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Archivio per giugno 12, 2018

Free Universal Cut Kit for Internet Dissidence, f.u.c.k. – i. d. | Neural


[Letto su Neural]

Le battaglie per la libertà di Internet sono iniziate nel momento in cui è diventato un fenomeno globale. Dal rifiuto dei cookies alla difesa della Net Neutrality, i diritti dei cittadini di internet hanno sistematicamente ceduto sotto il potere delle lobby aziendali. In questo contesto, artisti come César Escudero Andaluz hanno accettato il compito di rivendicare questi diritti attraverso un gesto anarchico: tagliare i cavi internet sottomarini utilizzando meccanismi 3D stampabili. Il suo progetto F.U.C.K.- ID. Free Universal Cut Kit for Internet Dissidence è una raccolta di dispositivi, illustrati da brevi video e file .stl scaricabili, da assemblare e da collegare ai cavi, utilizzando l’energia delle correnti marine per funzionare. Lungi dall’essere un gesto luddista, è un meccanismo meccanico, autosostenibile, lento e distruttivo, che mina l’infrastruttura economica e sociale più strategica, che paradossalmente è cruciale per rendere possibile il gesto stesso.

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Strani giorni: Reading Mareinversi 2018


Ettore Fobo continua a fare incetta di premi letterari o segnalazioni, la sua poesia convince e conquista, e dal suo blog un’altra bella notizia, che riporto qui sotto:

Sabato 16 giugno si terrà la seconda edizione del reading Mareinversi. Durante il reading ci sarà la cerimonia di premiazione del Premio “Le Occasioni”, che mi ha visto fra i tre vincitori nella sezione A, poesia singola. Il reading e la premiazione si terranno ad Arma di Taggia, provincia di Imperia, dalle ore 21 presso i  Bagni Germana, Lungomare di Levante 1. Leggerò qualche poesia fra le quali quella premiata.

Complimenti, complimenti, bravo Ettore!

Stormachine, la fantascienza geometrica di Franci Conforti | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione dell’uscita, per Franci Conforti, del suo romanzo finalista allo scorso Premio Urania: Stormachine; Delos Digital editore. La sinossi:

Non servono sbarre quando la prigione te l’hanno scolpita dentro. Lui è un gigantesco sbirro, quadrato e ottuso; lei una criminale dalla pelle rossa; loro dei detenuti di una colonia spaziale in cui si coltivano cereali. Vite diverse ma un destino comune: piegarsi alle angherie del dittatore locale. È così che va il mondo nel 5126. Ventidue miliardi di persone vivono in orbita attorno al sole, sotto la bandiera di un unico Impero. Un Impero superstizioso e malato di potere che non ferma gli abusi dei suoi funzionari. Un Impero decadente nel quale uomini e macchine dipendono da un subuniverso geometrico, proprio come un tempo fu con l’elettricità o il fuoco. Un Impero buio. Ed è nel buio che gli uomini diventano tempesta.

Il tentativo dell’arte romantica di comprendere l’incomprensibile | L’indiscreto


Su L’Indiscreto una panoramica abbastanza composita e complessa sui prodromi e sullo sviluppo successivo del Romanticismo, avendo come argomento di riferimento “l’incomprensibile”. Un estratto:

L’uomo sembra essere di fronte, ancora una volta, al naufragio di sé e del mondo. Ed è Baudelaire che lancia la sua sfida al naufragio. La bellezza, dice a partire dal Salon 1845 fino Al pittore della vita moderna, contiene in sé qualcosa di eterno e qualcosa di transitorio – di assoluto e di particolare. E dunque il pittore deve eleggere, come spazio della sua arte la metropoli contemporanea, la vita moderna, il luogo di massima transitorietà, di innumerevoli metamorfosi, di passaggi e mutamenti, in cui si intrecciano mille voci e mille silenzi. Compito del poeta e dell’artista è, scrive Baudelaire nella lettera dedicatoria ad Houssaye che apre lo Spleen di Parigi, quello di trasformare il grido stridente del vetraio in una canzone che si elevi attraverso le nebbie della città fin alle sue più alte mansarde. Baudelaire celebra questa pittura, attraverso l’arte di Guys, nel Pittore della vita moderna. È qui che il concetto di natura cambia di segno: per raggiungere l’essere della natura è necessario andare oltre la natura.

