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Intervista a Giorgio Galli: esoterismo, cultura & politica – A X I S m u n d i


Su AxisMundi una bella intervista di pochi anni fa al recentemente scomparso Giorgio Galli, in cui vengono tracciate le rotte culturali, cultuali, sociopolitiche ed economiche di questi decenni, che ovviamente affondano nell’humus fantastico del passato, a volte anche remoto. Vi lascio ad alcuni piccoli stralci, ma ovviamente l’invito esplicito che vi faccio è quello di leggere attentamente tutta la chiacchierata, troverete delle belle sorprese.

Come interpreta il ritorno di interesse verso tematiche di tipo esoterico nel cuore dell’epoca post-illuminista e positivista?

Credo che una risposta non si possa dare che in termini di probabilità. Penso che ciò che definiamo esoterismo sia un deposito di antiche culture che hanno percepito, sia pure in modo confuso, un modo di rapportarsi con la realtà che aveva degli elementi di validità, che sono stati del tutto accantonati dalla rivoluzione scientifica ma che probabilmente sono insiti, per così dire, in un modo particolare della natura umana di approcciarsi con la realtà. Questo non vuol dire che non sia valida l’impostazione della rivoluzione scientifica, coi grandi risultati che ha dato. Ma probabilmente ci sono modi di interpretare la realtà irriducibili a quelli della scienza (basata sull’esperimento, sulla verifica e sulla ripetibilità dell’esperimento), altri paradigmi, insomma, rispetto a quello positivo. Basti pensare al ruolo dei miti e delle leggende e al peso che hanno avuto nell’evoluzione dell’uomo. La mia interpretazione è che questi modi siano talmente forti e radicati da riuscire a resistere alla prima ondata della scienza – quando questa cercava di spiegare tutto, sommergendo così gli approcci “esoterici”. Via via questa ondata è diminuita di intensità (basti pensare al venir meno, nella scienza odierna, dell’onnipotenza del positivismo, con l’effetto che gli stessi scienziati sono ben consapevoli dei loro limiti). Ebbene, dopo la crisi della fiducia seicentesca, culminata nell’Illuminismo del Settecento, questo modus operandi definito esoterico, componente fondamentale dell’essere umano – pure con la sua carica di ingenuità e di approssimazione, naturalmente – tende a riemergere. Io credo che questa sia una possibile spiegazione.

Qualcosa è andato perduto, insomma?

È venuto meno, appunto durante la prima ondata di ottimismo di una scienza che pretende di spiegare tutto in maniera esaustiva, un modo diverso di confrontarsi con la realtà, riemerso a seguito della crisi delle “sicurezze” scientifiche. Questa è un’ipotetica spiegazione – altrimenti si cadrebbe in contraddizione. Ad esempio, non si spiegherebbe perché il grande salto in avanti della fisica quantistica sia avvenuto nella Germania a cavallo tra fine Ottocento e inizi del Novecento, in quella stessa Germania in cui ebbe particolare vivacità la rinascita astrologica e in cui si vide il fiorire di quegli approcci esoterici che si svilupperanno poi, peraltro, nel nazionalsocialismo. Molti degli scienziati che si occupavano di energia atomica – le cui ricerche portarono a supporre la Germania potesse disporre della bomba atomica persino prima degli Stati Uniti – credevano nella validità dell’astrologia. Ebbene, proprio in questo stesso periodo sembrerebbe contraddittorio assistere, da un lato, al grande sviluppo scientifico, dall’altro, al riemergere di queste altre culture. Se si pensa appunto a un’alchimia che prepara la chimica o ad una astrologia che annuncia l’astronomia, come spiegare questo ritorno di interesse? Sono impostazioni irriducibili ad un comune denominatore, entrambe molto forti, che periodicamente riemergono, spesso a seguito della crisi dell’altro paradigma.

Entriamo ora in uno degli argomenti a cui ha dedicato molti Suoi studi. A seguito di queste continue interferenze, come va configurandosi il rapporto tra politica, cultura ed esoterismo?

