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Archivio per luglio 10, 2020

Estrattivismo pandemico – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine una gelida analisi – ma è quello che ci vuole – per decrittare gli eventi che si sono succeduti in questi mesi, visti con l’ottica dell’ambiente e delle aberrazioni liberiste che affliggono il sistema vivente di questo pianeta, in senso lato. Un estratto:

Ci avevamo sperato, dal chiuso delle nostre case, osservando sorpresi l’aria della pianura padana tornare trasparente, la biodiversità riapparire e la fauna selvatica avventurarsi, timida, attraverso il cemento degli spazi urbani.
Toccavamo con mano, durante il lockdown,  la dimostrazione di come sarebbe bastato fermare questo sistema di produzione, questo modello di mobilità, questo consumo insensato di roba inutile, perché la natura cominciasse a riprendersi ciò che è suo.
Avevamo sperato che fosse diventata chiara a tutti la possibilità concreta di un cambiamento radicale, ma sapevamo, in cuor nostro, che avevamo vissuto solo una fragile tregua nell’aggressione del capitale agli ecosistemi e ai territori, un rallentamento che precede la rincorsa.
E anche che come tregua aveva fin troppe eccezioni.

Segnali provenienti da tutto il mondo ci avvertivano che gran parte delle attività di maggiore impatto sull’ambiente e sulle comunità non solo stavano proseguendo ‘as usual’, ma approfittavano della pandemia per espandersi e riorganizzarsi.
Segnali che andavano tutti nella stessa direzione, delineando una dimensione mondiale del fenomeno, con una serie di caratteristiche ricorrenti, come  – per esempio – l’inclusione sistematica nell’elenco dei ‘servizi essenziali’ di attività ad altissimo impatto ambientale e sociale.

Molti settori impattanti non hanno conosciuto fasi di arresto, ed hanno continuato ad operare anche quando si sono trasformati in fulcri di contagio, trasmettendolo  alle comunità dei territori dove operavano.
Il lockdown non li ha colpiti, ma piuttosto li ha sottratti al controllo delle popolazioni e dei militanti, costretti in casa e privati della libertà di  movimento, e sempre più soggetti ad aggressioni favorite dal coprifuoco: violenze poliziesche, arresti arbitrari e, soprattutto in America Latina, esecuzioni extragiudiziali.
In generale la militarizzazione dei territori, dispiegata in tutto il mondo con il pretesto della pandemia, è stata un poderoso deterrente per le proteste sociali e ambientali, facendo da copertura per la violenza selettiva contro gli attivisti, dispensando cariche e sgomberi su presidi e manifestazioni.
Una violenza che non potrà che intensificarsi, perché ciò che si prepara per il futuro è un ulteriore salto di qualità nello sfruttamento della Natura, che ci verrà venduto come l’unica scelta possibile per ‘riattivare l’economia’ di fronte alla recessione mondiale che viene.

La devastazione ambientale è … un “servizio essenziale”?

Una molteplicità di governi ha esentato dal blocco della produzione per l’emergenza Covid le imprese estrattive, minerarie e petrolifere, la costruzione di grandi opere e di infrastrutture per il trasporto degli idrocarburi o per la produzione di energia, sebbene non abbiano nulla a che fare con il soddisfacimento dei bisogni immediati delle popolazioni colpite dalla pandemia.

In Italia è stata inserita fra i ‘servizi essenziali’ la costruzione del  gasdotto TAP/Snam, grazie alla libera interpretazione del dettato del DPCM del 22 marzo, che dava il via libera al proseguo delle attività di trasporto e distribuzione del gas.
Una misura che, a buon senso, si riferiva alle reti distributive già esistenti e funzionanti, ma che con una evidente forzatura è stata estesa anche ai cantieri in corso d’opera.
Sulla “essenzialità” di un nuovo gasdotto, va detto che nel solo mese di aprile 2020 i consumi di gas in Italia sono calati di oltre il 23%,  circa 1,3 miliardi di metri cubi in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, seguendo un forte trend negativo  già visibile dal novembre scorso.
Comunque,  in piena pandemia, i lavori di avanzamento nelle province di Lecce e di Brindisi sono continuati a pieno ritmo, spiantando altri uliveti, aprendo voragini, attingendo dal sottosuolo enormi quantità di acqua, inquinando le falde, e tuttora continuano in spregio ad ogni normativa visto che il 20 maggio scorso al TAP è scaduta anche l’Autorizzazione Unica.

Subito meraviglia


Sei avvezzo alla complessità antropica, ma quando riesci a mettere il tuo genio oltre la cortina ti accorgi che c’è altro, di cui i tuoi sensi nemmeno riescono ad avvisarti. L’esistenza surreale, la promiscuità con gli abissi dimensionali, ti colgono di sorpresa ed è subito meraviglia.

