HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per Ambient

Walls of Time (Shakuhachi & Ambient) ft. Rodrigo Rodriguez


Nel senzatempospazio di una fortezza antropica.

Days of new – a granular fm sound painting with the Humble Audio Quad Operator and MI Beads


Residui di radiazione psichiche di fondo.

Rojnski – Winter (dark ambient / full album)


Sulle onde di questo album “dark ambient” di Alexei Rojinski, dal titolo evocativo e intenso Winter, vi scrivo per l’ultima volta in questo 2021, e senza troppi giri di parole vi aspetto per tutto il 2022, tante sorprese e istantanee di un continuum in formazione, dove l’abisso siderale è una forma di vita.

Buon 2022 a tutti

Maurizio Bianchi – Armaghedon | Neural


[Letto su Neural]

Secondo l’autore stesso “la parola Armaghedon non deve mai più essere sinonimo di decadente distruzione” e invoca a tal proposito un nuovo ordine mondiale “teocratico”, promotore di una definitiva “liberazione neuronale”. Maurizio Bianchi, autentico mito dell’underground industrial noise, seminale sperimentatore, ripropone adesso per Verlag System e con il supporto dello Pharmakustik-studio, un suo album del 1984, colonna sonora di un film mai finito. Le atmosfere di Armaghedon sono decisamente oscure e l’incedere opprimente non sembra derivare da una partitura precisa. Molto del flusso sonoro è conseguenza delle tortuose modulazioni ottenute semplicemente utilizzando una Echo Machine. Quello che non manca, tuttavia, nell’estrema libertà da schemi precostituiti, è una forte tensione immaginativa, risultato del rimestare in precedenti e personali registrazioni, senza l’utilizzo di strumentazione aggiuntiva alcuna. Il personalissimo percorso musicale di Maurizio Bianchi è certo assai eclettico, attraversato da pause produttive lunghissime e poi riprese, un lavorio che affonda le sue radici nella fine degli anni settanta e nei primissimi anni ottanta, nelle subculture art-punk e nell’elettronica, non tralasciando ascolti più colti e pulsioni ambient-minimaliste, infarcendo il tutto di frequentazioni mail-art e spiritualismo. Le uscite discografiche e le collaborazioni con altri artisti si contano a fatica, tanto sono numerose e lo stesso maestro, milanese d’adozione, con difficoltà distingue fra materiali originali e ristampe di vario tipo, anche non autorizzate. Al contrario, nella sua ultradecennale militanza musicale mai Maurizio Bianchi si è esibito dal vivo: la sua è una musica che è complicato replicare, la cui struttura è definita precipuamente in funzione dell’uscita discografica, quasi sempre senza mai l’obiettivo di compiacere l’ascoltatore, di essere orecchiabile o piacevole. Sono due le tracce che vanno a comporre l’opera e nell’esclusiva ristampa di 300 copie le prime sono accompagnate da un’esclusiva foto Polaroid originale dell’epoca, scattata dallo stesso MB. Per oscure ragioni, l’LP originale fu distribuito solo un anno dopo la sua stampa e rimase indisponibile per molto tempo. Inoltre, la maggior parte delle copie originarie furono distrutte (probabilmente perché rimaste invendute). Questa è stata l’ultima produzione in vinile di Bianchi prima di una pausa durata otto anni, un viaggio nel rumore e nella saturazione dei suoni a testimonianza di una carriera e di una stagione senza pari.

Cluster Lizard – Star Corsair | Neural


[Letto su Neural]

La scintilla che ha dato origine a questo nuovo progetto dei Cluster Lizard – alias che Dmytro Fedorenko e Kateryna Zavoloka utilizzano già dal 2017, mentre adesso sono al loro terzo album sotto tali sembianze – è davvero diretta e incendiaria se rapportata al costrutto spesso assai complesso e mediato di altre e più concettuali uscite discografiche della coppia o dei due artisti considerati singolarmente. “Come potrebbero essere le colonne sonore dei nostri film preferiti?” si domandano i due esperienziati sperimentatori sonori e ai film che erano spendibili per una operazione di questo tipo sostituiscono invece un libro dello scrittore di fantascienza, filosofo e dissidente ucraino Oles BerdnykStar Corsair – non mutando poi tanto il concetto-chiave della seminale intuizione, scrivere cioè una colonna sonora per un’opera ritenuta dai due autori davvero appassionante e significativa. Oles Berdnyk, scomparso nel 2003, è uno dei padri della fantascienza ucraina: nonostante la sua carriera sia stata regolarmente interrotta dalle autorità sovietiche e sebbene la sua attività letteraria abbia attraversato differenti generi e temi, il suo lascito più significativo è stato proprio Star Corsair, opera sci-fi degli anni ’70, una trattazione piena di tensioni futuristiche e istanze libertarie, che solo adesso può mostrare a pieno il suo potenziale. Influenzati dalla visione di sviluppo personale insita nel romanzo, i Cluster Lizard elaborano una loro personale riflessione che coincide con una profonda trasformazione, visionaria e socialmente evoluta. L’idea principale del romanzo è che senza una libertà “interna” non sia possibile alcuna libertà “esterna”, parallelismo che in tempi d’oppressione e d’irregimentamento pesante – in epoca post guerra fredda – può divenire conseguentemente un manifesto cult di tensione utopica. I suoni utilizzati rendono appieno le atmosfere della lungimirante e provocatoria narrazione, sono carichi d’afflato modernista, profondi e grondanti speranze, evocativi e immaginifici. Tutto quello che di cibernetico ed astrale è nelle corde di Zavoloka e Fedorenko qui entra in gioco, atmosfere scure e misticheggianti, scienza e robotica, in una sovrapposizione di trame ed elementi compresi fra il minimalismo e la musica industriale, a cavallo d’intrecci dark ambient e pulsazioni cosmiche.

