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NeXT Hyper ObscureArchivio per Vulcano Laziale
Catarsi senza nome
Ragioni sulle istintive estensioni psichiche, mentre passaggi sui rilievi del monte e rendi le visioni una catarsi senza nome.
Reso passeggero
Attraverso la via illuminata dalle idee, dalle percezioni e dal lastricato del percorso, lucente di una Volontà che mi trascende e rende passeggero…
Pantano della Doganella, origini e storia dell’antico lago | Nemora
Su Nemora ancora un’esaustiva ricerca storicogeologica sul Vulcano Laziale e su quello che ha lasciato fino ai giorni nostri, passando per le sue varie fasi di evoluzione, dall’imponenza della sua mole ai germi che hanno potuto generare una delle culture più longeve e impressive dell’intero pianeta: Roma. Si parla, in questo contesto, del Pantano della Doganella:
I Pratoni del Vivaro sono un altopiano verdeggiante delimitato a sud dalla catena del Monte Artemisio (939 m) e a nord dal Maschio delle Faete (956 m) e dal Monte Cavo (949 m). Lo spazio aperto e sterminato che li contraddistingue è fiancheggiato dall’ambiente magico del Bosco del Cerquone. A causa della sua collocazione, si tratta di un’area soggetta a fortissimi sbalzi di temperatura, con un’inversione notturna che in inverno arriva a superare anche i 10 gradi al di sotto dello zero. Proprio accanto a essi correva l’antico Passo dell’Algido, un crocevia fondamentale per i popoli del Latium Vetus, teatro dell’omonima battaglia combattuta dai Romani contro una coalizione formata da Volsci ed Equi nel 458 a.C. Collocati fra i tre comuni di Rocca Priora, Rocca di Papa e Velletri, i pratoni costituiscono una meta ambita in occasione dei classici pic-nic primaverili e un polo d’eccellenza per gli amanti dell’equitazione. Si tratta di un luogo suggestivo a qualsiasi ora del giorno e in tutte le stagioni, ma c’è un momento particolare in cui questo si trasforma in uno spettacolo in grado di tagliare il fiato. In autunno e in inverno, alle prime luci del mattino, imboccando la Strada Provinciale 18/c da Via Tuscolana e dirigendosi verso la Via dei Laghi, ci si trova immersi come in un quadro antico. Uno strato di nebbia densa avvolge le sagome dei cavalli allo stato brado, che brucano il manto erboso. L’ambiente è illuminato da una luce soffusa, che accende la vegetazione. Si attraversa il cosiddetto Stradone del Vivaro intrappolati fra i picchi del Monte Artemisio da una parte, e le praterie interrotte dal querceto dall’altra, in un’atmosfera immobile e surreale. Viene voglia di accostare l’auto al bordo della strada, aprire la portiera e camminare in quello scenario senza meta, fino a perdersi. Suggendo ogni particella di quella bruma, dissolvendosi nelle pieghe del Tempo e sondando ogni segreto che l’altopiano e il suo antico lago, oggi il Pantano della Doganella, custodiscono gelosamente.
La storia del Lago della Doganella (spesso confuso con l’antico lago Regillo, di cui abbiamo parlato in questo articolo) è indissolubilmente legata all’imponente attività del grande Vulcano Laziale,il quale ha modellato nel tempo il paesaggio dei Colli Albani. Questo complesso vulcanico è stato attivo per un lungo periodo, da circa 600.000 a 20.000 anni fa, e la sua evoluzione si è articolata in tre fasi principali:
- La Fase Tuscolano-Artemisio, la più antica e imponente, si è verificata tra 600.000 e 350.000 anni fa. Caratterizzata da massicce colate piroclastiche, tra cui pozzolane rosse, tufi pisolitici e pozzolane nere, che hanno depositato un enorme volume di materiale. Questa fase culminò con il collasso della parte alta del cratere, dando origine alla vasta caldera Tuscolano-Artemisio, ancora oggi visibile come una cintura di colline.
- La Fase delle Faete, tra 350.000 e 270.000 anni fa, vide la formazione di un vulcano interno più piccolo al centro della caldera.