L’influenza di Thomas Ligotti sulla genesi di “True Detective” – A X I S m u n d i


Su AxisMundi un fluente articolo che indaga le interazioni tra la serie TV TrueDetective e l’opera e il pensiero di Thomas Ligotti. In particolare, le assonanze sono concentrate sul concetto espresso nel libro La cospirazione contro la razza umana. Un estratto:

Per esplicita confessione del regista Nic Pizzolatto, la massima ispirazione ai fini della genesi della prima stagione di True Detective, e in particolar modo per quanto concerne la “visione del mondo” del suo protagonista Rust Cohle, fu l’opera saggistica di uno scrittore contemporaneo dell’orrore sovrannaturale, vale a dire The Conspiracy Against the Human Race dello statunitense Thomas Ligotti.

L’influenza del pessimismo cosmico di Ligotti è talmente evidente che più di un critico, anziché limitarsi a parlare di ispirazione, ha gridato senza mezzi termini al plagio — accusa evidentemente esagerata, pur restando l’influenza su True Detective dell’opera di Ligotti, come avremo modo di vedere in questa sede, imprescindibile.

Se non fosse per la tragedia la razza umana si sarebbe estinta da un pezzo. La tragedia ci sorregge e ci spinge verso il futuro nel paradossale tentativo di espellere il tragico dalla nostra vita. Come disse la saggia marionetta: «Meglio essere inondati dalla tragedia che non avere niente di significativo per cui adoperarsi». […] Il tragico è il pedale su cui gli altri propulsori drammatici — per esempio la bellezza e l’amore — ricamano fioriture melodiche che sembrano alludere a qualcosa di diverso dal tragico e tuttavia fanno parte della pièce tanto quanto gli orrori contorti che calcano il palco.

La presa di coscienza su cui si fonda il cambiamento di concezione esistenziale di Ligotti come di Rust è, paradossalmente, la realizzazione che l’evoluzione della coscienza è la «genitrice di tutti gli orrori», in quanto la vita dell’io, che generalmente si reputa autonoma, non è nulla di più che un’illusione abilmente tessuta da millenni, per fare in modo che la maggior parte degli individui che compongono l’umanità non si renda conto dell’inutilità che grava sulle proprie scelte e sulle conseguenti azioni.

«Dentro di noi», scrive Ligotti, «non c’è niente che si possa chiamare “noi”. Messa da parte l’illusione condivisa, siamo marionette», o, per dirla diversamente, «accidenti generati a caso e condizionati dispoticamente»: osservazioni nichilistiche che, come il lettore potrà notare da sé, lo stesso Rust fa sue nella serie televisiva sceneggiata da Pizzolatto.

Out of scope


Un distico da ricordare, nella perpetuazione dei ricordi che sono soltanto ombre di entropia. Utili soltanto per imprigionare.

Torna disponibile “Sa morte secada” | SherlockMagazine


Su SherlockMagazine la segnalazione della riedizione di Sa morte secada, romanzo d’esordio del 2004 di Nicola Verde. La sinossi:

Anni Sessanta. Il maresciallo Carmine Dioguardi, campano, sposato senza figli, viene mandato in servizio a Bonela, centro agro-pastorale di una Sardegna in piena trasformazione economica dove il nuovo, vale a dire la costruzione di una fabbrica, deve trovare il modo di convivere con una civiltà risalente ai nuraghi e che talvolta risente ancora dell’influsso di riti arcaici e panteistiche credenze. Il corpo del piccolo Cosimo ucciso a colpi di pietra, spolpato dagli animali selvatici e fatto ritrovare a Fardighei, dove già un tempo era stata lasciata a mo’ di sacrificio al fiume una testa umana, dà il senso di quanto intricate per Dioguardi si presentino le indagini. Cosimo è figlio di Natalia Frau, bella e traviata che si mantiene prostituendosi in città. Il bimbo è affidato a sua sorella Costantina, e un giorno scompare. Cosimo è figlio del peccato se è vero, come si mormora, che suo padre è niente meno che preide Bertula, il parroco di Bonela che ama il “latte d’asina”, pratica l’usura ed ha tanti nemici che però lo temono. E c’è poi il bandito Farore e c’è l’amore giovanile di Natalia che nasconde un segreto struggente e straziante.

Un bel romanzo a più voci questo di Verde, dove alle indagini di Dioguardi si sommano le visioni di Costantina e un mondo tutto da scoprire e decifrare per andare in fondo “finzas a sa morte secada”, cioè fino a tagliare la morte per capire quanto profondo è l’abisso umano.

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