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Archivio per novembre 22, 2019

Tolta la cittadinanza a Matteo Salvini | NAZIONE OSCURA CAOTICA


[Letto su NazioneOscura‘s blog]

La Nazione Oscura Caotica toglie la cittadinanza onoraria a Matteo Salvini. “Da oggi per noi Matteo Salvini sarà trattato come un immigrato, quindi gli verrà offerta una stanza in hotel a 5 stelle con libero accesso wi-fi prelevando i fondi da quelli per i terremotati”.

matteo salvini come la merda

Una massimalista proposta di satira per il futuro – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un articolo di Alberto Sebastiani che analizza cos’è la satira, come va usata e quali sono i suoi orizzonti attuali e futuri. Da scolpire bene a mente, in quest’epoca di oscurità sfuggenti e insidiose come il Mercato.

Il ridicolo, insegna il Trattato dell’argomentazione, è di norma «legato al fatto che una regola è stata trasgredita o combattuta in modo incosciente, per ignoranza sia della regola stessa, sia delle disastrose conseguenze di una tesi o di un comportamento», ma è anche un’arma potente di cui dispone l’oratore, che può evidenziare il ridicolo. Se l’ironia è uno strumento senz’altro utile, con la satira non solo si indebolisce l’avversario, ma si intende modificare l’atteggiamento dell’uditorio, coinvolgendolo in un ragionamento che, proprio evidenziando il ridicolo, ne faccia prendere coscienza, ne mostri l’inaccettabilità e porti ad agire di conseguenza. Non si tratta solo di prendere in giro, ma di far riflettere per cambiare. E c’è un bersaglio: il potere, che sia il potente, un costume, la norma. Attaccare un ordine costituito, dimostrandone il ridicolo, individuando però la trasgressione di una regola che non ha a che fare necessariamente con la legge. Per intenderci: non è detto che quanto sia normale, o magari anche legale, sia giusto. Nella satira c’è quindi anche una tensione etica. In fondo, la satira è un modo di (ri)mettere in ordine le cose. Offre prospettive per leggere i fatti, uno sguardo diverso per far vedere altre verità. Per questo, qualunque forma abbia, la satira dovrebbe essere aggressiva e distruttiva, ma anche costruttiva, propositiva. Non basta dire che il re è brutto, e nemmeno urlare che è nudo. Oggi peraltro il potente dice alla luce del sole di essere nudo: ha distrutto la sua aura, è uno di noi, come noi, coi nostri difetti, in cui possiamo riconoscerci, o in cui ci rifiutiamo di farlo. Anche da qui deriva l’attuale polarizzazione politica rispetto ai leader, e viene in mente Douglas Adams, la Guida galattica per gli autostoppisti: ancora negli anni Settanta, immagina che il Presidente del Governo Galattico Imperiale sia in realtà un prestanome, e che venga scelto il più spregevole figuro possibile per ricoprire quel ruolo, perché la sua unica funzione è attirare su di sé l’attenzione, e lasciare a chi di dovere la gestione silenziosa del potere. Non è poi tanto distante da quanto Pasolini scriveva pochi anni prima sulle «maschere funebri» o «teste di legno» democristiane di cui il «potere reale», altrove il Potere, ormai non aveva più bisogno.

In Italia, come in tanti altri paesi del mondo, grazie alla rete la satira sta vivendo grande successo. Tra i numerosi esempi possibili, forse uno dei più noti al momento è il sito Lercio.it. Nato nel 2012 come blog personale di Michele Incollu, diventa collettivo col gruppo satirico “Acido Lattico” e oggi fa satira su politica, sesso, società, religione, cattivo giornalismo. Produce “fictional news”, che non sono “fake news”, come spiega nel 2016 la redazione di Lercio sul sito di Parole O_Stili, nato per proporre forme di comunicazione non ostile sul web: «l’intenzione della bufala è proprio quella di essere creduta vera. Per questo viene presentata in modo più simile possibile alle notizie dei quotidiani. Nei nostri articoli invece cerchiamo di abbondare con i particolari iperbolici e inverosimili, facendo la parodia del giornalismo 2.0. Le bufale poi non hanno un bersaglio satirico, anche quando sono pubblicate “contro” qualcuno, spesso sono semplicemente diffamatorie». La differenza è fin dal titolo: una fake news dirà I vaccini pediatrici arricchiscono Big Pharma e provocano l’autismo, un titolo di Lercio: Big Pharma: “Pronto il vaccino contro i vaccini”. La forza e il successo sui social di Lercio è proprio nei titoli. Focalizzando la politica, nei giorni della crisi italiana di fine estate 2019 abbiamo ad esempio, tra gli “ultim’ora”: “È giallo-rosso!” “No, è rosso-giallo!”, Pd e M5S litigano sul colore del nuovo governo; Pensionato preme per sbaglio un banner sulla Piattaforma Rousseau e si ritrova Ministro dell’Economia; Luca Parmitano pubblica dallo spazio la foto dei coglioni di Mattarella; Troppi passi indietro: Matteo Salvini ritorna spermatozoo; Accordo di governo, Pd: “Dopo il vicepremier pronti a rinunciare anche agli elettori”. Sul profilo Facebook titoli come Di Maio presenta una lista di congiuntivi a lui sgraditi ottengono circa 2000 like in un’ora. Il successo è dettato dall’efficacia della brevitas, che come nella migliore tradizione satirica da giornale (cartaceo o online) ha come requisito fondamentale la conoscenza delle notizie reali da parte dell’uditorio. Su di esse, attraverso un titolo, viene costruito un discorso che mostra il ridicolo di una particolare situazione. Nei casi citati: la litigiosità tra Pd e M5S per la costruzione del governo Conte-bis, l’inaffidabilità della piattaforma Rousseau, la pazienza di Mattarella di fronte alle difficoltà per la formazione di un governo, i tentativi di Salvini per recuperare l’alleanza con il M5S, la costante disponibilità del Pd a trattare, le continue richieste di Di Maio. Lo schema è il medesimo dei titoli dei giornali comuni: divisi in due parti, una individua l’oggetto del discorso, l’altra offre l’elemento nuovo, nel nostro caso la seconda suscita il riso commentando l’oggetto, ovvero la notizia di riferimento. A ben vedere è una costruzione analoga a tutta la satira contemporanea che si muove sulla brevitas (comoda anche per la diffusione sui social, twitter in primis), il problema, però, è se il riso susciti nell’uditorio una riflessione. E se tale riflessione provochi un cambiamento.