- La Fase Idromagmatica, da 200.000 a 20.000 anni fa, fu segnata da violente esplosioni dovute all’incontro tra magma incandescente e acqua in profondità, processi che diedero vita ai laghi craterici di Albano e Nemi.
Le eruzioni recenti ai Colli Albani: un “mito” moderno – INGVvulcani
Tornando alla storia geologica dei Colli Albani e del suo Vulcano Laziale, un interessante articolo di un po’ fa riguardo alla storicità o meno delle eruzioni; l’articolo è su INGVulcani.com ed ecco l’incipit:
Fin dal XIX secolo è stato ipotizzato che in tempi storici si fossero verificate eruzioni ai Colli Albani, il distretto vulcanico che sorge 20 km a sud-est di Roma. L’episodio prodigioso riportato dallo storico latino Tito Livio che, nel racconto degli eventi connessi con la vittoria del re Tullo Ostilio sui Sabini (VIII a.C.), riferisce di “piogge di sassi sul monte Albano”, era considerato una chiara testimonianza dei fenomeni eruttivi.
Più recentemente, tuttavia,la lava del Monte Pila (attualmente noto come Monte Cavo, Figura 1) è stata datata con il metodo 40Ar/39Ar e ha rivelato un’età di 265.000 anni. Non può essere questo, evidentemente, l’edificio vulcanico al quale attribuire l’ipotetica eruzione testimoniata dallo storico latino. Più recentemente, tuttavia, la lava del Monte Pila (attualmente noto come Monte Cavo) è stata datata con il metodo 40Ar/39Ar e ha rivelato un’età di 265.000 anni. Non può essere questo, evidentemente, l’edificio vulcanico al quale attribuire l’ipotetica eruzione testimoniata dallo storico latino. Leggi il seguito di questo post »
Gli ascolti
Aperti i socket dimensionali, da lì fluisce ogni refolo che ti colpisce così profondamente, perché sei disponibile, in ascolto, immenso nella tua comprensione.
Sequenza criptata
Mentre cammini nel pantheon arcaico dismesso compresso, la chiarezza degli eventi si apre come uno scrigno cibernetico cui hai applicato la giusta sequenza criptata.
Forge of Dragons
Lasciate perdere i draghi, ma quello che al momento m’intriga di questa immagine è l’immensa montagna che esplode: Vulcano Laziale.
Vulcano Laziale: dove si trova, ultima eruzione, storia e rischi terremoti per i Castelli Romani e Roma – Castelli Notizie
L’argomento “tellurico” è nelle mie corde da un bel po’; abito da un altro po’ in un territorio tellurico, lo sento, ne vivo le vibrazioni, le suggestioni, e visitando i luoghi qui intorno pian piano escono fuori i dettagli, così che connettere i punti diventa oltre che un gioco anche una necessità. Il Vulcano Laziale credo sia uno degli epicentri di questa narrazione che scopro pian piano, forse il più importante, l’aspetto che ha permesso la storia di Roma, tanto per dirne una, poiché esplodendo in forme piroclastiche – tipo Pompei, capiamoci – in un periodo che si è protratto da 600.000 fino a 36.000 anni fa, ha dato le possibilità fisiche al territorio di diventare storicamente quella culla di cultura e imperialismo che si è allungata su molto del mondo euroasiatico antico, fino a oggi sul resto del globo.
Il Vulcano Laziale si stima fosse alto un circa 3.000 metri; ora, dopo tutte le esplosioni e colate laviche che si sono succedute, il punto più alto si ferma appena sotto i 1.000 metri. Ma quello che più sconvolge è l’attuale mancanza di massa cubica del monte: tutti i Castelli Romani indugiano su quella che era la caldera del vulcano, ed è immensa, il vuoto di quella massa enorme di terra chiama come un urlo nella notte e la presenza di due laghi – Castel Gandolfo e Nemi – non fa altro che aumentarne lo spaventoso fascino; CastelliNotizie pubblica ora un articolo che è un po’ un riassunto non troppo tecnico di tutto quel che si sa o che si suppone sapere sull’argomento, e invito a leggerne i contenuti perché alla fine quel che risalta è la nostra stessa storia, intesa in senso italico e non solo, vista l’importanza che da sempre Roma assurge nell’ambito italiano e, lasciatemi dire, mondiale. Buona lettura.