Anushka Chkheidze, Eto Gelashvili, Hayk Karoyi, Lillevan, Robert Lippok – Glacier Music II | Neural


[Letto su Neural]

Un viaggio condiviso fra le gelide montagne del Grande Caucaso georgiano, compiuto da artisti provenienti da Armenia, Germania e dalla Georgia stessa. Questo il presupposto di Glacier Music II, uscita particolarmente accurata che si deve alla Establishment Records, grazie anche ad un interessante libro in allegato, in copertina morbida e di alta qualità, stampato in Lettonia con carta ed inchiostri ecosostenibili. Nel libro sono presentate alcune conversazioni con gli artisti, nonché altre testimonianze raccolte durante il tragitto, impressioni degli scenari esperiti e testi integrali e traduzioni delle parti cantate. Nei territori attraversati le tradizioni musicali non differiscono in maniera netta e – pur rappresentando in maniera specifica ognuno di quei luoghi – danno vita a una rete di connessioni alquanto delicata e complessa. L’ispirazione stilistica è dunque varia, oltre che supportata dai talenti decisamente multiformi degli artisti che hanno partecipato al progetto, un’iniziativa voluta dal locale Goethe-Institut. L’esorbitante bellezza di questa regione montagnosa è riflessa gentilmente negli incastri pianistici di Anushka Chkheidze, assai dettagliati e intimi, così come alquanto stilizzati sono anche gli interventi vocali di Eto Gelashvili e l’elettronica di Lippok. Glacier Music II, a cinque anni di distanza dalla precedente prova, è anche un’esplicita testimonianza sugli effetti del cambiamento climatico, con riflessioni molto dettagliate e puntuali che di conseguenza fanno capolino anche nel libro sopra citato. Sono le registrazioni sonore su un ghiacciaio del Kazakistan, già ridotto a solo un terzo delle sue dimensioni originarie, a porre però indirettamente questioni sulla crisi climatica in atto, ed il tutto è ulteriormente sottolineato dagli interventi audio-video di Lippok e Lillevan, così come in una delle tracce confluisce anche materiale sonoro del gruppo Sounds of Matterhorn, composto da Matthias Meyer, Samuel Weber e Jan Beutel. I brani sono realizzati in differenti combinazioni e questo, unito ad un generale rimescolamento fra pratiche sonore contemporanee e musica tradizionale, rende l’ascolto sempre mutevole, dalle coloriture folcloristiche ma anche sperimentale e melanconico. Se ancora gli artisti possono mettere in discussione la nostra percezione su questioni così importanti, questa è la maniera giusta per promuovere un dialogo e sensibilizzare anche il pubblico della sound art sul deterioramento del pianeta, sui cambiamenti climatici e sui problemi ambientali.

Tomoko Mukaiyama & Yannis Kyriakides – La Mode | Neural


[Letto su Neural]