Il bersaglio della satira, che vuole essere distruttiva e propositiva, con una tensione etica, non può che essere lui. Sarebbe forse meglio allora abbandonare i simulacri della politica, legati alla cronaca, quindi all’inscalfibile presente e al suo virtuale, e andare alla sua sostanza (alla sua struttura?). Così la satira offrirebbe prospettive diverse per leggere i fatti, per far vedere altre verità, per (ri)mettere in ordine le cose. Altroché dire che il re è brutto, o nudo. Ignoriamo il re! Il re non conta niente! È il Presidente del Governo Galattico Imperiale! Non servono detournement ironici del presente rivolti a lui, serve un’aggressione alla struttura che ne sveli la trappola. Tutto ciò che attacca il contingente non può altro che rafforzare lo status quo. La satira in quanto tale deve volere davvero un cambiamento, quindi non può che essere rivoluzionaria e deve riuscire ad affrontare la «distopia capitalista». Parlare dell’economia, dei processi produttivi, dei rapporti di proprietà, ridare coscienza per bloccare il futuro virtuale e lottare per quello possibile. E c’è ben poco da ridere.

Le proiezioni fake


Dispongo delle meditazioni da esportazione, poi raccolgo ogni preferenza impellente e costruisco oggetti mnemonici ipogei sulla falsariga dei simulacri olografici, e tu non sei altro che una proiezione del nulla.

DAVID GILMOUR RACCONTA “A MOMENTARY LAPSE OF REASON” – ANTEPRIMA DI “SORROW” DAL NUOVO MIX 2019


Su PinkFloydItalia la trascrizione dell’intervista di David Gilmour che spiega il corso floydiano post-Waters. Siamo ancora qui, dopo decenni di sogni floydiani, a bearci di questi artisti che hanno accompagnato generazioni di anime fluttuanti… Sorrow, in basso, è una versio remixata del brano di trenta e passa anni fa: meravigliosa!

“Sapevamo che Roger se ne stava per andare. Era infelice. E anche noi lo eravamo. Io volevo continuare, Nick era propenso. In estate incontrai Rick in vacanza in Grecia, e gli chiesi di rientrare. Era favorevole. Ci trovammo sull’Astoria nell’86. Coinvolsi Bob Ezrin che aveva fatto il Walworth nel ’79 e aveva lavorato ad alcune supervisioni con me. Avevo imparato molto da Bob; è molto valido. Lavorammo sui miei brani. A Natale avevano preso forma, progredivano. Un sera ebbi l’ispirazione, nacque Sorrow. Ne scrissi 5 versi di getto, dal nulla. Scrissi prima le parole, poi feci una demo sull’Astoria. Fu un punto di non ritorno: eravamo sulla strada giusta, funzionava! La casa discografica voleva un buon album. Certo: le cose erano diverse senza Roger, ma ci sentivamo sollevati dalle tensioni degli ultimi due album, The Final Cut su tutti. Eravamo di nuovo noi, a comporre e produrre materiale insieme. C’era un senso di libertà e ottimismo nonostante la rottura di palle della causa giudiziaria in corso. Poi ci spostammo a Los Angeles in magnifici studios, con ottimi musicisti. Mentre qui era giorno, in Inghilterra era notte, e gli uffici legali erano chiusi: che sollievo! A L.A. eravamo irraggiungibili, liberi: questo aiutava il flusso positivo delle cose. Anthony Moore, mio amico paroliere, scrisse ottime liriche per l’album, tra cui ‘Learning To Fly’ e ‘On The Turning Away’. Con questa ossatura, completammo le canzoni. Nei primi anni ’80, c’erano tante nuove tecnologie: sintetizzatori ed altro, che utilizzammo pesantemente. Ripensandoci, ad album finito, il dubbio fu che non sembrasse ‘senza tempo’, essendo stato privato degli strumenti tradizionali come l’organo o il piano. In quest’ottica, ho voluto remixare il disco e lavorarci di nuovo. Abbiamo anche ritrovato parti di Rick all’Hammond mai utilizzate; ne è scaturita un’altra atmosfera, un nuovo feeling. Adesso ha un tocco più raffinato, ‘senza tempo’, meno legato all’epoca.“

Traduzione a cura di Cymbaline – Pink Floyd Magazine

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