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Archivio per marzo 26, 2019

23 marzo 1919: genesi e primi passi del fascismo – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un po’ di Storia che di questi tempi non fa mai male: i primordi del fascismo. Un estratto, che fa gelare il sangue per la sua attualità (trovate le differenze, mi verrebbe da dire…):

Cent’anni fa, il 23 marzo del 1919, in piazza San Sepolcro a Milano, Benito Mussolini fondò un movimento politico chiamato “Fasci italiani di combattimento”. Alla prima adunata parteciparono1 soprattutto ex-combattenti e Arditi, futuristi, tra i quali Filippo Tommaso Marinetti, uomini provenienti sia dall’area politica nazionalista sia da quella socialista, dal sindacalismo rivoluzionario e dall’anarchismo. Eterogeneità e convergenza di correnti politiche differenti, accomunate però da alcuni elementi ideologici, appaiono gli aspetti essenziali del “fascismo della prima ora”, che rese noto il suo primo programma politico il 6 giugno del 1919 su «Il Popolo d’Italia»2.

In un’Italia che, uscita dalla guerra, assisteva alla riapertura della polemica politica dell’anteguerra tra neutralisti ed interventisti, i Fasci di combattimento difendevano e rivendicavano in modo chiaro le ragioni dell’intervento, denunciando al contempo il debole ed inetto neutralismo degli avversari, in particolare dei socialisti; mettevano sotto accusa l’inconcludente ceto politico liberale, ritenuto responsabile della “vittoria mutilata”, in quanto incapace di ottenere al tavolo delle trattative della Conferenza di pace di Parigi quanto i soldati italiani avevano conquistato versando il loro sangue nelle trincee. Avanzavano inoltre richieste, anche radicali, di cambiamenti politici e sociali che dovevano «assicurare immediatamente l’emancipazione delle classi lavoratrici sottraendole al partito socialista»3 e, pertanto, sul piano politico-istituzionale volevano la repubblica, richiedevano la convocazione di una costituente, il suffragio politico e l’eleggibilità anche per le donne, il sistema elettorale proporzionale, l’abolizione del Senato e, sul piano sociale e finanziario, le otto ore lavorative, la partecipazione dei lavoratori al funzionamento tecnico delle industrie, l’imposizione di una forte tassazione straordinaria sui grandi capitali, il sequestro di tutti i beni delle congregazioni religiose. Per la politica estera, il nascente fascismo proponeva iniziative capaci di promuovere e valorizzare la nazione italiana nel mondo4 ed infine autodefiniva il proprio progetto politico come un programma nazionale di un movimento autenticamente italiano.

Si trattava di un programma confuso5 in cui «i temi di un radicalismo nazionalista si combinavano con una forte intransigenza anticapitalistica e con il rifiuto della monarchia», ma «la vera novità che il movimento voleva rappresentare nella lotta politica emerse chiaramente dopo poche settimane» dall’adunata di piazza San Sepolcro, quando, il 15 aprile, «squadre di “avanguardisti”, armati di bastoni e pugnali, irruppero nella sede milanese dell’«Avanti!» e la distrussero. La novità era rappresentata dunque dall’uso della violenza contro gli avversari politici, ritenuta uno strumento indispensabile per sovvertire l’ordine costituito e realizzare quella rivoluzione nazionale che costituiva il fine del movimento»6. La politica intesa come azione, diretta e violenta, come “assalto” condotto contro l’avversario, così come l’odio antisocialista e l’ostilità nei confronti del parlamentarismo liberal-democratico costituirono fin da subito le cifre caratterizzanti il movimento fascista, più dei singoli punti programmatici in cui si mescolavano nazionalismo piccolo borghese con suggestioni socialiste e velleità rivoluzionarie, in parte retaggio dei trascorsi politici di Mussolini.