Sono rapporti piuttosto occasionali – su questo ho più volte insistito. Lungo la storia dell’umanità fino alla rivoluzione scientifica, i praticanti di quest’altro approccio, di quest’altra disciplina – fossero i veggenti, gli auguri romani, i profeti di Israele o gli astrologi ed alchimisti che facevano parte del normale staff del potere – erano del tutto integrati nella sfera politica. Questa continuità e normalità sono poi venute meno: i rapporti sono diventati occasionali. Non credo si possa dare una spiegazione globale della loro persistenza: avvengono in certi luoghi, per certe circostanze, attorno a certe personalità o filoni di pensiero. Sono poi molto variegati. Quello che provo a osservare è che il collegamento tra politica e scienze esoteriche non riguarda solo, come spesso è stato detto, i rapporti tra la cultura della Destra e l’esoterismo, ma che elementi di questo tipo si ritrovano in tutto l’arco del pensiero politico della modernità. Ho esaminato con particolare attenzione il liberalismo, apparentemente il più razionale in assoluto, all’interno del quale è possibile intravvedere questa atmosfera. Occasionalmente, certo, come già detto – non è certo usuale questo rapporto. Era normale una volta, quando auguri ed astrologi venivano interpellati regolarmente. Ora lo sono in una maniera eccezionale e circoscritta a determinate situazioni. Vero è però che l’astrologa Joan Quigley ha scritto un libro intitolato I miei sette anni come astrologa alla Casa Bianca per Nancy e Ronald Reagan (Carol Publishing, New York 1990), per esempio. Come lei stessa racconta, cominciò a lavorare alla casa Bianca non come astrologa ma per migliorare l’immagine di Nancy Reagan, considerata non all’altezza di essere la First Lady. Ebbene, come ho scritto in Esoterismo e politica (Rubbettino, Soveria Mannelli 2010), da quanto racconta questa astrologa e risulta poi confermato da membri della Casa Bianca, Reagan consultava questa signora, facendosi fare gli oroscopi, prima di incontrare Gorbaciov. Certo, è una circostanza occasionale, ma che testimonia il fatto che questo filone culturale abbia continuato a sussistere negli Stati Uniti. Nella cultura americana si arriva a Reagan anche attraverso la persistenza di questa impostazione. Il vicepresidente di Roosevelt, Henry Wallace, consultava a sua volta astrologi e credeva che l’astrologia fosse una disciplina scientifica. Sono però, ancora una volta, situazioni eccezionali. Rincorrendo il modo in cui si verificano queste circostanze, si possono ricostruire biografie di politici e di correnti di pensiero ed ideologiche. Ho raccolto molto materiale di questo tipo. Si tratta d’altra parte di un modello di analisi applicabile a ben altre realtà politiche, come vedremo: un giovane studioso, Francesco Dimitri, ha scritto un libro, Comunismo magico (Castelvecchi, Roma 2004), e poi un altro sulle case stregate. Poi si è messo a scrivere racconti: forse avrebbe potuto continuare ad approfondire questa tematica. Il nazionalsocialismo, in particolare, è stato il movimento nel quale questo fenomeno è più evidente. Ho raccolto molto materiale che sto organizzando in un libro che uscirà a maggio per Rizzoli sugli sviluppi politici del nazionalsocialismo e le presenze della cultura esoterica all’interno di quella europea. Tornando alla domanda, i rapporti tra politica ed esoterismo, una volta sistematici e continuativi, ora sono solo eccezionali. Ciò che si può fare è, di volta in volta, cercare di capire come e per quale motivo sia accaduto lì e non altrove.

Tornando invece al panorama americano, nei Suoi studi Lei parla spessissimo di Howard Phillips Lovecraft.

Lovecraft si definisce un materialista convinto. La sua celebre espressione “Cthulhu non è altro che un insieme di elettroni” pare deporre in questo senso. Però, e torno alla mia convinzione già spiegata prima, è anche attraverso scrittori come lui che riemergono quelle antiche culture che sembravano accantonate. Lovecraft si definisce un erede della tradizione scientifica, un materialista; tuttavia, un autore che cerca di raccontare ciò che racconta lui è evidentemente influenzato da quell’altro tipo di discipline già trattate, come questa rivista ha già messo in luce nel numero dedicato allo scrittore americano (N. 00/2011). Sebbene egli stesso facesse fatica ad ammettere questi influssi, ciò non toglie che ci siano stati. In Teoria dell’orrore (Edizioni Bietti, Milano 2011) Lovecraft si riconnette ad antichi popoli che avrebbero vissuto in Europa prima dei suoi attuali abitanti, collegandosi così alle leggende sul “piccolo popolo”, il “Little Folk”. Lovecraft era influenzato da culture di questo tipo, che tentò di far coesistere assieme alla sua appartenenza alla rivoluzione scientifica.

Un altro caso di coesistenza di modernità e premodernità, dunque…

Esatto. Anche a questo proposito, credo sia molto importante un librone che cito spesso, L’ascesa dell’individualismo economico di Luigi Ferrari (Vicolo del Pavone, Piacenza 2010). L’autore precisa che in ognuno di noi è presente una duplicità: da un lato siamo molto sensibili alle novità, dall’altro siamo consapevoli di portare con noi un antico retaggio che si manifesta in qualche modo, anche se non ne siamo coscienti. Ho appena letto un saggio sul quale Ferrari sta lavorando, nel quale Franz Kafka è indicato come uno degli autori nei quali si manifesta maggiormente l’incontro tra la nascita del moderno e la riscoperta di retaggi molto antichi. Lovecraft è dunque un’altra testimonianza del persistere di queste tematiche e riflessioni negli Stati Uniti. È una sapienza sotterranea quella cui attinge, un filo conduttore di cui spesso nemmeno è conscio, che non si riferisce a testi specifici o prodotti culturali storicamente accertati, un filone sotterraneo che continua a scorrere al di sotto del corso della storia.

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