-“lenzuolo” e dal pratico supporto scelto per l’occasione: non un CD ma una chiavetta USB in formato card) e rivoluzionario: una registrazione “ipertrofica” – etichetta TIBProd – contenente 100 tracks e ognuna di queste realizzata in collaborazione con un artista invitato dal duo di Osnago alcuni anni fa in vista dell’anniversario. Tra i 100 “prescelti” anche il sottoscritto (track n° 31) che ha intrecciato la propria voce preventivamente registrata – il testo letto è quello della poesia intitolata “Vestigia”, in seguito inclusa nella raccolta edita “Carte nel buio”) – con i suoni prodotti dagli ODRZ. Ma non tutti i brani del mega-album sono un mix di testo e musica: infatti le numerose collaborazioni che hanno dato vita al progetto si sono basate anche, se non prevalentemente, su incontri di tipo prettamente musicale.
Ma che musica fanno gli ODRZ? Post-industriale, noise e d’avanguardia, con un approccio corrosivo e fortemente sperimentale: a volte “disturbanti”, altre volte sorprendentemente melodici (come, per fare un esempio, nella traccia n°7 realizzata con Gerstein), gli ODRZ sono dal 2000 alla ricerca di un nuovo suono, di un nuovo concetto di ascolto che non si rifà a melodie o a una partizione tradizionale, bensì a uno sperimentalismo sonoro quasi sempre improvvisato. Una musica non-musica fatta di suoni (e rumori) industriali (industrial noise) con cui compiere una ricerca profonda nell’animo di chi la produce e di chi l’ascolta: un ascolto “scomodo”, non facile, non accogliente, volutamente respingente, che arriva quasi sempre a creare un’angosciante ambientazione post-apocalittica capace di mettere in evidenza le condizioni esistenziali dell’uomo contemporaneo. Perché questo è il mondo in cui viviamo: fatto di metallo, di elettricità, di disumanizzante produttività, di fabbriche rumorose, di suoni ancestrali ricavati da materiali moderni; tutto sta nel riconoscerli, nell’accoglierli come suoni “naturali”, di una natura artificiale che ormai fa parte della nostra carne e del nostro DNA. Ma tra questi suoni disumanamente umani ecco riaffiorare, come in un innesto transumanista, parole emesse da apparati vocali animali – i nostri -; frasi reiterate, giochi vocali che ricordano quelli dissacranti e anti-passatisti dei futuristi di Marinetti, ripetizioni a oltranza di concetti poetici come se si trattasse dei movimenti ossessivamente ripetuti di un macchinario industriale: verrebbe da chiedersi, anche la creatività letteraria è dunque parte della produzione meccanica dell’uomo contemporaneo? Forse il rumorismo degli ODRZ vuole suggerirci che l’apocalisse è già realizzata, è hic et nunc e la viviamo quotidianamente, e che c’è solo bisogno di chi la concretizzi in arte sonora, che la reinterpreti musicalmente per chi fa finta di non sentire o è da troppo tempo immerso in un suono postumano divenuto familiare.

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Dea cinese Nuwa: scopri l’antica divinità femminile della mitologia cinese | Iridediluce


Su IrideDiLuce un post sulla dèa cinese Nuwa, ancora una volta una figura di creazione del mondo umano declinata al femminile; ricorda molto gli dèi greci, ma anche quelli sumeri, e perché anche il dio biblico: solo che è un’entità femminile (com’è giusto che sia, aggiungo).

La dea Nuwa ha un grande significato nella mitologia cinese. È una divinità potente, nota per il suo ruolo nella creazione e per la sua stretta relazione con Fuxi. Nuwa è associata ai quattro pilastri, ha combattuto contro Gong Gong e ha svolto un ruolo cruciale nella riparazione dei cieli e nel mito del diluvio.
Nei primi giorni del mondo, dopo che Pangu ebbe separato il cielo dalla terra, Nüwa vagava per la terra appena formata. Le montagne si ergevano alte, i fiumi scorrevano liberi e gli animali vagavano per la terra, ma non c’erano esseri come lei. Sentendosi profondamente sola, decise di crearsi dei compagni. Raccogliendo argilla gialla dalle rive del fiume, plasmò delle figure a sua immagine. Mentre le posava a terra, prendevano vita, danzando e parlando, portando gioia a Nüwa. Questi furono i primi umani.

Il nome “Nüwa” (女娲) è composto da due caratteri cinesi. “女” (nǚ) significa “donna” o “femmina”, mentre “娲” (wā) non ha un chiaro significato moderno, ma si ritiene che sia un antico fonogramma. Il carattere 娲 è raro nel cinese di tutti i giorni e compare principalmente in contesti mitologici o religiosi. Alcuni studiosi interpretano 娲 come avente connotazioni legate alla fertilità o al principio femminile nella cosmologia cinese antica. Esistono anche collegamenti fonetici nei dialetti antichi con parole che indicano “avvolgere” o “torcere”, il che potrebbe essere rilevante data la raffigurazione serpentina di Nüwa.
Tuttavia, creare ogni essere umano individualmente richiedeva molto tempo. Per accelerare il processo, Nüwa immerse una corda nell’acqua fangosa e la fece roteare, creando goccioline che, toccando terra, formarono altri esseri umani. Si dice che coloro che forgiava a mano diventassero la nobiltà, mentre quelli formati dalle goccioline di fango diventassero la gente comune, riflettendo le prime nozioni di gerarchia sociale.

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Arriva al cinema Whistle – Il richiamo della morte | Fantascienza.com


Su FantasyMagazine.it la segnalazione – e recensione – di Whistle – Il richiamo della morte, film di  Corin Hardy:

Come anticipato da sinossi e trailer, il film ruota attorno al ritrovamento da parte di un gruppo di liceali di un antico oggetto atzeco. Incuriositi dalle incisioni presenti sull’oggetto, i ragazzi indagano assieme a un professore sulle origini del manufatto scoprendo che si tratta di uno strumento musicale realmente usato nell’antichità per evocare la Morte e infondere terrore nei nemici in battaglia. L’attrazione verso l’oggetto maledetto è tale che alcuni di loro scelgono incautamente di soffiarvi dentro e sfidare così la morte. Quello che non sanno ancora è che il suo suono terrificante e straziante porta con sé una maledizione inesorabile: chiunque lo ascolti anticipa nell’immediato l’ineluttabile appuntamento con il proprio tragico destino. In Whistle – Il richiamo della morte, ciò che non dovrebbe mai essere ascoltato diventa l’inizio di un incubo senza via di fuga e di un’inarrestabile catena di raccapriccianti eventi per i giovani perseguitati dalla Morte, evocata dall’oggetto maledetto e pronta a dar loro la caccia.

La chiosa della recensione:

Per i più equilibrati parlerei di un ibrido: un ottimo “slasher” soprannaturale con morti creative: ma che scavando un po’, si può trovare una riflessione sull’ansia di un futuro che sembra già scritta e sulla paura che le nostre azioni ci stiano dando la caccia.

Intrattenersi


Gli aspetti riflessi in un rivolo d’essenze e creatività si riflettono sulle onde della Volontà e della Bellezza, trattenendoti mentre respiri…

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