“La maggior parte degli errori, scrive Baudelaire, intorno al bello nasce dalla falsa concezione del XVIII secolo intorno alla morale. La natura in quel periodo era considerata quale base, origine e archetipo di tutto il bello possibile”. Invece la natura “non insegna nulla”, essa “costringe l’uomo a bere, a mangiare”. Lo costringe “ad uccidere il suo simile, a mangiarlo, a sequestrarlo, a torturarlo”. La natura induce al delitto, la virtù, ogni virtù, come aveva detto anche Hegel nell’Estetica, è invece artificio. Cerchiamo dunque la natura al di là della natura: nell’artificio, e precisamente nell’artificio che caratterizza la vita moderna. Per esempio nell’acconciatura, che “è uno dei segni della nobiltà primaria dell’anima umana”. Per esempio nel trucco femminile. “Nel nero artificiale che cerchia l’occhio e nel rosso che segna la parte superiore delle guance (…) c’è il bisogno di superare la natura (…). Il rosso e il nero rappresentano la vita, vita soprannaturale e smisurata; il bordo nero fa lo sguardo più profondo e singolare, dona all’occhio un’apparenza più risoluta di finestra aperta sull’infinito”. Ancora una finestra, dunque, ancora una volta aperta sull’altro.

Una finestra aperta sull’altro: sul mistero. Questo è l’ultimo grande messaggio del Romanticismo prima che esso cambi nome, diventi impressionismo, post-impressionismo, naturalismo. Ma con questo “surnaturalismo” esso porta a compimento qualcosa che era, fin dall’inizio, implicito nel suo pensiero e nelle sue opere: la rottura del patto mimetico che garantiva che a una rappresentazione corrispondesse una realtà definita. Neanche il neoplatonismo, che aveva proposto come piano della realtà il piano delle idee, aveva messo in discussione il patto mimetico. Qui, in questa svolta epocale, esso si compie. E “questa rottura del patto tra parola e mondo costituisce una delle poche rivoluzioni autentiche dello spirito nella storia occidentale e definisce la modernità stessa”, come giustamente scrive George Steiner.

La rottura di questo patto millenario mette l’uomo di fronte alla responsabilità della parola, come mai prima nella sua storia. La parola “fiore” non è in nessun mazzo di fiori ha detto Mallarmé. Cosa dice questa parola? Cosa comunica? Qual è la responsabilità di chi la pronuncia e di chi si pone in ascolto?

Ze-Ka – Ghost Planet | Neural


[Letto su Neural]

Prima uscita da solista per Jean-Philippe Feiss, violoncellista e compositore transalpino che adesso utilizza il moniker Ze-Ka, sconfinando in territori d’elettronica, ambient e musica iterativa. L’ispirazione – e con un titolo come Ghost Planet non potrebbe essere altrimenti – è data dalla costante inquietudine e senso di colpa che il nostro ambiente ci trasmette in quanto oggetto di sfruttamento e vessazione. Un effetto alquanto straniante, di perdita, che dà origine in quest’opera a sequenze lente, minimali, piuttosto cupe e ritrose, in alcuni passaggi elegiache ma fredde. “Il distacco, la lontananza, la sospensione delle affezioni disordinate, dell’emozionalità immediata, delle passioni senza freno” – ci ricordava il filosofo Mario Perniola da poco scomparso – sono quasi sempre distintivi di un grande stile, che è necessario soprattutto se i riferimenti diretti sono a un disastro epocale della portata di Chernobyl. In seguito alla contaminazione provocata dall’incidente, la “zona” – così è chiamato il territorio interdetto, al confine fra la Bielorussia e l’Ucraina – ha ispirato dal 1986 a oggi una moltitudine d’opere musicali (coinvolgendo praticamente ogni genere stilistico, dal death metal all’experimental, passando per la classica e il pop). “Fission” o “Red Forest” sono omaggi certo meno di maniera e formali nel novero di quelli finora ascoltati: sembrano come vivificati dalle radiazioni, un evento drammatico che soprattutto la popolazione autoctona ha vissuto e continua a vivere con grande dolore. Feiss è infatti abilissimo nel dar prova di semplicità e purezza d’intenti, come depurando le evoluzioni droniche dall’inessenziale, regolando gli spazi fra le note in maniera netta, prescindendo dal pietistico, mantenendosi su un piano assai astratto di citazioni e rimandi. Ci sono solo sintetizzatori e violoncello fra gli strumenti utilizzati e non sappiamo se il tutto sia suonato in tempo reale o frutto di montaggi successivi (come appare più probabile). Importante per Ze-Ka è solamente l’effetto ottenuto, ciò che accade nella ripetizione, uno stato sospeso di ascolto che sarebbe bello avesse poteri taumaturgici. Non è la prima d’insistite elaborazione drone music questa alla Opa Loka Records, ma sicuramente è una delle più interessanti e riuscite del catalogo, forte di tessiture decisamente austere ma brillanti e raffinate.

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