Anche sulla natura movimentista del fascismo di San Sepolcro occorre soffermarsi, in quanto potrebbe apparire singolare che proprio quel fascismo che una volta divenuto regime si sarebbe trasformato in un partito-Stato, realizzando una sorta di assolutizzazione del concetto di partito, ai suoi albori si definisse un “antipartito”, ma in realtà era un’idea del tutto coerente con la natura di quel movimento che intendeva contrapporsi all’idea tradizionale di partito e al sistema liberal-parlamentare fondato sui partiti. «Per tutto il 1919 Mussolini ripeté che i Fasci non erano e non sarebbero mai diventati un partito, perché l’antipartito era soprattutto una mentalità, uno stato d’animo, proprio di spiriti liberi e spregiudicati»7.

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Il concetto di probabilità non è semplice come credi | L’INDISCRETO


Su L’Indiscreto un lungo trattato sul concetto di probabilità e su ciò che coinvolge, semanticamente, tale teorema. Un estratto molto interessante:

Il giocatore d’azzardo, il fisico quantistico e il giurato riflettono tutti sul concetto di probabilità: la probabilità di vittoria, di decadimento di un atomo radioattivo, di colpa di un imputato. Ma nonostante questa ubiquità, gli esperti dibattono anche su cosa sia la probabilità. Questo porta a vari disaccordi su come pensare e interpretare le probabilità – disaccordi che i nostri pregiudizi cognitivi possono esacerbare, come ad esempio per via della nostra tendenza a ignorare un’evidenza che va contro un’ipotesi gradita. Chiarire la natura della probabilità, dunque, non può che aiutare a migliorare la qualità del nostro ragionamento.

Tre teorie popolari interpretano le probabilità come frequenze, propensioni o gradi di credenza. Supponiamo che vi dica che dopo un lancio una moneta ha il 50% di probabilità di esporre il lato della “testa”. Le teorie di cui parlavo dicono rispettivamente che si tratta di:

– La frequenza con cui si ottiene testa con la moneta;
– La propensione, o tendenza, che le caratteristiche fisiche della moneta siano tali da portarla a esporre il lato della testa;
– Quanto sono sicuro che atterri esponendo la testa.

Ognuna di queste interpretazioni ha dei problemi. Si consideri questo caso:

Adam lancia una moneta non truccata che si autodistrugge dopo essere stata lanciata quattro volte. Gli amici di Adam, Beth, Charles e Dave sono presenti, ma bendati. Dopo il quarto lancio, Beth dice: “La probabilità che al primo lancio sia venuta testa è del 50 per cento”.
In seguito Adam dice ai suoi amici che la moneta ha esposto testa tre volte su quattro. Charles dice: “La probabilità che il primo lancio sia stato testa è del 75%”.
Dave, pur avendo le stesse informazioni di Charles, dice: “Non sono d’accordo. La probabilità che la prima volta sia venuta testa è del 60 per cento”.
L’interpretazione della frequenza si scontra con l’affermazione di Beth. La frequenza con cui la moneta atterra sulla testa è tre su quattro, e la moneta non può mai più essere lanciata. Eppure, sembra che Beth abbia ragione: la probabilità che la moneta atterri per la prima volta su testa è del 50 per cento.
Nel frattempo, l’interpretazione della propensione vacilla sull’affermazione di Charles. Poiché la moneta non è truccata, aveva la stessa propensione nell’atterrare su testa o su croce. Eppure Charles sembra dire giustamente che la probabilità che la moneta facesse testa la prima volta è del 75 per cento.

L’interpretazione della credenza ha senso per le prime due affermazioni, perché sostiene che esprimono la credenza di Beth e Charles che la moneta cada sulla testa. Ma considerate ora l’affermazione di Dave. Quando Dave dice che la probabilità che le teste ottenute con la moneta sono del 60 per cento, dice qualcosa di falso. Ma se Dave è davvero sicuro al 60 per cento che la moneta faccia testa, allora in base all’interpretazione della credenza ha detto qualcosa di vero – infatti ha davvero riferito quanto credeva.
Alcuni filosofi pensano che tali casi supportano un approccio pluralistico in cui ci sono tipi diversi di probabilità. La mia opinione è che dovremmo adottare una quarta interpretazione – l’interpretazione del grado di sostegno.