La prima rappresentazione dell’installazione-concerto, La Mode, con musiche di Tomoko Mukaiyama e Yannis Kyriakides, risale al 2016, in occasione dell’apertura del National Theatre di Taichung, a Taiwan. L’opera è stata pensata in quanto elemento auditivo a supporto dell’azione di dieci danzatori e in evidenza sono il pianoforte di Tomoko Mukaiyama, l’elettronica rarefatta e l’impianto scenico dell’evento, effetto di una feconda compresenza di design e architettura. Fondamentale nel definire il contesto dell’azione spettacolare è stata nello specifico la collaborazione con l’architetto giapponese Toyo Ito, al quale si deve il progetto della struttura, un edificio decisamente al di fuori dal comune e iper-contemporaneo, assai complesso, simbolico e immaginifico. Uno spazio nel quale è stato conseguente interrogarsi su quale sia l’essenza stessa dell’arte performativa oggi, un genere espressivo che considera gli ambienti alla stessa stregua dell’arte che si svolge in essi, elementi inscindibili di un mutuo confronto. Il concetto cardine che ha ispirato lo spazio teatrale è quello della “caverna del suono”, un luogo d’azione dove tutta una serie di energie entrano in collisione. Una nuova versione del progetto è stata implementata in versione live-stream per il Muziekgebouw di Amsterdam, frutto di una registrazione – ben quattro anni più tardi, nel giugno 2020 – nel bel mezzo del primo lockdown per il Covid-19. Nel progetto sembrano coesistere come due facce, una più intima, gentile e meditativa, ma che anche riflette l’insicurezza e l’alienazione sociale insite nel sistema della moda, un’altra più aggressiva – invece – carica dell’apparire e di un consumismo esibito. Non manca certo sostanza ritmica nelle composizioni presentate, che ritorna sotto svariate forme, sposandosi bene con sequenze più melodiche, tratteggiate in maniera assai sofisticata e puntinista, subito nella traccia introduttiva, “Catwalk”, più sospese e meditative in quella successiva, “Nocturnal”, composizione i cui modelli di riferimento sono sempre sfuggenti e proliferanti. “Early Memory” è pura musica cameristica contemporanea, dove il ruolo del piano è ben distinto rispetto alle altre emergenze sonore, similmente anche in “Dress Code”, composizione di oltre tredici minuti, è ancora il piano a tenere le fila con sparuti interventi vocali, molto sussurrati ed eterei. “Ito Rumba”, la traccia finale, è certo la più caotica fra quelle presentate, effettata e rumorosa, con una integrazione maggiormente insistita di pianoforte ed elettronica.

Dark Japanese folk Ambient | Samurai & Kabuki inspired music (by Shogun’s Castle)


La necessità di ascoltare voci esotiche porta la fantasia a nuove consapevolezze, l’Estremo Oriente sa cosa dire.

E-Mantra – Last Transmission [[[[ Full Album ]]]] Ambient/Chill-out/Dark Ambient/Space Ambient


Serie di abissi incapsulati, resi vividi dalla consistenza del gelo siderale.

Tine Surel Lange – Works for Listening 1-10 | Neural


[Letto su Neural]

Album di debutto in solo per la compositrice norvegese e artista interdisciplinare Tine Surel Lange, sperimentatrice avvezza oltre che alla semplice produzione sonora anche a installazioni, performance e opere audiovisive strumentali ed elettroacustiche. Sono piccole partiture molto dilatate ed ambientali quelle presentate, avvolgenti ma mai elegiache, pregne di suoni molto definiti e spazializzati. Tutti i lavori presentati in questa uscita per Sofa sono stati composti in Ambisonics di quinto ordine, un formato audio surround full-sfera che, oltre al piano orizzontale, copre sorgenti sonore posizionate sopra e sotto l’ascoltatore, anche se poi per esigenze pratiche sono stati presentati in molti formati diversi. Il lavoro di Tine Surel Lange con questo sistema permette una rappresentazione spaziale delle informazioni sonore il più realistica possibile e parte da catture auditive mono, solitamente eseguite con microfoni a contatto, registrazioni che spesso possono vantare una grana assai fisica e tattile, decontestualizzate dalle loro provenienze originarie, materiali quasi sempre di natura organica, in varia misura rimodulati operando su toni, percussioni, rumore, risonanze e strati vocali. L’attenzione è focalizzata in particolare all’estetica dell’ascolto e ci s’interroga sulle categorizzazioni psicologiche del suono. Gli ambienti sonori sono quasi sempre creati con materiale tratto dalla vita di tutti i giorni e questo s’imprime come una sorta di realismo magico, emanando un fascino non indifferente venato da sperimentalismi cameristici, elettroacustica e drone music. L’esaltazione d’un simile approccio è chiaramente quella dei live o di installazioni multicanali: non è un caso, infatti, che queste composizioni possano vantare un numero davvero cospicuo d’esecuzioni a più latitudini. Anche nella più semplice decodifica stereo si apprezzano, tuttavia, i movimenti verticali dei suoni, si distingue una particolare cura dei dettagli e quanto i flussi musicali nelle differenti composizioni risultino avvincenti sin nei minimi passaggi, frutto d’iterazioni davvero rarefatte e coinvolgenti. Nelle composizioni di Tine Surel Lange le forme astratte di gran parte delle manipolazioni audio diventano palpabili, molto tangibili, in un processo d’ascolto sicuramente realistico e suggestivo. Le registrazioni ambisoniche, la cui scoperta come tecnica risale agli anni settanta, godono di grande attenzione negli ultimi tempi, grazie proprio alla loro affinità con il mondo delle telecamere 3D e della realtà virtuale. Tine Surel Lange è una specialista di questa metodologia e il suo lavoro per questo album ne è la dimostrazione.

 

SUSANNE LEIST

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"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

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