La nemesi


La desinenza dei tuoi rapporti implica la distruzione globale dei tuoi abissi, in una costanza inenarrabile di discrepanze totali e di ricordi essenziali: hai centrato il tuo nome, è questa la tua nemesi.

Esoterismo, natura selvaggia e queer: i tarocchi nella cultura contemporanea | L’INDISCRETO


Su L’indiscreto un bel post che indaga la natura intrinseca dei tarocchi, attraverso le loro incarnazioni che si sono succedute nei secoli per cercarne di carpire il senso sotteso, il messaggio che arriva dai recessi dell’energia e dalle visioni scatenate dalle carte stesse. Un estratto:

Oggigiorno i tipi di tarocchi sono migliaia, ispirati ai soggetti più disparati: tradizionali, rielaborazioni dei marsigliesi, dei rinascimentali italiani, del Rider Waite Smith; ispirati al neopaganesimo, alla Wicca, alle fiabe, all’universo new-age, ai vampiri, agli zombie, a Twin Peaks, alle sirene, alla preistoria, agli unicorni, ai topi, ai titani, ai fumetti, ai gatti (ovvio!), alla cucina, ai druidi, alle piante, ad Halloween, ai miti egizi, ai regni perduti, ai cristalli, allo steampunk e così via. La lista potrebbe allungarsi per svariate pagine. Da collezionista tengo abbastanza d’occhio quanto esce, ma mi concentro sulle categorie e gli artisti che mi interessano, avendo imparato, anche attraverso qualche acquisto sbagliato, cosa evitare. Declino velocemente i mazzi senza ombre, dove tutto è comunque positivo, perfino l’imprendibile Luna. Tradiscono la natura dei tarocchi: ambigua, aperta, inclusiva del male e del bene con le loro molteplici sfumature. Certo, rispetto ai tarocchi che finiscono per essere acquistati, poi sono pochi quelli con cui si lavora davvero, rinnovando continuamente significati e interpretazioni. Quelli che visualizzi anche in loro assenza, che ti appaiono quali rivelazioni, o altre letture dei fatti minimi ed enormi della vita. Proverò a nominare quelli più presenti nella mia esperienza, quelli a cui va il pensiero, anche se non ho davanti la mia intera collezione, sparsa fra scaffali, scatole e cassetti.

Strani giorni: Millennium bang


Sul blog di Ettore Fobo un post fluente per raccontare il presente e le sue malattie ferali, il mal di vivere intriso di nausea, le metropoli intasate di nulla che porta verso il nulla, verso l’abisso cognitivo di nulla, verso la vita che sa di nulla. Un estratto:

III

Dove trovare un nesso fra giungla, deserto e metropoli? Mettiamola così, un deserto metropolitano popolato di miraggi mi annienta. E qui è trovata l’unione, il punto x dove convergono tutte le ferite del vivere, dal primo respiro fino al rantolo finale.
Questo è dunque anche Il punto di sutura fra la parola detta e quella immaginata, fra un testo scritto e la sua ombra, l’eco di tutte le voci intangibili, che vanno dal silenzio al grido. L’autore, ego scriptor, decapita ombre, deforesta intere foreste di ombre, è lui stesso un’ombra decapitata.
Dunque sì, oggi nella giungla metropolitana ho incontrato un deserto. Forse ero io, allo specchio.

IV

Ecco mi figuro una burrasca più insidiosa e magari un naufragio meno dolce ma ugualmente collinare: la musica dei Pink Floyd illuminò quel paesaggio toscano, ricordi? Boschi di un verde leggero, cielo azzurro con nuvole che parevano draghi addormentati. Rivelazione per noi che veniamo dalla terra senza cielo, da un mondo senza stelle. E non vedemmo mai la luna se non in qualche pubblicità hollywoodiana di un profumo. O forse era di un’auto? O forse era solo una macchia bianca sul parabrezza? O forse era Dio, ma non l’abbiamo riconosciuto?

La Sindrome del Colibrì

The more you know, the less you fear (Chris Hadfield)

Terracqueo

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"Tutti siamo fatti della stessa sostanza dei sogni"

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"Un libro ben scelto ti salva da qualsiasi cosa, persino da te stesso" Daniel Pennac

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